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Agenzia Fides: Eccellenza, quali sono i punti ai quali darà maggior risalto nel suo discorso di apertura dell'Assemblea? Mons. Barragán: Nella prolusione dell'Assemblea presenterò quello che alcuni chiamano "Il nuovo paradigma" e che consiste in 12 punti. Lo spunto l'ho avuto dai diversi incontri ai quali prendo parte come rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite. Ho sentito affrontare tanti temi etici e ho voluto fare una ricerca. Alle Nazioni Unite, ad esempio, tre Organizzazioni non governative insieme ad altri partecipanti hanno pensato ad una "nuova etica" che purtroppo è adottata nei diversi ministeri della salute di tanti Paesi del mondo. Dopo aver realizzato che dappertutto si parla di nuova etica globale, universale, ho deciso di presentare questo nuovo paradigma, frutto di tutto quello che pensano i vari esperti del settore. Il nuovo paradigma è il paradigma di quello che si chiama sviluppo sostenibile. Il mio è uno studio su questo sviluppo sostenibile, su cosa significa, quali sono i suoi valori e controvalori. E' come un sistema etico che vuole prescindere da tutte le religioni, anzi che è contro tutte le religioni, specialmente quella cristiana. Ho voluto studiare le radici profonde del pensiero occidentale di questa nuova etica globale o nuova etica universale: ora propongo una vera etica che veda l'uomo come progetto che si realizza, sempre avendo come finalità quella che io chiamo l'io migliore e non un'altra cosa trascendente come tale. Agenzia Fides: Quest'anno l'Assemblea Generale della Pontificia Accademia della Vita dedicherà due giornate alla ricerca biomedica. Quali sono gli obiettivi che si spera di raggiungere? Mons. Barragán: Aiutare la ricerca biomedica attuale, specialmente sui piani dell'ingegneria genetica. Vale a dire che questi devono essere inseriti nei piani dell'etica cristiana per "costruire" l'uomo e non per distruggerlo. Agenzia Fides: In che modo è possibile favorire il dialogo tra scienza e fede? Mons. Barragán: Una scienza veramente consapevole di se stessa, senza pregiudizi, si apre da sola al trascendente. La scienza infatti è lo studio della realtà, e la realtà come tale è una realtà creata. Dunque in quanto creata è sempre aperta al suo Creatore. E' una cosa innata in se stessa, si voglia o no. E' necessario quindi, quando si fa uno studio profondo della realtà, aprirsi anche ad una visione filosofica, teologica e al Signore. Agenzia Fides: Cosa pensa del fatto che i Paesi sviluppati investano tanto sulla ricerca scientifica mentre i Paesi poveri non hanno neanche i presidi elementari per sopravvivere? Mons. Barragán: Si dovrebbe procedere sempre seguendo delle priorità, vedendo quello che è più necessario, e fare in primo luogo ciò che è più urgente. Ma questo non significa delegittimare la ricerca, anzi. Le ricerche, se condotte in modo corretto, possono risolvere tanti problemi. Si pensi per esempio agli antibiotici: se non fossero stati scoperti, molta gente morirebbe ancora come in passato. Lo stesso vale per molti altri campi della ricerca che portano benefici a tutta la popolazione mondiale. Il problema non sta nella ricerca ma nel modo in cui viene svolta. La Chiesa non è mai stata contraria alla ricerca e al progresso scientifico e tecnologico, anzi è una attenta promotrice di questo progresso. La tecnica come tale ha come orizzonte la possibilità, invece l'etica ha come orizzonte la finalità. Ossia l'etica dà alla biogenetica, alla tecnica, alla tecnologia come tale, una finalità che significa costruire l'uomo e non distruggerlo. Su www.fides.org è possibile consultare l'intero programma dell'Assemblea Generale della Pontificia Academia per la Vita. (AP) (22/2/2003 Agenzia Fides - Parole: 673 Righe: 52) |
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