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DALLE
CAPANNE DEL VILLAGGIO
AL VILLAGGIO GLOBALE
| TELEVISIONE
IN AFRICA a cura di MIELA FAGIOLO D'ATTILIA |
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| VITA RURALE,
VITA METROPOLITANA |
La mappa del mercato mondiale televisivo nei Paesi in via di
sviluppo ,ed in particolare in Africa è stata creata dagli
investimenti operati negli ultimi tre decenni dalle multinazionali
della tecnologia della comunicazione, orientati a coinvolgere
gli strati "medio-alti" delle società locali,
ovvero le fasce di persone scolarizzate e con maggiori disponibilità
economiche, residenti soprattutto nell'ambito di strutture urbane
.
Se la televisione rispecchia lo stile di vita metropolitano, nei
villaggi si ascolta la radio.
Con un certo interscambio di abitudini:le notizie arrivano all'orecchio
dei contadini attraverso la radio , e quando vanno a trovare i
figli in città si siedono volentieri davanti alla tv a
guardare qualche programma.
Dice Richard Zady, ambasciatore in Italia della Costa d'Avorio:
"La società africana in questi anni è segnata
da un forte movimento . La campagna va verso la città e
nelle città esistono centri per la salvaguardia della tradizione.
Dunque ci sono molte sovrapposizioni tra l'antico e il nuovo che
preme. E' vero che esiste l'apartheid tecnologico , ma non perché
ci sia la volontà di tagliare fuori l'Africa. Tutto dipende
dal tempo che è stato necessario per preparare la generazione
odierna di intellettuali. Ora occorre una politica di formazione
sostenuta dai governi africani che ci consenta di ricevere le
nuove tecnologie. Non avendo i mezzi economici e tecnici,riuscire
a costruire qualcosa con mezzi deboli significherebbe accrescere
un divario già esistente.Per questo è necessaria
una accelerazione verso una realtà tecnologica che si deve
anche saper gestire. Anche nel villaggio c'è bisogno del
telefono,di internet, della televisione".
Il panorama generale delle televisioni africane non si distanzia
molto da quello della maggior parte dei Paesi in via di sviluppo.
L'uso di questo mezzo fa ormai parte integrante della vita delle
grandi città , anzi ne è in qualche moto il motore
, che veicola nelle case la diffusione di modelli sociali improntati
alla modernità di matrice occidentale. E da Abidjan a Nairobi,
da Dakar a Città del Capo i tetti delle case sono sempre
più fitti di antenne tv.
I Paesi che si trovano al primo stadio della globalizzazione sono
inondati di programmi occidentali mentre in quelli che si trovano
nella seconda e terza fase sono preferite le versioni adattate
ai gusti locali dei programmi oppure programmi realizzati direttamente
in loco.
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| L'intervista: PATRICK TOR ALUMUKU |
Padre Patrick Tor Alumuku è il sacerdote nigeriano
direttore dei programmi anglofoni per l'Africa di Radiovaticana.
Giornalista della carta stampata e della radiotelevisione, Padre
Alumuku è un esperto di media che delinea gli interessanti
scenari di inizio millennio circa gli usi e gli sviluppi della televisione
in Africa ed in particolare in Nigeria.
La televisione in Africa è entrata a far parte della quotidianità
della gente?
"Bisogna fare delle distinzioni tra la vita nelle città
e quella nelle campagne. Nelle prime si tratta di un mezzo utile
che, grazie alla rete elettrica, porta nelle case sia i programmi
locali sia quelli stranieri trasmessi dalle emittenti nazionali.
Non dobbiamo dimenticare che l'utenza televisiva riguarda circa
il 30% degli africani, che vivono attualmente in strutture urbane.
Il resto della popolazione residente in zone rurali ascolta in preferenza
la radio, che ben corrisponde all'oralità delle culture africane.
Anche la televisione con la sua capacità di raccontare storie
affascina la gente".
La televisione è in grado di proporre al pubblico africano
programmi che possano rispecchiare le culture del continente?
"Peccato che a volte certi serial confezionati all'estero introducano
stili di vita inadatti soprattutto ai giovani ,già troppo
influenzati dalla velocità dei mutamenti sociali della società
contemporanea. La tv è spesso veicolo di pubblicità
diretta o indiretta. C'è una crisi di valori, o meglio di
identità che nel confronto tra poli estremi- tradizione/modernità
, società arcaica/ società dei consumi- può
lasciar assumere acriticamente certi modelli di rapidi e facili
consumi,lontani dalla nostra tradizione. Invece è proprio
da quest'ultima che oggi il continente può attingere il meglio:il
Ministero della cultura nigeriano è impegnato a tenere vive
le manifestazioni della tradizione orale, i canti ,i balli in molte
regioni. Sono queste le peculiarità ,le ricchezze ereditate
dal tempo, dalla cultura africana. La televisione deve contribuire
a mantenerle vive anche grazie ad un uso positivo del mezzo come
strumento di ricerca, documentazione e conoscenza diffusa.
Quali sono i migliori programmi trasmessi?
Ci sono in Nigeria 250 etnie suddivise in 36 regioni e ognuna ha
la sua emittente televisiva. La più diffusa è la NTI
(il canale nazionale) in inglese e nelle lingue locali ,non manca
la possibilità di scegliere il programma preferito anche
se i programmi di intrattenimento, girati in studio con due ospiti
ed una equipe di tecnici costa molto meno di un documentario girato
in zone magari impervie e lontane da raggiungere con una troupe
che resta in giro per giorni. Ma questo vuol dire davvero far conoscere
il volto dell'Africa". |
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