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S. Teresa di Lisieux:
"amore nel cuore della Chiesa"
Loredana Birocci
da l'Osservatore Romano del 4 gennaio 2003
Nel quadro del corso accademico "Panorama delle spiritualità cattoliche", presso la Cattedra di spiritualità della Pontificia Facoltà Teologica "San Bonaventura", il noto studioso di spiritualità, Bruno Secondin, ha svolto il tema Santa Teresa: dottore dell'Amore. Inserito nel biennio di specializzazione in francescanesimo, tale corso riscuote successo grazie alla formula della rassegna delle molte versioni dell'amore cristiano, con l'obiettivo di illuminare il punto di vista propriamente francescano.
In tale contesto si è pensato di ascoltare l'autorevole interprete della spiritualità carmelitana, Bruno Secondin, intorno a uno dei capitoli davvero singolari di tale spiritualità, scritto e testimoniato da colei che ha dato alla Chiesa la dolcezza dell'Amore, proclamandosi "amore nel cuore della Chiesa", e cioè Teresa di Lisieux.
Padre Secondin ne ha tracciato con grande competenza il profilo teologico-missionario, soffermandosi su alcuni punti davvero rilevanti: Teresa ispiratrice di speranza e santità in un cuore semplice; perché la Chiesa l'abbia proclamata Dottore della Chiesa; il realismo santo del vivere quotidiano; la teologia sapienziale narrativa; l'alleanza d'amore con Dio "Attirami a te"; Teresa e Maria: "Tutto quello che predicherei di Lei"; l'aspetto ecclesiale in Teresa; la Spiritualità della tenerezza; la notte oscura: una fede che diviene compassione; Teresa nel cuore della modernità.
Occorre, anzitutto, sfatare quelle che sono le icone a cui ci si ispira all'interno della tradizione spirituale, come quella che dipinge la santa con il diminutivo di "Teresina", quasi fosse iniziatrice di una spiritualità fragile, prevalentemente emotiva, in contrapposizione a Teresa d'Avila, detta la Grande. In effetti è stata grande nella semplicità con cui ha vissuto la fede nel quotidiano. E nella vita di ogni giorno, infatti, che la santa pratica la vita teologale ed evangelica, la cui sorgente è il Cristo Crocifisso, davanti al quale si inginocchia e con il quale vuole condividere la sua vocazione d'amore.
Teresa non è la santa delle visioni, delle locuzioni o dei fenomeni straordinari, ma del puro vissuto quotidiano, dell'apertura all'altro e che, nonostante la vita claustrale, si offre per i peccatori, mangiando alla loro mensa.
Per misurare la grandezza della sua anima e la profondità della sua spiritualità si legga il seguente brano, nel quale compendia parte rilevante della sua biografia interiore: "Anche il grido di Gesù sulla Croce mi riecheggiava continuamente nel cuore: Ho sete!.Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e vivissimo. Volevo dar da bere al mio Amato e io stessa mi sentivo divorata dalla sete delle anime. Non erano ancora le anime dei sacerdoti che mi attiravano, ma quelle dei grandi peccatori" (Man. A).
Dietro alla sua giovane età si nasconde un'intensa umanità, di cui è incontestata testimonianza l'esperienza, oltremodo devastante, della notte oscura dell'anima. Teresa potrebbe essere definita la santa del nuovo millennio. In lei, infatti, si ritrovano le paure dell'uomo odierno con le sue insicurezze, perplessità umane e spirituali, l'uomo di oggi che si domanda dove sia Dio. Anche Teresa ha sperimentato la realtà di sentirsi abbandonata e perfino il non sapere più cosa ci fosse oltre la vita.
Teresa, Elisabetta della Trinità e Edith Stein sono, nel Carmelo, tre alberi dalle radici profonde e feconde che portano frutti di una nuova stagione creativa nella Chiesa. Non si tratta di semplice continuità in seno al Carmelo, bensì di un cammino di santità in sintonia con il nostro tempo.
