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La crisi della Costa d'Avorio nelle notizie dell'Agenzia Fides

Africa-Costa d'Avorio- Chi ha finanziato il tentato golpe?
Bouaké (Agenzia Fides)- "L'origine del colpo di stato rimane un mistero. Quel che è certo è che i ribelli erano ben finanziati, perché avevano armi sofisticate, non in dotazione all'esercito regolare. Molti nel paese sostengono che forze interne hanno finanziato l'operazione, con i miliardi rubati il mese scorso alla banca centrale di Stato". È il racconto di una fonte locale contatta dall'Agenzia Fides a Bouaké (la seconda città del paese, a 350 km a nord dalla capitale Abidjan), dove sono concentrati i ribelli che hanno tentato il golpe in Costa d'Avorio. La fonte di Fides aggiunge: "Non ho alcuna notizia sulla presenza di mercenari stranieri, anzi i ribelli hanno arruolato a forza ragazzi del posto". La situazione sul campo è ancora incerta. "I combattimenti per il momento sono sospesi, non si odono spari", dice. "Ieri sera però abbiamo vissuto momenti drammatici, almeno tre quarti d'ora di sparatorie, con l'impiego di artiglieria pesante e lanciarazzi. I ribelli sono asserragliati in un bosco nei pressi di una scuola militare. La città per fortuna non è stata colpita, e non abbiamo notizie di vittime tra i civili". (Agenzia Fides 24/9/2002)

Africa Costa d'Avorio- Testimonianza dai luoghi dei combattimenti
Abidjan (Agenzia Fides)- "Siamo lieti dell'annuncio che verrà firmato il cessato il fuoco questo pomeriggio, ma per il momento qui i combattimenti continuano" dice all'Agenzia Fides una fonte locale. "I missionari stanno facendo l'impossibile per dare assistenza ai profughi che fuggono da Bouaké. Siamo gli unici a dare loro assistenza, ma le condizioni diventano sempre più difficili. Come possiamo organizzare il loro trasferimento nelle città del sud se il prezzo dei carburanti è aumentato di ben 4 volte? La nostra speranza è che si raggiunga un accordo di pace al più presto. Sarà difficile perché i ribelli hanno posto condizioni impossibili: la caduta del governo e la sostituzione con un esecutivo formato dai ribelli". (Agenzia Fides 4/10/2002)

Africa/Costa d'Avorio Appello dei salesiani di Duékoué: "Abbiamo bisogno di riso per sfamare 4000 rifugiati"
Duékoué (Agenzia Fides)- "Nella nostra missione abbiamo oltre 4000 rifugiati" dicono i Salesiani di Duékoué, cittadina nell'ovest del paese. "Le autorità locali stanno facendo l'impossibile per aiutare queste persone, ma abbiamo finito le riserve di cibo. Abbiamo bisogno di riso per sfamare queste persone. Vi sono altri 3000 rifugiati in diverse zone della città. Sono agricoltori originari del Mali e del Burkina Faso. Qui non vi si sono scontri con i ribelli, ma una parte della popolazione locale ha approfittato del clima ostile contro gli stranieri, per cacciare gli agricoltori immigrati da fuori e impadronirsi del loro raccolto. Nel clima inquinato che sta vivendo il paese si è creata un guerra tra poveri, con può avere conseguenze imprevedibili. Non possiamo ancora parlare di conflitto etnico, ma bisogna calmare gli animi prima che sia troppo tardi. Bene ha fatto il presidente Gbagbo, affermando in televisione che la ribellione è un fatto interno e non un'aggressione esterna. Questo appello sta riducendo la tensione nei confronti degli immigrati". (Agenzia Fides 11/10/2002)

Africa/Costa d'Avorio- Nonostante la tregua segnalati sporadici scontri
Abidjan (Agenzia Fides)- Continua a regnare la confusione in Costa d'Avorio, da metà settembre in preda a una guerra civile. "La tregua, firmata nei giorni scorsi, è violata dai ribelli" dice una fonte locale contatta a M'Bahiakro, la principale città ancora controllata dal governo, più vicina a Bouaké, divenuta "la capitale" dei ribelli. "Alcuni villaggi nei pressi di M'Bahiakro sono stati attaccati e ora sono in mano agli insorti. Questi ultimi non hanno ancora definito con chiarezza le loro richieste, a parte quella delle dimissioni del Presidente. L'impressione è che chiederanno maggiore autonomia per il nord del paese. I Dioula, l'etnia principale del nord, appoggiano, infatti la ribellione. A Bouaké, una città di più di un milione di abitanti, solo i quartieri di Dioula sono ancora abitati. Tutti gli altri sono svuotati. Questo dà la dimensione delle tragedia umana che si sta vivendo in questo paese". (Agenzia Fides 26/10/2002)

