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Asia/Cina - "Dai nuovi protagonisti del Partito Comunista, ci si potrà aspettare maggiore libertà religiosa?" si chiede il Cardinale cinese Paul Shan Kuo-shi, vescovo di Kaohsiung (Taiwan)
Eminenza, il 16° congresso del Partito comunista cinese si è concluso da poco a Pechino. Secondo Lei quali cambiamenti ci saranno? Lei che cosa si augura?
La politica di apertura della Cina continentale ha portato grandi progressi. Dopo l'apertura economica, molti imprenditori taiwanesi sono andati nella Cina continentale, specialmente dopo l'ingresso della Cina nell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Allo stesso tempo, abbiamo notato anche che ogni nuova generazione di leader politici comunisti ha applicato una politica sempre più aperta, dando più libertà. Auspichiamo quindi che la quarta generazione di leader comunisti si impegni di più per la libertà religiosa e promuova una politica più aperta. I nuovi leader devono sapere che la Chiesa non ha mai avuto ambizioni politiche, né economiche, né militari. Il nostro unico scopo è il bene comune, il benessere del popolo cinese, dare un contributo alla costruzione del paese. In passato abbiamo lavorato nella Cina continentale in ambito educativo, sanitario e caritativo; ma questa è l'opera che la Chiesa svolge in tutto mondo, non solo in Cina. Per questo vorrei dire ai nuovi leader che non c'è ragione di aver paura della Chiesa. Ciò che noi chiediamo è solo la libertà religiosa, chiediamo solo di poter condurre liberamente la nostra vita di fede.

Può illustrarci la situazione della Chiesa di Taiwan? Quali sono le maggiori preoccupazioni della Chiesa taiwanese?
La Chiesa taiwanese è piuttosto piccola, nonostante i suoi 143 anni di storia cristiana. Per la mancanza di personale e le difficoltà nei collegamenti, alla fine degli anni '40 i cattolici erano meno di 10.000. Negli anni '50 e '60 la Chiesa cattolica ha avuto un grande sviluppo, possiamo dire che è stata la nostra epoca d'oro. Avevamo più di mille e cento sacerdoti e la costruzione di chiese, scuole, ospedali ha avuto grandissimo sviluppo. La Chiesa ha potuto lavorato in modo proficuo nel campo dell'educazione, della sanità, della missione e della pastorale. Negli ultimi anni, con il grande progresso tecnologico, Taiwan ha avuto un impulso sempre maggiore all'industrializzazione, all'urbanizzazione, al consumismo, etc. La gente ha fatto a gara per godere della vita materiale, trascurando la vita spirituale, e anche la Chiesa ha subito le ripercussioni di questa tendenza al suo interno: ad esempio, l'età dei sacerdoti è aumentata molto, e il numero globale dei sacerdoti è diminuito. Oggi, abbiamo oltre 600 sacerdoti, ma 400 di loro sono anziani; e soltanto poco più di 100 hanno meno di 60 anni. Abbiamo poi una cinquantina di seminaristi. Quindi emerge con evidenza il problema delle nuove vocazioni: manca una fascia intermedia, c'è un distacco tra i giovani e gli anziani. Per fortuna i nostri laici sono consapevoli e impegnati. Attualmente la comunità dei fedeli è formata da oltre 300mila cattolici. La loro consistenza non è solamente numerica: hanno anche un'alta competenza pastorale. I laici partecipano vivamente la vita della Chiesa, e stanno svolgendo un ruolo sempre più importante. La Chiesa stessa ha dato massima attenzione nella formazione dei laici, sostenendo la loro coscienza missionaria.

