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NOTES |
| Alla pace non c'è alternativa |
M.A.
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da l'Osservatore Romano del 1°
gennaio 2003 |
Una perversa mentalità di guerra, di terrorismo, di sopraffazione,
di sangue getta una minacciosa ombra di tristezza sull'alba del nuovo
anno.
Ci si va, ormai, assuefacendo ai pensieri di guerra, alla ineluttabilità
di una guerra, alla inevitabilità di questa o di quella guerriglia.
E sembra diventato un dato normale il deserto di morte che, di giorno
in giorno, sta trasformando la Terra dove è nato il Bambino,
Principe della pace.
Non più di tanto ci si scuote di fronte all'arroganza omicida
di quanti ritengono un loro diritto giocare con il destino dei popoli
conculcandone dignità e diritti sacrosanti.
Eppure dal cuore dell'umanità si leva dolente e vigorosa un'invocazione
alla pace. È l'invocazione dei tanti che non fanno la cronaca
epidermica, ma che sono protagonisti di storia. È l'invocazione
degli umili che la superbia dei cosiddetti potenti cerca di soffocare.
È una ferma convinzione: alla pace non c'è alternativa.
Una convinzione sorretta dalla fede e dalla speranza, specialmente
in questo Anno del Rosario indetto da Giovanni Paolo II "per
invocare da Dio il dono della pace".
Urge invertire la rotta: dalla rotta verso il mare procelloso della
guerra alla rotta verso il porto sospirato della pace. Una navigazione
storica che superi il meschino cabotaggio seguendo le incalzanti indicazioni
dell'unico vero Custode della pace: Giovanni Paolo II.
"Il Vangelo è giovane", Egli ha detto pochi giorni
fa. E con il Vangelo - potremmo dire - è giovane la Pace. È
giovane perché è degli uomini e delle donne che, nonostante
l'età, hanno un cuore giovane e sono capaci di gustare il sapore
del futuro.
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