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GINO CONCETTI
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da l'Osservatore Romano |
Il
Natale nella luce dei misteri del Rosario: è questo, in sintesi,
il messaggio che il Card. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Palermo,
ha inviato alle famiglie all'inizio dell'Avvento. L'iniziativa risponde
a due finalità: aderire all'appello di Giovanni Paolo II che
ha proclamato l'anno del Rosario, e proseguire il dialogo con le famiglie
facendo pervenire loro una speciale lettera natalizia in forma "confidenziale",
"paterna", gradevole nella veste tipografica e molto più
nel contenuto.
Il Cardinale ha scelto la via del dialogo diretto e personalizzato
del Buon Pastore che va tra i suoi fedeli non solo con lo scritto,
ma anche con la sua presenza. Ormai è diventata una prassi
consolidata, che i palermitani attendono con ansia.
Quest'anno il tema del Natale è stato rivestito dei misteri
del Rosario e perciò ha assunto una dimensione spiccatamente
"mariana". Maria nel suo privilegio di Immacolata Concezione,
di Madre fisica di Gesù, di regina della pace, di avvocata
permea di valori gran parte della lettera. Ma è evidente che
il tema centrale è Cristo con la pienezza della sua divinità
e della sua umanità. "Per noi cristiani - scrive il Cardinale
- il Natale è per eccellenza la festa della pace, donata al
mondo dal Figlio di Dio diventato uomo come noi e annunziata dagli
Angeli con le parole che esprimono il migliore augurio natalizio di
ogni tempo".
Il dono divino della pace è senza limiti, né di quantità
né di qualità. Tutti ne sono destinatari, tutti ne hanno
bisogno, "anche le nostre famiglie, oggi insidiate e tante volte
frantumate da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico.
Cresce, infatti, anche da noi, il numero delle separazioni e dei divorzi,
con grave danno soprattutto dei figli e della stessa società,
della quale la famiglia è cellula fondamentale".
Il dono di Dio della pace va accolto, conservato e incrementato con
la collaborazione personale. Il rosario è uno dei mezzi per
ottenere questo risultato. "Particolarmente cara alla Vergine
santa e da lei stessa raccomandata, come risulta dalle apparizioni
di Lourdes e di Fatima, la preghiera del santo Rosario ha costituito
un'autentica via di santificazione per uno stuolo innumerevole di
santi", tra cui il beato Bartolo Longo e san Pio da Pietrelcina.
"Il Rosario - aggiunge il Cardinale - ci aiuta a contemplare
il volto di Cristo con gli occhi e col cuore di Maria, che è
modello insuperabile di contemplazione del Figlio suo: con lo sguardo
accogliente di Betlem, penetrante a Cana, addolorato sotto la croce,
radioso il giorno di Pasqua, ardente in quello di Pentecoste".
Il Rosario "è una preghiera spiccatamente contemplativa",
per cui la recita "esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio
pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della
vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore
fu più vicina, e ne dischiudessero le insondabili ricchezze".
"La contemplazione è anzitutto ricordo, memoria di eventi
del passato, che si attualizzano, si rivivono nel presente. Questa
attualizzazione si realizza soprattutto nella liturgia, azione salvifica
per eccellenza. Ma anche il Rosario, quale meditazione su Cristo con
Maria, è contemplazione salutare". "Il Rosario,
inoltre, ci mette alla scuola di Gesù, il nostro unico maestro:
non solo per imparare le cose che egli ha insegnato, ma per "imparare
lui". Maestra impareggiabile di questo apprendimento è
Maria: nessuno tra gli esseri umani conosce meglio di lei Gesù,
nessuno come lei può introdurci a una conoscenza profonda del
suo mistero, per capirne il messaggio, per conformarci a Lui".
"Il Rosario - afferma il Cardinale - immettendo nella vita di
Cristo e facendo come respirare i suoi sentimenti, ci aiuta a crescere
nel cammino di assimilazione a Lui, sorretti dall'azione materna di
Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, icona perfetta della maternità
della Chiesa. Maria, attraverso il Rosario, ci accompagna in questo
cammino con la stessa sollecitudine materna con cui seguì la
crescita umana di Gesù. Maria ci sostiene sempre con la sua
intercessione e, come a Cana, si fa portavoce presso Gesù delle
nostre necessità".
Il Rosario è anche "scuola di preghiera, un percorso di
annuncio e di approfondimento del mistero di Cristo e offre una significativa
opportunità catechetica attraverso la ripresentazione orante
e contemplativa dei misteri". "Il Rosario è il
compendio del Vangelo, dei tanti misteri della vita di Gesù.
