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Le Religioni in Iraq
Le religioni nel nuovo Iraq (01/2005)
Le religioni nel nuovo Iraq (04/2004)
L'Iraq delle religioni (03/2003)
Le Chiese figlie di san Tommaso Apostolo, Missionario in Oriente(11/2002)
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Quale futuro per i cristiani in Iraq

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Noi seguiamo in pieno la volontà del Santo Padre, che ha sempre mostrato massima sollecitudine verso la Chiesa Caldea. (Mons. Antonios Mina responsabile per la Chiesa Caldea presso la Congregazione per le Chiese Orientali)

Le religioni nel nuovo Iraq

Alcune chiese sono chiuse, gli ultimi attentati hanno aumentato la paura, la gente non va in parrocchia, e, quando ci va, lo fa di nascosto. I Sacramenti si celebrano nei locali sotterranei, nel segreto. I cristiani sono confinati in casa e sono stanchi di questa situazione. Per questo molti, tormentati da questa nuova oppressione che viene dal pericolo terrorista, preferiscono emigrare. E’ la situazione descritta da fonti locali di Fides sull’attuale situazione dei cristiani in Iraq.
“Le condizioni di noi cristiani sono peggiorate”, dicono le fonti di Fides nella chiesa siro-cattolica, all’indomani dell’episodio del rapimento e della liberazione dell’Arcivescovo siro-cattolico Mons. Basel Geroge Casmoussa. “Il gesto, come quello degli attacchi alle chiese, ha un significato altamente simbolico: i terroristi vogliono intaccare nel profondo la fede, le certezze, l’identità stessa dei cristiani”.
Le famiglie cristiane hanno paura per i loro bambini e le loro donne, per questo molte fuggono dal paese. Dopo il primo attentato alle chiese di Baghdad, nell’agosto 2004, già oltre 4.000 famiglie cristiane sono fuggite in Siria e Giordania. Anche se altri fedeli dicono di voler restare e di non aver paura di morire. Nella storia dell’Iraq sono già avvenute stragi della comunità cristiana. I cristiani hanno definito il 1° agosto 2004 - il giorno degli attentati alle chiese, un grave atto intimidatorio avvenuto per la prima volta nella storia dell’Iraq – “giorno del sangue”. E l’altro attentato alle chiese del 16 ottobre scorso dimostra che le minacce continuano.
I fondamentalisti islamici vogliono cacciare i credenti in Cristo dall’Iraq: dicono che l’Iraq è una terra musulmana. I gruppi radicali trascinano gli altri fedeli musulmani, che spesso sono fomentati dai loro capi. Fonti di Fides in Iraq affermano che l’80% dei mullah sono predicatori di odio e alimentino il fondamentalismo. Purtroppo, se continuerà questa tendenza, ben presto l’Iraq sarà una terra senza cristiani.
Le fonti notano che molti cristiani continuano a lasciare l’Iraq, presi dalla paura, fuggendo soprattutto in Giordani e Siria: il numero degli esuli, secondo alcuni dati non ufficiali, potrebbe aver già raggiunto quota 40.000 persone.
Ma molti cristiani, religiosi e laici, dicono a Fides: “Noi non potremo mai lasciare la nostra terra. Siamo iracheni e resteremo nel nostro paese. Inoltre noi cristiani qui abbiamo una tradizione millenaria, che risale a molti secoli prima dell’arrivo dei musulmani”.
I cristiani in Iraq, ricorda la fonte di Fides, appartengono al gruppo Assiro-caldeo, il terzo gruppo etnico presente oggi in Iraq, dopo arabi e curdi. Gli Assiro-caldei sono i discendenti del popolo degli Assiri che abitavano la Mesopotamia 6.700 anni fa, con capitale Ninive. Gli Assiro-caldei non sono arabi e hanno mantenuto nei secoli una identità, lingua e cultura propria, precedente all’arabizzazione. Furono i primi ad accogliere il messaggio cristiano nel I sec. d.C. in seguito alla predicazione di San Tommaso Apostolo (40 d.C) e dei suoi discepoli.
Nonostante l’avvento degli arabi musulmani nei secoli successivi (le conquista arabe del VII secolo e la definitiva assimilazione nell'Impero Ottomano nel sec. XVI), gli Assiro-Caldei mantennero la loro cultura, lingua semitica (l’aramaico) e religione, subendo anche persecuzioni e massacri. Nell’era moderna, durante la Prima Guerra Mondiale, la Gran Bretagna li annoverò fra i propri alleati e gli Assiro-caldei subirono per questo la violenta repressione dell’Impero Ottomano.
Oggi in Iraq gli Assiro-caldei sono circa 2 milioni, stanziati perlopiù fra Bagdad e Mosul, ma considerando la diaspora nei cinque continenti, si arriva a circa 4,5 milioni di persone. Come cristiani hanno sempre espresso il loro desiderio di contribuire alla costruzione del nuovo Iraq.

Sommario

Buone relazioni fra comunità religiose, aiuti umanitari da chiese e moschee, senza discriminazioni: l’azione del Consiglio Interreligioso dell’Iraq per la pace

“Gli iracheni di tutte le comunità religiose sono un popolo unito. E’ un errore colpire le moschee”, dice a Fides il prof. Justo Lacunza, Preside del Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica

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