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NOTES |
| Il Rosario per la missione |
Giuseppe Buono
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da l'Osservatore Romano del 11 marzo
2003 |
Abitualmente
il Papa indirizza il messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale
a tutta la Chiesa il giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo
inviò gli apostoli e i discepoli sulle strade del mondo per
annunciare a tutti la Bella Notizia della salvezza universale in Gesù
Cristo. Quest'anno il messaggio è stato invece firmato il giorno
del Battesimo di Gesù, il 12 gennaio, proprio all'inizio dell'anno.
Il motivo è nell'aver indetto, nell'ottobre scorso, un Anno
particolare per la riscoperta della preghiera del Rosario.
La Chiesa culla dell'umanità
Quest'Anno del Rosario termina ad ottobre e, sempre ad ottobre,
nella penultima domenica, si celebra la Giornata Missionaria Mondiale.
Così il Papa intende legare il Rosario alla Missione della
Chiesa; la Missione con la preghiera; la contemplazione del Volto
di Cristo attraverso il volto di Maria con l'attività evangelizzatrice.
Allora chiede: "La Giornata Missionaria Mondiale, che cade
proprio alla fine di questo particolare anno mariano, se ben preparata,
potrà imprimere un più generoso impulso a quest'impegno
nella comunità ecclesiale" (n. 2).
Giovanni Paolo II è un innamorato di Maria! All'inizio del
messaggio lo ricorda lui stesso: "Sin dall'inizio, ho voluto
porre il mio Pontificato sotto il segno della speciale protezione
di Maria. Più volte, poi, ho invitato l'intera comunità
dei credenti a rivivere l'esperienza del Cenacolo, dove i discepoli
erano assidui e concordi nella preghiera... con Maria, la Madre
di Gesù" (n. 1). Sappiamo che la Missione ha il suo
inizio ufficiale proprio nel Cenacolo, connotata subito di tre realtà:
la preghiera continua, la comunione tra gli apostoli, la devozione
a Maria. Il Papa lega il mistero di amore di Dio, che è la
Missione, con quello della maternità mariana: "La Chiesa
prende sempre più coscienza di essere "madre" come
Maria. Essa è la culla... in cui Maria depone Gesù
e lo affida all'adorazione e alla contemplazione di tutti i popoli"
(n. 2). La Chiesa culla dell'umanità in cerca di salvezza:
su questa culla veglia teneramente la Madre; è Lei che offre
ai popoli il Bambino per l'adorazione di fede e di amore. Non vi
può essere gesto missionario che non sia contemporaneamente
gesto mariano, perché così vuole il Figlio che ama
teneramente la Madre associandola al suo mistero di salvezza universale.
Il fatto che il Papa abbia scelto il 19 ottobre, Giornata Missionaria
Mondiale, per beatificare una delle più grandi missionarie
del ventesimo secolo, Madre Teresa di Calcutta, ribadisce la sua
verità, che cioè la Missione non è possibile
senza contemplazione e preghiera, e questa espressa in una vita
tutta spesa per gli altri quale fu appunto quella di Madre Teresa.
Chiesa missionaria, Chiesa contemplativa
Giovanni Paolo II ha sempre coniugato missione e contemplazione.
Nel messaggio confida: "Mi tornano spesso alla mente queste
parole: contemplare il volto di Cristo con Maria... Contemplare
il volto di Cristo induce a una conoscenza profonda e coinvolgente
del suo mistero ... Maria stessa si fa nostra maestra e guida. Sotto
l'azione dello Spirito Santo, ci aiuta ad acquisire quella tranquilla
audacia che rende capaci di trasmettere agli altri l'esperienza
di Gesù e la speranza che anima i credenti ... Maria è
la memoria contemplativa della Chiesa..." (n. 3).
Allora è vero che la Missione della Chiesa nasce dalla contemplazione
del suo Signore e si realizza per sovrabbondanza di cuore. I grandi
missionari, ma tutti i missionari!, sono dei "contemplativi
in azione... Egli (il missionario) trova risposta ai problemi nella
luce della Parola di Dio e nella preghiera personale e comunitaria...
Il missionario se non è un contemplativo non può annunciare
il Cristo in modo credibile. Egli è un testimone dell'esperienza
di Dio e deve poter dire come gli apostoli: "Ciò che
noi abbiamo contemplato, ossia il Verbo della vita, ... noi lo annunciano
a voi" (Redemptoris Missio, 91). La trasmissione della Buona
Notizia del Vangelo avviene nella contemplazione di Colui che si
annuncia. Di questa realtà è piena la storia della
missione della Chiesa nella storia dei suoi evangelizzatori. Solo
per il secolo appena trascorso ricordiamo le splendide testimonianze
dei Fondatori degli Istituti Missionari italiani beatificati da
Giovanni Paolo II: i beati Alemanno, Conforti e prossimamente il
primo tra loro a essere canonizzato, Daniele Comboni. Poi le figure
missionarie di spicco: Padre Charles de Foucauld, che nella contemplazione
pura nel deserto diventa un evangelizzatore con la sua vita di adorazione
e di immolazione; il beato Padre Paolo Manna che fa della preghiera,
soprattutto del rosario, e della meditazione il segreto di ogni
attività missionaria; Madre Teresa di Calcutta che prega
e contempla pur in mezzo alle più incredibili miserie umane
e urgenze di carità. Il Papa, innalzando questi missionari
agli onori degli altari, non ha inteso fare altro che provare a
tutti noi che la missione si deve sempre coniugare con la contemplazione
e la preghiera.
