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Patrick Tor Alumuku direttore dei programmi anglofoni per l'Africa di Radiovaticana
Valerie Kaboré,
giovane regista del Burkina Faso

TELENOVELAS CHE PASSIONE

Ancora oggi la maggior parte delle TV africane trasmettono per l'85% film offerti da paesi ex colonie e quindi ancora affini sul piano linguistico. Spesso si tratta di prodotti - film, documentari, fiction , soprattutto made in USA - già invecchiati sui mercati locali e internazionali e quindi ormai acquisibili a bassissimo prezzo o addirittura "in confezione omaggio" . Secondo uno studio realizzato dalla società finanziaria Screen Digest l'82% delle programmazione in onda in Kenya e su alcuni canali sudafricani è all'82% di provenienza americana.
Niente di meglio per riempire le ore dei palinsesti pomeridiani che una delle soap americane dalle infinite puntate e dai complessi intrecci .
Non mancano infatti società e multinazionali che offrono gratis una soap opera come la storia " Dallas" (un nome che alle giovani generazioni italiane evoca ormai soltanto la città texana da cui la celebre fiction degli anni 80 aveva preso ispirazione) usata come veicolo per sponsorizzare e diffondere i prodotti di largo consumo come caffè e bevande.
In paesi come lo Zambia , le isole di Capo Verde, Gibuti, ma anche come il Sudafrica le telenovelas di importazione brasiliana o i serials di produzione americana sono in testa alle classifiche degli ascolti .
Appena acceso l'apparecchio , come farfalle nelle notti d'estate richiamate dall'alone di luce azzurrina, ecco apparire sull'uscio di casa la vicina desiderosa di non perdere la nuova puntata, i figli della vicina , qualche amico dell'isolato accanto, fanatico delle soap opera e così via.
Un po' come era in Italia nella metà degli anni '50, la televisione in Africa è ancora un elemento di socializzazione perché la proporzione tra numero di apparecchi e popolazione è ancora molto basso e possedere un apparecchio per nucleo familiare è già un privilegio significativo.
Negli ultimi anni alcune televisioni , come quella guineana ad esempio, hanno cominciato a produrre soap opera ispirate a storie africane e il successo di queste opere è stato rilevante, a conferma di quanto il magnate televisivo Rupert Murdoch ha sostenuto in più occasioni: "Dovunque mi trovi, i programmi più seguiti sono quelli realizzati localmente".
Più che al livello qualitativo , inevitabilmente condizionato dall'esiguità dei mezzi di produzione, la gente è interessata allo svolgimento della storia che esprime i valori della cultura africana.
Gli attori di queste fiction , povere e senza mercato estero, diventano più popolari dei divi di importazione. Inoltre le televisioni dei vari Paesi del continente si sono dimostrate un ottimo canale di diffusione dei corto e lungometraggi realizzati a basso costo da registi e cineasti che non trovano spazio nei circuiti cinematografici a causa della mancanza di finanziamenti, di sale attrezzate e di sistemi di distribuzione efficienti.

L'intervista: VALERIE KABORE'
E' una giovane regista nata a Pouytenga in Burkina Faso, dove ha studiato prima presso l'Istituto Africano di Educazione Cinematografica di Ouagadougou e poi in Francia dove ha seguito corsi di Animazione Culturale e Sociale.
Una formazione che le permette di diventare prima giornalista alla televisione nazionale burkinabè , poi corrispondente per varie testate estere , organizzatrice del Festival del cinema di Ouagadougou e infine manager dell'Agenzia Media 2000 .
Grazie alla sua società ha potuto realizzare molti lungometraggi a carattere sociale ("I pescatori e le loro comunità" , "Scolarizzare le bambine, una priorità" , "I veri falsi gemelli" ,ecc).
Dice Valerie Kaborè ,che in passato ha partecipato a diverse edizioni del Festival di Milano del Coe: "Spesso individuiamo un villaggio in cui c'è un problema analogo a quello trattato dal film: raduniamo la gente e proiettiamo il lungometraggio.
Poi si lancia il dibattito per approfondire il tema, riflettendo insieme a partire dalla visione del film. Queste opere sono trasmesse anche dalla televisione nazionale e dai canali francofoni attraverso l'ACCT , l'Agenzia di Cooperazione culturale e tecnica del mio Paese. Il cinema, la televisione, le immagini sono il modo migliore per mostrare alla gente la necessità di riuscire a trovare soluzioni a grandi problemi come la mancanza d'acqua o l'analfabetismo . Utilizziamo la forza delle immagini per lanciare messaggi di sensibilizzazione alla gente. E la televisione è un mezzo di comunicazione che entra nelle case e raggiunge molti più spettatori di quello che riesce a fare il cinema".
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