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NOTES |
| Via privilegiata di contemplazione |
CLARISSE DEL PROTOMONASTERO DI ASSISI
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da l'Osservatore Romano del 1°
gennaio 2003 |
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Nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae emerge, con
particolare evidenza, che il Rosario è una preghiera contemplativa.
Il Santo Padre, Giovanni Paolo II, lo riafferma più volte
sottolineando che si tratta di "una preghiera spiccatamente
contemplativa" (n. 12), di un "percorso spirituale,
basato sulla contemplazione incessante - in compagnia di Maria
- del volto di Cristo" (n. 15).
La contemplazione cristiana consiste, infatti, nel "fissare
gli occhi sul volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino
ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne
il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato
alla destra del Padre" (n. 9), per aprirci ad accogliere
il mistero della vita trinitaria, per sperimentare sempre nuovamente
l'amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo.
Il momento centrale della preghiera della Chiesa si trova nella
Liturgia, quando il mistero di Cristo si attualizza e si comunica
come dono di salvezza e di grazia. Tuttavia, la vita spirituale
non si esaurisce nella partecipazione alla sola Liturgia, come
ricorda il Santo Padre, perché quanto in essa si celebra
deve poi venire profondamente assimilato per trasformare tutta
l'esistenza. Gesù stesso ci invita a pregare il Padre anche
nel segreto, a pregare senza stancarsi (cfr Mt 6, 6; Lc 18, 1)
e, altrove, la Parola di Dio ricorda che dobbiamo pregare incessantemente
(cfr 1 Ts 5, 17).
L'itinerario di fede ha bisogno di questo succedersi di momenti
di preghiera, dove l'attualizzazione liturgica del mistero viene
preparata e seguita dalla preghiera meditativa e contemplativa.
Il Vangelo rileva come la Madre del Signore, partecipe degli eventi
della Sua Incarnazione "serbava tutte queste cose meditandole
nel suo cuore" (cfr Lc 2, 19; 51).
La preghiera del Rosario si situa in questa dinamica di interiorizzazione
e di accoglienza profonda del Vangelo. La sua metodologia, con
la contemplazione dei misteri di Cristo, corrisponde alla logica
stessa dell'Incarnazione, in cui Dio ha preso dei lineamenti umani.
Attraverso la sua realtà corporea veniamo condotti a prendere
contatto con il mistero divino. Il Verbo incarnato si offre allo
sguardo e all'ascolto dell'uomo, si fa contemplare, ascoltare,
custodire nella memoria, per donarsi poi interamente nell'accoglienza
della fede e dell'amore.
Siamo in linea con tutta la tradizione cristiana dell'itinerario
spirituale, che ha sempre insegnato a custodire la Parola nel
cuore, a conservarla nella memoria per ruminarla e contemplarla,
fino a trasformare l'intera esistenza umana.
In questa scia si colloca anche s. Chiara d'Assisi, che nelle
sue lettere a sant'Agnese di Praga, ripetutamente esorta a fissare
lo sguardo su Cristo fino a "lasciarsi trasformare interamente,
per mezzo della contemplazione, nella immagine della divinità
di Lui" (cfr III lettera); "Guarda lo Sposo tuo, il
più bello tra i figli degli uomini, divenuto per la tua
salvezza il più vile... Medita e contempla e brama d'imitarlo"
(II lettera); "Ogni giorno porta l'anima tua in questo specchio
e scruta in esso continuamente il tuo volto... Mira, in alto,
la povertà di Colui che fu deposto nel presepe e avvolto
in poveri pannicelli... Vedi poi, al centro dello specchio, la
santa umiltà e insieme ancora la beata povertà,
le fatiche e pene senza numero ch'Egli sostenne per la redenzione
del genere umano. E, in basso, contempla l'ineffabile carità
per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire
della morte più infamante" (IV lettera).
Santa Chiara è consapevole che l'esperienza della trasformazione
nel Cristo amato e contemplato avvicina all'esperienza materna
della Madre di Dio: "Stringiti alla sua dolcissima Madre,
la quale generò un Figlio tale che i cieli non potevano
contenere, eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del suo
santo seno... A qual modo che la gloriosa Vergine delle vergini
portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure seguendo
le sue vestigia, specialmente dell'umiltà e povertà
di Lui, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente
nel tuo corpo casto e verginale" (III lettera).
La contemplazione dei misteri di Cristo, proposta dai grandi maestri
spirituali francescani, non tarda a conoscere anche l'esperienza
specifica del Rosario, allargato a tutta la vita di Cristo, come
testimonia una figlia di Chiara d'Assisi, meno conosciuta di lei
ma non meno appassionata amante del Crocifisso povero, la beata
Camilla Battista da Varano (1458-1524), che, in una bella pagina
della sua autobiografia, scrive: "Frate Gregorio me amaestrò
et dirizò a pensare la vita de Cristo nella corona de la
vergene Maria, la quale me bastava tre ore. Erano tante le consolazione
e dolceze che in essa trovava, che non me ne sapiva e possiva
allontanarmene. Ogni cosa al gusto mio era mèle, era zucaro,
era manna suavissima e saporosa; e tutto quello che pensava non
me pareva fosse stato, ma quasi corporalmente essere presente
alle parole, alli servizii, de la gloriosa Vergene e del fanciullo
Jesù e accompagnarli nelli faticosi viaggi. Ma, contemplando
la sua trasfigurazione, tanto alte e grande cose in essa me furono
promesse che mai sento nominare trasfigurazione che io non me
ne allegre. Et sequitando l'ordine del profeta, el quale dice
"gustate et videte", da poi che l'ebbi gustato, me ne
vene un desiderio tanto grande de vederlo, che tutto lo mio orare
non era altro che un continuo languire per desiderio de vedere
la sua serenissima e amorosa faccia" (La Vita spirituale,
cap. X, in Le Opere Spirituali a cura di G. Boccanera, 1958, p.
32).
Dal momento che la vita consacrata nella Chiesa costituisce una
memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù,
come Verbo incarnato, come vivente tradizione della vita e del
messaggio del Salvatore, i consacrati e le consacrate per primi
dovranno stringersi alla Madre del Signore, per contemplare con
i suoi occhi i misteri di Cristo e lasciare che la sua materna
intercessione lo generi nella vita di ciascuno. Per questo il
Papa, nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae rivolge
loro un particolare invito: "Conto su di voi, consacrati
e consacrate, chiamati a titolo particolare a contemplare il volto
di Cristo alla scuola di Maria" (n. 43). Il Papa addita una
forma di preghiera, di cui egli stesso ha sperimentato il valido
aiuto nel corso di tutta la sua vita. È un invito ma è
anche la comunicazione di un'esperienza personale, nel desiderio
che quanti per singolare vocazione sono chiamati ad una immedesimazione
trasformativa in Cristo si uniscano a Colei nel cui seno il Verbo
ha preso la carne e il volto dell'uomo, affinché tutti
gli uomini potessero ritrovare la comunione con Dio.
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