Anche nella consegna fatta alla Chiesa all'inizio del Terzo Millennio,
Giovanni Paolo II invitava: "Il Cristo contemplato e amato
ci invita ancora una volta a metterci in cammino: "Andate,
dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28, 19). Il mandato
missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso
entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora" (Novo
Millennio ineunte, 58). La contemplazione e la preghiera sono il
motore della Missione e la sua gioia. Anche i Vescovi italiani,
indicando alla Chiesa italiana le mete pastorali per il primo decennio
del 2000, hanno detto: "Una Chiesa che dalla contemplazione
del Verbo della vita si apre al desiderio di condividere e comunicare
la sua gioia, non leggerà più l'impegno dell'evangelizzazione
del mondo come riservato agli "specialisti", quali potrebbero
essere chiamati i missionari, ma lo sentirà proprio di tutta
la comunità" (CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo
che cambia, n. 46).
Preparazione degli evangelizzatori
Un invito ripetuto, e che prova quanto stia a cuore al Papa, è
quello per la formazione dei missionari, degli evangelizzatori:
"Urge preparare evangelizzatori competenti e santi; è
necessario che non si affievolisca il fervore negli apostoli, specialmente
per la missione ad gentes" (n. 5) "...Il compito dell'animazione
missionaria deve continuare ad essere impegno serio e coerente di
ogni battezzato e di ogni Comunità ecclesiale" (n. 6).
Ci sembra di dover sottolineare due realtà: il Papa ricorda
prima di tutto che il missionario, per essere tale, deve essere
ben formato per l'attività che svolgerà e la formazione
missionaria esige competenza e santità; poi la riflessione
si allarga a tutta quanta la Chiesa esortandola non solo ad essere
tutta tesa all'animazione missionaria ma a capire che questo è
un "impegno serio e coerente di ogni battezzato e di ogni Comunità
ecclesiale". Padre Paolo Manna esortava i formatori dei futuri
missionari: "Se formerete dei santi i popoli avranno degli
Apostoli, le anime i salvatori che attendono" (Paolo Manna,
Virtù Apostoliche, pag. 380). Per la formazione missionaria
di tutta la Comunità ecclesiale Giovanni Paolo II aveva detto
nella sua enciclica missionaria: "Occorre un radicale cambiamento
di mentalità per diventare missionari, e questo vale sia
per le persone sia per le comunità ... Alla luce di questo
imperativo missionario si dovrà misurare la validità
degli organismi, movimenti, parrocchie e opere di apostolato della
chiesa" (RM, 49). Poi spiegherà: "La formazione
missionaria è opera della Chiesa locale con l'aiuto dei missionari
e dei loro istituti, nonché del personale delle giovani Chiese.
Questo lavoro deve essere inteso non come marginale ma come centrale
nella vita cristiana" (RM 83). Anche i Vescovi italiani, nel
documento citato, hanno voluto ribadire la base formativa dalla
quale partire per realizzare quelle che loro chiamano decisioni
di fondo: "in particolare dare a tutta la vita quotidiana della
Chiesa, anche attraverso mutamenti della pastorale, una chiara connotazione
missionaria; fondare tale scelta su un forte impegno in ordine alla
qualità formativa, in senso spirituale, teologico, culturale,
umano..." (Comunicare il Vangelo, n. 44).
Il Rosario per la Missione
La consegna mariana e missionaria del Papa si focalizza sulla preghiera
del Rosario. Proprio in ordine alla sua preoccupazione di avere
evangelizzatori competenti e santi, esorta: "il Rosario, se
pienamente scoperto e valorizzato, offre un ordinario quanto fecondo
aiuto spirituale e pedagogico per formare il Popolo di Dio a lavorare
nel vasto campo dell'azione apostolica" (n. 5). Ma aveva detto
prima: "È mio desiderio che l'Anno del Rosario costituisca
per i credenti di ogni continente un'occasione propizia per approfondire
il senso della vocazione cristiana" (n. 2) che è naturalmente
vocazione missionaria. Poi ancora indicazioni missionarie pratiche:
"Se tutti i misteri del Rosario costituiscono una significativa
scuola di santità e di evangelizzazione, i misteri della
luce pongono in evidenza aspetti singolari della nostra sequela
evangelica" (n. 4). Quindi l'invito cordiale e appassionato:
"A tutti vorrei suggerire di intensificare la recita del santo
Rosario, a livello personale e comunitario, per ottenere quelle
grazie dal Signore di cui la Chiesa e l'umanità hanno particolare
bisogno... Se il Rosario batterà il ritmo della nostra esistenza,
potrà diventare strumento privilegiato per costruire la pace
nei cuori degli uomini, nelle famiglie e ira i popoli..." (n.
6).
Un messaggio vibrante di amore per Maria, la prima missionaria dei
Figlio, la Stella dell'evangelizzazione, la Madre dell'umanità.
Noi siamo chiamati a prepararci così alla prossima Giornata
Missionaria Mondiale del 19 ottobre. |
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