Preghiamo per le comunità cristiane della
Cina, perché, docili alla Parola di Dio, rafforzino i loro
legami e cooperino con maggiore efficacia alla diffusione della
Buona Novella.
La "grande tentazione" alla quale la Chiesa che è
in Cina si trova oggi esposta si presenta con due facce del medesimo
volto. Da un lato, la strenua difesa della fede contro i "nemici"
esterni - ancora presenti e vivi - compiuta dai cosiddetti clandestini,
rischia spesso di travolgere, tra i supposti nemici, anche quell'ampia
area di credenti che ritiene importante affermare il proprio diritto
di credere, e quindi chiede allo Stato il riconoscimento di tale
libertà, pur dentro il rispetto delle leggi e dei diritti
degli altri.
Dall'altro lato, s'insinua facilmente in chi tratta col Potere
il tarlo di credere che tutto dipenda dai loro sforzi, il rischio
di svendere fede e diritti, l'accomodarsi su posizioni troppo facilmente
accettabili per chi della fede non sente il bisogno.
La tentazione, per entrambi i gruppi, è che la differenza
di opinioni e atteggiamenti scavi divisioni profonde, convincendo
tutti ad e adagiarsi nella supposta ineluttabilità di un
baratro incolmabile, e non compiere passi di riavvicinamento.
Diventa sempre più chiaro che l'intesa tra questi due gruppi
di "credenti cattolici" non risiede nell'atteggiamento
molto mondano di un'accomodante spartizione delle cariche che contano,
bensì in una costante e intelligente esposizione di tutti
e ciascuno alle esigenze della Parola di Dio, la sola capace di
cambiare i cuori, di trasformare uomini e donne, litigiose e chiuse,
in discepoli e apostoli del Messia Gesù. Perché incombe
alla Chiesa che è in Cina il compito urgente di offrire a
quell'immensa marea umana segni di speranza, segni comprensibili
dell'unico senso che l'esistenza umana possiede - uomini e donne
amati, e per questo resi capaci essi stessi di amare. La vera alternativa
alla lotta di classe, che ha saputo distruggere l'uomo nella sua
radice. |