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Dossier - a cura di Gahama Justine
SONO AFRICANA
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Introduzione

Il Magistero della Chiesa, nella parte terza (La vita in Cristo, sezione seconda-Dieci Comandamenti) ricorda che:
« La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente».
E precisa al numero 2288, 2318 e 2319:
«La vita e la salute fisica sono beni preziosi donati da Dio. Dobbiamo averne ragionevolmente cura, tenendo conto delle necessità altrui e del bene comune»; «Dio ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio di ogni carne umana» (Gb 12,10); «Ogni vita umana, dal momento del concepimento fino alla morte, è sacra, perché la persona umana è stata voluta per se stessa ad immagine e somiglianza del Dio vivente e santo».
Ma da qualche parte del mondo questi valori non sono tenuti presenti. In molte società africane, ancora oggi, nascere donna è un brutto scherzo del destino e donna che ha partorito una bambina sembra che ogni sforzo fatto durante la gravidanza sia stato inutile. Se poi la bambina nata è la primogenita, allora questo è un maleficio. La bambina durante la sua crescita, dovrà subire vergogne e insulti sin da quando esce per la prima volta in pubblico. In tanti paesi africani le donne avvolgono i figli in un telo e se li pongono sulla schiena. Mentre nel caso di un maschio la madre lo mostrerà a tutti orgogliosa, se invece si tratta di una femmina sarà meglio non farla vedere per evitare malelingue. A tutto questo si aggiunge anche l’avversione mostrata dal padre e dalla sua famiglia verso una bambina appena nata. La bambina non avrà diritto agli stessi privilegi dei maschi, non potrà mangiare le stesse cose e addirittura, molto spesso, non verrà mandata a scuola.
La donna non avrà neanche il diritto a scegliere il proprio marito, specialmente se lui offrirà una dote consistente, e quando proverà a farlo verrà considerata sfacciata e arrogante. Una volta sposata, la donna sarà proprietà privata del marito sempre disponibile a soddisfare i suoi desideri. In molti casi la donna verrà data in sposa a uomini molto più grandi di lei, se non addirittura anziani, che hanno in casa altre mogli. La donna non potrà prender parte alle varie decisioni familiari.
Di contro la donna verrà considerata interamente responsabile dell’educazione dei figli e se questi ultimi commetteranno qualcosa di sbagliato la colpa sarà solo e soltanto della madre. La donna africana è considerata responsabile della casa e della famiglia. Sarà la prima a svegliarsi ogni mattina per mettere ordine e per iniziare a cucinare. Andranno nei campi a lavorare con il figlio sulla schiena e se la sera il marito non tornerà a casa in orario lei non potrà chiedere spiegazioni.
In alcuni paesi africani molte donne sono rinchiuse, private dei diritti umani, violentate, umiliate, mutilate, private del cibo, delle cure, dell’educazione, vengono vendute e ridotte in schiavitù.
In Burundi c’è un detto che dice: “Inka ntiyimirwa” che vuol significare che l’uomo e non la donna ha il diritto di tradire la persona con cui vive.
In Rwanda, durante il genocidio del 1994, migliaia di donne sono state violentate e deturpate da uomini dell’altra etnia affetti da AIDS. Le stesse donne si sono poi ritrovate nei campi profughi sole e malate di AIDS costrette a badare ai figli e ai genitori anziani.
L’infibulazione è una delle tante violenze a cui le donne sono quotidianamente sottoposte in Africa e in altri paesi del mondo. Coloro che hanno subito tale mutilazione difficilmente riescono a raccogliere tutta la forza per uscire allo scoperto e raccontare ciò che hanno subito.
Descrivere o parlare dell’infibulazione e di come una donna può sentirsi tradita, umiliata e maltrattata rappresenta solo un piccolo approccio nei confronti della realtà.

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