La dottrina di Teresa è un'esegesi sapienziale della Parola di Dio e la sua universalità consiste nel fatto che non è riservata ad un gruppo ristretto, ma è per tutti i credenti. Oltre all'aspetto universale, occorre considerare l'attualità di ciò che scrive. "Teresa - ha scritto Giovanni Paolo II - non ha un vero e proprio corpo dottrinale, tuttavia, particolari fulgori di dottrina si sprigionano dai suoi scritti, che come per carisma dello Spirito Santo, colgono il centro stesso del messaggio della rivelazione, in una visione originale e inedita, presentando un insegnamento qualitativamente eminente"
Nell'accostarsi ai suoi testi, frutto di una grazia che si riflette nell'Offerta all'Amore Misericordioso, si scopre tutta la sua teologia narrativa e sapienziale, come dimostra anche l'uso abbondante della Scrittura, nonostante i tempi non le permettessero un accesso diretto alla Bibbia. Nella Divinis Amoris Scientia si legge che, "illuminata dalla Parola rivelata, Teresa ha scritto pagine geniali sull'unità fra l'amore di Dio e l'amore del prossimo, si è immedesimata con la preghiera di Gesù nell'ultima cena, come espressione della sua intercessione per la salvezza di tutti".
Teresa, non è un'esegeta, ma prega con la Scrittura, vi affina il suo orecchio ed il suo occhio, propone un ritorno al Vangelo, alla semplicità ed all'autenticità. Insiste su Cantico dei Cantici 1,3-4, come testo guida per entrare nella dinamica dell'Alleanza. Per lei il Dio dell'alleanza è un Dio mendicante che chiede amore. Da qui, il realismo della carità e della fedeltà quotidiana che è un modo di darGli segni e doni d'amore. Per lei il volto di Dio è il volto della tenerezza, della vicinanza, dell'attenzione e dell'abbraccio materno.
Anche Maria, per Teresa, è "più Madre che Regina". La sente vicina, dotata di una santità vivibile, per cui respinge quei discorsi che la presentano distante, inavvicinabile, sottolineandone invece la disponibilità, il discernimento, la vicinanza, l'intuizione profetica, il silenzio orante, la fedeltà nella prova, la maternità ecclesiale. Un mese prima di morire, confidò il suo pensiero su Maria con queste parole: "Avrei voluto essere prete per predicare sulla Santa Vergine, una sola volta mi sarebbe bastata per dire tutto quello che io penso su questo tema, perché una predica sulla Santa Vergine, mi piace... bisogna che io veda la sua vita reale, non la sua vita supposta, e io sono sicura che la sua vita reale doveva essere semplicissima, ce la mostrano inabbordabile, mentre bisognerebbe mostrarla imitabile, far risaltare le sue virtù, dire che Ella viveva di fede come noi, Ella è più Madre che Regina" (Quaderno giallo).
Per Teresa, anche la Chiesa è centrata sull'amore, poiché una Chiesa creatura della Trinità. Non che con questo Teresa voglia intendere una Chiesa prettamente spirituale, ma una Chiesa corpo mistico.
La sua spiritualità della tenerezza che si concretizza nella spiritualità dell'amore fraterno non consiste nell'esercizio di una bontà o di una disponibilità innata, ma in un esercizio di comunione con Dio. Sarà questo messaggio di tenerezza che invaderà il mondo intero.
Gli ultimi diciotto mesi della sua vita, Teresa li vive nella notte oscura della fede. Dalla Pasqua del 1896 fino alla morte, il 30 settembre del 1897, sono 18 mesi durante i quali passa per un tunnel oscuro ed arriva dubitare anche del Paradiso. Ma è proprio in questo periodo che, per affrontare e superare tutto questo, offre la sua sofferenza per i missionari e scrive: "Io mi sento seduta insieme a quei peccatori che non hanno una luce della fede, che non sanno neanche se vale la pena avere una fede e a che cosa serve, mi siedo con loro, mangio alla loro tavola e assieme a loro aspetto la luce quando Dio vorrà darla, quando Dio vorrà giustificarci".
Teresa si sente missionaria, non al di sopra ma dal di dentro. E la missionarietà della compagnia, è lo stare alla tavola dei peccatori, delle prostitute, dei pubblicani, lei si offre, non per chiedere a Dio la conversione dei peccatori, ma lei stessa implora per se stessa e per coloro che non hanno la luce, la misericordia di Dio.
L'uomo di oggi sente un'angoscia profonda e vive lo stato di smarrimento, Teresa aspetta, come Gesù, si mette tra i peccatori e, con loro, aspetta la Luce.
Teresa si colloca nel cuore della modernità, è un'intuizione, un presagio, lei piccola, fiorellino, pallina, con tutte le immagine possibili, è diventata Dottore della Chiesa proclamata: "esperta della Scienza dell'Amore Divino" (Giovanni Paolo II) un titolo che esalta la sua vocazione contemplativa, che parla di misericordia, di affetto, di tenerezza, di alleanza, di Dio.
Tutti i testi proposti in questa sezione possono essere utilizzati liberamente. Si richiede solamente di citare l'Agenzia Fides come fonte.
 
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