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Europa/Italia - "Demonizzare la globalizzazione è un errore imperdonabile"
Intervista a p. Piero Gheddo, missionario del PIME
Roma (Agenzia Fides) - Padre Piero Gheddo, missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), per 35 anni direttore della rivista "Mondo e Missione", autore di più di 70 libri, è un profondo conoscitore del mondo missionario, soprattutto delle zone di prima evangelizzazione e dove la Chiesa è stata perseguitata o rigidamente controllata da regimi autoritari. Tra gli ultimi libri di p. Gheddo, una biografia di "Carlo Salerio - Missionario in Oceania e fondatore delle Suore della Riparazione" (Emi) e "Davide e Golia - I cattolici e la sfida della globalizzazione" (San Paolo): per questo l'Agenzia Fides ha chiesto il suo parere su questo tema in occasione del Forum Sociale Europeo in corso a Firenze.

Agenzia Fides: Il tema della globalizzazione è oggi spesso presente nella società e nei media, è oggetto di dibattito tra studiosi, gruppi politici, religiosi e sociali. L' idea del mondo come un unico villaggio, fondato su valori politici, economici ed etici comuni, oltre a stupire la gente, provoca reazioni diverse e spesso, opposizioni radicali come quella dei "no global", ora radunati per il Forum sociale di Firenze. Perché queste reazioni?
Piero Gheddo: Le contestazioni alla globalizzazione sono comprensibili. Infatti, essa porta alla ribalta la tragedia del nostro mondo spaccato in due: Nord e Sud, chi ha troppo e chi ha troppo poco. In passato, già esisteva la fame nel mondo, ma i popoli affamati vivevano lontani. Oggi, lo sviluppo delle nuove tecniche e strumenti mass-mediatici fa sì che l' informazione e lo scambio di idee si svolgano molto velocemente, in tempo cioè reale. Così, i contrasti economici, sociali e culturali fra i popoli emergono con prepotenza: noi siamo nel duemila dopo Cristo e i popoli dell'Africa nera, in genere, praticano ancora, nelle zone rurali, una economia di sussistenza. Mentre nel 1960 l´Africa nera esportava cibo, oggi importa circa il 30% del cibo che consuma. Si verifica così, che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri, sempre più poveri e che, mentre i paesi globalizzati avanzano, gli altri rimangono a terra e vanno indietro. Il mercato comune viene visto come il colpevole e tutto fa pensare che la globalizazzione è la nuova questione sociale del secolo XXI.

Agenzia Fides: Dunque i "no global" hanno ragione…
Piero Gheddo: Prima di tutto bisogna dire che in questo atteggiamento di fronte al fenomeno della globalizzazione manca una analisi seria di sviluppo e sottosviluppo. Grazie alla globalizzazione, nell'ultimo mezzo secolo, il terzo mondo si è in gran parte sviluppato. Mi riferisco soprattutto all'Asia, dove il progresso è evidente anche in paesi poverissimi come Bangladesh, mentre sono rimasti indietro i paesi dominati da dittature socialiste che non si sono aperte al libero mercato (Corea del Nord e Birmania). L'India ha avuto l'ultima carestia nel 1966, estesa meno di Etiopia e Sudan, con un miliardo di abitanti contro 80 milioni, esporta cibo (in Africa, Medio Oriente e Russia), mentre in Etiopia e Sudan si muore di fame. Secondo uno studio della Banca Mondiale del 2002, dal 1990 a 1999, i poveri sotto il livello minimo di vita sono diminuiti dal 27,6% al 14,7% nell'Asia orientale e Pacifico; dal 44 al 40% nell'Asia meridionale; dal 16,8 al 12,1% nell'America Latina e Caribe; dal 2,4 al 2,1 in Medio Oriente e Nord Africa. Pertanto, la causa radicale dell'abisso fra ricchi e poveri non è il mercato mondiale.