E proprio perché Gesù è al centro di questa preghiera,
il Papa ha voluto che dopo l'Incarnazione e la vita nascosta di Gesù
(misteri della gioia) e prima di soffermarci sulle sofferenze della
sua passione (misteri del dolore), culminate nel trionfo della risurrezione
(misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti
particolarmente significativi della sua vita pubblica (misteri della
luce), perché mettono in evidenza che egli è la luce
del mondo". "La contemplazione dei misteri indicati
nei quattro cicli ci aiuta a penetrare nella perfetta conoscenza del
mistero di Dio, cioè Gesù Cristo, offrendoci il segreto
della via più sicura e coinvolgente; l'esempio della Vergine
Maria, donna di fede, di silenzio e di ascolto. I misteri di Cristo
sono anche in certo senso i misteri di Maria.
Ma il Rosario ci aiuta pure a penetrare in una maggiore conoscenza
del mistero dell'uomo. I misteri di Cristo riflettono le vicende della
nostra esistenza umana, per cui ciascun mistero del rosario, ben meditato,
getta luce sul mistero dell'uomo. Davvero il Rosario "batte il
ritmo della vita umana". Guardando alla casa di Nazareth, apprendiamo
la verità originaria della famiglia secondo il disegno di Dio.
Ascoltando il Maestro nei misteri della vita pubblica, attingiamo
la luce per entrare nel regno di Dio. Seguendolo sulla via del Calvario,
impariamo il senso del dolore salvifico. Contemplando Cristo e sua
Madre nella gloria, vediamo il traguardo a cui ciascuno di noi è
chiamato e che raggiungerà se si lascia trasfigurare dallo
Spirito Santo". "Con il battesimo, infatti, attraverso
l'azione dello Spirito Santo, siamo stati inseriti in Cristo e siamo
diventati, anche noi, figli di Dio. A Lui, dobbiamo conformarci nelle
intenzioni, nelle scelte di vita, nei comportamenti personali e sociali.
Il Rosario ci aiuta a crescere in questa conformazione a Cristo sino
al traguardo della santità, alla quale tutti indistintamente
siamo chiamati nelle ordinarie condizioni della vita di ogni giorno,
compiendo i nostri doveri personali familiari e sociali, nell'esercizio
della nostra professione, con grande amore a Dio e al prossimo per
amore di Dio.
Ma affinché il Rosario produca questi effetti salutari, è
necessario che sia recitato come vera preghiera di contemplazione,
di lode e di intercessione".
Illustrando i ritmi celebrativi il Card. De Giorgi evidenzia la prospettiva
trinitaria e la prassi consolidata con gli elementi aggiunti, tra
cui la giaculatoria e la preghiera per le intenzioni del Papa, ai
fini di ottenere "le indulgenze annesse a questa preghiera. Così
vissuto, il Rosario è per noi un vero percorso spirituale sotto
la guida di Maria, nostra madre e maestra. Ecco perché, alla
fine di questo percorso, sentiamo il bisogno di lodare la Vergine
Santa con la splendida preghiera della Salve Regina e invocarne la
intercessione con le Litanie lauretane".
Spiega poi il significato della corona, fatta di grani: "È
anzitutto un segno. Con la convergenza di tutti i grani verso il Crocifisso,
ci ricorda che il punto di partenza e di arrivo della nostra vita
è il Crocifisso. E poiché i grani sono tutti legati
tra di loro, ci ricorda anche che tutti noi cristiani dobbiamo essere
uniti e concordi nella comunione ecclesiale. È davvero una
"catena dolce" che ci unisce a Dio, a Maria e ai fratelli".
Esorta quindi a recitare, ove non sia possibile intero, "almeno
una parte", con questa distribuzione settimanale: "il lunedì
e il sabato i misteri gaudiosi; il martedì e il venerdì
i misteri dolorosi; il giovedì i misteri luminosi; e il mercoledì
e la domenica i misteri gloriosi. Esigenze spirituali e coincidenze
liturgiche, tuttavia, possono suggerire opportuni adattamenti".
Infine propone la recita del Rosario nell'ambito della famiglia. Pur
prendendo atto che la famiglia ha subito una trasformazione rispetto
al modello del passato, l'Arcivescovo si augura "che nelle famiglie
si torni a pregare col rosario per i figli e ancor più con
i figli. Le nuove generazioni, se verranno iniziate a questa preghiera
con opportuni accorgimenti simbolici e pratici che ne favoriscano
la comprensione e la valorizzazione, saranno capaci di comprendere
ancora una volta noi adulti, nel far propria questa preghiera e nel
recitarla con l'entusiasmo tipico della loro età". La
lettera si conclude con questo appello: "Sì! Riprendiamo
con fiducia tra le mani la corona del Rosario". |
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