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Dossier - Speciale Giornata Missionaria 2005
La Missione in Asia
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Missione e dialogo: la questione del fondamentalismo indù

Proprio la diffusione del fondamentalismo indù e delle sue derive violente rappresenta una questione con cui i credenti in Cristo sono chiamati a confrontarsi. I cristiani sono circa il 2% della popolazione (17 milioni i cattolici), su oltre un miliardo di persone, di cui l’80% di religione indù. Fra le richieste più urgenti inoltrate al governo, dopo recenti episodi di violenza contro persone e istituzioni cristiane, i cristiani hanno chiesto l’adozione di specifiche misure legislative per eliminare dall’agenda politica e dalle consuetudini sociali indiane le tracce dell’ideologia nazionalista e fondamentalista indù.

Il Consiglio Globale dei Cristiani Indiani, che riunisce tutte le confessioni cristiane presenti in India, ha chiesto al Primo Ministro di Manmohan Singh di intervenire in quegli stati della Federazione governati dal partito nazionalista Baratiya Janata Party (BJP) e dai suoi affiliati. In quegli stati infatti prosperano gruppi estremisti indù che spesso attentano alla tranquillità delle minoranze religiose.
Il Consiglio nota che la diffusione sociale di questi movimenti e il loro raggio d’azione politico finisce per viziare l’atmosfera nel dibattito politico e sociale della nazione indiana. Se non si prendono opportuni e severi provvedimenti per impedire e scoraggiare questi atti, si continuerà indirettamente a rafforzare le loro attività che minano l’armonia sociale e colpiscono le minoranze religiose”.
Il Consiglio ha anche ricordato altri recenti atti di intolleranza contro i cristiani, il che fa pensare che i gruppi fondamentalisti si stiano rafforzando e che mirano a creare un clima di paura e terrore: “La cultura dell’intolleranza e dell’odio, portata avanti anche da alcuni uomini politici, non promette nulla di buono per l’armonia sociale e lo sviluppo. Sarebbe davvero un giorno triste per la nazione quello in cui sarà consentito a gruppi di estremisti di erodere le libertà democratiche nel paese”.
La Chiesa ha ribadito il rifiuto di ogni fondamentalismo religioso e ha invitato tutti i gruppi di desistere da queste losche attività che attentano al benessere della popolazione indiana e di tutta la nazione. L’invasione del fondamentalismo indù in politica è una reale minaccia per l’unità dell’India.
Quello che viene male interpretato dai gruppi fondamentalisti indù è l’impegno dei primi missionari e di tutta la comunità per i fuoricasta e gli emarginati, scambiato per proselitismo. Ma la tradizione cattolica in India si è sempre caratterizzato per un forte impegno sociale
Tanto che i Vescovi hanno salutato con favore il lancio di alcuni progetti di sviluppo annunciati dal governo indiano. I Vescovi hanno apprezzato lo spirito dell’iniziativa, mirante a portare giustizia sociale, prosperità economica e armonia culturale nel paese, ricordando che esiste una forte domanda da parte del popolo indiano per ottenere maggiore coesione sociale, progresso economico e buon governo.
I Vescovi credono che il paese potrà raggiungere un progresso autentico e definitivo solo quanto a tutti i settori della società sarà offerta la dovuta possibilità di partecipare al governo del paese. Trascurare alcune fasce sociali è la strada per creare malcontento che si manifesta in forme diverse.
La Chiesa nota che un vasto numero di cittadini indiani ha seri problemi economici e vive in povertà, nonostante i tentativi del governo e di altre organizzazioni per rimuovere questa situazione e auspicano che il nuovo governo si adoperi per rimuovere le disuguaglianze sociali esistenti in nel paese: i dalit e altre comunità di minoranza in India hanno sempre giocato un ruolo importante nella costruzione della nazione, ma non hanno mai stato concesso loro di avvertire un pieno senso di una competa appartenenza alla larga realtà indiana. Dietro molti pretesti esiste ancora la discriminazione che ha causato inquietudine in questi settori della società.
La comunità cattolica sottolinea l’importanza della figura di Madre Teresa: il messaggio di Madre Teresa è stato quello stimare la immensa dignità della persona umana, immagine di Dio: un essere umano, di qualunque razza o classe sociale sia, dev’essere rispettato e amato perchè creatura fatta a immagine di Cristo. Questo messaggio è utilizzato oggi per spiegare perchè i cristiani sono tanto impegnati nel sociale. Madre Teresa svolgeva un lavoro assistenziale verso i più poveri, apprezzato da tutti. Quello che invece si fa fatica ad accettare è offrire progresso e sviluppo per tutti, ristrutturando alla radice il sistema socio-economico: dare a tutti accesso all’istruzione, costruire consapevolezza, promuovere il progresso culturale e sociale, mettere in pratica i principi di uguaglianza e giustizia abbatterebbe il sistema delle caste (formalmente abolito ma ancora presente), con gravi implicazioni politiche. I privilegiati, delle caste più alte, apprezzano noi cristiani finchè essi nutrono i poveri. Ma li contrastano se cercano di cambiare la società e l’economia. Ma il messaggio cristiano è chiaro: globalizzazione nella solidarietà per lo sviluppo di tutti gli esser umani.
Fra le numerose testimonianze, se ne può citare a titolo esemplificativo una relativa all’Orissa, stato indiano nel Nordest del paese attraversato da fermenti di nazionalismo e integralismo indù. Qui la comunità cattolica continua nella sua missione di servizio ai poveri, ai lebbrosi, agli emarginati, nonostante le minacce e le discriminazioni.
Di recente i leader cristiani dello stato hanno espresso il loro disappunto per le notizie di alcune ingiuste discriminazioni che i fedeli in Cristo subiscono: vengono rifiutati da alcuni alberghi, esercizi commerciali, imprese private. Una situazione che, secondo i fedeli, sta diventando sempre più difficile da sopportare, che impedisce il tranquillo vivere civile e priva alcuni cittadini indiani di elementari diritti, solo a motivo della loro fede religiosa.
Nonostante questa situazione, i cristiani continuano a impegnarsi nel servizio sociale e ad assistere soprattutto i più poveri fra i poveri. E’ il caso dei lebbrosi, de malati terminali e di quanti vengono rifiutati da tutti: costoro popolano la missione cattolica sita nel distretto di Burgarh, nella diocesi di Sambalpur.
I volontari della missione sono impegnati nella cura quotidiana dei malati di lebbra e nell’assistenza ai malati terminali. La missione, fondata nel 1987 dal sacerdote cattolico p. Anthony Fleming, Missionario del Verbo Divino e oggi condotta da p. John Maliekal, accoglie oltre 600 pazienti. Operano nella struttura, dove ogni giorno giungono nuovi pazienti, anche religiose e laici volontari. Presso la missione esiste anche una scuola frequentata da 60 bambini malati che non vengono accettati negli istituti pubblici.
L’Orissa è tornato sotto i riflettori a causa di ulteriori episodi di fondamentalismo indù a danno di famiglie cristiane, operati dal “Rashtriya Swayamsevak Sangh” (RSS, “Corpo nazionale dei volontari”), organizzazione che promuove con la violenza l’ideologia nazionalista indù.
Di recente Mons. Raphael Cheenath, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar, nello stato dell’Orissa ha dichiarato si è appellato a tutte le forze sane che difendono i principi di libertà, giustizia e democrazia in India, ha chiesto un intervento a tutela della minoranze, nel rispetto delle grandi tradizioni di pluralismo del subcontinente indiano.

 
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