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Il Presepio nel Resto del Mondo
In Africa, i primi presepi furono di gesso e vi furono portati
dai missionari; fu difficile riuscire a convincere i neri che il nuovo
Dio avesse le sembianze di un neonato bianco, ma non vi era ancora
un'iconografia locale alla quale si potesse far ricorso per proporre
la nuova religione in forme d'arte comprensibili agli indigeni.
Solo quando nelle Missioni cominciarono a manifestarsi le prime
vocazioni artistiche con ispirazione cristiana, i missionari poterono
finalmente affidare agli artisti locali la rappresentazione pittorica
e scultorea della Natività, utilizzando, oltre ai colori
europei, anche le materie prime africane, quali la creta cruda,
l'avorio ed i legni pregiati. Ecco quindi che, nei presepi africani,
mentre tutti i personaggi dai tipici tratti camusi indigeni sono
scolpiti nel nero ebano, il Bambino Gesù, quasi ad indicarne
l'origine divina, è in candido avorio, e i Re Magi assumono
le sembianze di notabili locali, rivestiti di complicati costumi
adorni di perline multicolori.
Nelle oasi cristiane che i missionari creavano nei lontani paesi
d'Oriente, fiorì largamente il Presepio. L'Imperatore
delle Indie Akbar (1556-1605), pur non convertendosi mai al Cristianesimo,
dimostrò sempre una singolare simpatia per il presepio, che
lasciò liberamente diffondere nel suo vasto impero.
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