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NOTES |
Maria, guida alla contemplazione
del mistero di Cristo |
ANNA MARIA CANOPI
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da l'Osservatore Romano del 1°
gennaio 2003 |
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"Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo / sulle
tue labbra è diffusa la grazia, / ti ha benedetto Dio per
sempre". Con quale giubilo e commozione Maria avrà
cantato questo versetto del salmo 45, mentre aveva sotto lo sguardo
Gesù, non lo possiamo nemmeno immaginare. Nessuna creatura
più di lei, infatti, ha potuto contemplare da vicino la
bellezza del volto del Figlio di Dio "nato da donna",
perché proprio lei era quella Donna chiamata a dargli la
carne e il sangue.
Nella splendida Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae il
Santo Padre lo afferma con piena convinzione: "La contemplazione
di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. È nel
suo grembo che si è plasmato, prendendo da lei anche un'umana
somiglianza che evoca un'intimità spirituale certo ancora
più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno
si è dedicato con assiduità pari a quella di Maria.
Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di lui
già nell'Annunciazione, quando lo concepisce per opera
dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la
presenza e a presagire i lineamenti. Quando finalmente lo dà
alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente
sul volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella
mangiatoia (cfr Lc 2, 7). Da allora il suo sguardo, sempre ricco
di adorante stupore, non si staccherà più da lui"
(n. 10).
Ogni donna che abbia vissuto l'esperienza della maternità
sa bene quanto sia coinvolgente la vita del figlio concepito e
partorito nel dolore e nella gioia; e sa che per sempre la sua
esistenza sarà legata alla sorte di lui. Per questo Maria,
più di ogni altra madre tutta preordinata alla Persona
e alla missione di quell'unico Figlio, è colei che ci può
guidare alla contemplazione di Cristo penetrando nei più
reconditi segreti del suo volto interiore, quello che si svela
soltanto agli occhi della fede e dell'amore. È questa,
infatti, la forma di conoscenza più profonda e completa,
quella che sa cogliere anche le più delicate sfumature
dei pensieri e dei sentimenti, dell'intimità della persona.
Unendoci a lei, con animo semplice e desideroso di conoscere il
Signore, possiamo davvero compiere un sicuro e meraviglioso cammino
di autentica contemplazione. Questa è tale soltanto se
non rimane un'astrazione, ma diventa conformazione a Cristo, crescita
nella nostra identità di figli di Dio, di figli nel Figlio,
chiamati a riprodurre in noi i suoi stessi lineamenti, il suo
bellissimo volto di santità che è l'immagine del
Dio indivisibile (Col 1, 15).
Contemplare i misteri di Cristo non è infatti come contemplare
una galleria di quadri dai quali l'osservatore rimane staccato
traendone, al massimo, un godimento estetico. Contemplare Gesù
significa immergersi in lui, nel suo insondabile mistero di vita
ed esserne impregnati.
Maria ci può e ci vuole accompagnare in questo viaggio
interiore attraverso il mistero d'amore che è il Signore
Gesù Cristo. Lo fa - come afferma ancora il Santo Padre
nella Lettera apostolica - raccontandoci tutti i "ricordi"
riguardanti Gesù impressi e conservati nella memoria del
suo cuore materno (Cfr Lc 2, 19.51).
Il Rosario, preghiera spiccatamente contemplativa, fa passare
davanti ai nostri occhi tutti questi "ricordi", che
sono i "misteri" della nostra salvezza. Oggi, nella
civiltà della concitazione, si vanno sempre più
perdendo l'arte del raccontare con calma e il gusto di ascoltare,
poiché le notizie sono date a ritmo frenetico e spesso
con linguaggio e immagini aggressivi. Abbiamo quindi tanto più
bisogno di imparare da Maria il dolce stare in ascolto, il pensoso
sostare su quanto abbiamo ascoltato e il contemplare con sempre
nuovo stupore quanto si va rivelando al nostro sguardo interiore.
Ella comincia a raccontare dall'Annunzio recatole dall'angelo
a Nazareth, e proprio da questo "ricordo" apprendiamo
a riconoscere anche gli annunzi di grazia che hanno segnato il
nostro personale cammino spirituale; apprendiamo anzitutto ad
accogliere il Verbo della vita e a metterci - come la SS. Vergine
- a sua disposizione per generarlo in noi e donarlo agli altri:
vale a dire apprendiamo l'arte dell'umile e amorosa adesione di
fede alla parola, al disegno di Dio, perché la nostra esistenza
ne diventi una fedele realizzazione.
Tutti gli altri misteri di gaudio, di dolore, di luce e di gloria
hanno il loro incipit in quell'ecce e fiat che apre simultaneamente
le porte del cielo e le porte del nostro cuore, affinché
il divino e l'umano s'incontrino in uno slancio d'amore che unisce
per l'eternità.
Se partiamo con Maria da Nazareth, ci diviene facile comprendere
anche il mistero della Visitazione - in cui si esprime la sollecitudine
e la delicatezza della carità verso ogni creatura - e quello
della Natività che ci conduce ad adorare il Dio-con-noi
in modo da esserne portatori nel mondo, in mezzo ai "lontani";
sempre con Maria, comprendiamo inoltre il mistero della Presentazione
in cui viene insegnato ad essere noi stessi offerenti e offerta;
e giungiamo al mistero del Ritrovamento di Gesù nel tempio
dal quale apprendiamo il primato dell'obbedienza alla volontà
del Padre nella nostra quotidianità.
