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Il Rosario, preghiera dei santi
FRANCOIS-MARIA LETHEL
da l'Osservatore Romano

La Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae si presenta come "coronamento mariano" della precedente Lettera Novo Millennio Ineunte (n. 3), con lo stesso orientamento cristocentrico, la stessa insistenza sulla santità alla quale tutti sono chiamati, e anche con lo stesso riferimento alla "teologia vissuta dei santi" (NMI n. 27). È infatti "una vera e propria pedagogia della santità" che il Papa offre a tutto il Popolo di Dio attraverso l'insegnamento di questa ultima Lettera e la proposta di un Anno del Rosario, con una formula spirituale ben precisa: "Contemplare con Maria il volto di Cristo" (RVM n. 3).
In questa luce, san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716) occupa evidentemente nella Lettera Pontifica un posto di particolare importanza. È menzionato una prima volta al n. 8 come testimone privilegiato nello "stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un'autentica via di santificazione", ed è presentato come "autore di una preziosa opera sul Rosario" (si trattava del Segreto meraviglioso del Santo Rosario). Membro del Terz'Ordine domenicano e grande apostolo del Rosario, san Luigi Maria aveva fatto del Crocifisso e della Corona i principali simboli della sua intensa attività missionaria verso i più poveri.
"Totus tuus": L'importanza del "Trattato" del Montfort nel Magistero di Giovanni Paolo II
San Luigi Maria è nominato una seconda volta al n. 15 della stessa Lettera Pontificia, con una importante citazione del suo capolavoro: il Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine. Prima di considerare questo brano nel duplice contesto della Lettera Pontificia e del Trattato, è necessario ricordare l'influsso profondo ed essenziale di questa opera sulla vita spirituale e sul magistero di Giovanni Paolo II. Nel presente paragrafo, Egli stesso ricorda come il suo "motto episcopale Totus tuus... è ispirato alla dottrina di san Luigi Maria Grignion de Montfort". Infatti, nel Trattato, queste due parole sono come un riassunto della dottrina del santo, significando l'appartenenza totale a Gesù per mezzo di Maria: "Io sono tutto tuo, e tutto ciò che è mio ti appartiene, mio amabile Gesù, per mezzo di Maria, tua santa Madre" (Vera Devozione n. 233). È dunque una dottrina essenzialmente cristocentrica, ed è proprio l'aspetto che, fin dall'inizio, aveva tanto colpito e illuminato il giovane Karol Wojtyla, secondo la sua propria testimonianza: "Ci fu un momento in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo. Mi venne allora in aiuto il libro di san Luigi Maria Grignion de Montfort... In esso trovai la risposta alle mie perplessità. Sì, Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo... L'autore è un teologo di classe. Il suo pensiero mariologico è radicato nel Mistero trinitario e nella verità dell'Incarnazione del Verbo di Dio" (Dono e Mistero, p. 38). Nello stesso senso, Giovanni Paolo II scriveva: "Grazie a san Luigi Grignion de Montfort compresi che la vera devozione alla Madre di Dio è proprio cristocentrica, anzi è profondissimamente radicata nel Mistero trinitario di Dio, e nei Misteri dell'Incarnazione e della Redenzione" (Varcare le soglie della speranza, p. 231). Così anche, al momento del suo pellegrinaggio alla tomba del santo, a Saint Laurent-sur-Sèvre, il Papa poteva affermare: "Io devo molto a questo santo e al suo Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine" (Omelia del 19 settembre 1996). La stessa ispirazione monfortana si ritrova nello stemma Pontificio, che rappresenta simbolicamente Gesù Redentore dell'uomo, e vicino a Lui Maria sua Madre, in riferimento al Vangelo di Giovanni (Gv 19, 25-27). È lo stesso Gesù che ha dato Maria al suo discepolo, alla sua Chiesa, a tutta l'umanità. Così, la Madre del Rendentore è diventata la Madre dell'uomo redento, "Madre di Dio e degli uomini", secondo le parole del Concilio (Lumen Gentium n. 54 e 69), Nuova Eva, "Madre di tutti i viventi" (LG n. 56 e 63). È Gesù stesso che ha aperto a tutti l'indicibile comunione che esiste sempre tra Lui e Maria. Il discepolo che "prende Maria nella sua casa" (cfr Gv 19, 27) condivide veramente la sua comunione con Gesù, comunione nello Spirito Santo, nella fede e nell'amore. Tale è il senso della "vera devozione", cioè di "una devozione mariana animata dalla consapevolezza dell'inscindibile rapporto che lega Cristo alla sua Madre santissima" (RVM n. 24).
