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NOTES |
| Misteri e mistero di Cristo |
MARCELLO BORDONI
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da l'Osservatore Romano |
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Ogni autentica
forma di preghiera cristiana deve essere sempre incentrata nei "misteri
di Cristo" e non deve dissociarsi totalmente dalla loro "anamnesi
liturgica". Il Rosario di Maria è andato accrescendo la
sua importanza tra le forme di preghiera cristiana, come ha testimoniato
già l'esortazione apostolica Marialis cultus (MC) di Paolo
VI (2 II 1974) (1), nella quale essa è chiamata "preghiera
evangelica, incentrata nel mistero della incarnazione redentrice...
preghiera di orientamento nettamente cristologico" (MC, n. 46).
Nella riflessione contemporanea sono stati definiti con maggiore precisione
i rapporti intercorrenti tra Liturgia e Rosario. Questa preghiera,
infatti, possiede profondi rapporti con la preghiera liturgica: "alla
luce dei princìpi della costituzione Sacrosanctum Concilium:
le celebrazioni liturgiche ed il pio esercizio del rosario non si
devono né contrapporre, né equiparare" (MC, n.
48). Il Rosario è, infatti, "un pio esercizio che si accorda
facilmente con la sacra liturgia: come la Liturgia, infatti, esso
ha un'indole comunitaria, si nutre della Sacra Scrittura e gravita
intorno al mistero di Cristo" (MC, ivi). Pertanto, sia pure su
piani di realtà diversi, l'anamnesi della Liturgia e la memoria
contemplativa del Rosario hanno per oggetto i medesimi eventi salvifici.
Oggi, con la sua Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae (2),
Giovanni Paolo II, indicando il cammino spirituale che deve proseguire
il cristianesimo, dopo duemila anni di storia, per non perdere lo
slancio e la freschezza delle sue origini e per giungere sempre
più non solo a "dire", ma a "gridare"
Cristo al mondo (3), richiama con vigore all'importanza della preghiera
del Rosario. Essa, infatti, educa i credenti ad un livello autentico
e maturo della fede cristiana, che si nutre e respira in un'atmosfera
evangelica, nella quale, non solo batte un "cuore cristologico",
ma anche "il ritmo della vita umana" (4). Il popolo cristiano
deve mettersi, però, alla scuola di Maria, per lasciarsi
introdurre nella contemplazione del volto di Cristo. Il Rosario
costituisce una vera e propria "pedagogia di santità":
esso forma i credenti, attraverso la via della contemplazione, a
realizzare quella "conformazione a Cristo" che li rende
capaci non solo di "parlare di Lui", ma di "mostrarlo
al mondo". Se la Liturgia, pertanto, "rende presente sotto
il velo dei segni ed operanti in modo arcano, i grandi misteri della
nostra redenzione, la preghiera del Rosario, con il pio affetto
della contemplazione, rievoca quegli stessi misteri alla mente dell'orante
e ne stimola la volontà perché da essi attinga norme
di vita" (MC, 48) (5).
1. Dai "misteri" al "Mistero di Cristo"
La caratteristica della preghiera del Rosario, come "preghiera
evangelica" è di ripercorrere meditativamente la moltitudine
dei misteri storici della vita di Gesù, che costituiscono
un "Rosario vivente". Nel cammino della storia cristiana,
già all'era dei Padri (6), ma particolarmente nella spiritualità
medioevale, si è evoluto ed affermato, sotto gli influssi
del monachesimo, un notevole orientamento cristocentrico della pietà,
con un forte accento sulla umanità di Gesù, considerata
nei misteri della sua vita terrena (7). Si può affermare
che, in questo orientamento, la passione per l'umanità di
Gesù è divenuta notevole. Il monachesimo ha dato un
eccellente contributo a fare dell'umanità di Gesù
"lo strumento primario dell'ascesa spirituale", considerando
soprattutto la sua vita terrena come la rivelazione dell'infinita
condiscendenza divina verso l'infermità umana. Per questo
il contatto con l'umanità di Gesù diviene la via per
l'incontro con il volto nascosto della sua Divinità. Di qui
l'importanza della "imitazione di Cristo", nella contemplazione
dei misteri della sua vita che vanno dall'infanzia alla passione,
morte, resurrezione, pentecoste.
La familiarità con il Gesù terreno dà una risuonanza
tenera ed affettiva alla pietà nel medioevo monastico, che
si manifesta in espressioni che rivelano un profondo senso di amore
verso il nome stesso di Gesù: "Signore Gesù"
(8), "Signore umanissimo, Gesù piissimo " (9),
"nostro tesoro, amore, desiderio, dolcezza, salvezza e vita".
Questo nome è così al centro di un notevole orientamento
spirituale: "Gesù, Gesù... nome dolce, nome
diletto, nome che conforta il peccatore e dona una beata speranza".