Agenzia Fides: Quali sono allora le vere cause del sottosviluppo?
Piero Gheddo: Pochi anni fa un missionario della Consolata mi diceva in Tanzania: "I pilastri del sottosviluppo africano sono quattro: fanatismo, analfabetismo, governi corrotti e i militari". La causa radicale dell'aumento dell'abisso fra ricchi e poveri è la mancanza d'istruzione e di crescita democratica dei popoli più poveri. La politica delle élites di governo, invece di puntare sull'educazione e sulla sanità per il popolo rurale, ha privilegiato le città, con il risultato di creare metropoli invivibili e campagne abbandonate. Lo sviluppo può venire solo dall'istruzione, dall'evoluzione di mentalità e culture, dall'educazione a produrre di più, da governi stabili, dalla libertà economica e dal libero mercato mondiale. Infatti, il mercato globale e quei paesi che vivono in pace, sono aperti all'economia di mercato e hanno un sufficiente livello di istruzione e di libertà economica, offrono delle possibilità di rapido sviluppo che in passato non esistevano. A questo punto è significativo ricordare l'esperienza che Giovanni Paolo II descrive nella "Redemptoris missio": "Lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dai beni materiali, né dalle strutture tecniche, ma dalla maturazione delle mentalità e dei costumi". Pensando a tutto questo, voglio anche dire che lo slogan "il sud è povero perché il nord è ricco" o vice-versa, è una colossale menzogna che certo non aiuta i popoli poveri.

Agenzia Fides: Ci sono altri aspetti positivi nel fenomeno della globalizzazione?
Piero Gheddo: Come ha detto il Santo Padre, "la globalizzazione, a priori, non è né buona, né cattiva. Sarà quello che le persone ne faranno. Nessun sistema è fine a se stesso ed è necessario insistere sul fatto che la globalizzazione deve essere al servizio della persona umana, della solidarietà e del bene comune". Ci sono aspetti negativi nella globalizzazione, perciò, di fronte a un fenomeno cosi nuovo dobbiamo essere molto cauti: non demonizzare né esaltare. Un altro aspetto della globalizzazione - che secondo me è il più importante anche se non ne parla mai - è il fenomeno culturale e religioso che la caratterizza: i popoli che vivevano separati s'incontrano, si confrontano, dialogano; avvengono scambi di valori culturali e religiosi. Questo è senza dubbio un aspetto molto positivo. Per la prima volta nella storia dell'umanità c'è un movimento di popoli che va verso l'unità e non verso la divisione, verso la pace e non la guerra, verso i diritti dell'uomo e della donna e non verso l'oppressione e la dittatura. Per tutto questo, demonizzare la globalizzazione è un errore imperdonabile. Bisogna migliorare i meccanismi, le regole, le realizzazioni, ma non andare contro un fatto epocale che è inevitabile e positivo. Il nostro tempo, e soprattutto i giovani, richiedono ottimismo e speranza, non pessimismo. Nella posizione dei "no global" c'è troppo pessimismo e preconcetti riguardo al mondo moderno e alla storia dei popoli ricchi e cristiani. Si condanna il male, ma non si riconosce il bene da essi compiuto: la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948) per esempio, è stata maturata nella civiltà occidentale, sotto l'influsso della Parola di Dio. Oggi i principi da essa sostenuti sono patrimonio di tutti i popoli…

Agenzia Fides: Lei ha potuto toccare con mano, nei diversi angoli del mondo, sofferenze, povertà e miseria, angosce ma anche le speranze di singoli e di popoli. Dal punto di vista del missionario, quali benefici si possono prospettare per i poveri del mondo?
Piero Gheddo: Prima di tutto - come ricorda incisivamente il Santo Padre nella lettera "Novo Millennio ineunte" - occorre ripartire da Cristo, ritornando al Vangelo e alla fede, ravvivando la vita cristiana. Se fossimo dei cristiani migliori saremmo in grado di comprendere ed aiutare meglio i poveri del mondo. Una prova di questo è che i missionari cristiani - cattolici e protestanti - con i loro volontari laici, generano sviluppo tra i poveri, mentre i progetti governativi di cooperazione internazionale spesso creano "cattedrali nel deserto". I missionari gettano ponti di comprensione e di educazione vicendevole fra i popoli, i progetti governativi no. In questo senso occorrerebbe recuperare una certa austerità di vita, per essere veramente fratelli dei poveri… Viviamo troppo nel superfluo e nello spreco: quanto si potrebbe semplificare! Bisogna poi dare ai giovani grandi ideali di vita, educarli soprattutto alla sfida del nostro tempo globalizzato: essere fratelli dei poveri.
Lo sviluppo dei popoli però è un tema molto complesso. La nostra civiltà materialista lo riduce al fattore economico: ricchi e poveri. Maritain dice che la radice dello sviluppo umano sta nell'idea che un popolo si fa di Dio, dalla quale deriva la sua cultura, l'idea della natura, dell'uomo, del lavoro umano, del cammino verso la meta.
La missione della Chiesa è quella di annunziare e testimoniare Gesù, unico Salvatore dell'umanità. Lo sviluppo dell'uomo viene da Dio e da Cristo. L'opera missionaria ha bisogno di uomini e donne che consacrino la vita per educare e lasciarsi educare, condividere, gettare ponti di comprensione e di solidarietà tra nord e sud del mondo. La Chiesa, infatti, è stata la prima a globalizzare i popoli annunziando il Vangelo. Gesù, che sale al Cielo affida alla Chiesa la sua missione: "Andate in tutto il mondo, annunziate il Vangelo a tutte le creature" (Mc 16, 15). (Agenzia Fides 8/11/2002)



