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Dossier - Speciale Giornata Missionaria 2005
La Missione in Asia
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San Francesco Saverio, l’Apostolo dell’Oriente

Con i mercanti Portoghesi, a caccia di nuove vie di commercio per i tesori dell’Estremo Oriente, giunse in India anche un’altro grande Apostolo dell’Oriente: San Francesco Saverio, il grande missionario vissuto dal 1506 al 1552, che lo storico Raimond Panikkar definisce: “La più grande figura del cristianesimo in Asia dopo San Tommaso apostolo. Uomo pio, disciplinato come un soldato di Cristo, pronto a sopportare tutte le sofferenze, dotato d'una fede cieca, ma immensa, nell'ispirazione divina della sua missione”. L'avventura evangelizzatrice di Francesco Saverio, membro della Compagnia di Gesù, fu voluta da papa Paolo III e da Ignazio di Loyola che, nel marzo 1540, trovò il Saverio disponibile: “Bene. Sono pronto”, disse, rispondendo all’invito ad evangelizzare l’Oriente rivoltogli, su ispirazione divina, da Ignazio.

Così Francesco il 7 settembre 1541, giorno del suo 35° compleanno, salì sulla nave “Santiago”, battente bandiera portoghese, con destinazione India e il 6 maggio 1542, dopo tredici mesi di navigazione, giunse a Goa, capitale dell’Impero portoghese delle Indie Orientali che sarà punto di partenza dei gesuiti evangelizzatori in Estremo Oriente.
Goa era una città ricca di splendidi monumenti, tra cui una bellissima cattedrale, e da qui i Portoghesi controllavano un immenso territorio, che si estendeva dalle Americhe alle Indie Orientali. Questa porta i missionari utilizzeranno per far conoscere il Vangelo in questi territori.
Saverio rimase in quelle terre per due anni dove, con l’aiuto di alcuni interpreti, si sforzò di apprendere la lingua, traducendo preghiere, visitando le comunità e annunziando la Buona Novella. Le conversioni operate, con l’aiuto dei catechisti, furono innumerevoli, e sappiamo che in un solo mese convertì e battezzò circa 10.000 persone. I biografi parlano anche di migliaia di guarigioni e persino del ritorno in vita di alcuni defunti, grazie alle sue preghiere.
E’ difficile seguire Francesco nelle sue peregrinazioni, spinto sempre dal desiderio di aiutare tutti e di convertirli. Affrontò viaggi impossibili, rischiò naufragi per le tempeste, camminò giorni interi a piedi per annunciare il Vangelo di Cristo.
Nel maggio 1545 Saverio si recò all'odierna Mylapour (sobborgo di Madras, sulla costa dell’India Sudorientale), per venerare la tomba di San Tommaso. È qui che probabilmente recuperò la reliquia dell'Apostolo che, al momento della sua morte, gli venne trovata nel piccolo reliquiario che aveva al collo. Pregando sulla tomba di San Tommaso Apostolo, Francesco maturò il proposito di andare a Malacca, città commerciale nell’arcipelago della Malesia e vi giunse dopo un fortunoso viaggio di circa un mese e poi da qui proseguirà per la grande opera di evangelizzazione, dall’Indocina al Giappone.
Francesco Saverio trovò in India una piccola comunità che da oltre mille anni aveva conservato una fede incontaminata, tramandata di generazione in generazione. I missionari della Chiesa di rito latino si trovarono con stupore e commozione di fronte a queste comunità, dove albergava il seme di una fede primitiva ma autentica. Questa Chiesa locale dell’India si impegnò in un lungo processo di conoscenza e integrazione con la Chiesa di Roma, riconoscendola come sua Madre.
La Chiesa universale aveva subito nel corso dei secoli lo scisma d’Oriente e la Riforma Protestante, aveva alle spalle un cammino segnato da diversi Concili, tutti eventi ai quali le comunità cattoliche dell’India, figlie dell’antica evangelizzazione di San Tommaso, erano rimaste estranee. L’incontro fra i missionari di tradizione latina e le comunità locali non fu senza difficoltà e nel delicato processo di integrazione e conoscenza reciproca ci furono anche tappe dolorosa, come quella, nel secolo successivo, di un decennio di allontanamento dalla Chiesa di Roma (1653-1662); ma poi prevalse la volontà di piena Comunione con il Santo Padre, sulla base della Fede nell’Unico Salvatore Gesù Cristo e si giunse a un definitivo ricongiungimento. L’autonomia concessa dalla Santa Sede alla Chiesa cosiddetta “siro-malabarese” coincise così con una grande rivitalizzazione di questa Chiesa, giunta fino ai nostri giorni.

 
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