| Vaticano -"Non dobbiamo avere paura del
confronto e del dialogo con i parametri culturali del mondo
in cui viviamo", così Mons. Spreafico all'Agenzia
Fides sulla globalizzazione e l'educazione superiore cattolica |
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il tema
dell'educazione cattolica è fondamentale per il Magistero
della Chiesa e per contribuire alla divulgazione dello stesso l'Agenzia
Fides ha raccolto le dichiarazioni del Rettore della Pontificia
Università Urbaniana, mons. Ambrogio Spreafico sempre attenta
a sviluppare uno studio e una ricerca che sappia integrare le diversità
in una nuova sintesi con la sapienza evangelica così ben
testimoniata dai testi biblici.
Agenzia Fides: Partendo dal fatto che "la
globalizzazione è molto spesso il risultato di fattori economici,
che oggi più che mai influenzano le decisioni politiche,
legali e bioetiche, spesso a detrimento degli interessi umani e
sociali" come ha detto il Santo Padre, affidando al mondo universitario
il compito di "sottolineare con vigore la centralità
della dignità inalienabile della persona umana nella ricerca
scientifica e nelle politiche sociali", in che modo l'educazione
cattolica deve interagire partendo dal messaggio cristiano?
Mons. Spreafico: L'educazione cattolica quale si esprime
soprattutto nella vita e nella ricerca accademica non può
non porsi davanti alle sfide della globalizzazione e ai fattori
economici e culturali che la determinano consapevole di avere un
patrimonio culturale peculiare, che le deriva da secoli di pensiero
maturato alla luce della fede. Partendo da questa consapevolezza,
innanzitutto non si deve avere paura del confronto e del dialogo
con i parametri culturali del mondo in cui viviamo. Per questo è
necessario formare cristiani in grado di interagire e influenzare
gli orientamenti e le decisioni politiche e sociali. Giustamente
le chiese dei paesi di missione hanno dedicato spazio alla formazione
dei quadri laici per il lavoro indispensabile della implantatio
Ecclesiae. Oggi tuttavia sarebbe importante anche impegnarsi per
la formazione sociale e politica dei laici, perché possano
incidere nella società. Il rischio è che ci sia talvolta
come uno scollamento tra la Chiesa e la società, che non
è possibile riempire con la separazione o solo la contrapposizione.
Penso ad esempio ai temi cruciali della bioetica, ma anche ai temi
connessi della pace e di uno sviluppo sostenibile.
Agenzia Fides: Si sente il bisogno di una integrazione culturale,
ma il fenomeno della globalizzazione da l'impressione di un appiattimento,
di una normalizzazione in ogni settore. Lei personalmente come ritiene
dovrebbe rispondere l'Università Cattolica?
Mons. Spreafico: Che ci sia la tendenza ad un appiattimento
culturale è verissimo. La globalizzazione sviluppa dei parametri
che tendono ad omologare le culture. D'altra parte questo sarà
una tendenza inarrestabile. Forse colui stesso che vive in situazioni
economiche difficili non è tanto interessato a mantenere
la sua cultura di origine. Tuttavia l'Università Cattolica
ha delle possibilità uniche, innanzitutto perché il
messaggio cristiano permette di vivere un'universalità che
non significa eliminazione delle diversità, come invece esige
praticamente la globalizzazione. Ad esempio se penso all'Università
di cui sono Rettore, l'Urbaniana, e ai suo studenti, provenienti
da più di 100 paesi, o ai suoi 90 Istituti Affiliati sparsi
in 40 paesi del mondo, non posso non vedervi un grande chance culturale:
sviluppare uno studio e una ricerca che non neghi le diversità,
ma le sappia integrare in una nuova sintesi con quella sapienza
evangelica così ben testimoniata dai testi biblici. In fondo
l'inculturazione si colloca in questa prospettiva come una domanda
alla globalizzazione.
Agenzia Fides: La Fides et Ratio riporta che "la fede
non germoglia sulle ceneri della ragione, al contrario vige tra
esse mutua interiorità, una costitutiva reciproca inclusione,
che riscontra in ogni separazione e contrapposizione una grave perdita
per entrambe", qual'è l'impegno delle Università
Cattolica nella ricerca e nella riflessione per aiutare l'uomo a
non perdere la strada della verità di se stesso e di Dio?
Mons. Spreafico: Si potrebbe dire che l'Università
Cattolica contiene in se stessa, cioè proprio come Università
che si qualifica come Cattolica (vedi la Ex corde Ecclesiae), il
germe di questa sintesi feconda tra fede e ragione. In essa si fanno
oggetto della ricerca tutte le discipline, si accettano quindi i
canoni della ragione, che il cristiano non si vergogna di utilizzare
al meglio. D'altra parte gli studiosi sono anche consapevoli di
essere portatori in quanto cristiani di un pensare impregnato dalla
fede. Non ci può quindi essere contrapposizione, ma circolarità.
La fede interroga la ragione, la ragione pone domande alla fede.
Certo alla fine è la fede che, avvalendosi del patrimonio
della Scrittura e della Tradizione, permette alla ragione di giungere
a una sintesi nuova del sapere, perché, come dice Giovanni
Paolo II nella Fides et ratio (n.70), "l'incontro della fede
con le diverse culture dia vita di fatto a una realtà nuova".