** CHI E' PADRE PIERO GHEDDO:
Nato nel 1929 in un paese del Piemonte (Tronzano, Vercelli) è entrato nel Pime nel 1945 e ordinato sacerdote nel 1953. Avrebbe dovuto partire per l'India, invece i superiori l'hanno tenuto nella stampa, all'inizio in modo provvisorio, poi la sua opera nei mass media è diventata importante per l'Istituto e la Chiesa italiana: ha finito per restare in Italia e nel 2003 celebra i 50 anni di sacerdozio. E' stato fra i fondatori dell'Editrice Missionaria Italiana (EMI, 1955) e di "Mani Tese" nel 1963.
Ha visitato numerosi paesi e Chiese nel mondo missionario, in ogni continente. Direttore della rivista "Mondo e Missione" per 35 anni (1959-1994), fondatore e direttore dell'agenzia d'informazione "Asia News" nel 1987, ha pure diretto la rivista per i giovani "Italia Missionaria" (1953-1958, 1975-1991). Padre Gheddo ha collaborato con numerosi giornali italiani (Avvenire, Osservatore Romano, Il Giornale, Gente, Epoca, Famiglia Cristiana, Il Messaggero di Sant'Antonio...). Le sue corrispondenze dai paesi del sud del mondo sono apprezzate anche nel mondo laico, perchè padre Gheddo riporta in Italia la vita dei popoli, il loro modo di vivere il cristianesimo e le altre religioni: non intervista primi ministri o personalità della politica, ma va a vivere nei villaggi, con il popolo e con le Chiese locali.
Questo gli ha permesso di prendere posizioni contro corrente anche in campo politico, come durante la guerra del Vietnam e i Khmer rossi in Cambogia: in Italia è stato il primo che ha denunziato che i "liberatori" erano in realtà nuovi oppressori del popolo. Così ha molto scritto sulla fame nel mondo e sviluppo-sottosviluppo dei popoli, che attribuisce anzitutto a fattori educativo-culturali-religiosi, prima che economico-tecnici.
Padre Gheddo ha scritto settanta volumi, con una ventina di traduzioni all'estero e collabora con vari giornali e radio-televisioni. Ha presentato il Vangelo della domenica alla televisione di Rai-Uno tutti i sabati sera per due anni di seguito (1993-1995). Ha ricevuto tre prestigiosi premi giornalistici italiani, fra i quali il "Premio Campione d'Italia" nel 1972.
Dal 1994 è direttore dell'Ufficio storico del Pontificio istituto missioni estere a Roma, ma ha anche una sede e la segretaria a Milano (suor Franca Nava) per le collaborazioni giornalistiche e le conferenze serali a cui è spesso invitato. E' postulatore di quattro cause di canonizzazione: il dottor Marcello Candia (laico missionario in Amazzonia, 1816-1983), padre Clemente Vismara (missionario del Pime per 65 anni in Birmania, 1897-1988), fratel Felice Tantardini (fratello missionario del Pime per 70 anni in Birmania, 1898-1991) e padre Carlo Salerio (1827-1870), missionario in Oceania e fondatore delle suore della Riparazione a Milano.
 
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