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| Il Rosario per la famiglia |
CARD. ALFONSO LOPEZ TRUJILLO
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da l'Osservatore Romano |
Nella recente
Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, il Santo Padre Giovanni
Paolo II ha voluto esortare ancora una volta le famiglie cristiane
alla preghiera in seno al focolare domestico con la recita del Rosario:
"Bisogna tornare a pregare in famiglia e pregare per le famiglie,
utilizzando ancora questa forma di preghiera" (n. 41). Già
al termine del Grande Giubileo aveva affermato: "È necessario
che l'ascolto della Parola diventi un incontro vitale nell'antica
e sempre valida tradizione della lectio divina, che fa cogliere nel
testo biblico la parola viva che interpella, orienta, plasma l'esistenza...
occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere
dall'ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste
(cfr Novo Millennio ineunte, nn. 39 e 40).
Si tratta anzitutto di riattualizzare, se non nella forma, ma certamente
nello spirito, quella viva e fervente atmosfera spirituale da cui
erano contraddistinte le riunioni in casa delle prime comunità
cristiane. Infatti i primi discepoli "ogni giorno tutti insieme
frequentavano il tempio e spezzavano il pane in casa... lodando
Dio" (At 2, 46). In forza di questa testimonianza, "coloro
che erano fuori, restavano attratti e chiedevano di unirsi a loro
per essere salvati" (At 2, 48).
Questa dimensione familiare della preghiera e del culto cristiano
ha le sue radici nell'esperienza di fede del popolo dell'antica alleanza,
di cui la comunità cristiana è erede. Si sa infatti
che la cena pasquale si svolgeva in casa e aveva come protagonista
la famiglia.
L'ondata di secolarismo che ha attraversato la vita delle nostre
comunità negli ultimi decenni, ha determinato una crisi profonda
anche nell'ambito della famiglia e quindi della preghiera familiare,
come espressione di comunione e come sorgente indispensabile per
la missione che essa è chiamata a svolgere nella Chiesa e
nella società.
Di fronte a questo dato preoccupante i Pastori di questi ultimi
secoli non hanno cessato di raccomandare la pia pratica del Rosario,
definito da Papa Pio XII "il compendio di tutto il Vangelo",
per impetrare dal Signore, datore di ogni bene, per l'intercessione
della Beata Vergine, Regina del Rosario, i doni della fede e della
pace all'interno delle famiglie e tra le nazioni.
Sappiamo bene come è radicata nel cuore del Successore di
Pietro la pietà mariana. Sotto la sua protezione ha posto
il suo ministero "Totus Tuus", e come il Rosario occupa
un luogo privilegiato nelle sue devozioni. È una immagine
abituale vederlo con la corona tra le dita. Sua preoccupazione è
la diffusione del Rosario e la ripresa di questa venerabile devozione
del Rosario, specialmente nei focolari domestici.
Il Rosario, nella sua semplicità e profondità, va
al cuore dell'esperienza cristiana nel dialogo di fede espresso
nella preghiera. Ha una forte carica evangelizzatrice: i membri
della famiglia sono capaci di contemplare i nuclei centrali della
fede attraverso i misteri a cui sono aggiunti adesso anche i misteri
della luce, nei quali si invita a riflettere sulle nozze di Cana
e sull'inizio di una nuova famiglia. Possiamo dire che nel Padre
Nostro e nell'Ave Maria troviamo una sintesi attraverso la quale
circola una dinamica ed efficace trasmissione della fede che, a
sua volta, fortifica l'esperienza della comunità domestica
in una speciale unione, che è anche potente aiuto perché
essa sia salda e stabile davanti al Signore dell'Alleanza.
Con questa Lettera sul Rosario il Santo Padre ha toccato il cuore
dei fedeli. Infatti la recita della corona non solo "porta
al cuore stesso della vita cristiana, offrendo un'ordinaria quanto
feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione
personale" (n. 3), ma fa ricuperare "anche la capacità
di guardarsi sempre e nuovamente negli occhi, per comunicare, per
solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con
un patto d'amore rinnovato dallo spirito di Dio" (cfr n. 41).
La recita del Rosario in famiglia riproduce il clima spirituale
della casa di Nazareth, "perché in esso si pone Gesù
al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle
sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la
forza per il cammino" (cfr 41). Lì, infatti, come ebbe
a dire Paolo VI nel suo pellegrinaggio a Nazareth, si impara "ad
essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti
a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei
veri maestri" (Insegnamenti di Paolo VI, II, 1964, p. 24).
Questa preghiera serve anche a neutralizzare i più diversi
messaggi disorientanti e le esperienze più imprevedibili
che si fanno spazio nella vita dei figli; esperienze che diventano
angosciose per i genitori di fronte ai rischi che i giovani corrono
nel loro itinerario di crescita, il momento orante del Rosario è
certamente un aiuto spirituale per la soluzione di tanti problemi,
esso infatti pone al riparo da tante tentazioni e difficoltà.
Come è stato affermato nelle Conclusioni della XV Assemblea
Plenaria di questo Consiglio per la Famiglia oggi si vive in una
situazione segnata "dalla paura dell'impegno, dalla pratica
della coabitazione, dalla banalizzazione del sesso, secondo l'espressione
di Giovanni Paolo II. Stili di vita, mode, spettacoli, teleromanzi
mettono in dubbio il valore del matrimonio; arrivano fino a propagare
l'idea che il dono reciproco degli sposi fino alla morte sia qualcosa
di impossibile; rendono fragile l'istituzione familiare e giungono
perfino a squalificarla a vantaggio di altri modelli di pseudo famiglia".
