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Patrick Tor Alumuku direttore dei programmi anglofoni per l'Africa di Radiovaticana
Valerie Kaboré,
giovane regista del Burkina Faso

IL FUTURO E' IN ONDA

Mentre gli scenari del web moltiplicano le prospettive di crescita dei "new media" in tempi brevissimi, la televisione , insieme alla radio, è senza dubbio il mezzo di comunicazione ancora più diffuso al mondo e il suo uso tende a crescere di più rispetto ad altri mezzi.
Si calcola infatti che sette case su dieci nel nostro pianeta siano dotate di un televisore , mentre per quanto riguarda il telefono si conta una linea telefonica ogni dieci abitanti, con una distribuzione alquanto sbilanciata che vede il 20% della popolazione mondiale in grado di usare l'80% delle linee telefoniche.
Mentre in occidente c'è già chi si guarda film o programmi sul videoplayer ,il visore portatile di ultima generazione, in Africa la televisione non è ancora uno strumento per tutti e il continente resta confinato all'ultimo posto della classifica delle utenze mondiali. Ma come si può parlare di televisione se larghe zone del territorio sono sprovviste di erogazione continuativa di energia elettrica ?
Rispondono le statistiche: l' Africa con il 10% circa della popolazione mondiale ha solo il 10-15% delle case dotate di Tv (mentre per l' Europa il dato sale al 95-98%) e mediamente solo una famiglia su cento dispone in casa di una propria linea telefonica, contro il 90 % delle famiglie europee.
In Africa si registra appena il 2,5 % delle reti televisive mondiali e i prodotti audiovisivi che circolano in Europa attraverso le reti terrestri e via satellite, sono visibili dal 20-25 % soltanto delle famiglie africane e di altri Paesi del sud del mondo.
Anche se l'equazione "mancanza di tecnologia =emarginazione economica dai flussi di ricchezza e know how" sembra essere smentita da alcune situazioni locali (come ad esempio l'India, ed in particolare la città di Bangalore , dove al basso reddito pro capite fa riscontro l'emergere dell' industria informatica locale ).
L'arretratezza e lo scarso sviluppo delle infrastrutture di comunicazione in alcune zone del pianeta determina alcuni dati che sbilanciano gli equilibri tra nord e sud del pianeta in questi primi anni del XXI° secolo.
Oggi nel mondo gli apparecchi televisivi sono più di un miliardo e mezzo per una media di oltre due miliardi e mezzo di spettatori. Ma in Africa ci sono ancora oggi milioni di persone che non hanno mai visto un televisore e che ne ignorano addirittura l'esistenza.
Spesso poi il digital divide coincide anche con la mappa dell'analfabetismo :i Paesi più poveri sono anche quelli in cui l'alfabetizzazione raggiunge le percentuali più basse, dove molti adulti, ma anche bambini , non sono in grado di leggere un libro o di scrivere la loro firma, meno che mai di usare un computer o un apparecchio tv.
Oltre un miliardo di persone restano ancora chiuse nelle sacche di analfabetismo, tagliate fuori dalle forme anche più semplici di comunicazione.
Lo sviluppo tecnologico non è quindi solo un affare colossale da giocare sulla scacchiera dei mercati internazionali, ma oggi più che mai è anche una scommessa sulla formazione della persona con la finalità di allargare il numero dei cittadini del villaggio globale per una vera multiculturalità al servizio della realizzazione della persona umana e della pace.
Detto questo è anche vero che la globalizzazione dei nuovi sviluppi tecnologici sta ridisegnando il confine tra nord e sud, tra ricchi e poveri del nostro pianeta, in una nuova mappa a macchia di leopardo segnata da nuovi traguardi e da larghe sacche di emarginazione e arretratezza.
Oggi sempre di più, nell'attuale fase di passaggio dalla televisione analogica a quella digitale, la fruizione di maggiori canali satellitari, prospetta un uso sempre più duttile e personalizzato del mezzo televisivo: per i Paesi in via di sviluppo questa è una delle scommessa più urgenti per non restare tagliati fuori dalle sfide e dalle promesse (ma anche dai rischi)dell'era multimediale.

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