Missionari uccisi

Missionari e Missionarie della Consolata

Di fronte ad un mondo che ha sempre più paura del futuro, di fronte a uomini e donne che non sono più capaci di sollevare lo sguardo e guardare in alto e di sognare, i missionari uccisi ci invitano ad essere ancora più forti nella fede, a credere che una nuova umanità è possibile, a sperare in un futuro migliore.

 
Granada Serna, P. Ariel (1941-1991)

Nacque il 02.03.1941 a Marulanda (Caldas), Colombia. Entrò nel nostro Istituto a 15 anni e ricevette l'ordinazione sacerdotale il 21.12.1968. Svolse il suo apostolato in Colombia 10 anni: pastorale missionaria, economo; poi nel Niasssa (Mozambico) fino al termine della sua vita, salvo un anno a Roma per un Corso di pastorale, e altri sei mesi in Terra Santa: rinnovamento spirituale e aggiornamento biblico.
Carattere gioviale e generoso, grande capacità di “relazionarsi” con i Confratelli ma anche con la gente.
Missionario-martire. Infatti egli cadde vittima dei guerriglieri Mozambicani. Il sangue dei martiri, ancora oggi, è seme di cristiani; è il modo straordinario e più prezioso di fare missione.
Morì per strada presso Massangulo il 15.02.1991. Aveva 50 anni. Sepolto a Unango.


Andeni, P. Luigi (1935-1998)

Nacque a Barbariga (Italia) il 25.11.1935. Diciottenne entrò nel nostro Istituto e il 19.12.1964 fu ordinato sacerdote. Il suo primo apostolato in Italia fu l'animazione vocazionale. Il 1970 attua il suo sogno: destinato alla Missione di Marsabit (Kenya). Vice parroco a Moyale, parroco a Sololo prima e poi ad Archer's Post. Sono le tappe dell'entusiastico lavoro di evangelizzatore. Nel 1975 è in Italia per un corso di aggiornamento teologico; rientrò in Kenya ma nel 1979 è destinato in Italia come animatore vocazionale: lavoro poco gratificante, ma svolto con generosità, entusiasmo e competenza.
Nel 1985 è ancora a Marsabit, missione di Suguta Marmar (10 anni) ed a Archer's Post: nuove iniziative, nuove costruzioni e altri problemi.
Missionario dall'entusiasmo contagioso che sapeva immedesimarsi con ambiente e persone fra le quali lavorava: giovane con i giovani, povero con i poveri, fedele alla tradizione, ma aperto alle buone novità, attento ai segni dei tempi, disponibile sempre a seminare la “parola” anche tra i musulmani, convinto che la grazia del buon Dio può suscitare veri figli di Abramo anche tra le sabbie del deserto.
Morì ad Archer's Post il 15.09.1998 vittima di un tragico assalto di banditi. È sepolto a Barbariga (Brescia).

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