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| 150°
del Dogma dell'Immacolata Concezione |
| Il messaggio di Fatima |
Il messaggio di Fatima è un appello alla preghiera
e alla pratica della comunione riparatrice, alla penitenza e alla
conversione del cuore; è un messaggio perfettamente ortodosso
che rivela una grande ampiezza dottrinale ed integrità dogmatica
che fa di esso una perfetta sintesi evangelica. Esso rientra nella
tradizione più perfetta e fedele della Chiesa. Dal contenuto
trinitario fino alla dottrina sulle ultime realtà, il messaggio
percorre tutto l’insegnamento della fede cattolica tradizionale,
in modo così trasparente e facile da penetrare le coscienze,
educandole alla linea più pura del cattolicesimo.
A Fatima, il culto della Vergine nasce sin dai primi momenti delle
apparizioni. Nel 1919 sorse la prima cappella e il Vescovo permise
la prima Messa all’aperto il 13 ottobre 1921. Allo stesso tempo
aumentarono le persecuzioni delle autorità civili, anticlericali
e massoniche. La notte tra il 5 e il 6 marzo 1922 la cappella fu fatta
saltare con la dinamite. Nel 1928 cominciarono i lavori per la costruzione
della nuova basilica che fu terminata nel 1951.
All’inizio sia il parroco che l’arciprete che il patriarca
di Lisbona mostrarono la loro reticenza secondo quella che è
la prassi comune nella Chiesa.
Il nuovo vescovo assunse un atteggiamento più comprensivo che
non ostacolava, ma anzi favoriva pellegrinaggi e celebrazioni liturgiche.
Nel 1922 nominò una commissione di investigazione che concluderà
i lavori nel 1930. Il vescovo pubblicò una lettera pastorale
in cui dichiarava che le visioni dei ragazzi erano degne di fede e
che era consentito il culto ufficiale della Vergine di Fatima.
Anche la sede papale cominciò gradualmente a porre gesti favorevoli:
Pio XII manifestò il suo favore per Fatima tanto da voler essere
chiamato “il Papa di Fatima”. La conferma ufficiale venne
da Paolo VI che inviò la Rosa d’oro al santuario nel
1964 alla conclusione della terza sessione del Concilio Vaticano,
con la consacrazione al cuore immacolato di Maria e con la decisione
di recarsi in pellegrinaggio a Fatima.
Anche Giovanni Paolo II si è recato in pellegrinaggio a Fatima
per esprimere gratitudine alla Vergine per averlo protetto nell’attentato
del 1981.
Negli ultimi cinquanta anni ci sono state circa duecento apparizioni
non riconosciute dalla Chiesa. Una risposta a tanta prudenza della
Chiesa si può ravvisare nel messaggio che Giovanni XXIII pronunciò
alla chiusura del centenario di Lourdes: “I pontefici romani,
custodi e interpreti della rivelazione divina, si sentono in dovere
di raccomandare all’attenzione dei fedeli, quando dopo maturo
esame lo giudichino opportuno per il bene generale, le luci soprannaturali
che Dio ama concedere liberamente ad alcune anime privilegiate, non
per proporre delle dottrine nuove, ma per dirigere la nostra condotta:
<<non ad novam doctrinam fidei depromendam, sed ad humanorum
actuum directiones>>.
Le misure giuridiche prese riguardo alle apparizioni e rivelazioni
private sono restrittive.
Il concilio Lateranense V, del 1516 si pronunciò in questo
modo: “Noi vogliamo che, secondo la legge consueta, le soprannominate
ispirazioni siano ritenute d’ora in avanti riservate all’esame
della Santa Sede, prima di essere pubblicate o predicate al popolo
di Dio. Se non fosse possibile aspettare, o se qualche necessità
urgente consigliasse diversamente, allora la cosa in questione sia
resa nota al vescovo ordinario del luogo. Quest’ultimo, prendendo
con sé tre o quattro uomini saggi e fidati, esaminerà
accuratamente con loro il caso, e quando ciò sembrerà
loro opportuno, potranno concedere il permesso, cosa di cui noi carichiamo
le loro coscienze”.
Il Concilio di Trento sull’argomento si espresse nel seguente
modo: “Nessun nuovo miracolo deve essere ammesso senza il riconoscimento
e l’autorizzazione del vescovo, il quale, appena sarà
informato, si consulterà con teologi e altri uomini di fede
regolandosi poi secondo verità e pietà. Se occorre eliminare
un abuso che pone dubbi o difficoltà, oppure se qualche problema
più grave sopraggiunge in materia, il vescovo, prima di dirimere
la controversia, aspetterà l’opinione del metropolita
e degli altri vescovi della provincia, riuniti in concilio provinciale,
in modo tale però che non sia presa nessuna decisione senza
aver consultato il sommo pontefice di Roma”.
Nel XVIII secolo, Benedetto XIV definisce lo statuto delle apparizioni,
ne relativizza il valore e stabilisce la funzione del magistero in
questo campo in un documento che ha ancora oggi il suo valore: “Portiamo
a conoscenza che l’autorizzazione data dalla Chiesa ad una rivelazione
privata non è altro che il consenso accordato dopo un attento
esame, affinché questa rivelazione sia conosciuta per l’edificazione
e il bene dei fedeli. A queste rivelazioni, anche se approvate dalla
Chiesa, non si deve accordare un assenso di fede cattolica. Occorre,
secondo le regole della prudenza, dare l’assenso della fede
umana – assensus fidei humanae iuxta prudentiae regulas –
in quanto siffatte rivelazioni sono probabili e piamente credibili.
Si può dunque rifiutare il proprio assenso a dette rivelazioni
– posse aliquem assensum non prestare – e non prenderle
in considerazione, purché lo si faccia con l’opportuno
riserbo, per delle buone ragioni e senza sentimenti di disprezzo”. |
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