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Europa/Italia - Si chiacchiera molto di dignità, di dignità umana, di dignità della persona, ma credo che oggi nella nostra cultura ci sia una visione molto riduttiva della persona umana, Padre Gonzalo Miranda della Pontificia Università Regina Apostolorum commenta all'Agenzia Fides il messaggio dei vescovi per la XXV Giornata Mondiale per la Vita

Roma (Agenzia Fides) - Padre Gonzalo Miranda, Preside dell'Istituto di Bioetica della Pontificia Università Regina Apostolorum di Roma, è tra i principali esperti del settore a livello internazionale. In occasione della celebrazione della Giornata per la Vita, ha voluto gentilmente concederci il suo contributo:
Padre Miranda: Riprendendo il messaggio dei vescovi per la Giornata per la Vita che si celebrerà domenica 2 febbraio dal tema "Della vita non si fa mercato" la prima riflessione che mi viene da fare è che non è tanto la vita come fenomeno che ci interessa difendere quanto la vita umana o meglio ancora la persona. Non esiste la vita, esiste sempre un essere vivente e qui stiamo parlando soprattutto della persona vivente. E' la persona umana, la persona viva, la persona che ha una dignità intrinseca che non deve essere sfruttata, non deve essere usata come merce.
In questo messaggio viene descritto anche il fenomeno della crescente tendenza ad utilizzare in qualche modo altri esseri umani, altre persone per scopi alcune volte in sè buoni, come ad esempio trovare delle terapie con l'uso di cellule staminali provenienti da embrioni. Il problema sta proprio nella tendenza a sfruttare l'uso delle persone umane, come sono gli embrioni, esseri umani veri e propri, anche se in stato embrionale come siamo stati tutti, ad usarli per il bene di un altro. Questa è la cosa che mi sembra più importante, cioè la tendenza a giustificare l'abuso, l'uso e lo sfruttamento di un essere umano per il bene di altri. Credo che una delle cause di questa crescente tendenza sia la diminuzione, la riduzione della nostra visione della dignità umana. Si chiacchiera molto di dignità, di dignità umana, di dignità della persona, ma credo che oggi nella nostra cultura ci sia una visione molto riduttiva della persona umana. Da molti è vista come un animale di grado solo differente dagli altri animali. Si vede come l'ultima parte della catena evolutiva, un animale superiore ma semplicemente un animale. Non si crede più a quella dimensione di mistero che c'è nella persona umana, a quello spirito che è dentro, che configura l'essere umano, si vede solo come materia, appunto come un animale. La secolarizzazione dei nostri tempi ha portato anche a questo cattivo frutto cioè, come dice il Papa nell'Evangelium Vitae, negando Dio alla fine si riduce anche l'uomo. Mi sembra che si sia un pò arrivati alla legge della selva, dove ognuno si arrangi, dove il più forte vincerà. Oggi, magari, la legge della selva si può tradurre come la legge del mercato... riuscirà ad ottenere ciò che vuole anche a scapito della vita di altri esseri umani chi è disposto a pagare di più, chi può pagare di più. Questa è la cosa più grave, cioè il fatto che si giustifichi l'utilizzo di vite umane. Lo scorso anno, presso la facoltà di Bioetica dell'Università Pontificia Regina Apostolorum, abbiamo tenuto un corso monografico dal titolo "L'embrione, ultima frontiera della dignità umana". Ci è sembrato di dover sottolineare che l'umanità ha conquistato diverse frontiere nel riscatto, nel riconoscimento della dignità della persona umana. Dall'abolizione della schiavitù al diritto di voto femminile, il rifiuto del razzismo e via dicendo. Ora manca il raggiungimento di questa frontiera: riconoscere anche il non nato, l'embrione che ha appena cominciato ad esistere e riconoscere in lui la dignità di ogni essere umano. Questo è il compito nel quale dobbiamo impegnarci come società e come Chiesa per raggiungere questo traguardo. (AP) (31/1/2003 Agenzia Fides)

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