Veniamo così introdotti nei misteri della consumazione
del sacrificio, e il volto del Servo Sofferente ci appare anche
attraverso il velo delle nostre lacrime, nelle vicende dolorose
della nostra e dell'altrui esistenza. Ma questa contemplazione,
calata nel concreto spesso tenebroso della storia, riceve trasparenza
dalla nuova gemma aggiunta al Rosario: i misteri della luce, che
Maria interpreta con la sua stessa silenziosa presenza di discepola,
Madre e Maestra.
Eccoci davanti mistero del Battesimo di Gesù nelle acque
del Giordano con la splendida testimonianza del Padre: "Tu
sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto"
(Lc 3, 22). Come non trasalire di gioia sapendo che anche noi,
battezzati nel nome della SS. Trinità, immersi nella morte
di Cristo e risuscitati con lui, abbiamo ritrovato la nostra somiglianza
con Dio, siamo diventati figli nel Figlio, con lui amati e prediletti?
Allora facciamo festa, accanto a Maria, anche per l'acqua trasformata
in vino alle nozze di Cana, comprendendo che noi stessi siamo
la sposa dello Sposo; e con gioioso stupore contempliamo in lui
il Regno già presente per entrare nel quale bisogna ri-nascere,
diventare bambini, uomini nuovi. Così è pure dato
di salire il Tabor e di vedere per un breve istante - il cui ricordo
tuttavia perdura nel nostro cuore - la luce indicibile del volto
di Cristo trasfigurato: un raggio della sua gloria prima che di
lui si possa dire che "non ha apparenza né bellezza...,
uomo dei dolori... come uno davanti al quale ci si copre la faccia"
(Is 53, 2-3). Ma soprattutto siamo guidati a capire - accanto
alla Madre - il dono di quell'ultima cena - l'Eucaristia - in
cui sono anticipate la sua morte e risurrezione, la venuta dello
Spirito e la nostra stessa glorificazione.
Al termine di questo cammino con Maria, tenendo fisso lo sguardo
su Gesù, si può veramente esclamare formando un
coro all'unisono con gli eletti del Cielo: "Ecco, ora si
è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro
Dio e la potenza del suo Cristo...!" (Ap 12,10).
Mediante la preghiera del Rosario si fa davvero l'esperienza della
salvezza operata da Cristo e ci si fortifica di fronte agli assalti
ricorrenti dell'antico avversario che, pur essendo già
vinto, non vuole dare tregua al Figlio della Donna e alla sua
discendenza. Egli tende agguati, ma il Rosario è una catena
più forte dei suoi lacci; esso ci avvince a Maria, e Maria
ci fa da scala a Gesù come Gesù al Padre. Questa
scala bisogna però salirla senza voltarsi indietro, senza
distogliere lo sguardo dalla stella luminosa.
Quando i bambini facevano ancora giochi innocenti - senza giocattoli
mostruosi e imitazioni di armi e ordigni di guerra c'era un gioco
tanto significativo. Uno faceva l'angelo alla porta del paradiso,
un altro faceva il diavolo a lato della strada, uno o più
bambini facevano i viaggiatori e l'angelo li chiamava a uno a
uno: "Piccolo della terra, corri qui da me!". Il bambino
gridava: "Non posso, perché c'è il diavolo
che mi prende!". Allora dalla porta del paradiso una voce
suadente: "Non guardare né a destra né a sinistra
e non voltarti indietro, guarda fisso a me: io con le mie ali
ti proteggo". Vincendo la paura, il bambino si lanciava nella
corsa e, se riusciva e non lasciarsi catturare dal diavolo, arrivava
tra le braccia dell'angelo. Se invece rimaneva prigioniero del
diavolo, doveva essere liberato... E l'angelo accorreva a tendergli
una mano che egli doveva cercare di afferrare pure essendone ostacolato
dal diavolo.
Non si potrebbe forse vedere in questo gioco il ruolo di Maria,
che ci conduce a contemplare il suo Figlio? Nella sacra Liturgia
la Chiesa la invoca quale "Stella mattutina" e "fulgida
porta del cielo": non ci può essere guida più
sicura alla meta della nostra "beata speranza" (Tito
2, 13). Ma perché Maria ci possa aiutare a rivestirci di
Cristo (cfr Rm 13, 14; Gal 3, 27) per comparire davanti al padre
come "sposa senza ruga né macchia" (Ef 5, 27),
occorre giorno dopo giorno perseverare con lei nel sì dell'Annunzio
e nel sì della Croce, aprirsi allo Spirito e nutrirsi del
Pane di vita, del cibo che dà la forza di combattere fino
all'ultimo respiro la "buona battaglia della fede" (1
Tm 4, 7).
Anche Maria dovette camminare nella fede e non nella piena visione;
anch'essa, pur vivendo accanto a Gesù, dovette accettare
il mistero della sua Persona e credere per vedere oltre le apparenze.
Quel suo sguardo che era perciò ora interrogativo, ora penetrante,
addolorato, infine radioso e sempre ardente d'amore, adesso è
rivolto anche a noi. Esso riflette la Luce che è Cristo stesso,
perciò illumina i nostri passi e dissolve le tenebre che
tentano di avvolgere il nostro cuore. Così la dolce catena
del Rosario diventa per noi una splendida corona di gloria.
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