Missionari uccisi

Martiri della fede: eredità del secolo, speranza per il futuro


Il Grande Giubileo del 2000
Il Discorso di Giovanni Paolo II
Intervista a don Marco Gnavi, Segretario della Commissione "Nuovi Martiri
La geografia dei martiri
La geografia dei martiri del XX secolo
Africa
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Albania: una chiesa martire che risorge

Commemorazione dei testimoni della fede del XX secolo

Roma (Fides) - "L'ecumenismo dei martiri e dei testimoni della fede è il più convincente: esso indica la via dell'unità ai cristiani del ventunesimo secolo. E' l'eredità della Croce vissuta alla luce della Pasqua… Se ci vantiamo di questa eredità non è per spirito di parte e tanto meno per desiderio di rivalsa nei confronti dei persecutori , ma perché sia resa manifesta la straordinaria potenza di Dio, che ha continuato ad agire in ogni tempo e sotto ogni cielo". Così Giovanni Paolo II ha sottolineato il senso della "Commemorazione ecumenica dei testimoni della fede del secolo XX" che si è svolta al Colosseo nel pomeriggio di domenica 7 maggio, III domenica di Pasqua.
"Tanti hanno rifiutato di piegarsi al culto degli idoli del XX secolo - ha detto il Papa - e sono stati sacrificati dal comunismo, dal nazismo, dall'idolatria dello Stato o della razza. Molti altri sono caduti nel corso di guerre etniche o tribali, perché avevano rifiutato una logica estranea al Vangelo di Cristo. Alcuni hanno conosciuto la morte perché, sul modello del Buon Pastore, hanno voluto restare con i loro fedeli, nonostante le minacce. In ogni continente e lungo l'intero Novecento c'è stato chi ha preferito farsi uccidere, piuttosto che venir meno alla propria missione."
Già al Regina Caeli di mezzogiorno il Papa aveva invitato i fedeli a questo "evento importante del Grande Giubileo": "Fare memoria degli eroici testimoni della fede del secolo XX - ha detto Giovanni Paolo II - significa preparare il futuro, assicurando solide basi alla speranza. Le nuove generazioni devono sapere quanto è costata la fede che hanno ricevuto in eredità, per raccogliere con gratitudine la fiaccola del Vangelo e con essa illuminare il nuovo secolo e il nuovo millennio. E' importante inoltre sottolineare che la celebrazione avrà carattere ecumenico: saranno proclamate le testimonianze di alcuni cristiani di varie confessioni e comunità ecclesiali. Il loro coraggio nell'assumere su di sé la croce di Cristo parla con voce più alta dei fattori di divisione".
La commemorazione si è aperta con una "statio" all'interno del Colosseo, che insieme agli altri luoghi vicini evoca la testimonianza nella fede dei primi martiri della Chiesa di Roma. Quindi il Papa ed i rappresentanti di numerose Chiese, Comunioni e Organizzazioni cristiane presenti hanno raggiunto in processione l'esterno dell'anfiteatro, dove ha avuto luogo l'intronizzazione del libro dei Vangeli e la liturgia della Parola. Dopo l'omelia del Santo Padre, l'abbraccio di pace e la professione di fede, si è svolta la Commemorazione dei testimoni della fede. Sono stati raggruppati in otto categorie, ognuna delle quali prevedeva due testimonianze e una preghiera conclusiva durante la quale veniva bruciato dell'incenso, segno della preghiera dei giusti. Terminato il ricordo di ogni categoria, veniva accesa una lampada ai piedi della grande icona ortodossa del Crocifisso.
Questi gli otto gruppi di cui si è fatta memoria: cristiani testimoni della fede sotto il totalitarismo sovietico (il Patriarca ortodosso russo Tichon e l'insegnante russa Olga Jafe); testimoni della fede vittime del comunismo in altre nazioni europee (il vescovo greco-cattolico romeno Joan Sucio e il gesuita albanese p.Anton Luli); confessori della fede, vittime del nazismo e del fascismo (il pastore luterano tedesco Paul Schneider ed il vescovo polacco Ignacy Jez); cristiani che hanno dato la vita per l'annuncio del Vangelo in Asia e Oceania (Margherita Chou, nipote del card. Gong Pin-mei, vescovo di Shanghai, e un gruppo di anglicani uccisi in campo di concentramento in Giappone); fedeli di Cristo perseguitati per odio alla fede cattolica (i testimoni di Spagna e Messico); testimoni dell'evangelizzazione in Africa e Madagascar (il seminarista burundese Jolique Rusimbamigera e il missionario battista canadese W.G.R. Jotcham); cristiani che hanno dato la vita per amore di Cristo e dei fratelli in America (il vescovo cappuccino Alejandro Labaka ed il vescovo saveriano di Yarumal, Jesus Emilio Jaramillo, inoltre nella preghiera è stato ricordato anche mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador); testimoni della fede in varie parti del mondo (il trappista Dom Christian de Chergé ucciso in Algeria ed il Patriarca armeno Karekine I). Le testimonianze sono state intervallate dai canti religiosi di diversi cori: luterano, dell'Europa orientale, africano, filippino e armeno. Il canto del Pater noster e la benedizione hanno concluso il rito, con l'invito "a mantenere viva la memoria dei testimoni della fede". (12/5/2000)

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