Africa/Costa d'Avorio. Il coraggio della pace nel gesto dalla famiglia del portavoce dei ribelli assassinato
Abidjan (Agenzia Fides)- "Ancora si attende il ritorno dei ribelli ai negoziati di pace in corso in Togo" dice una fonte locale all'Agenzia Fides. I ribelli avevano sospeso i colloqui dopo che sconosciuti avevano assassinato ad Abidjan, Benoît Dakoury-Tabley, fratello di Louis Dakoury-Tabley, portavoce del movimento ribelle. "Questo omicidio è ancora avvolto nel mistero, certamente dimostra l'estensione anche alla capitale Abidjan dell'insicurezza, nella quale vivono vaste aree del paese" dice la fonte dell'Agenzia Fides. "La famiglia dell'assassinato ha dato però una bella testimonianza di pace. In un messaggio trasmesso ieri dalla televisione, i familiari hanno deplorato che un loro parente sia passato nel campo dei ribelli. Hanno pure denunciato la strumentalizzazione a fini politici dell'omicidio del loro congiunto. Si tratta di dichiarazioni molto coraggiose".
Mentre si attende la ripresa dei colloqui, proseguono i preparativi per il dispiegamento della forza di pace interafricana. Il 15 novembre arriveranno ad Abidjan una ventina di militari africani per predisporre l'arrivo di 1300 uomini appartenenti ai paesi della CEDAO (Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale). Il compito di questi militari è quello monitorare il rispetto della tregua tra governo e ribelli, interponendosi tra i due contendenti. Le truppe africane riceveranno il supporto logistico di Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania. (Agenzia Fides 13/11/2002)

Africa/Costa d'Avorio La Caritas invia oggi aiuti alla diocesi isolate
Abidjan (Agenzia Fides)- Mentre tutta la Costa d'Avorio attende con ansia la ripresa dei colloqui di pace, continuano a rimanere isolate dal resto del paese quattro diocesi: Bouaké, Katiola, Korhogo, Odienné. "Solo da pochi giorni siamo riusciti a comunicare per telefono con alcune di queste diocesi, ma non è ancora possibile uscire o entrare da quelle zone" dice una fonte dell'Agenzia Fides. "La buona notizia è che, oggi, la Caritas locale dovrebbe far partire un convoglio di aiuti verso il nord in mano ai ribelli. Speriamo che a questo invio ne seguano altri. Non si sono avuti episodi di violenza contro la Chiesa, salvo atti di banditismo, anche perché i ribelli hanno liberato i detenuti del carcere di Bouaké. Solo un ritorno della pace potrà fermare questi episodi, ma si prevedono tempi lunghi; le posizioni del governo e dei ribelli, infatti, sono ancora molto distanti". (Agenzia Fides 13/11/2002)

Africa/Costa d'Avorio La Chiesa cattolica: "Basta con la falsa informazione! In Costa d'Avorio non è guerra di religione"
Abidjan (Agenzia Fides)- "L'attuale conflitto in Costa d'Avorio non è una guerra di religione" riferisce all'Agenzia Fides Padre Blaise Amian, Segretario Generale della Conferenza Episcopale della Costa d'Avorio. "Quando nella notte tra il 18 e il 19 settembre il paese si è svegliato sotto i colpi delle armi da fuoco, si è parlato, in un primo momento di un ammutinamento, poi di un tentativo di colpo di stato. Non riuscendo a conquistare il potere, questo tentativo si è trasformato in una ribellione armata che ha sconvolto il nord e il centro del paese, rovinando l'economia e paralizzando le attività pastorali delle diocesi di Odienné, Korhogo, Katiola e Bouaké.
Certi media stranieri hanno subito parlato di opposizione tra nord e sud, di guerra aperta tra musulmani e cristiani. Non è vero niente. Altrimenti la parte sud del paese, dove si trova il 75% della popolazione del paese- musulmani e cristiani, ivoriani e stranieri - sarebbe da tempo piombata nella guerra. La verità dei fatti quindi dimostra il contrario di quello che dicono persone male informate: in Costa d'Avorio non c'è una guerra tra cristiani e musulmani, né un conflitto tra la parte nord e sud del paese. Tutti noi ivoriani guardiamo con grande speranza ai negoziati di pace di Lomé, in Togo, e perché le vere cause di questa guerra e i veri responsabili siano conosciuti. È questa la condizione principale per il ritorno della pace, premessa di ogni sviluppo armonioso". (Agenzia Fides 14/11/2002)