Questa componente mariano-monfortana, espressa nel motto e nello stemma di Giovanni Paolo II, ha dunque illuminato il suo Pontificato fin dall'inizio, in piena armonia con l'insegnamento del Concilio. In questa luce, la Lettera Apostolica può mettere in evidenza "la profondità teologica" del Rosario (RVM 39), citando e spiegando le parole pronunciate dallo stesso Papa dopo la sua elezione: "Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell'ultimo capitolo della Costituzione Lumen Gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell'anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell'insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso - potremmo dire - il Cuore della sua Madre" (Angelus del 29 Ottobre 1978, citato al n. 2 della RVM). Così, nella preghiera del Rosario si verifica perfettamente la dinamica espressa nella formula del Montfort: A Gesù per Maria.
Allo stesso modo il Papa interpreta la ripetizione che caratterizza il Rosario alla luce della "triplice ripetizione"dell'atto d'amore a Gesù da parte di Pietro (cfr Gv 21, 15-17): "Una cosa è chiara: se la ripetizione dell'Ave Maria si rivolge direttamente a Maria, con Lei e attraverso di Lei è in definitiva a Gesù che va l'atto d'amore" (RVM n. 24). Infatti, come dice lo stesso Montfort, è proprio "l'amore di Gesù che cerchiamo per mezzo di Maria" (VD n. 67). Tale è lo scopo della vera devozione a Maria: "Trovare Gesù Cristo perfettamente, amarlo teneramente e servirlo fedelmente" (VD n. 62).
"Conformarsi a Cristo con Maria": la dottrina monfortana alla luce del Concilio, come "vera e propria pedagogia della santità"
Dal punto di vista teologico, è di massima importanza il n. 15 della Lettera Pontificia, intitolato "Conformarsi a Cristo con Maria". Qui specialmente, il Santo Padre mostra l'armonia profonda che esiste tra l'insegnamento del Concilio e la dottrina monfortana riguardo alla funzione materna di Maria nell'Economia della salvezza. Questa funzione è interamente relativa a Cristo e allo Spirito Santo, relativa anche alla Chiesa che lo Spirito Santo non cessa di formare come Corpo Mistico di Cristo. Il grande orientamento è la santità come piena conformazione a Cristo: "La spiritualità cristiana ha come suo carattere qualificante l'impegno del discepolo di conformarsi sempre più al suo Maestro (cfr Rm 8, 29; Fil 3, 10.21). L'effusione dello Spirito nel Battesimo inserisce il credente come tralcio nella vite che è Cristo (cfr Gv 15, 5), lo costituisce membro del suo mistico Corpo (cfr I Cor 12, 12; Rm 12, 5). A questa unità iniziale, tuttavia, deve corrispondere un cammino di assimilazione crescente a Lui" (RVM n. 15). Questa è esattamente la pedagogia della santità del Montfort, fondata nel battesimo, secondo le parole del Papa nella Redemptoris Mater: Egli "proponeva ai cristiani la consacrazione a Cristo per le mani di Maria, come mezzo efficace per vivere fedelmente gli impegni battesimali" (RM n. 48).
Come "commento-preghiera dell'ultimo capitolo della Costituzione Lumen Gentium" (RVM n. 2), il Rosario esprime molto bene il ruolo materno di Maria nel Mistero di Cristo e della Chiesa, per la formazione e l'educazione dei santi: "Per questo processo di conformazione a Cristo, nel Rosario, noi ci affidiamo in particolare all'azione materna della Vergine Santa. Colei che di Cristo è la genitrice, mentre è essa stessa appartenente alla Chiesa quale "membro eccelso e del tutto eccezionale" (LG 53), è al tempo stesso la "Madre della Chiesa". Come tale continuamente "genera" figli al Corpo Mistico del Figlio. Lo fa mediante l'intercessione, implorando per essi l'effusione inesauribile dello Spirito. Ella è l'icona perfetta della maternità della Chiesa. Il Rosario ci trasporta misticamente accanto a Maria impegnata a seguire la crescita umana di Cristo nella casa di Nazareth. Ciò le consente di educarci e di plasmarci con la medesima sollecitudine, fino a che Cristo non "sia formato" in noi pienamente (cfr Gal 4, 19). Questa azione di Maria, totalmente fondata su quella di Cristo e ad essa radicalmente subordinata "non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, ma la facilita" (LG 60). È il luminoso principio espresso dal Concilio Vaticano II, che ho sperimentato tanto fortemente nella mia vita" (RVM n. 15).
