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Il Rosario preghiera contemplativa
JESUS CASTELLANO CERVERA
da l'Osservatore Romano
La Lettera del Papa sul Rosario privilegia il linguaggio della contemplazione. Più di trenta volte ricorre nel testo il richiamo alla dimensione contemplativa di questa preghiera mariana. In tal modo si desidera valorizzare sia l'indole stessa di un'orazione prettamente cristiana, che punta dritto verso una comunione con i misteri del Signore che medita, sia anche il ritmo stesso di una preghiera recitativa e ripetitiva, insistente e perseverante, che è in funzione di una più intima unione con il Signore e con la Madre del Signore.
Il n. 12 della Lettera Rosarium Virginia Mariae, in particolare, porta questo titolo: Il Rosario, preghiera contemplativa. Ma già nell'Introduzione, al n. 5, lo definisce come via di contemplazione, e "mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell'impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera Apostolica Novo Millennio ineunte, come vera e propria pedagogia della santità".
La parola contemplazione appartiene al linguaggio della preghiera cristiana. Etimologicamente porta con sé l'eco della visione di Dio fatta nel tempio dove egli abita (cum-templo). Storicamente evoca nella letteratura spirituale un grado alto della ricerca e dell'esperienza di Dio nella scala della preghiera, quasi al confine dell'esperienza mistica, che rimane tuttavia dono gratuito di Dio. Paolo VI, nel discorso di chiusura della IX sessione del Vaticano II, il 7 dicembre 1965, ebbe la felice intuizione di dare della contemplazione quasi una definizione per la nostra epoca contemporanea, esaltando l'umanesimo cristiano. Disse, infatti, a proposito della fede nel Dio vivente che è principio di autentico umanesimo: "lo sforzo di fissare in Lui lo sguardo ed il cuore, che diciamo contemplazione, diventa l'atto più alto e più pieno, dello spirito, l'atto che ancor oggi può e deve gerarchizzare l'immensa piramide dell'attività umana". La contemplazione, quindi, secondo questa definizione, unisce lo sguardo della mente e lo slancio del cuore, la fede che conosce e la carità che ama. Talvolta è lo sforzo del credente, aiutato sempre dalla grazia, che riceve come frutto la capacità di fissare il suo sguardo d'intelligenza e di amore in Dio, può essere arricchito della sua conoscenza. Talvolta è Dio stesso che attira l'orante con la sua grazia e lo unisce a sé nella preghiera contemplativa di carattere mistico. La contemplazione è dono e frutto dello Spirito Santo, ed ha il valore stesso della fede e dell'amore di cui deve essere intrisa la preghiera cristiana.
Le dinamiche contemplative del santo Rosario
La qualifica di preghiera contemplativa data al Rosario eleva, se ne avesse bisogno, questo pio esercizio al rango di una vera e propria esperienza di unione con Dio, ed innalza il suo carattere di preghiera popolare a quell'altezza di un rapporto intimo con il Signore che il fedele vive in forza del suo sacerdozio battesimale che lo abilita all'ascolto della parola e all'orazione, ma anche in virtù della grazia del profetismo dei battezzati, che comporta, come nei veri profeti di tutti i tempi, il primato dell'ascolto e della contemplazione del Dio vivente e come conseguenza l'annuncio della sua parola.
Paolo VI ebbe ad affermare, in un bel testo della Marialis Cultus n. 47, citato dalla Lettera sul Rosario: "Senza contemplazione il Rosario è corpo senza anima e la sua recita rischia di diventare meccanica ripetizione di formule...". Così il Papa voleva custodire intatto il senso più autentico della preghiera mariana e difenderla dalla facile accusa di essere una eccessiva ripetizione materiale di formule. E aggiungeva: "Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscono nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina e ne dischiudono le insondabili ricchezze".
