Missionari uccisi

Testimonianze di nostri Missionari

L'Arcivescovo Michael Courtney
Maria C. Anuarite Nengapeta
Padre Antonio Fiorante
Padre Luciano Fulvi
Fratel Anton Probst
Marko Makuec Shir
Annalena Tonelli
Padre Mario Mantovani
Suor Czeslawa Lorek
Joe Castillo

Padre Antonio Fiorante, un seme da raccogliere

In occasione del 25° anniversario del suo martirio, padre Antonio Fiorante, missionario comboniano, è stato ricordato con una serie di iniziative e celebrazioni religiose, tenutesi nel suo paese natale: una veglia di preghiera, che ha visto la partecipazione di padre Alex Zanotelli; le testimonianze di alcuni confratelli; la presentazione di un libro di memorie (D. CARDARELLI - L. FANTINI, Padre Antonio Fiorante: un seme da raccogliere, Cannarsa, Vasto 2004); una mostra missionaria.
Padre Fiorante era nato a Civitanova del Sannio, in provincia di Isernia (Molise), il 15 ottobre 1925. Compì i suoi studi prima nel Seminario Missionario di Sulmona, poi nella Scuola Apostolica dei Padri Comboniani di Brescia. Trascorse i due anni di noviziato a Firenze finché fu ordinato sacerdote nel duomo di Milano dal cardinale Schuster, il 3 giugno 1950. Alla fine del 1953 partì missionario per il Bahr el Ghazar, nel sud Sudan. “Il campo del mio apostolato – diceva – è una parrocchia di cinquemila abitanti ma tutti sparsi per il bosco; le ultime capanne sono lontane cento chilometri dalla missione”. Verso la fine del 1962 arrivò, però, la decisione del governo mussulmano del Sudan di rimpatriare tutti i missionari cattolici che lavoravano nel sud. P. Fiorante scongiurò, ma invano, che lo facessero rimanere. Per più di un anno restò in Italia, a Crema, facendo animazione missionaria nelle parrocchie lombarde. Nel 1964, ritornò in Africa. Questa volta la destinazione era Angal, in Uganda. Qui fu invitato a fondare una nuova missione, sul lago Alberta. A Porombo, in pochi anni, dal nulla, sorgono una bella chiesa, delle scuole-casa, un dispensario. “Sono stanco – scriveva – ma energie giovanili ce ne sono ancora. Fino alle otto del mattino faccio il prete…poi divento operaio…ed arrivo alla sera che sono sporco, lordo e stracco morto…ma le difficoltà non ci spaventano, anzi, sono la caparra della riuscita delle opere del Signore”!
Nel 1975, dopo un periodo di riposo in Italia, ritornò in Africa: non più a Porombo ma a Pakwach. “Eccomi di nuovo in Africa…appena passato il ponte sul Nilo, mi sembra di respirare aria natia, mi sembra come fossi nato qui. L’Italia è bella ma per noi l’Africa è più bella. Sarà forse una malattia…! Non cambierei l’Africa né con l’Italia né con il Canada”. Il missionario, infatti, è colui che “prende carne” laddove sono i poveri, camminando con essi, non a parole ma con la vita!
Nei primi mesi del 1979 forze armate tanzaniane invasero l’Uganda per contrastare il dittatore Amin. Incominciarono i pericoli per i missionari! Padre Fiorante scrisse per Pasqua a parenti ed amici: “la guerra c’è ma è molto distante da noi e qui non ce ne accorgiamo neppure perché siamo distanti un migliaio di chilometri. Quest’anno, invece, è venuto a trovarci un altro ospite poco gradito, il colera… noi siamo stati vaccinati e siamo fuori pericolo…”. Risalgono a questo periodo le parole scritte al cugino e che suonavano come il suo testamento spirituale: “Io sono felicissimo di essere quello che sono, più vado avanti nella vita, più ringrazio il Signore che mi ha chiamato per questa via che è fonte di tanta gioia e soddisfazione”.
Dopo la presa di Kampala, Amin si ritira verso il nord dell’Uganda, lasciandosi alle spalle una scia di sangue! E’ questo lo scenario in cui si consuma il sacrificio di padre Fiorante! “Egli – come si è espresso padre Zanotelli – è un martire, insieme al popolo ugandese che è un popolo martire in un continente crocifisso… ancora da 17 conflitti in cui entrano molti interessi occidentali ma anche tante responsabilità africane…”.
Il 3 maggio 1979, verso le quattro del pomeriggio, alcuni soldati si presentarono alla missione di Pakwach chiedendo benzina. Trovarono della nafta e andarono via. Alla sera furono sentite delle voci presso la casa dove abitavano i padri comboniani e qualcuno si avvicinò al cancello delle suore che abitavano poco lontano, ma fu ricacciato indietro. Il mattino dopo, venerdì 4 maggio 1979, alle 7, contrariamente al solito, la chiesa dei missionari era ancora chiusa! La superiora si portò all’abitazione dei Padri dove trovò la porta aperta e, all’interno, i corpi massacrati a bastonate e colpi di arma da fuoco, di padre Antonio Fiorante e padre Silvio Dal Maso. Le stanze erano state svaligiate.
I cadaveri furono trasportati ad Angal dove, al suono del tamburo, cominciò a radunarsi la folla. I due corpi furono deposti davanti all’altare su dei materassi, mentre si preparavano le casse. Nel frattempo si scavava un’unica fossa. Dopo il funerale, le bare, portate a spalla, furono interrate una vicina all’altra!
La notizia fu data al parroco di Civitanova il 12 maggio da un missionario comboniano di Sulmona. Nei giorni seguenti fu ripresa dai giornali e dalle televisioni di tutto il mondo!
Padre Fiorante fu missionario acceso di zelo, secondo lo stile del fondatore della Congregazione a cui apparteneva, mons. Daniele Comboni, del quale fece proprio il programma apostolico: “ noi non sentiamo né il calore equatoriale, né la privazione di tutto per migliorare la condizione di questi popoli e portarli alla fede”. Il parroco di Civitanova, don Antonio Battista, scrisse sul bollettino parrocchiale: “il martirio di padre Fiorante e del suo confratello è fonte di benedizione per l’Istituto Comboniano, per l’Uganda, per la Chiesa tutta”.
(di Serena Di Sabato)

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