Questa devozione indugia presso la greppia di Betlemme, ove i
vagiti e le lacrime, segno di tenerezza più che di forza
(10), sono motivo di fiducia per la nostra conversione, per spostarsi
via via verso le altre vicende della sua vita terrena fino a giungere
alla sofferenza della passione che rafforza "l'affetto di
dilezione". Non si deve pensare che questa spiritualità
pecchi di sentimentalismo e di vana ricerca di emozioni sensibili:
essa è ben nutrita di conoscenza biblica, e di "forti
contenuti cristologici", come si può notare in Ruperto
di Deutz (1129), testimone della tradizione benedettina. Così
l'affectus dilectionis, riscalda la pietà cistercense con
s. Bernardo e Guglielmo di Saint-Thierry, mentre la spiritualità
francescana si concentra nella tradizione del presepe e nella
contemplazione della passione e la pietà domenicana, con
s. Alberto Magno e con s. Caterina da Siena, vede, come s. Francesco,
il centro della pietà nel Crocifisso. Particolarmente importante,
in questo contesto di spiritualità dei "misteri della
carne" è lo sviluppo ed approfondimento teologico
offerto dalla riflessione di s. Tommaso d'Aquino (11), che dona
un solido sostegno cristologico e soteriologico alla devozione
medioevale e dei tempi successivi verso la santa umanità
di Gesù: in lui la "imitazione di Cristo", si
può dire, che non è solo un impegno ascetico, è
molto di più, è una vera e propria comunione di
vita con i misteri della vita terrena del Salvatore, perché
il curriculum di vita del cristiano, nasce, è sorretto,
in una mistica simultaneità, dovuta alla virtù salvifica
della Divinità operante in questi misteri, per la quale
Egli si rende universalmente presente nella storia (Comp. Theol.
239) (12).
Se i "misteri della vita terrena" di Gesù di
Nazareth hanno una propria, singolare efficacia, in ragione della
virtù divina (pneumatica), in essi operante, è,
però, soprattutto per la via della contemplazione (13)
che questa virtù si rende efficace nelle anime. Attraverso
di essa, la memoria della vicenda storica di Gesù di Nazareth
ci consente di penetrare, pur nella oscurità della carne
terrena, nel "fulgore della bellezza e della gloria divina"
che brilla sul Volto di Cristo (Lc 9, 35), rivelando in esso il
Mistero che supera ogni conoscenza (Ef 3, 19): il mistero del
Verbo fatto carne, nel quale "abita corporalmente tutta la
pienezza della Divinità" (Col 2, 9). Per questo, se
"tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero"
(14), "la sua umanità appare come il "sacramento",
cioè, il segno e lo strumento della sua divinità
e della salvezza che Egli reca: ciò che era visibile nella
sua vita terrena condusse al Mistero invisibile della sua figliazione
divina e della sua missione redentrice" (ivi). La meditazione
dei misteri di Cristo, costituisce, quindi, un alimento irrinunciabile
per la formazione e crescita spirituale del cristiano.
2. I misteri di Cristo nella "via di Maria"
Questa meditazione sui misteri di Cristo, che trasforma e trasfigura
lo spirito del credente, è promossa efficacemente dalla
"preghiera del Rosario" mediante il suo richiamo a quell'aspetto
del meditare cristiano che ha il suo "modello insuperabile"
nella "via di Maria", Ad essa "il volto del Figlio...
appartiene a titolo speciale" (RVM, 10). Nessuno, ha potuto,
come lei, dedicarsi con altrettanta assiduità alla contemplazione
del volto del Figlio. Il suo, è stato, uno sguardo continuo,
penetrante, per la virtù della sua esperienza di fede che
ha potuto leggere nell'intimo dei misteri della carne il "Mistero"
del suo Gesù. Ha potuto perciò conservarne, gelosamente
i ricordi dell'infanzia (Lc 2, 19.51), fino a percepirne i sentimenti
nascosti, ha potuto indovinare le sue scelte fin dagli inizi della
sua vita pubblica (Gv 2, 5), seguendolo maternamente fino alla
immedesimazione, nel suo sguardo addolorato, pieno di fede e di
amore offerente, ai piedi della Croce (19, 26-27), per poi contemplarlo
con uno sguardo radioso, illuminato dalla sua gloria nella resurrezione,
ed in fine nel suo sguardo ardente nella effusione dello Spirito
a Pentecoste (At 1, 14) (RVM 10). Lungo questa "via di Maria",
la Chiesa ha compreso e comprende sempre meglio il suo ruolo originario
di appartenenza ai disegni di Dio, la sua funzione di "mediazione
materna", nell'aprire ai credenti il sentiero della più
pura contemplazione della gloria di Dio, riflessa nella vicenda
della vita terrena e gloriosa del suo Figlio Incarnato. È
da questa conoscenza che la Chiesa attinge anche la esperienza
della propria identità di Madre e Sposa del Cristo.
La preghiera del Rosario rimanda a questa coscienza meditativa
e memore della vita del Cristo, raggiunta nella "via di Maria",
e che dalla sua esperienza personale si diffonde nel luogo ecclesiale
a partire dalla esperienza della comunità apostolica nascente,
nella sua comunione di preghiera con Lei nel cenacolo (At1, 14).
