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Dossier - a cura di Gahama Justine
SONO AFRICANA
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Testimonianze di donne sulle mutilazioni genitali femminili

Dall’Agenzia MIGRA (Informazione Immigrati Associati) si possono leggere le seguenti testimonianze di donne che hanno avuto a che fare con la pratica delle mutilazioni genitali femminili.
Zahra: «I miei genitori erano persone istruite, contrarie all’infibulazione. Soprattutto mio padre, non ne voleva sapere. Io mi vergognavo da morire e andavo a visitare le compagne infibulate con invidia. Mi sentivo sporca e in colpa, soprattutto quando correvo e saltavo con i compagni di giochi o con i cugini. Mi dicevano di stare buona e seduta, che mi potevo fare male “lì”. C’era una mia zia in particolare che tutte le volte che mi vedeva diceva: “Almeno dì a tua madre di farti la sunna, è solo un taglietto, ti toccano appena …”. Progettavo di fare tutto di nascosto, per fortuna non è successo».

Raxma: «Quando sei infibulata rimani vergine perché hai paura di quelle cose. È meglio avere paura così non vai con il primo che capita e poi così lo sanno tutti che sei una donna per bene e non vai con tutti. Altrimenti sei come le gaal (infedeli, termine generalmente usato per indicare gli occidentali)».

Faduma: «Credo che nel cammino verso il superamento delle Mutilazioni genitali femminili si debba procedere per gradi proprio per rispettare la natura storica e culturale dell’infibulazione che non tutte sono disposte a lasciare immediatamente. Ci sono tante donne che decidono di portare le loro figlie in Egitto. Allora dico: a queste donne diamo la possibilità di fare la sunna simbolica, così almeno le figlie rimarranno illese».

Aurala: «Facevo parte di Ururki Hawenka Somaliyeed della Repubblica democratica somala, un’associazione che per oltre venticinque anni si è battuta contro l’infibulazione. Quando è scoppiata la guerra mi sono trasferita in Danimarca come rifugiata politica. Sono stata una delle prime a ribellarsi a tale pratica. Io non condivido la posizione di chi divide l’infibulazione per tipi o categorie, che dice per esempio: questa è la sunna, questa è l’infibulazione faraonica o cose simili. L’unica cosa di cui sono convinta è che l’infibulazione debba essere abbandonata completamente.
Non ha nulla a che fare con la religione, a maggior ragione non si deve praticare, perché ne conseguono tantissimi problemi e sofferenze. La donna soffre quando viene infibulata, quando ha le mestruazioni, quando si sposa e quando ha figli. È sempre una persona che soffre! Che senso può avere allora se porta solo dolore? Una sofferenza non prescritta da nessuna religione! Credo che sia molto importante in questo contesto che in una famiglia ci sia armonia e amore. Solo con il dialogo tra uomo e donna queste cose si possono superare. È quindi importante l’accordo e il sostegno anche degli uomini nella lotta contro tale pratica».

L’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo), riporta altre testimonianze.
Amina: «Fu mio padre a decidere la mutilazione mia e di mia sorella Mariam, quando avevamo 12 e 10 anni.Ci legarono i polsi e le caviglie. Abbiamo sentito la lama, poi un impasto appiccicoso, tuorlo d'uovo e farina, per fermare l' emorragia…Un lenzuolo tagliato a strisce ci immobilizzò per giorni dalla vita alle ginocchia. Due anni dopo venni data in sposa ad un uomo più anziano, che riuscì a stento a mettermi in cinta. Il bambino nacque morto: l' utero era troppo infiammato a causa dell'infibulazione.Venni ripudiata…».

Anab: «C'erano le altre a ricordarmelo: 'Non toccare i nostri capelli sei impura'- 'Non sollevare la gonna, devi solo vergognarti'. Avevo sette anni, guardavo le amiche e mi sentivo esclusa. Un giorno non ne potei più. Presi una lametta, andai in un posto isolato, e tentai di mutilarmi da sola….Il sangue cominciò a scorrere, ebbi paura e corsi da mia zia, la quale decise che era arrivato il momento. Dovevo essere infibulata. Eravamo in otto: a me, che ero la più piccola, toccò per prima. Mi dibattei a lungo durante l'operazione, ma mani di donne grandi e forti mi tenevano saldamente. Gridai con tutta la mia voce…..».

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