Queste parole del Santo Padre esprimono molto bene ciò che è al cuore dell'insegnamento del Concilio e della dottrina monfortana: la funzione materna di Maria nell'opera della nostra santificazione come "processo di conformazione a Cristo". Ed è proprio qui che il Papa attinge "alla dottrina di san Luigi Maria Grignion de Montfort, che così spiegava il ruolo di Maria nel processo conformazione a Cristo di ciascuno di noi: "Tutta la nostra perfezione consiste nell'essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra conforma di più un'anima a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che più un'anima sarà consacrata a lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo" (RVM n. 15, citando il Trattato della Vera Devozione, n. 120).
Il Santo Padre, che conosce profondamente il Trattato del Monfort, cita qui il testo essenziale che apre la lunga esposizione della "Perfetta Devozione", nella seconda parte dell'opera (VD n. 118-273). Si tratta della vera devozione a Maria come eccellente via di santità o cammino di perfezione. Per fondare questa dottrina spirituale, il santo aveva prima contemplato Maria in tutta l'Economia della Creazione e della Salvezza in Cristo, in una prospettiva trinitaria, cristocentrica ed ecclesiale (VD n. 1-89). Il Rosario viene allora presentato come una delle principali pratiche di questa Perfetta Devozione, con la raccomandazione di pregarlo "tutti i giorni" (VD n. 254). Ma soprattutto, in questa sintesi del Trattato, il Rosario è inserito nel più ampio quadro teologico, in relazione con i Sacramenti del Battesimo (VD n. 120-133) e dell'Eucaristia (VD n. 266-273), in riferimento alla memoria liturgica del Mistero dell'Incarnazione, il 25 marzo, nella Festa dell'Annunciazione (VD n. 243-248). Il santo insiste sempre sull'opera dello Spirito Santo: è Lui che, nello "stampo" della maternità verginale di Maria (cfr VD n. 218-221), forma le membra del Corpo Mistico, rendendole sempre più simili al Capo che è Cristo, ma facendole anche simili a Maria, come "copie viventi di Maria per amare e glorificare Gesù Cristo" (VD n. 217). Tutto questo insegnamento sulla "Perfetta Devozione" è orientato verso la "pratica interiore", che è semplicemente la vita in Cristo, vissuta con Maria e in Maria (VD n. 257-265), condividendo soprattutto la sua Fede e il suo Amore (VD n. 214-215). Così, nella preghiera del Rosario, lo Spirito Santo dà veramente alla Chiesa di entrare nello sguardo di Maria verso Gesù (RVM n. 10), in tutti i suoi misteri rivelati nel Vangelo, per penetrare nella profondità del suo Mistero (RVM n. 24).
Infine, si potrebbe dire che, attraverso la sua propria esperienza e testimonanzia, il Papa invita tutta la Chiesa a rileggere il Trattato del Montfort, come uno dei libri più importanti per vivere in profondità l'Anno del Rosario. Come la Storia d'un anima di santa Teresa di Lisieux, è una delle opere più diffuse in tutta la Chiesa. Così, presentando la nuova pubblicazione del Trattato fatta per il Giubileo del 2000, il Cardinale Tettamanzi ricordava come "questo piccolo grande libro... ha avuto moltissime traduzioni in più di quaranta lingue, divenendo un classico della letteratura spirituale. Ancora oggi, il suo insegnamento spirituale si presenta come sapiente viatico per i cristiani del nuovo millennio" (La Vera Devozione, ed Monfortane, p. 5).
FRANÇOIS-MARIE LÉTHEL

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