| I missionari martiri Saveriani
P. Caio Rastelli (Ghiara di Fontanellato PR 1872 – Taiyuen-fu
/ Cina 28.02.1901)
Primo missionario saveriano inviato in Cina (1989), poco dopo il suo
arrivo si trova coinvolto nella rivolta dei Boxer a sfondo antioccidentale
e anticristiano. Membro della stessa diocesi dove trovarono la morte
i Mons. Fogolla e Grassi, vari seminaristi e cristiani (cattolici e
protestanti), riuscì a salvarsi con una fuga avventurosa. Al
ritorno nella missione dopo la tempesta, ancora provato dalle privazioni
della fuga, si sobbarcò a fatiche estenuanti per salvare il salvabile,
fatiche che lo portarono alla morte in brevissimo tempo. Anche se la
morte non è avvenuta violentemente, il P. Caio è sempre
stato considerato dalla congregazione come il primo suo martire.
P. Giovanni Botton (Carmignano di Brenta PD 1908 – Hsuchang /
Cina 30.04.44)
Il suo martirio si inserisce nelle vicende della seconda guerra mondiale
e della guerra Cino-giapponese. Viene ucciso dai soldati giapponesi
durante l’attacco alla città, mentre esce da uno scantinato
per evitare che siano uccisi tutti coloro che si sono rifugiati. Il
suo sacrificio infatti salvò tutti gli altri.
I tre martiri del CONGO
P. Luigi Carrara (Cornale di Pardalunga BG 1933 – Baraka / Congo
1964)
Fratel Vittorio Faccin (Villaverla VI 1934 – Baraka / Congo 28.11.1964)
P. Giovanni Didoné ( Cusinati di Rosà VI 1930 –
Fizi / Congo 28.11.1964)
L’uccisione di questi tre confratelli si inserisce nel quadro
delle vicende che seguirono l’indipendenza del Congo dal Belgio,
tra cui si inserisce la rivolta mulelista di stampo comunista, detta
dei Simba. Accecato dall’ira per una sconfitta subita e dall’odio
per i missionari, un capo ribelle li uccide insieme ad un sacerdote
locale, l’Abbé Atanasio Joubert.
P. Mario Veronesi ( Rovereto TN 1912 – Jessore / Bangladesh 04.04.1971)
Figura di missionario molto amato dalla gente e dai confratelli, la
sua uccisione si inserisce nelle vicende della guerra che portò
alla indipendenza del Bangladesh, per opera dei soldati Pakistani. Potrebbe
essere annoverato tra i martiri dell’indipendenza del Bangladesh.
P. Valeriano Cobbe (Camisano Vicentino1932 – Shimulia / Bangladesh
14 Ottobre 1974)
Aveva organizzato gli abitanti del villaggio di Shimulia in una cooperativa
agricola comprendente duecento famiglie di contadini. Dopo aver riscattato
terreni che le famiglie avevano dato in pegno agli usurai, favorì
la coltivazione del riso scavando pozzi e fornendoli di pompe a motore,
portando il villaggio a un buon grado di sviluppo. Aveva acquistato
anche un terreno che aveva diviso in piccoli lotti per famiglie nullatenenti,
dove ognuna poteva avere una capanna e un orto.
Queste attività non furono ben viste dagli sfruttatori della
miseria altrui. Il lavoro con i fuori casta aveva creato opposizioni.
Fu ucciso da alcuni sicari la sera del 14 Ottobre 1974.
P. Alberto Pierobon (Cittadella PD 1927 – Almirante Tamandarè
/ Brasile 31.07.1976)
Non si è mai saputo chi lo ha ucciso e ne ha mutilato il corpo.
La sua morte si inserisce comunque in una dedizione totale per il bene
della gente che gli era stata affidata.
P. Salvatore Deiana ( Ardauli OR 1956 – Altamira / Brasile 16.10.1987)
Morto per un incidente stradale nella stessa macchina dove viaggiava
il vescovo di Altamira. Le circostanze dell’incidente non sono
mai state chiarite, gli autori spariti, i testimoni mai interrogati,
facendo sorgere seri dubbi che si trattasse di un incidente provocato
per uccidere il Vescovo.
I martiri del BURUNDI
P. Ottorino Maule (Gambellara VI 1942 – Bujengero/Burundi 30.09.1995)
P. Aldo Marchiol ( Udine 1930 – Bujengero /Burundi 30.09.1995)
(Katina Gubert, laica missionaria, Fiera di Primiero TN 1921 - Bujengero/Burundi
30.09.1995)
L’uccisione di questi due confratelli e della laica volontaria
si inserisce nelle dolorose vicende del Burundi in seguito alla uccisione
del primo presidente democraticamente eletto e delle lotte interetniche
e di potere che ne sono seguite, vicende che hanno provocato centinaia
di migliaia di morti tra cui vari sacerdoti e religiosi.
I confratelli avevano denunciato l’ uccisione a sangue freddo
di civili inermi fatti passare come ribelli, avvenuta non lontano dalla
missione per opera dei militari. Per vendetta alcuni militari sono entrati
di notte alla missione, hanno fatto mettere i padri e la Katina in ginocchio
e li hanno uccisi con alcuni colpi d’arma da fuoco alla testa. |