Africa/Costa d'Avorio Le dichiarazioni di pace della Chiesa
Abidjan (Agenzia Fides)- All'inizio dello scoppio della crisi, i Vescovi della Provincia ecclesiastica di Abidjan hanno redatto, insieme ai responsabili della Chiesa metodista della Costa d'Avorio, una dichiarazione con la quale invitano il popolo alla speranza e alla calma: "Non lasciatevi inquietare dalle voci infondate e le campagne di intossicazione che seminano la confusione negli animi. Che l vostri cuori non siano turbati, perché Dio è con noi e veglia sempre di noi. Non abbiate paura e non spaventavi l'un l'altro".
Il 17 ottobre la Conferenza Episcopale ha ufficialmente fatto sentire la sua voce chiedendo alle parti in conflitto di dialogare: "La pace e la concordia ci hanno permesso do costruire il nostro paese durante gli ultimi 30 anni. Non possiamo negare che non abbiamo problemi…ma abbiamo il nostro metodo per affrontarli: il dialogo. Abbiamo raccomandato questo metodo ai fratelli in conflitto. Calmiamo i nostri animi e percorriamo la via del dialogo per trovare un accordo. La guerra, qualunque siano i motivi o le ragioni che si possono avanzare per giustificarla, fa più male che bene".
Anche il Forum delle confessioni religiose (cristiani, musulmani e religioni tradizionale), il 16 ottobre, ha reso pubblica una dichiarazione, invitando i religiosi del paese a lavorare per la pace: Quali che siano le nostre origine etniche, la nostra condizione sociale, la nostra appartenenza religiosa e la nostra sensibilità politica, operiamo uniti alla ricerca e alla salvaguardia della pace, per la stabilità del nostro caro paese, la Costa d'Avorio". (Agenzia Fides 14/11/2002)

Africa/Costa d'Avorio Generoso impegno della Chiesa cattolica per le popolazioni vittime della guerra, ma le necessità sono ancora tante.
Abidjan (Agenzia Fides)- La Chiesa, come sempre, si è subito intervenuta per soccorrere le popolazioni colpite dalla guerra in corso nel paese africano. La maggior parte dei profughi in fuga dai combattimenti si sono rifugiati nelle parrocchie di Yamoussoukro. Malgrado la solidarietà cristiana, parrocchie da sole non riescono a far fronte alle esigenze di tutti. La Caritas e le Organizzazioni Non Governative (ONG) cristiane hanno subito inviato aiuti in zona. Fin dai primi giorni dell'emergenza è stato creato un comitato di crisi da parte delle Caritas delle diocesi della Provincia Ecclesiastica di Abidjan, Yapougon, Grand Bassam e Abidjan.
Finora il comitato di crisi ha avviato i seguenti progetti, riferisce all'Agenzia Fides Padre Hubert Gnako, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie della Costa d'Avorio: raccolta di viveri e di altri generi di prima necessità nelle parrocchie delle tre diocesi che hanno accolto i profughi.; appello per la solidarietà rivolto a tutti cristiani del paese; visita delle regioni in conflitto per valutare i bisogni della popolazione locale; invio di convogli umanitari a Yamoussoukro, Didévi, M'Bahiakro, Tiébissou, Sakasoou, Bouaké, Niakaramadougou, Napié e Korhogo. Si stanno preparando altri convogli in direzione di Daloa, Vavoua, Zuénoula, Bouaflé.
Così sono già stati distribuite medicine per un valore di un milione e mezzo di franchi CFA; viveri e altri generi (sapone, abiti, ecc…) per 15 milioni, che insieme ad altre voci si arriva a un totale di 21 milioni e 100mila franchi CFA.
"Nonostante gli interventi della Caritas e delle ONG cattoliche e quelli della comunità nazionale e internazionale resta ancora molto da fare. Vi sono ancora tante necessità da colmare" dice Padre Hubert Gnako. (Agenzia Fides 18/11/2002)