Ma la dimensione contemplativa di questa preghiera mariana è altresì fortemente allusiva alla figura evangelica di Maria nel suo modo di rapportarsi ai misteri del suo Figlio. Un atteggiamento che è imitato ed interiorizzato dalla Chiesa nella sua preghiera e trova una forma popolare nella recita del Rosario. Il duplice riferimento lucano a Maria che conserva e medita nel suo cuore i misteri del suo Figlio (cfr Lc 2, 19.51) indica il rapporto personale interiore della Vergine con i misteri del Figlio, la qualità contemplativa della sua vita. Un atteggiamento che la Chiesa imita con la sua preghiera e che è fonte di luce per ogni credente, come ricorda la Dei Verbum n. 8. Ricordare i misteri di Cristo con Maria è norma aurea di una autentica preghiera ecclesiale, ed è uno degli atteggiamenti fondamentali del profilo mariano della Chiesa.
In realtà, che il Rosario sia preghiera contemplativa, è convinzione profonda, entrata anche nel semplice linguaggio del popolo. Spesso l'enunciazione dei misteri di ciascun giorno viene fatta spontaneamente dai fedeli con questa semplice espressione. "In questo giorno contempliamo... i misteri gioiosi, o dolorosi o gloriosi...". Tuttavia, la tentazione di allentare il fervore, il rischio di rendere materiale la ripetizione, la mancanza di un clima e di un ritmo adeguato nella recita del Rosario, la non noncuranza dei necessari attimi di silenzio, sono reali; ed il salutare richiamo del Papa impegna a dare a questa preghiera tutto lo slancio ed il fervore dell'autentica contemplazione cristiana. Con un sorprendente risultato, da molti sperimentato, quello di favorire una contemplazione non solo personale, ma anche comunitaria e quello di riscattare da una certa aristocrazia dello spirito il senso della contemplazione e renderla fruibile da parte di tutto il popolo santo di Dio.
Nella misura in cui la contemplazione cristiana è un vertice di vita e la meditazione e assimilazione interiore dei misteri di Cristo lo scopo della preghiera, il Rosario diventa scuola di preghiera ma anche esperienza di comunione intima con il Padre, per Cristo e nello Spirito. Contribuisce ad approfondire la grazia dei sacramenti, per raggiungere lo scopo di favorire una vita cristiana che sia assimilazione dei sentimenti di Cristo e di Maria, comunione vitale con il Signore nell'esistenza cristiana, culto spirituale, missione apostolica.
Una mistagogia dell'arte della preghiera contemplativa
Lungo tutta la Lettera Apostolica è offerta ed illustrata, viene richiesta con insistenza una forte elevazione del modo di pregare il Rosario, conformemente alla sua indole contemplativa. Per questo occorre valutare in modo adeguato possibilità ed esigenze per arrivare ad una vera e propria preghiera contemplativa. Il Papa ne avverte le esigenze e propone i mezzi, specialmente nel terzo capitolo della Lettera che è una specie di "mistagogia" della preghiera del Rosario, una nobile introduzione all'arte della preghiera contemplativa con il Rosario.
Ma cerchiamo di illustrare alcune condizioni di tale nobile scuola contemplativa.
Prima di tutto, occorre creare un clima di silenzio, di raccoglimento e di vera e propria consapevolezza di essere alla presenza del Signore, che è condizione previa per favorire un momento intenso di contemplazione che richiede dagli oranti lo slancio della mente e del cuore.
