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Patrick Tor Alumuku direttore dei programmi anglofoni per l'Africa di Radiovaticana
Valerie Kaboré,
giovane regista del Burkina Faso

 

VITA RURALE, VITA METROPOLITANA

La mappa del mercato mondiale televisivo nei Paesi in via di sviluppo ,ed in particolare in Africa è stata creata dagli investimenti operati negli ultimi tre decenni dalle multinazionali della tecnologia della comunicazione, orientati a coinvolgere gli strati "medio-alti" delle società locali, ovvero le fasce di persone scolarizzate e con maggiori disponibilità economiche, residenti soprattutto nell'ambito di strutture urbane .
Se la televisione rispecchia lo stile di vita metropolitano, nei villaggi si ascolta la radio.
Con un certo interscambio di abitudini:le notizie arrivano all'orecchio dei contadini attraverso la radio , e quando vanno a trovare i figli in città si siedono volentieri davanti alla tv a guardare qualche programma.
Dice Richard Zady, ambasciatore in Italia della Costa d'Avorio: "La società africana in questi anni è segnata da un forte movimento . La campagna va verso la città e nelle città esistono centri per la salvaguardia della tradizione. Dunque ci sono molte sovrapposizioni tra l'antico e il nuovo che preme. E' vero che esiste l'apartheid tecnologico , ma non perché ci sia la volontà di tagliare fuori l'Africa. Tutto dipende dal tempo che è stato necessario per preparare la generazione odierna di intellettuali. Ora occorre una politica di formazione sostenuta dai governi africani che ci consenta di ricevere le nuove tecnologie. Non avendo i mezzi economici e tecnici,riuscire a costruire qualcosa con mezzi deboli significherebbe accrescere un divario già esistente.Per questo è necessaria una accelerazione verso una realtà tecnologica che si deve anche saper gestire. Anche nel villaggio c'è bisogno del telefono,di internet, della televisione".
Il panorama generale delle televisioni africane non si distanzia molto da quello della maggior parte dei Paesi in via di sviluppo. L'uso di questo mezzo fa ormai parte integrante della vita delle grandi città , anzi ne è in qualche moto il motore , che veicola nelle case la diffusione di modelli sociali improntati alla modernità di matrice occidentale. E da Abidjan a Nairobi, da Dakar a Città del Capo i tetti delle case sono sempre più fitti di antenne tv.
I Paesi che si trovano al primo stadio della globalizzazione sono inondati di programmi occidentali mentre in quelli che si trovano nella seconda e terza fase sono preferite le versioni adattate ai gusti locali dei programmi oppure programmi realizzati direttamente in loco.

L'intervista: PATRICK TOR ALUMUKU
Padre Patrick Tor Alumuku è il sacerdote nigeriano direttore dei programmi anglofoni per l'Africa di Radiovaticana. Giornalista della carta stampata e della radiotelevisione, Padre Alumuku è un esperto di media che delinea gli interessanti scenari di inizio millennio circa gli usi e gli sviluppi della televisione in Africa ed in particolare in Nigeria.
La televisione in Africa è entrata a far parte della quotidianità della gente?
"Bisogna fare delle distinzioni tra la vita nelle città e quella nelle campagne. Nelle prime si tratta di un mezzo utile che, grazie alla rete elettrica, porta nelle case sia i programmi locali sia quelli stranieri trasmessi dalle emittenti nazionali. Non dobbiamo dimenticare che l'utenza televisiva riguarda circa il 30% degli africani, che vivono attualmente in strutture urbane. Il resto della popolazione residente in zone rurali ascolta in preferenza la radio, che ben corrisponde all'oralità delle culture africane. Anche la televisione con la sua capacità di raccontare storie affascina la gente".
La televisione è in grado di proporre al pubblico africano programmi che possano rispecchiare le culture del continente?
"Peccato che a volte certi serial confezionati all'estero introducano stili di vita inadatti soprattutto ai giovani ,già troppo influenzati dalla velocità dei mutamenti sociali della società contemporanea. La tv è spesso veicolo di pubblicità diretta o indiretta. C'è una crisi di valori, o meglio di identità che nel confronto tra poli estremi- tradizione/modernità , società arcaica/ società dei consumi- può lasciar assumere acriticamente certi modelli di rapidi e facili consumi,lontani dalla nostra tradizione. Invece è proprio da quest'ultima che oggi il continente può attingere il meglio:il Ministero della cultura nigeriano è impegnato a tenere vive le manifestazioni della tradizione orale, i canti ,i balli in molte regioni. Sono queste le peculiarità ,le ricchezze ereditate dal tempo, dalla cultura africana. La televisione deve contribuire a mantenerle vive anche grazie ad un uso positivo del mezzo come strumento di ricerca, documentazione e conoscenza diffusa.
Quali sono i migliori programmi trasmessi?
Ci sono in Nigeria 250 etnie suddivise in 36 regioni e ognuna ha la sua emittente televisiva. La più diffusa è la NTI (il canale nazionale) in inglese e nelle lingue locali ,non manca la possibilità di scegliere il programma preferito anche se i programmi di intrattenimento, girati in studio con due ospiti ed una equipe di tecnici costa molto meno di un documentario girato in zone magari impervie e lontane da raggiungere con una troupe che resta in giro per giorni. Ma questo vuol dire davvero far conoscere il volto dell'Africa".
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