Africa/Costa d'Avorio "Con responsabilità dobbiamo affermare che la tregua non sta evolvendo nella pace"
Abidjan (Agenzia Fides)- "Siamo arrivati a un punto molto delicato" dice una fonte locale contattata dall'Agenzia Fides " i negoziati di pace tra il governo ivoriano e i ribelli stanno attraversando serie difficoltà. I ribelli hanno avanzato alcune proposte molto vaghe, come la necessità di instaurare "un nuovo ordine pubblico", volte solo prendere tempo e a creare confusione. Il governo, in precedenza, aveva proposto un referendum per riformare la Costituzione. Il punto in discussione è l'art 35 della Costituzione vigente che stabilisce i criteri della cittadinanza ivoriana. Attualmente per essere cittadini ivoriani bisogna essere nati da padre e madre ivoriani e non avere acquisito la cittadinanza di un altro paese. Il referendum proposto dal presidente pone solo la domanda "volete o no la riforma della Costituzione?" senza soffermarsi sui punti di un'eventuale nuova carta costituzionale. Questo non basta ai ribelli, che temono, inoltre, l'esclusione dal voto dei loro sostenitori. La grave crisi dei colloqui di pace di Lomé, dà forza a chi, nel campo governativo e in quello dei ribelli, vuole la guerra. La gente sta perdendo la speranza e la sensazione è quella di trovarsi sull'orlo di un vulcano pronto ad esplodere.
L'unica nota positiva è la ripresa dei contatti telefonici con le Diocesi del nord che sono in mano ai ribelli. I convogli umanitari della Caritas, inoltre, stanno viaggiando regolarmente portando soccorsi alla popolazione di queste zone". (Agenzia Fides 21/1172002)

Africa/Costa d'Avorio Situazione sempre più critiche, aperto un nuovo fronte di scontri
Abidjan (Agenzia Fides)- "I negoziati in corso a Lomé sono in stallo e non si vede una via di uscita "dice una fonte locale contattata dall'Agenzia Fides. A Lomé, capitale del Togo, da settimane sono in corso negoziati tra il governo della Costa d'Avorio e i ribelli del Mouvement Patriotique de Côte d'Ivoire (MPCI) che dal settembre scorso controllano diverse zone settentrionali del paese.
"Il presidente del Togo, Eyadema, che media tra le parti, ieri è uscito esasperato dall'ultima riunione, accusando i ribelli di intralciare con il loro atteggiamento il raggiungimento di un accordo". L'empasse negoziale si ripercuote a livello militare, dove sono segnalati scontri tra l'esercito regolare, appoggiato da mercenari africani ed europei e le forze del MPCI. "Non sappiamo ancora come la situazione stia evolvendo" dice la fonte dell'Agenzia Fides "le notizie sono ancora confuse. Gli scontri si sono concentrati attorno alla città di Vavoua". A complicare la situazione un secondo fronte è stato aperto nell'ovest del paese dai partigiani del generale Robert Gueï, ucciso in circostanza misteriose all'inizio della rivolta. Il nuovo movimento ribelle si chiama Mouvement pour la Justice et la Paix e ha occupato due importanti città: Danané e Man. "La spirale di violenza nella quale la Costa d'Avorio sta sprofondando" dice la fonte dell'Agenzia Fides "rischia di avere serie conseguenze per tutta la regione. La Costa d'Avorio è infatti la locomotiva economica di questa parte dell'Africa, accogliendo milioni di immigrati dei paesi limitrofi. Se l'economia ivoriana andrà in rovina, cosa succederà a questa gente?" (Agenzia Fides 30/11/2002)