Lo stesso documento deplora infatti "l'invasione da parte di
un individualismo radicale di numerose sfere dell'attività
umana: vita economica, concorrenza spietata, competizione in tutti
i campi, disprezzo degli emarginati, ecc". Davanti a questi
problemi un elemento fondamentale è insostituibile è
il ricorso alla preghiera, la testimonianza viva dei genitori. Come
afferma il Santo Padre nella Familiaris consortio: "Solo pregando
insieme con i figli il padre e la madre, mentre portano a compimento
il proprio sacerdozio regale, scendono in profondità nel
cuore dei figli lasciando tracce che i successivi eventi della vita
non riusciranno a cancellare" (n. 60).
Come è noto una finalità importante della preghiera
della chiesa domestica è quella di costituire, per i figli,
la naturale introduzione alla preghiera liturgica propria dell'intera
Chiesa, nel senso sia di preparare ad essa, sia di estenderla nell'ambito
della vita familiare e sociale (cfr Fc, n. 61), in questo modo la
preghiera in famiglia non rappresenta un'evasione dall'impegno civile,
ma ne costituisce una forte spinta perché la famiglia cristiana
assolva in pienezza tutte le sue responsabilità di cellula
prima e fondamentale della società umana.
In questo modo la preghiera rafforza la saldezza e la compattezza
spirituale della famiglia, contribuendo a far sì che essa
partecipi alla fortezza di Dio. Infatti, tutta la forza del Rosario
risiede nella sua indole evangelica e nel suo orientamento nettamente
cristologico, perché ci fa considerare in modo proprio e
specifico i principali eventi della salvezza che si sono compiuti
in Cristo, visti attraverso il cuore di Maria, la quale fu la più
vicina al Signore Gesù. Infatti la sua caratteristica è
la contemplazione, senza di cui il Rosario è come un corpo
senza anima; gli elementi tipici sono costituiti dall'implorazione
del Padre Nostro, dalla lode nella successione litanica delle Ave
Marie, dall'adorazione della dossologia Gloria al Padre. Si caratterizza
anche per la semplicità che favorisce quel ritmo tranquillo,
quasi un indugio pensoso che favorisce la meditazione. Come ebbe
a dire Giovanni Paolo II: "Nutrimento fecondo della pietà
personale, il Rosario è in certo senso la preghiera tipica
della famiglia cristiana... Nella recita del Rosario la Chiesa gusta
la propria unità, gode della circolazione degli affetti,
si eleva alla contemplazione del divino, colloca in questa superiore
dimensione le proprie necessità, le angustie e le conquiste
del vivere quotidiano" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II,
VII, 2, 1984, p. 824).
Da questo fervoroso spirito evangelico, dalla contemplazione dei
misteri della nostra redenzione, che in questo Anno del Rosario
(ottobre 2002-ottobre 2003) ci si attende un rinnovato impegno affinché
la preparazione dei fidanzati al matrimonio includa una testimonianza
accresciuta nella fedeltà agli impegni definitivi che essi
stanno per prendere davanti a Dio e davanti agli uomini; gli educatori,
i direttori spirituali e le coppie cristiane aiutino i giovani a
scoprire in loro stessi un amore autentico, con tutto ciò
che comporta di sentimento, di attaccamento, di passione stessa
e anche di ragione; il messaggio della Chiesa sulla paternità
responsabile sia compreso e accolto meglio e anche l'attenzione
particolare che deve essere data ai figli provenienti da focolari
spezzati sia prestata con amorevole premura.
Così la stessa pastorale familiare potrà offrire ai
coniugi lungo la loro vita coniugale delle possibilità e
delle opportunità di ritorno alle origini e di riflessione,
specialmente nei momenti di raccoglimento, come quello della recita
del Rosario; inoltre, farà sì che la festa della Santa
Famiglia o di altre celebrazioni in cui si incontrano i coniugi
desiderosi di rinnovare in chiesa i loro impegni matrimoniali, abbiano
un significato che lasci un segno nel loro itinerario spirituale.
A questa luce, negli eventuali momenti di crisi, tutti gli aiuti
che sono stati richiamati dal Santo Padre in questa Lettera Apostolica,
potranno contribuire a risolvere le tensioni e permetteranno agli
sposi di fare ritorno alle sorgenti del loro amore iniziale. Essi
sapranno attingere dal sacramento del matrimonio energie per risvegliare
i grandi ideali che devono dirigere i loro rapporti e superare le
difficoltà.
È in questo senso che il beato Bartolo Longo ebbe ad affermare
che: "Chi propaga il Rosario è salvo". Gli fa eco
Giovanni Paolo II quando afferma che: "Il rilancio del Rosario
nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale
della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli
effetti devastanti di questa crisi epocale" (n. 6).
Uno scrittore diceva che nelle nazioni evangelizzate in ogni famiglia,
al calar della sera, sorgeva, come una sinfonia, la recita del Rosario.
Perché non ci impegniamo affinché quella testimonianza
ritorni, pervadendo la chiesa domestica della Parola che tutti possano
assaporare, condividendola con i figli come il pane, in un atteggiamento
che evangelizzi una società che corre il rischio di raffreddarsi
e di allontanarsi da Dio?
"Come una madre che insegna ai suoi figli a parlare, e con
ciò stesso a comprendere e a comunicare, la Chiesa, nostra
Madre, ci insegna il linguaggio della fede per introdurci nell'intelligenza
e nella vita della fede" (CCC, n. 171). Così accade
anche nella recita del Rosario.
ALFONSO Card. LÓPEZ TRUJILLO
Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia
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