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| 150°
del Dogma dell'Immacolata Concezione |
| La definizione del
dogma |
Sarà proprio questa vivacità del culto
mariano che porterà papa Pio IX ad affrontare la questione
dell’Immacolata Concezione in vista di una definitiva proclamazione
del dogma. Il primo atto fu l’istituzione di una commissione
di teologi e una di cardinali per studiare i termini della questione.
Di fronte ad una situazione di non perfetto accordo, consigliato anche
dal Rosmini, promulgò l’enciclica Ubi primum con la quale
sondava l’atteggiamento dei singoli vescovi della Chiesa. L’opinione
assolutamente favorevole alla definizione del dogma spinse il pontefice
alla preparazione della bolla Ineffabilis Deus con la quale fu definito
il dogma della Immacolata Concezione: “Dopo aver offerto a Dio,
attraverso il suo Figlio, nell’umiltà e nel digiuno,
le preghiere della Chiesa e le nostre, perché si degnasse di
dirigere e confermare il nostro pensiero con la grazia dello Spirito
Santo, invocando l’aiuto della Chiesa trionfante ed implorando
con gemiti lo Spirito Santo stesso, con la sua assistenza, a onore
della Santa e individua trinità, - ad onore e decoro della
Vergine Madre di Dio, a esaltazione della fede cattolica e per lo
sviluppo della religione cristiana, - con l’autorità
di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e
Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina
la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria, per singolare grazia
e privilegio di Dio Onnipotente a lei concesso in vista dei meriti
di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, sia stata preservata
da ogni macchia di colpa originale fin dal primo istante della sua
creazione, è stata da Dio rivelata, ed è perciò
da credere fermamente” .
La definizione, però, fu elaborata in forma negativa e riguardava
unicamente l’immunità dal peccato originale presupponendo
alla definizione la redenzione di Maria da Cristo.
Saranno le encicliche Ad diem illum di Pio X e Fulgens corona di Pio
XII a precisare i punti non definiti da Pio IX riguardo al privilegio
unico dell’Immacolata e la perfetta redenzione di Maria da parte
di Cristo.
Frutto di lunghe consultazioni con l’episcopato sin dal 1848,
la definizione si fondava prevalentemente sull’autorità
del papa, anticipando la definizione della infallibilità personale
del Pontefice; il metodo seguito nella bolla dogmatica, partendo dal
consenso attuale della Chiesa e interpretando in questa luce le testimonianze
passate, apriva nuove vie alla teologia, largamente seguite da quel
momento.
Pio XII, nella Fulgens corona puntualizzò precisamente la metodologia
di Pio IX scrivendo: “Il nostro predecessore altro non fece
se non raccogliere diligentemente e consacrare con la sua autorità
la voce dei santi Padri e di tutta la Chiesa, la quale, fin dai primi
tempi, aveva come spaziato lungo il corso dei secoli venturi”
La definizione fece aumentare sensibilmente le manifestazioni in onore
della Madonna contribuendo ad un accrescimento della devozione popolare
verso la Vergine.
Ma non fu l’unico vantaggio della definizione: “ <<Badate
– avrebbe confidato mons. Talbot qualche giorno prima –
la cosa più importante non è il nuovo dogma in se stesso,
ma la maniera in cui è proclamato>>. Effettivamente,
quando il 20 novembre due vescovi avevano chiesto al cardinale presidente
se non sarebbe stato conveniente far menzione nella bolla dell’approvazione
dell’episcopato, fu loro risposto che <<se il Sommo Pontefice
avesse pronunciato da solo la definizione con la spontanea adesione
di tutti i fedeli, il suo giudizio avrebbe fornito una dimostrazione
pratica dell’autorità sovrana della Chiesa in materia
di dottrina e dell’infallibilità di cui Gesù Cristo
ha investito il suo vicario in terra>>”.
Sintetizzando, il padre Martina scrive: “La definizione ebbe
una molteplice portata: rafforzò l’autorità del
papa (preludio al dogma della sua infallibilità); stimolò
gli studi teologici, pur ricordando la necessità della sottomissione
al magistero, in una prospettiva ieri come oggi considerata diversamente,
secondo i punti di vista; favorì la pietà mariana, soprattutto
popolare; sottolineò alcune verità religiose essenziali
negate o trascurate dal pensiero moderno (l’ordine soprannaturale,
l’elevazione dell’uomo a figlio di Dio, il peccato originale,
la redenzione).
