Il 1° dicembre 1964, all'una del mattino, nella cittadina di Paulis (oggi Isiro), moriva sotto i colpi di machete la giovane suor Maria-Clementina Anuarite Nengapeta, la prima beata africana dei tempi moderni. Questa «Agnese africana», «Maria Goretti nera», «giglio della foresta», come viene chiamata, aveva 25 anni; oggi ne avrebbe appena 65!
Era nata in dicembre 1939 a Wamba, nella provincia nord-orientale dell'allora colonia del Congo-Léopoldville, nella famiglia di Amisi Batchuru e Julienne Isude, che ebbero sei figlie. La quarta, la futura martire, fu chiamata Nengapeta, che nella lingua locale vuol dire «come arricchirsi», o anche «agile colomba»; poco dopo la chiamarono «Anuarite», cioè una che «si burla della guerra». Durante i miei anni di vita missionaria in Congo, ebbi anche l'opportunità, come vice-postulatore e poi membro del tribunale diocesano nel 1978, di conoscere e ascoltare numerosi testimoni della vita e del martirio di Anuarite, fra i quali anche i suoi genitori, alcune sue sorelle, varie consorelle, alunni e altri.
La Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia
All'età di due o tre anni, Anuarite fu battezzata con il nome di Alfonsina, lo stesso giorno di sua mamma Julienne. Dopo la scuola elementare a Wamba e la scuola magistrale a Bafwabaka, ricevette il titolo di maestra nel 1961. Nel frattempo entrò nella Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia, fondate dal Vescovo di Wamba, Mons. Wittebols, dei Sacerdoti del S. Cuore, che le formava nella spiritualità di «La donation totale». Nella sua agendina, Anuarite fa spesso allusione e personalizza frasi di questo libro del fondatore e suo padre spirituale, il quale la precederà di qualche giorno nel sacrificio supremo, assieme ad altri missionari e a molti civili, alla fine di novembre del 1964.
Alla prima professione nel 1959, Anuarite prese il nome di Maria-Clementina. Da maestra e direttrice dell'internato, si occupava soprattutto delle alunne malate o con problemi; seguiva anche gruppi della Legione di Maria e sapeva organizzare giochi e spettacoli. Di carattere gioviale, diventava severa davanti agli scandali e ai cattivi esempi. Le consorelle la ricordano come una suora attiva e generosa nei servizi domestici. Come segno di devozione alla Madonna, ne portava sempre nelle tasche una statuetta (ricevuta in dono da suor Silvana Clerici, missionaria comboniana), fino al giorno del martirio; e sarà proprio tale statuetta il segno di riconoscimento del suo corpo, otto mesi dopo la prima sepoltura nella selva.
Nulla di straordinario vi era nella sua condotta. Non brillava per intelligenza né per incanto fisico; tartagliava e aveva un occhio strabico; era tenace, a volte fino alla cocciutaggine. Ma si applicava con impegno nella vita consacrata, come risulta dalla testimonianza di una sua superiora e da alcune note nell'agendina tascabile dove Anuarite scrisse tra l'altro: «Solo Gesù» (Jezutu). «Se cerco la mia gioia al di fuori di Gesù, non posso trovare consolazione». E ancora: «Io, povera, peccatrice, sono stata scelta da Dio per essere la sua (proprietà) separata». La determinazione nella sequela del Signore andava maturando, fino al giorno della prova suprema, che arrivò presto.
Il martirio della beata Anuarite ebbe luogo quarant'anni fa, esattamente il 1° dicembre 1964, dopo alcuni giorni di atroce violenza.
Ascoltando i testimoni di questo martirio, mi ha sempre impressionato la sua dimensione comunitaria. Dapprima, è Clementina a chiedere e ricevere l'appoggio e la preghiera delle consorelle. Dopo la sua morte, quando anche le consorelle, in ripetuti assalti dei simba, venivano picchiate e ferite, sentivano in loro la forza di Anuarite, che le aveva precedute nella fedeltà, ed ora le sosteneva dal cielo. Quando, finalmente, i simba minacciarono di cospargerle di benzina e di bruciarle vive, in piena notte, la risposta in coro di quella comunità fu il canto del Magnificat.
Lo stesso Giovanni Paolo II, nell'omelia della Santa Messa di beatificazione il 15 agosto 1985 a Kinshasa, sottolineò questo carattere comunitario del martirio e, al tempo stesso, annoverò Clementina Anuarite fra il «lungo corteo di quelle vergini che, dall'epoca romana, all'inizio del primo millennio, avevano dato la loro vita per Cristo: Blandina, Agata, Lucia, Agnese, Cecilia, Pelagia, Solange....». E la definì «il frutto perfetto della grazia del santo battesimo, la prima zairese (congolese) che la Chiesa proclama solennemente beata, martire della fede in mezzo a voi... La gente di tutta la vostra terra gioisce. L'Africa nera si rallegra. Tutta la Chiesa cattolica si rallegra e rende grazie per la testimonianza dei suoi fratelli d'Africa».
Il corpo della beata Maria-Clementina Anuarite Nengapeta, vergine e martire, riposa per ora nella cattedrale di Isiro, in attesa di essere trasferito nell'erigendo «Santuario Nazionale beata Anuarite», la cui costruzione è un progetto della Conferenza episcopale, molto caro al Vescovo di Isiro-Niangara, Mons. Julien Andavo Mbia, il quale così parla della vitalità della figura di Anuarite in Congo: «Anche in mezzo agli avvenimenti dolorosi che attraversa in questi ultimi tempi il popolo della Repubblica Democratica del Congo, la beata Anuarite lo accompagna sempre. Ella costituisce una presenza che parla nella vita dei congolesi discepoli di Cristo nella Chiesa cattolica, come lo dimostrano: l'interesse per giungere alla sua canonizzazione, le iniziative pastorali ispirate alla sua figura, le sessioni di studio sulla beata, le diverse forme di preghiere personali e comunitarie rivolte alla martire, compresi i pellegrinaggi alla tomba e la recente consacrazione della diocesi alla beata nella solenne Eucaristia di chiusura del centenario dell'evangelizzazione; e altre iniziative».
Nella prospettiva del prossimo Sinodo dei Vescovi per l'Africa
A questo punto, il passo necessario alla canonizzazione resta la constatazione di un miracolo. Si parla già di molte «grazie ricevute» per intercessione della beata, ma sarà compito del nuovo Postulatore iniziarne il dovuto discernimento, con l'aiuto del Tribunale diocesano e la fase romana del processo.
Nella prospettiva del nuovo Sinodo dei Vescovi per l'Africa, annunciato da Giovanni Paolo II il 13 novembre scorso durante l'udienza ai Vescovi di Europa ed Africa, la figura e il messaggio della beata martire Clementina Anuarite — come pure degli altri santi e beati africani — costituiscono un nuovo richiamo alla santità e alla crescita dell'intero Continente nella solidarietà, lo sviluppo e la pace.
ROMEO BALLAN
(Da L’Osservatore Romano del 3 dicembre 2004)
