Mons. Michael Aidan Courtney, nunzio apostolico in Burundi, ucciso
ieri, 29 dicembre, in un agguato nel paese africano, era nato il 5 febbraio
1945 a Nenagh, nel territorio della diocesi irlandese di Killaloe. Nella
famiglia ha fatto esperienza della «Chiesa domestica» e
ha così maturato la vocazione al sacerdozio. È stato ordinato
presbitero il 9 marzo 1968 a Roma. Ha quindi fatto ritorno in Irlanda
svolgendo il suo ministero in due parrocchie di campagna, Tynagh e Woodford,
nella diocesi di Clonfert. È stato il cappellano dei minatori
e il responsabile della catechesi.
Poi ecco l'intensa esperienza diplomatica in Africa Meridionale, in
Senegal, in India, in Jugoslavia, in Egitto e al Consiglio d'Europa
a Strasburgo. Il 18 agosto 2000 è stato eletto Arcivescovo titolare
di Eanach Dúin e nominato Nunzio Apostolico in Burundi. Il 12
novembre ha ricevuto l'ordinazione episcopale per le mani del Cardinale
Francis Arinze in rappresentanza del Cardinale Angelo Sodano, Segretario
di Stato, nella sua chiesa parrocchiale, a Nenagh, dedicata alla Beata
Vergine Maria del Rosario.
In quella Celebrazione, all'omelia, il Cardinale Arinze, volle ricordare
al nuovo Nunzio Apostolico in Burundi il passo di san Paolo proclamato
come seconda lettura: «Noi fungiamo quindi da ambasciatori per
Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome
di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5, 20). Il
Cardinale Arinze, ricordò mons. Courtney che era inviato come
Nunzio «in una Nazione che ha conosciuto tensione, animosità
e violenza», affermando che gli veniva chiesto «di predicare
la riconciliazione, il perdono e l'amore cristiano... Il Nunzio aiuterà
il popolo del Burundi a edificare un domani di armonia, accettazione
reciproca e sviluppo pacifico che sia più felice del suo ieri».
L'Arcivescovo Michael Courtney si è sacrificato per il popolo del Burundi, dove il Papa l'aveva inviato come apostolo di pace.
Dall’omelia del Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato,
pronunciata durante la Santa Messa in suffragio dell'Arcivescovo Michael
Aidan Courtney, Nunzio Apostolico in Burundi, assassinato in un tragico
agguato il 29 dicembre 2003.
“Il nostro caro Nunzio Apostolico ci ha insegnato l'arte del vivere
cristiano. Figlio della nobile terra irlandese, egli portò sulle
strade del mondo il testimonio della sua fede adamantina. Sulle orme
di Cristo, Buon Pastore, si sacrificò per il popolo del Burundi,
ove il Papa l'aveva inviato come Apostolo di pace. In tutti gli angoli
di quel tribolato Paese, Mons. Michael ha fatto risuonare quella parola
che il Papa aveva gridato con forza nel suo storico viaggio in Burundi
nel settembre del 1990: «Pace, pace! Perdono ed amore!».
Ed il Nunzio Apostolico aveva sempre dato esempio di amore a quelle
care popolazioni.”
Ripercorrendo i tragici eventi del 29 dicembre, quando una mano omicida
ha attentato alla vita del Nunzio Apostolico in Burundi (“Ancora
una volta Caino si scagliava contro Abele!”) il Card. Sodano ha
ricordato che “scossa dal tragico evento, la comunità cattolica
del Burundi si riunì subito in preghiera, per implorare dal Signore
il premio dei giusti a chi aveva dato una luminosa testimonianza di
impegno apostolico nei tre anni di servizio prestato in quella Nunziatura.
I funerali svoltisi il 31 dicembre, nella Cattedrale di Bujumbura, rivelarono
poi la venerazione con la quale il compianto Mons. Michael era considerato
in quel tormentato Paese.”
Il messaggio dei Vescovi del Burundi, diffuso in tale dolorosa circostanza,
ricorda l’eroica testimonianza offerta dal Nunzio: «Giorno
e notte, senza sosta, Monsignor Michael Courtney ha aiutato i Burundesi
a ristabilire tra loro l'intesa e la concordia attraverso il dialogo
... Egli non ha risparmiato nessuno sforzo per ravvicinare tutti i Burundesi,
nessuno escluso. In tal modo egli ha voluto mostrare che non esiste
altra via per salvare il nostro Paese se non quella del dialogo, della
concertazione e del rifiuto definitivo dell'omicidio e degli assassinii
come mezzo politico.»
Il Card. Sodano ha poi sottolineato che la morte di Mons. Courtney “non
è che un ponte fra due vite, quella terrena e quella celeste;
non è che un ponte fra le due rive dell'esistenza umana”
e deve essere motivo di riflessione: “È il monito a considerare
la vita come una missione da compiere, un cammino da percorrere, su
quel tracciato che la Provvidenza ha designato per noi, tenendo sempre
la cintura ai fianchi e nelle mani le lucerne accese.” (Agenzia
Fides 9/1/2004)