Africa/Costa d'Avorio. I missionari dalla città di Korhogo: "Chiediamo a voi, in Europa, che siete al sicuro e nell'abbondanza di pregare per la pace in Costa d'Avorio"
Abidjan (Agenzia Fides)- "La situazione in città è calma, perché molti ribelli sono andati a dare man forte alla ribellione dell'ovest" dice una fonte locale contatta dall'Agenzia Fides, nella città di Korhogo, principale centro settentrionale della Costa d'Avario, occupato da metà settembre dai ribelli del Movimento Popolare della Costa d'Avorio (MPCI). "Da quando Korhogo è caduta in mano ai ribelli, la città si è quasi svuotata e le Chiese si sono riempite. Noi missionari pur avendo avuto la possibilità di lasciare la città, siamo rimasti al nostro posto. Abbandonare questi nostri fratelli in difficoltà significava tradire la nostra missione e, quindi, la Chiesa. Nella nostra parrocchia abbiamo 2mila bambini ai quali assicuriamo cibo ed educazione. Continuiamo a dare loro una formazione scolastica oltre a organizzare attività ricreative e sportive. È bello vedere questi bambini giocare a calcio quando gli adulti fanno la guerra: l'innocenza dei bambini supera la malvagità del mondo adulto.
Tutti i cristiani pregano continuamente per la pace: ogni sabato mattina recitiamo il rosario per la pace e ogni giorno esponiamo il Santissimo. Tante persone partecipano a queste funzioni. Tra questi vi sono molti animisti, che sono la maggioranza della popolazione del nord della Costa d'Avorio. Pensiamo che diversi animisti si convertiranno al cristianesimo, perché vedono noi cristiani pregare per la pace, a differenza dei musulmani che pregano per la guerra. Di recente, l'Imam della Moschea principale ha pregato per la morte del presidente.
Chiediamo anche a voi, in Europa, che siete al sicuro e nell'abbondanza di pregare per la pace in Costa d'Avorio. Noi proprio perché siamo nella penuria e in una situazione incerta festeggeremo il Natale. (Agenzia Fides 20/12/2002)

AFRICA/COSTA D'AVORIO LE GUERRE DI CUI NON SI PARLA. I RIBELLI NON PARTECIPANO AL CONSIGLIO DEI MINISTRI. ANCORA SCONTRI ALL'OVEST
Abidjan (Agenzia Fides)- "Purtroppo la situazione politica in Costa d'Avorio non si è ancora sbloccata" riferiscono alcuni missionari contattati dall'Agenzia Fides ad Abidjan. "La seconda riunione del Consiglio dei ministeri tenutosi il 20 marzo (vedi Fides 20 marzo 2003) è stata disertata dai rappresentanti dei ribelli, con il pretesto che non avevano le necessarie garanzie di sicurezza. Non si è così riusciti a coprire i 9 posti ministeriali riservati ai ribelli,e quel che è più grave, si è prodotto uno stallo gravissimo che può condurre alla ripresa delle ostilità. L'impressione è che i ribelli non hanno serie intenzioni di partecipare al governo."
La crisi in Costa d'Avorio è scoppiata nel settembre del 20002 quando un gruppo di militari ha tentato un golpe che è stato sventato dalle forze fedeli al presidente Laurent Gbgbo. I militari ribelli hanno però conquistato il nord del paese, che da allora è controllato da loro. I ribelli si sono costituiti in un movimento, il Movimento Patriottico della Costa d'Avorio (MPCI), al quale se ne sono aggiunti altri due che operano nell'ovest del paese: Movimento per la Giustizia e la Pace (MPJP) e Movimento Popolare Ivoriano del Grande Ovest (MPIGO).
Ed è proprio nell'ovest che la situazione rimane grave. Secondo i missionari sentiti dall'Agenzia Fides "qui purtroppo siamo arrivati a quello che tutti temevano: lo scontro etnico. Le etnie Yacouba e Guérer si affrontano in scontri continui con tutto quello che ne consegue con violenze di ogni genere sui civili. A questo si aggiunge poi l'intervento di mercenari liberiani, che operano sia accanto ai ribelli, sia in supporto alle forze regolari. Questi mercenari sono accusati dai civili di essere i maggiori responsabili delle violenze e dei saccheggi."
Un dato positivo è la visita effettuata domenica 23 marzo a Bouaké da mons. Paul-Siméon Ahouanan Djoro, Vescovo di Yamoussoukro. Bouaké è il maggiore centro del nord controllato dai ribelli. Il Vescovo ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale e ha incontrato la comunità ecclesiale locale con la quale si intrattenuto a lungo in preghiera e in dialogo fraterno. Mons. Djoro ha pure incontrato i rappresentati dei ribelli, i quali hanno espresso il desiderio che la Chiesa continui ad operare per la riconciliazione nazionale. (L.M.) (Agenzia Fides 27/3/2003


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