In tutta la preghiera mariana ed in ogni singolo suo elemento viene richiesta una attenzione particolare a ciò che si dice e a chi si dice. Già santa Teresa di Gesù, devota del Rosario, rivendicava per la preghiera vocale del Padre Nostro e dell'Ave Maria, la loro indole contemplativa, a partire dalla semplice annotazione pedagogica che quando preghiamo dobbiamo sapere cosa diciamo e a chi lo diciamo per aderire pienamente con il cuore e la mente a quanto esprimono le nostre labbra. L'invocazione del Padre nostro, la ripetizione dell'Ave Maria, la sosta dossologica del Gloria, sono momenti che chiedono una capacità di assaporare ciò che si dice, di gustare ora una parola, un atteggiamento della preghiera: l'invocazione del Padre, la benedizione del suo nome, la richiesta del suo Regno, l'accoglienza totale della sua volontà... o il saluto benedicente a Maria, l'invocazione alla Santa Madre di Dio... o la glorificazione di ciascuna delle persone della Trinità. Lasciandoci semplicemente plasmare dalle formule bibliche ed ecclesiali entriamo in una comunione con la Trinità e con Maria, se le labbra esprimono ciò che il cuore detta o il cuore e la mente si lasciano guidare da ciò che le labbra pronunciano. La ripetizione delle formule, sostenuta da una semplice attenzione del cuore e della mente, favorisce l'approfondimento, il calare nell'intimo, il rimanere, come nella contemplazione, con la consapevolezza di vivere in comunione spirituale con il Signore e con la Vergine Maria.
La proposta dei vari misteri è invito alla contemplazione di quanto la parola di Dio annunzia, quando i misteri sono preceduti da un brano biblico, e quanto una breve enunciazione efficacemente riassume. Maria che ha dato visibilità al mistero del Dio invisibile con la sua maternità, è la guida a questa amorevole meditazione interiore. Talvolta, come spesso dice il Papa, contemplando il mistero del Figlio con gli occhi della Madre, da Nazareth a Betlemme, dall'Egitto a Gerusalemme, da Cana al Calvario, dal Monte degli Ulivi al Cenacolo nei misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi nei quale Ella ha partecipato, da vicino o da lontano. Ma possiamo anche spingere l'analogia ed immedesimarci con i sentimenti di Cristo nella contemplazione del mistero della Madre in alcuni misteri tipicamente mariani nei quali Ella è protagonista: dall'Annunciazione alla sua Assunzione e alla coronazione in cielo.
Mentre scorrono le preghiere dell'Ave Maria la mente ed il cuore sono invitati a fissare lo sguardo nei misteri enunciati, quasi rivivendoli, qualche volta, pedagogicamente, con la memoria del passo evangelico pertinente, in qualche occasione, con una sana pedagogia, invitando a guardare un'immagine del mistero, sempre interiorizzando nel cuore il mistero che soggettivamente ora noi ci appropriamo perché diventi nostro. E poiché i misteri di Cristo e di Maria sono momenti della loro vita, l'invito che ogni mistero del Rosario ci rivolge è quello di rivolgere lo sguardo al volto stesso di Cristo e di Maria. E farlo con una delle formule semplici della preghiera contemplativa, quello che santa Teresa di Gesù espresse con la stringata formula mistica di essere guardati dal Signore prima ancora che noi possiamo rivolgere lo sguardo verso di lui: "Guardi che lo guarda" ("Mire que le mira", in lingua spagnola: Libro de la Vida cap. 13, 22). Perché mentre rivolgiamo lo sguardo contemplativo verso Dio siamo sorpresi dallo stesso sguardo del Signore che si rivolge a noi, come del resto chiediamo a Maria nella Salve Regina di rivolgere a noi il suo sguardo misericordioso.
Allo stesso modo che la nota formula della "lectio divina" invita a compiere un percorso logico di preghiera cristiana, con i quattro gradini della "lectio, meditatio, oratio, contemplatio", il Rosario ci offre l'opportunità di una "lectio" concentrata del mistero; ci avvia ad una breve meditazione interiore; essa fa scattare il "tu" dell'orazione, come preghiera rivolta al Padre o indirizzata a Maria, o si risolve nella dossologia trinitaria del Gloria finale di ogni diecina di Ave Maria; e lascia nel cuore la sintesi dello sguardo sintetico, insieme di fede e di amore, della contemplazione.
