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| 150°
del Dogma dell'Immacolata Concezione |
| L’Immacolata
Concezione dal Medioevo alla definizione del dogma |
Nell’XI secolo il benedettino Eadmero, un discepolo
di Sant’Anselmo, nel suo Tractatus de concepitone sanctae Mariae
propende decisamente a favore della fede popolare e si pronuncia per
il concepimento di Maria priva di ogni peccato.
Nel 1435, durante il Concilio di Basilea, Giovanni di Ramiroy si appella
alla devozione popolare come al motivo principe per spingere i padri
conciliari ad arrivare ad una conclusione riguardo all’Immacolata
Concezione di Maria evitando così di scandalizzare il popolo
cristiano che rimane offeso dall’affermazione che Maria è
stata macchiata dal peccato originale.
Nella XXXVI sessione del Concilio (17 settembre 1439) fu emesso un
decreto in cui si dichiarava che la credenza nell’Immacolata
Concezione era pia, conforme al culto della Chiesa, alla fede cattolica,
alla Sacra Scrittura e alla retta ragione, e perciò doveva
essere tenuta da tutti i cattolici, con proibizione a chiunque di
insegnare il contrario.
Prendendo in esame gli aspetti magisteriali sul tema dell’Immacolata
Concezione, si può affermare che nessun pontefice ha mai espresso
nel suo Magistero l’opinione maculista.
Papa Sisto IV, nel XV secolo pur non avendo preso alcuna decisione
in merito alla definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione,
proibì ai macolisti e agli immacolisti di accusarsi reciprocamente
di eresia con due bolle, Cum praexcelsa , del 1477 e Grave nimis ,
del 1483. Liturgicamente adottò ufficialmente per Roma la festa
della Concezione, approvando il nuovo formulario composto da Leonardo
di Nogarole e Bernardino di Busto, nel quale si esprimeva il privilegio
mariano.
Nel corso degli anni, l’indagine biblica e patristica si arricchì
di nuovo dati, tanto che nella sessione VI del Concilio di Trento
(1546) non mancarono coloro che si appellarono alla definizione dogmatica
dell’Immacolata Concezione. Dal momento, però, che il
Concilio era stato indetto per contrastare tesi eretiche dell’epoca,
fu scartata l’ipotesi della definizione e fu deciso di aggiungere
al decreto sulla universalità del peccato originale, la seguente
dichiarazione: “Dichiara tuttavia questo santo Sinodo che non
è nelle intenzioni di comprendere nel decreto relativo al peccato
originale la Beata e Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, ma che
sono da osservarsi le Costituzioni di papa Sisto IV sotto le pene
contenute in esse e che vengono rinnovate.”
Nel XVII secolo si registra l’intervento di altri tre pontefici:
Paolo V, impressionato dalle dispute tra immacolisti e macolisti proibì
a chiunque di manifestare in pubblico il dissenso sulla dottrina favorevole
all’Immacolata Concezione; Gregorio XV vietò ogni manifestazione
di dissenso anche privato. Alessandro VII con la promulgazione della
Costituzione Sollicitudo omnium Ecclesiarum determinava l’oggetto
preciso della festa, precisando che si trattava della preservazione
dell’anima della Vergine dalla colpa originale, nel primo istante
della sua creazione e infusione al corpo, per speciale grazia e privilegio
di Dio, in vista dei meriti di Cristo suo Figlio, Redentore del genere
umano.
Gli effetti di questa costituzione furono eccezionali e l’espressione
più feconda fu l’istituzione di varie confraternite intitolate
all’Immacolata Concezione.
Sempre in questo periodo, in alcune università europee prese
vita un movimento a sostegno dell’Immacolata Concezione che
propugnava un votum sanguinis volto a difendere l’Immacolata
Concezione di Maria fino all’effusione del sangue. Tale iniziativa
fu fortemente criticata da Ludovico Antonio Muratori che la definì
imprudente perché nata da una fede ingenua e non supportata
dalla teologia.
Tuttavia, a rafforzare il sensus fidelium contribuirono alcuni fattori
come la predicazione dei francescani, legati sin dal 1621 con un giuramento
alla difesa dell’Immacolata Concezione, il catechismo del Bellarmino
e, nel 1708, ad opera di Clemente XI, l’estensione alla Chiesa
Universale della festa liturgica dell’Immacolata Concezione,
festa già celebrata a partire del IX secolo nell’Italia
meridionale per influsso dell’Oriente.
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