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Roma (Agenzia Fides) - Padre Gonzalo Miranda, Preside dell'Istituto
di Bioetica della Pontificia Università Regina Apostolorum
di Roma, è tra i principali esperti del settore a livello
internazionale. In occasione della celebrazione della Giornata
per la Vita, ha voluto gentilmente concederci il suo contributo:
Padre Miranda: Riprendendo il messaggio dei vescovi per la Giornata
per la Vita che si celebrerà domenica 2 febbraio dal tema
"Della vita non si fa mercato" la prima riflessione
che mi viene da fare è che non è tanto la vita come
fenomeno che ci interessa difendere quanto la vita umana o meglio
ancora la persona. Non esiste la vita, esiste sempre un essere
vivente e qui stiamo parlando soprattutto della persona vivente.
E' la persona umana, la persona viva, la persona che ha una dignità
intrinseca che non deve essere sfruttata, non deve essere usata
come merce.
In questo messaggio viene descritto anche il fenomeno della crescente
tendenza ad utilizzare in qualche modo altri esseri umani, altre
persone per scopi alcune volte in sè buoni, come ad esempio
trovare delle terapie con l'uso di cellule staminali provenienti
da embrioni. Il problema sta proprio nella tendenza a sfruttare
l'uso delle persone umane, come sono gli embrioni, esseri umani
veri e propri, anche se in stato embrionale come siamo stati tutti,
ad usarli per il bene di un altro. Questa è la cosa che
mi sembra più importante, cioè la tendenza a giustificare
l'abuso, l'uso e lo sfruttamento di un essere umano per il bene
di altri. Credo che una delle cause di questa crescente tendenza
sia la diminuzione, la riduzione della nostra visione della dignità
umana. Si chiacchiera molto di dignità, di dignità
umana, di dignità della persona, ma credo che oggi nella
nostra cultura ci sia una visione molto riduttiva della persona
umana. Da molti è vista come un animale di grado solo differente
dagli altri animali. Si vede come l'ultima parte della catena
evolutiva, un animale superiore ma semplicemente un animale. Non
si crede più a quella dimensione di mistero che c'è
nella persona umana, a quello spirito che è dentro, che
configura l'essere umano, si vede solo come materia, appunto come
un animale. La secolarizzazione dei nostri tempi ha portato anche
a questo cattivo frutto cioè, come dice il Papa nell'Evangelium
Vitae, negando Dio alla fine si riduce anche l'uomo. Mi sembra
che si sia un pò arrivati alla legge della selva, dove
ognuno si arrangi, dove il più forte vincerà. Oggi,
magari, la legge della selva si può tradurre come la legge
del mercato... riuscirà ad ottenere ciò che vuole
anche a scapito della vita di altri esseri umani chi è
disposto a pagare di più, chi può pagare di più.
Questa è la cosa più grave, cioè il fatto
che si giustifichi l'utilizzo di vite umane. Lo scorso anno, presso
la facoltà di Bioetica dell'Università Pontificia
Regina Apostolorum, abbiamo tenuto un corso monografico dal titolo
"L'embrione, ultima frontiera della dignità umana".
Ci è sembrato di dover sottolineare che l'umanità
ha conquistato diverse frontiere nel riscatto, nel riconoscimento
della dignità della persona umana. Dall'abolizione della
schiavitù al diritto di voto femminile, il rifiuto del
razzismo e via dicendo. Ora manca il raggiungimento di questa
frontiera: riconoscere anche il non nato, l'embrione che ha appena
cominciato ad esistere e riconoscere in lui la dignità
di ogni essere umano. Questo è il compito nel quale dobbiamo
impegnarci come società e come Chiesa per raggiungere questo
traguardo. (AP) (31/1/2003 Agenzia Fides)
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