In questo contesto, quali sono le strategie pastorali concreta della Chiesa taiwanese per rispondere alle mutate esigenze della società attuale?
Abbiamo celebrato il "Congresso dell'Evangelizzazione" nel 1988, per definire il lavoro pastorale degli ultimi anni del XX secolo. Abbiamo organizzato il "Congresso del nuovo secolo e della nuova evangelizzazione" nel 2001, elaborando il programma pastorale per l'inizio del nuovo millennio, sottolineando il ruolo dei laici nella vita della Chiesa.
Quest'anno abbiamo puntato l'attenzione sulla famiglia, perché possa essere irradiatrice di fede, carità e speranza. Abbiamo chiesto ai fedeli di arredare un angolo della propria casa con dei "segni religiosi", e di creare un'atmosfera religiosa in famiglia. Inoltre abbiamo invitato le famiglie a promuovere la preghiera, la lettura biblica e la condivisione al loro interno, mettendo in pratica l'evangelizzazione. Abbiamo suggerito ad ogni famiglia di incontrare una famiglia non cristiana scelta fra parenti o amici, e da qui cominciare l'evangelizzazione: gli adulti verso gli adulti, i bambini con i bambini. Occorre approfittare di ogni possibilità per dare una testimonianza cristiana ed evangelica e pregare perché altre famiglie accolgano la Buona Novella il più presto possibile.
La nostra Conferenza Episcopale si è resa conto dell'importanza della famiglia. Come ha detto il Santo Padre, la famiglia è un importante soggetto e oggetto di evangelizzazione. Abbiamo deciso di seguire questa linea nei prossimi anni, continuando a mettere la famiglia come obiettivo principale dell'evangelizzazione, rinnovata secondo le nuove esigenze del contesto sociale.
Abbiamo poi dato massima attenzione al dialogo interreligioso. Abbiamo alle spalle più di 60 anni di lunga storia di dialogo interreligioso, anche ben mantenuto e sviluppato. Abbiamo svolto un grande lavoro missionario in mezzo alle popolazioni indigene. Fino ad oggi la Chiesa taiwanese ha avuto un Vescovo indigeno, sacerdoti, suore e seminaristi indigeni. Abbiamo anche la Congregazione di Santa Marta della suore indigene, tra cui solo una è di etnia han, le altre sono tutte locali.

Eminenza, Lei fa parte del Comitato post-sinodale che valuta l'attuazione delle indicazioni scaturire dal Sinodo per l'Asia. In che misura la Chiesa taiwanese ha applicato l'Esortazione apostolica Ecclesia in Asia ?
Il compito principale del Comitato post sinodale è valutare l'applicazione dell'Esortazione apostolica Ecclesia in Asia nei paesi asiatici. Il Sinodo speciale per l'Asia è stato aperto nel 1998 e il Papa ha promulgato l'Esortazione post sinodale Ecclesia in Asia il 6 novembre 1999 in India. La Chiesa taiwanese l'ha subito tradotta in lingua cinese e distribuita a Hong Kong, nella Cina continentale e a tutta la comunità cinese del mondo. Anche questo documento ha sottolineato l'importanza dell'evangelizzazione della famiglia. Possiamo dire che la chiesa taiwanese ha sempre seguito le linee del Sinodo asiatico.

Di che tipo è la collaborazione delle congregazioni missionarie presenti a Taiwan con la Chiesa locale?
Possiamo dire che la Chiesa di Taiwan ormai sia cresciuta e si sia trasformata da comunità che riceve a comunità che manda forze missionarie nel mondo?
Le congregazioni missionarie che lavorano a Taiwan attraversano anche loro la crisi vocazionale, hanno poco personale per portare avanti la missione. La loro opera di evangelizzazione a Taiwan è sempre molto importante. La Chiesa di Taiwan, da parte sua, nonostante la scarsità di vocazioni, ha avvertito il bisogno e il forte desiderio di essere missionaria: la missione ad gentes è un dovere della Chiesa ed è anche la dimostrazione della vitalità di una Chiesa particolare. Se mancasse questo spirito della missione ad gents, qualunque Chiesa perderebbe la sua vitalità. (Agenzia Fides 22/ 11/2002)

 
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