La salita della contemplazione e la discesa del servizio
Se la contemplazione porta a penetrare nel mistero di Dio come il termine di una salita, essa da Dio contempla pure il mondo e la vita con lo stesso sguardo divino per compiere una discesa dalla cima del monte della contemplazione, come indica anche la logica del quarto mistero della luce, che è la Trasfigurazione del Signore. Essere vicini a Dio con la contemplazione favorisce negli oranti uno sguardo verso l'uomo, il mondo, la Chiesa, con gli stessi sentimenti del cuore materno della Vergine. Per questo talvolta, come piaceva a Papa Giovanni XXIII, ogni mistero del Rosario può essere pregato con una intenzione particolare che ci richiama all'oggi della Chiesa e del mondo, come suggerisce anche Giovanni Paolo II, quando ci esorta a pregare il Rosario per la pace nel mondo e per la famiglia.
Così il Rosario diventa una preghiera contemplativa del mistero di Dio e del mistero dell'uomo, come il Papa propone al n. 25, ed una preghiera ecclesiale di intercessione per i bisogni dell'umanità, come alcuni gruppi fanno recitando il Rosario missionario con una diecina di Ave Maria per ciascun continente. La sensibilità degli oranti, le necessità del presente, l'armonizzazione con i misteri meditati possono offrire tanti suggerimenti per questa preghiera che diventa in questo modo contemplativa ed apostolica, con la forza missionaria della lode e dell'intercessione che sono insite nelle stesse preghiere del Padre nostro e dell'Ave Maria, specialmente nell'ultima parte del saluto alla Vergine: "prega per noi, peccatori...".
L'indole contemplativa del Rosario si rivela anche in uno dei suoi valori più autentici. La preghiera nella vita cristiana accompagna il cammino spirituale del cristiano nelle sue giornate luminose e nelle sue notti oscure, nei momenti di partecipazione al gaudio della presenza e nella croce dell'assenza. Ma il cammino del cristiano non è altro che il cammino stesso di Cristo e la vita spirituale, con le sue lotte e le sue grazie, è la vita di Cristo in noi, sotto la guida dello Spirito Santo. La dimensione contemplativa del Rosario si affianca quindi al cammino cristiano della perfezione, che è la "via Christi" e la "via Mariae". Una vita ricca di comunione con Dio e di servizio generoso dei fratelli.
Quanto ci viene offerto dalla rivelazione e dalla celebrazione liturgica, specialmente nell'ambito dell'anno liturgico, può essere da noi interiorizzato anche ogni giorno, in sintonia con il nostro camminare per i sentieri del tempo, per mezzo della preghiera del Rosario. La sua indole insieme personale ed ecclesiale, la possibilità di recitarlo insieme, uniti nel nome del Signore e godendo della sua presenza, l'impegno che ci offre di aiutarci a percorrere insieme questo cammino, lo rendono particolarmente adatto ad una spiritualità del nostro tempo che è insieme personale e comunitaria.
Sono tanti i beni che ci possono venire da questa visione rinnovata che il Papa ci offre della più popolare delle preghiere mariane. Per questo grandi sono le esigenze spirituali che esso comporta. Per questo va favorita sempre la qualità della sua recita ed eventualmente di una sua più solenne celebrazione, a partire dalla qualità teologale della preghiera stessa, cioè l'impegno ed il dono di una preghiera contemplativa.
Per tutte queste ragioni il Papa può concludere la sua esposizione con questo ultimo e valido richiamo che è conferma di quanto abbiamo cercato di illustrare: "Quanto fin qui s'è detto, esprime ampiamente la ricchezza di questa preghiera tradizionale, che ha la semplicità di una preghiera popolare, ma anche la profondità teologica di una preghiera adatta a chi avverte l'esigenza di una contemplazione più matura (n. 39).
Tutti i testi proposti in questa sezione possono essere utilizzati liberamente. Si richiede solamente di citare l'Agenzia Fides come fonte.
 
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