Agenzia Fides: Nel messaggio rivolto ai rappresentanti dell'educazione
cattolica il Papa ha ricordato che le università "hanno
il ruolo di formare uomini e donne nelle diverse discipline, avendo
cura di mostrare la profonda connessione strutturale tra fede e
ragione", senza dimenticare che "un'educazione autentica
deve presentare una visione completa e trascendente della persona
umana ed educare la coscienza delle persone". In che modo l'Università
cattolica può ridimensionare il conformismo culturale nel
quale rischia di cadere il processo educativo?
Mons. Spreafico: Credo fondamentalmente almeno in tre modi:
- nella continua presa di coscienza del pericolo di un conformismo;
infatti non è scontato che ci si renda conto di questo; -
secondo: nel proporre contenuti che in ogni disciplina tengano conto
della dignità della persona umana, della ricchezza di cui
è portatore ogni individuo e ogni popolo; terzo: nell'individuare
quei valori custoditi dal patrimonio umanistico e cristiano che
tanto ha dato alla cultura occidentale e che rischia di essere fagocitato
da una omologazione culturale tesa unicamente ad adeguarsi al mercato.
Ho partecipato recentemente a un convegno di docenti universitari
sulla riforma universitaria europea. Mi ha colpito come la preoccupazione
essenziale dei corsi di laurea si misuri prevalentemente sulla domanda
del mercato e si chieda molto meno come sviluppare e trasmettere
il patrimonio della cultura umanistica così proprio dell'Europa.
Sono convinto che l'Università Cattolica può giocare
un ruolo importante nel preservare questa sensibilità ed
evitare un'omologazione di stampo economicista.
Agenzia Fides: Infine, il Papa ha sottolineato che "l'Università
Cattolica deve esercitare la sua missione preoccupandosi di mantenere
la sua identità cristiana e partecipando alla vita della
Chiesa locale. Pur avendo una propria autonomia scientifica, ha
il compito di vivere l'insegnamento del Magistero nei diversi ambiti
della ricerca nei quali è impegnata". Pensa che le Università
cattoliche siano realmente impegnate a combattere il tentativo di
"normalizzare" le culture?
Mons. Spreafico: Lo spero. Non conosco i percorsi formativi
delle Università Cattoliche. Sono tuttavia convinto che questo
compito sia essenziale, altrimenti rischiamo di svendere il ricco
patrimonio della Chiesa in una subalternità a un mondo ormai
a un'unica dimensione. Il problema infatti non è per noi
quello di "normalizzare" le culture, ma di chiedersi che
cosa ha da dire l'unico Vangelo di Gesù Cristo custodito
dalla Chiesa alle culture. In questo senso il Vangelo è come
una spina nel fianco delle culture, perché non le può
lasciare come sono. Questa domanda riguarda tutte le discipline,
perché si relaziona a un modo di essere cristiani nel mondo.
Qui però è chiaro che il docente e il ricercatore
devono anche avere l'umiltà di farsi compagni di viaggio
dei colleghi, perché la verità si affermi in un dialogo
costante, anche se senza svendere la propria identità.
Agenzia Fides: Alla luce di tutte queste considerazioni,
l'Università cattolica in che senso dovrebbe concentrare
le proprie sinergie a partire dalle quali intessere una reale rete
di scambio sempre orientata verso la centralità del Magistero
cattolico?
Mons. Spreafico: Dobbiamo concentrarci innanzitutto come
istituzioni accademiche su una ricerca seria, non approssimativa.
La scienza si impone anche perché è fatta con serietà
di impegno e perché offre dei risultati oggettivamente apprezzabili.
In questo senso ci dobbiamo affermare perché ciò che
proponiamo si impone umanamente e scientificamente. Se penso a un
settore nel quale sono specialista, la ricerca biblica, il divario
scientifico tra protestanti e cattolici nello studio della Bibbia
non si è superato con una visione apologetica, ma con una
produzione esegetica cattolica che si è imposta per la sua
serietà ed ha contribuito al ripensamento di certe conclusioni
a cui l'esegesi biblica era giunta. E il magistero ha giocato in
questo un ruolo importante di riconoscimento e di stimolo. Penso
all'enciclica Divino afflante Spiritu di Pio XII (1943) o ai recenti
documenti della Pontificia Commissione Biblica L'interpretazione
della Bibbia nella Chiesa (1993) e Il popolo ebraico e le sue Sacre
Scritture nella Bibbia cristiana (2001). La centralità del
Magistero deve essere per gli studiosi cattolici non una protezione
di comodo dietro cui trincerarsi, ma uno stimolo e una domanda per
una ricerca più seria e profonda, che non perda mai di vista
il patrimonio di fede da cui deve partire ogni nostra ricerca. In
questo senso il Magistero provoca sempre a una riflessione che dia
risposte talvolta nuove non solo per la Chiesa, ma anche per il
mondo. Infatti oggi sono in gioco questioni essenziali, che riguardano
la vita umana nei suoi fondamenti e nel suo futuro. (AP) (Agenzia
Fides 20/12/2002) |