La festa dell’Immacolata Concezione attualmente si celebra in
tutte la chiese orientali, dissidenti e cattoliche eccetto quella
sira monofisita e quella caldea nestoriana. Tradizionalmente essa
si celebra il 9 dicembre e nel titolo si insiste sulla “concezione
attiva” di Anna: “la concezione di Anna quando concepì
la Madre di Dio”. Le chiese unite a Roma celebrano la festa
l’8 dicembre e danno ad essa il medesimo titolo dei latini.
In Occidente la festa dell’Immacolata Concezione era solita
essere chiamata nel Medioevo la “Festa dei Normanni”,
perché vigeva la convinzione che essi l’avessero conosciuta
in Sicilia e nell’Italia meridionale e da qui l’avessero
poi portata in Normandia e in Inghilterra. Moderni studi liturgici
hanno appurato che, invece, l’origine occidentale della festa
è da reperirsi nella chiesa celtica dell’Irlanda.
Come già ricordato, fu papa Sisto IV a stabilire l’universalità
della festa. Nel 1476 pubblicò una bolla con cui stabilì
le medesime indulgenze concesse dai suoi predecessori per la festa
del Corpus Domini.
Clemente XI impose la festa a tutta la Chiesa, de precepto.
Al momento della definizione, nel 1854, esistevano in tutta la Chiesa
latina tre formulari di Messa e Ufficio, ma Pio IX sollecitato da
molti vescovi e per sua decisione ordinò nel 1863 la redazione
di un nuovo testo liturgico che rispondesse alla definizione dogmatica
e rendesse con precisione la verità definita. Il testo definitivo,
preparato da Mons. Bartolini, segretario della Congregazione dei riti,
fu approvato il 27 agosto del 1863. La festa fu denominata dell’Immacolata
Concezione. Il 25 settembre dello stesso anno con un breve apostolico
il pontefice abolì i formulari esistenti, prescrivendo a tutta
la Chiesa il nuovo testo della Messa e dell’Ufficio per la festa
e per l’ottava
Papa Leone XIII, il 30 novembre 1879, prescrisse a tutta la Chiesa
anche la vigilia.
Tra gli interventi registrati in epoca contemporanea, molto accorato
e sentito è quello di Paolo VI all’Angelus nella solennità
dell’Immacolata, nel 1974. Dice il pontefice: “ …
Ma oggi una grande meraviglia ci invade, una grande letizia: una creatura,
una sola, ma nostra, colei che sarebbe stata la Madre di Cristo, da
Cristo stesso fu in anticipo redenta e restituita alla perfezione
primigenia, tipica e sublime, della creatura «piena di grazia»,
una donna, la «benedetta fra tutte le donne». Il suo nome
è Maria. Oh figli; oh fratelli, delusi e disperati forse dalle
indagini psicanalitiche moderne per la scoperta delle inguaribili
contaminazioni delle profondità dell’essere umano, restaurate
con fiducia il concetto dell’innocenza e la speranza d’una
purità perfetta di questo nostro essere composito di carne
e di spirito: il «caso», il miracolo, di Maria riabilita
in noi l’immagine della perfezione dell’opera di Dio,
quale noi siamo, e del quale un modello intatto e purissimo ci è
presentato: sì, è Maria.
Voi cercatori di bellezza, che troppo spesso cercandola nello squilibrio
fra carne e spirito, la deturpate, ricordatevi della coincidenza fra
purità e bellezza: «per antonomasia il decoro è
riconosciuto alla castità - insegna Maestro Tommaso -, e perciò
- egli dice -, alla verginità è attribuita una bellezza
supereccellente» (S. Theol. II, II, 152, 5). Oggi perciò
la Chiesa ci fa cantare: tutta bella sei, o Maria!
E cercate la gioia e la liberazione d’una vita nuova? Recitate,
pensandolo, il «Magnificat», è l’inno profetico
dell’Immacolata. …”. |
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