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Comunismo, nazismo, guerre etniche: nuovi tiranni
contro Cristo
Intervista a don Marco Gnavi, Segretario della Commissione
"Nuovi Martiri |
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Roma (Fides) - Sono almeno 12mila i nuovi martiri del XX secolo
documentati con un lavoro che ha richiesto 5 anni. "Dalla loro
esperienza sorge soprattutto un invito all'unità e a vivere
con audacia le virtù cristiane" ha detto a Fides don
Marco Gnavi, il Segretario della Commissione "Nuovi Martiri"
che dal 1995 lavora alla raccolta e catalogazione delle testimonianze.
La Commissione, emanazione del Comitato Centrale per il Giubileo
del 2000, è presieduta da Mons. Michel Hrynchyshyn, esarca
degli ucraini di rito bizantino di Francia. Al suo fianco, in questi
anni, don Gnavi ha seguito e organizzato il lavoro quotidiano di
ricerca. Questo è il testo dell'intervista
Da cosa è nata questa ricerca?
Le premesse di questo sforzo vanno rintracciate nella volontà
di Giovanni Paolo II. Il Papa, nella Tertio Millennio Adveniente
(n. 37) scriveva: "Nel nostro secolo sono ritornati i martiri,
spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di
Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella
Chiesa le loro testimonianze". Il Papa è stato testimone
delle vicende legate al totalitarismo nazista, a quello comunista,
ha vissuto da vicino l'esperienza della Shoa e la sofferenza del
popolo polacco. Da tutto questo è nata l'intuizione di
Giovanni Paolo II che il martirio dei cristiani del '900 è
una testimonianza eloquente ed efficace nel crocevia della storia
in cui il male sembrava aver espugnato il bene. E' una eredità
che il Papa chiede con insistenza di raccogliere. Per questo ha
chiesto a mons. Hrynchyshyn, a me e agli altri membri della commissione
di ricercare materiale sul fenomeno della persecuzione religiosa
nei cinque continenti e lungo tutto il XX secolo.
Chi sono i "Nuovi Martiri"?
Il termine "Nuovi Martiri" indica soprattutto la dimensione
nuova del martirio nel XX secolo. L'accento non va tanto sui singoli
quanto sulle generazioni di cristiani che hanno sofferto la persecuzione.
Chiese intere e gruppi di fedeli hanno sofferto a motivo della
loro fedeltà a Cristo, al Vangelo e alla Chiesa, in contesti
dove, prima di uccidere il corpo, si è cercato di uccidere
l'anima. In questo XX secolo si è cercato di eliminare
le residue capacità di resistenza al male, la voglia di
riconciliazione e pace.
Come ha lavorato la Commissione in questi anni?
Abbiamo raccolto informazioni su oltre 12mila nuovi martiri, utilizzando
i canali delle Conferenze episcopali e delle Congregazioni religiose.
Abbiamo ricostruito una geografia della testimonianza e del dolore.
C'erano luoghi inesplorati dove sono stati perpetrati crimini
contro la fede e la vita cristiana: santuari e chiese deturpate
e sfigurate, hanno racchiuso le tracce di una resistenza offerta
da uomini disarmati. Le testimonianze sui 12mila "nuovi martiri"
sono giunte da almeno 80 paesi, in 15 lingue diverse. Sono state
tradotte, informatizzate e analizzate.
Considera concluso il lavoro?
No. Siamo ad una prima ricognizione della memoria. Il risultato
incoraggiante è che si tratta di una prima finestra aperta
su un fenomeno molto significativo. Ma in termini relativi 12mila
storie sono poche. Se pensiamo solo all'Unione Sovietica si calcola
che i cristiani abbiano avuto più di un milione di morti,
e di molti non sappiamo neanche i nomi. C'è una disomogeneità
nei dati pervenuti che è un invito a continuare a studiare
il fenomeno. Questa prima ricognizione è un inizio e non
può considerarsi esaustiva, tanto più che i cristiani
continuano a morire.
Può illustrare questa geografia del dolore?
Nella ricerca c'è una preponderanza dell'esperienza europea
che corrisponde da una parte al peso storico delle persecuzioni
comunista e nazista, e dall'altra, alle capacità strutturali
delle chiese, che in Europa sono più attrezzate per trasmettere
la memoria. Sono arrivate molte testimonianze anche dall'Asia:
in Cina il martirio è stato senza soluzione di continuità
dall'inizio del secolo fino ai tempi recenti. Poi ci sono grandi
capitoli legati a persecuzioni religiose come quella contro gli
armeni, i casi del Vietnam, della Cambogia e del Laos. Anche per
l'Africa abbiamo raccolto molto materiale sull'inizio del secolo,
con le penetrazioni missionarie. Ma ci sono anche i martiri della
decolonizzazione africana, e quelli legati alla deriva genocidaria
successiva al 1989, quando missionari hanno scelto di vivere altre
logiche contrapposte all'etnocentrismo, e sono morti predicando
la riconciliazione. Dall'America latina, invece, abbiamo ricevuto
poco materiale.
Quali caratteristiche l'hanno impressionata nelle vicende prese
in esame?
Una delle più rilevanti è che i nuovi martiri sono
uomini e donne disarmati di fronte a sconvolgimenti epocali, di
violenza inaudita. Sono persone che si presentavano nude davanti
a un tiranno che non era più - come nelle prime generazioni
cristiane - una persona fisica, ma un sistema inumano. Inoltre
i cristiani nel XX secolo hanno sofferto spesso insieme, pur provenendo
da confessioni diverse. Nei gulag sovietici soffrivano insieme
evangelici, cattolici, ortodossi. Il Papa ha insistito spesso
sul martirio come fattore di unità.
Emerge qualche novità sull'antropologia cristiana del
martirio?
Nel XX secolo il martire è un cristiano insieme ad altri
cristiani, disarmato, vittima di sistemi enormemente più
grandi di lui. Inoltre ci sono dei segni di novità che
vanno accolti, pur non essendo in questione la terminologia classica
del martirio. Pensiamo alla testimonianza delle Piccole Sorelle
di Bergamo morte in Zaire per il virus Ebola: non sono state assassinate,
ma indubbiamente sono testimoni di un amore consapevole fino alla
morte. Erano coscienti di ciò a cui andavano incontro scegliendo
di rimanere a curare i loro malati affetti da un virus letale
e molto contagioso. La difesa della vita personale per loro non
valeva più dell'amore. Questo è un messaggio forte.
Quale messaggio emerge dalle testimonianze di questi "nuovi
martiri"?
Il martire del XX secolo è un testimone dell'amore, della
carità e del vangelo. La sua è sempre una scelta per
la vita, non per la morte. Le scelte ordinarie sono rese straordinarie
dalle condizioni eccezionali di esposizione al rischio della vita.
La carità vissuta da missionari e laici in condizioni ordinarie,
in situazioni diverse diviene pericolosa e porta anche all'esito
della morte. Il messaggio dei "nuovi martiri" è
la traduzione in termini contemporanei ed efficaci delle beatitudini.
Laici e religiosi, uomini e donne appartenenti a Chiese diverse
dicono che vale la pena resistere al male con scelte quotidiane
d'amore e carità, di riconciliazione e fedeltà al
vangelo. Da questi testimoni della fede viene un invito pressante
ad una maggiore audacia evangelica, anche al di là delle
diverse appartenenze confessionali. L'invito all'unità è
suggellato dall'offerta della propria vita, che è anche un
invito a non vivere timidamente l'esercizio delle virtù cristiane.
(5/5/2000)
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