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Studiare nelle scuole la "Pacem in terris"
Europa/Italia - Il Direttore di Famiglia Cristiana: la "Pacem in terris" andrebbe studiata nelle scuole per educare i giovani alla pace
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - In un momento in cui si fanno sempre più vicini i venti di guerra, e mentre i grandi delle Nazioni ricercano con pervicacia le ragioni della guerra, giungono come una benedizione le chiare parole di Giovanni Paolo II a favore della pace. Parole indirizzate a tutti "gli uomini di buona volontà", così come aveva fatto quarant'anni fa Papa Giovanni XXIII con la stupenda enciclica Pacem in terris, dopo la crisi di Cuba, quando Stati Uniti e Urss erano arrivati a un passo dalla guerra nucleare.
Ci auguriamo che anche il messaggio di Papa Wojtyla, che si rifà a quell'insuperabile enciclica del suo predecessore (enciclica che mantiene intatta tutta la sua validità e che, a mio parere, andrebbe proposta nelle scuole come testo di educazione alla pace per i ragazzi), possa scongiurare la guerra che il presidente americano Bush e qualche alleato europeo vogliono, ad ogni costo, scatenare contro il tiranno Saddam Hussein e l'inerme e sofferente popolo irakeno.
La guerra non è inevitabile, con la guerra tutto è perso, e ogni conflitto ha delle sofferenze e conseguenze incalcolabili. E' per questo che Giovanni Paolo II indica quale via maestra per la pace un nuovo ordine mondiale, fondato sui princìpi morali, che abbia nell'Onu la vera istanza democratica in grado di comporre i conflitti tra le nazioni. E la fonda sui quattro pilastri che sono la verità, la giustizia, l'amore e la libertà e sul riconoscimento della dignità e dei diritti inalienabili dell'uomo.
E' necessario che cresca una nuova mentalità e una cultura della pace fondata sui valori etici, sul dialogo, sul riconoscimento e sul rispetto dell'altro. Con l'auspicio che si possa iniziare a partire dalla drammatica situazione del Medio Oriente e della Terra Santa ove, per il secondo anno consecutivo, la nascita del Signore viene celebrata con la città di Betlemme assediata dai carri armati che stazionano davanti alla Basilica della Natività.
Più che la guerra preventiva ("che è una guerra di aggressione" come ha dichiarato monsignor Martino, per anni rappresentante della Santa Sede all'Onu) il messaggio del Papa deve stimolarci all'impegno per la ricerca di una pace preventiva e permanente, fondata sulla giustizia, che è l'altro nome della pace. Don Antonio Sciortino. (Agenzia Fides 21/12/2002)
Tutti i testi proposti in questa sezione possono essere utilizzati liberamente. Si richiede solamente di citare l'Agenzia Fides come fonte.
 
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