Si può pensare che questo pregare, ricordato dagli Atti,
sia stato un approfondire, con lei, la meditazione dei suoi ricordi
della vita del Figlio (Lc 2, 19.51). Nel Rosario, questa preghiera
continua, nella formazione cristocentrico-trinitaria della vita
spirituale del credente, alla scuola di Maria, Maestra di vita.
Da Lei, alla Chiesa è concesso di imparare, non solo le
"cose" che Gesù ci ha insegnato, ma soprattutto
di "imparare Lui" (RVM, 14). E, cioè, è
concesso di imparare il mistero del Dio trinitario che risplende
in Lui e di imparare Lui come "il Mistero" per eccellenza,
il "mistero del Verbo fatto carne", che ha patito sulla
Croce ed è Risorto per la nostra giustificazione (Rm 4,
25). Questa preghiera contemplativa, attraverso lo sguardo di
Maria, ci educa, infatti, al suo modo di guardare, di rendere
viva la memoria dei misteri di Gesù, di contemplare e di
vivere la sua sequela. Così, in questa contemplazione,
l'anima del credente, si apre alla penetrazione di quel "Segno"
della "gloria divina nascosta" che accompagnava già,
come splendore anticipato, la sua vita terrena consentendo ai
discepoli di credere in Lui (Gv 2, 11).
3. Dal mistero di Cristo, al "mistero dell'uomo"
Nella sua Lettera Apostolica, oggetto di queste riflessioni, il
Santo Padre, non solo sottolinea in consonanza con i suoi predecessori
l'importanza del "cuore cristologico", che batte nella
preghiera del Rosario, ma dà anche rilievo alla ripresa
delle sue parole con le quali aveva già affermato che nella
"semplice preghiera del Rosario "batte il ritmo della
vita umana" (15).Questa implicazione antropologica ci fa
comprendere come nel pregare il Rosario di Maria, il credente
è portato a comprendere, alla luce dei misteri di Cristo,
e del suo "Mistero", il significato più profondo
di quel "mistero" che è la vita stessa dell'uomo
e che si può raggiungere solo attraverso la contemplazione
del mistero di Cristo. Il Rosario, infatti, rende il credente
in grado di accompagnare Gesù-Cristo, nel cammino della
sua vita, piena di amore, di spirito di servizio, di dedizione
proesistente (pro vobis), fino alla morte di Croce, per riconoscerlo,
risorto, pellegrino, nelle vie del mondo, continando con Lui l'esperienza
di Emmaus. Ma questa preghiera, consente pure al credente, di
discernere che, nel cammino di Cristo, il cammino dell'uomo è
come ricapitolato (16), svelato, redento (RVM, 25). In questo
tempo di smarrimento, l'uomo che ha raggiunto grandi traguardi
di conoscenze scientifiche sulla propria realtà e sul mondo,
sembra aver perduto il significato della sua più profonda
"verità", il "senso" ed il "traguardo
ultimo" della sua "vita". Per questo, il suo camminare
nella "via" degli eventi storici della fede, in compagnia
del pellegrino misterioso, lungo gli aspri sentieri del mondo,
è il solo modo per ritrovare la luce del "mistero"
che egli porta con sé. Si può dire, allora, veramente,
che ciascun mistero del Rosario, ben meditato, "getta luce
sul mistero dell'uomo" (RVM, ivi).
MARCELLO BORDONI
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1) Paolo VI, Marialis cultus (= MC), AAS 66 (1974), 113-168
2) Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae
(=RVM), LEV, Città del Vaticano 2002
3) Annunciare Cristo come "traguardo della storia umana,
come il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e
della civiltà" è stato il messaggio di speranza
del Conc. Vaticano II, Gaudium et Spes, 45
4) Giovanni Paolo II, Angelus. In Insegnamenti, 1 (1978), 75-76
5) Paolo VI, Marialis cultus , n. 48
6) F. Bertrand, Mystique de Jésus chez Origène,
Aubier, Paris 1951; Ilarino da Milano, La spiritualità
cristologica dei Padri apostolici agli inizi del monachesimo,
in "Problemi di storia della Chiesa", Milano 1970, pp.
359-507.
7) A. Grillmeier, I misteri di Cristo nella pietà del medioevo
latino e dell'epoca moderna, in "Mysterium Salutis",
t.VI, Queriniana, Brescia 1971, pp. 27ss.
8) Isacco della Stella, Sermo 2; PL 194, 1694
9) Helinandus, Ep. ad Galterum, PL 212, 757 A
10) Bernardo, Sermo 1 in Nativitate, 3, PL 183, 116
11) Inos Biffi, I Misteri di Cristo in Tommaso d'Aquino, I, Jaca
Book, Milano 1994
12) Ivi, p. 258; in particolare p. 266 riguardo all'opera della
"virtus Christi"
13) Vincenzo Battaglia, Cristologia e contemplazione, EDB, Bologna,
1996
14) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 515
15) Angelus del 29 ottobre 1978: Insegnamenti 1 (1978), 76
16) Ireneo, Contro le eresie, III, 18, 1: PG 7, 932
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