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IL PRESEPE IN PERU’
Il messaggio e la festa del Natale arrivarono in Perù con i conquistatori spagnoli, quindi nei primi tempi il Natale in Perù venne celebrato secondo le usanze spagnole. Con il passare degli anni, presepi e canti natalizi cambiarono e assunsero una coloritura particolare, quella meticcia. Cambiarono quindi canti, preghiere e riti. Il presepe venne collocato nel luogo più elevato dell’abitato o della casa stessa, secondo la tradizione andina, perché dall’alto avrebbe protetto gli abitanti. Cambiò anche Gesù Bambino, che diventò “il Dio Bambino”, cioè “Tayta” o “Manuelito”, perché nella fede dei poveri è consuetudine trattare Dio con grande familiarità. Inoltre per il contatto con le Ande, la pelle e i riccioli di Gesù divennero bruni, e le sue guance rosse a furia di giocare sotto il sole cocente.
La celebrazione del Natale a Lima ebbe inizio nel 1535. Le feste cominciavano il 7 dicembre, con un omaggio all’Immacolata Concezione. Il 13 dicembre, festa di Santa Lucía, i bambini si seminavano il grano, in piccoli recipienti, che una volta germogliato trovava posto nel presepe. Il 16 cominciava la novena di Natale. La sera del 24 dicembre, conclusa la novena, nelle famiglie si scopriva il presepio e per questo si invitavano tutti gli amici e i familiari. Il rito iniziava con discorsi ed atti di contrizione, e finiva al suono dell'arpa o del “clavesino”, secondo il livello sociale ed economico dei padroni di casa.

I presepi peruviani

Il Presepio andino è andato acquisendo nel tempo caratteristiche particolari grazie all'integrazione di elementi propri di ogni regione: la grande cura nell'allestimento dei presepi nelle chiese e case, l'esecuzione di danze, le rappresentazioni drammaturgiche, i piatti tipici e una vasta gamma di creazioni artigianali come l'intaglio delle Natività in pietra di Huamanga, “i trittici” con immagini che richiamano il Natale, la ceramica o le zucche cesellate con motivi natalizi. Nella maggioranza delle località andine la festa si prolunga fino all’Epifania, il 6 gennaio, quando si offrono i tradizionali regali.

I presepi a Lima

I personaggi dei presepi di Lima, realizzati da abili artigiani di Huancayo, Huamanga o Cusco, assunsero nettamente tratti nazionali. Per confezionarli si usava legno, pietra Huamanga e perfino stracci. Mentre il presepe originale rappresentava soltanto la Santa Famiglia con il bue e l’asino, la creatività degli artigiani di Lima aggiunse l'Annunciazione, i pastori, due gruppi di Re Magi con il loro seguito di “llame” d’oro ed argento, le rappresentazioni di paesaggi biblici, come la fuga in Egitto, il sacrificio di Abramo, la disputa nel tempio e l’arca di Noé. Inoltre una serie di personaggi tipici: la venditrice di “tamales”, il panettiere, il venditore di gelati, la stiratrice dei pannolini dal bambino... e molti, molti altri ancora. La celebrazione del Natale finiva il 6 gennaio, con l'arrivo dei Re Magi, con cavalli, elefanti o cammelli, che venivano collocati nei presepi.

I presepi in Arequipa

In tutte le chiese della città di Arequipa si allestiscono in anticipo i diversi presepi. Nella Cattedrale il presepio è enorme, il Bambino ed i suoi Genitori sono di dimensioni quasi normali. Nella clinica San Giovanni di Dio viene preparato un presepio molto speciale, con spettacolari e coinvolgenti effetti giorno-notte, con le stelle che sembrano reali. Dal 25 dicembre fino al 6 gennaio, gruppi di bambini vanno di casa in casa con i loro strumenti musicali: sonagli, pifferi di canna, zampogne, per adorare il bambino Gesù. Gli cantano canti natalizi e ballano attorno al presepio. A volte le famiglie danno a questi bambini dei dolci o piccole ricompense. Il 6 gennaio si vestono da Re Magi e, portando l’incenso, continuano ad adorare il Bambino Gesù dando appuntamento all’anno prossimo.

I Presepi ed i "Bambinelli andini"

Nelle Ande si intrecciano leggende e miti, i riti antichi si mescolano con il culto cattolico. Perciò nei paesi della catena montuosa, il Natale assume sfumature particolari che hanno continuato a cambiare dalla conquista spagnola fino ai nostri giorni. Il Natale è la festa dal Bambino “Manuelito” o “Quapaqpa Churín”: a Lui sono destinate le offerte, i discorsi, i canti e le danze, forgiate dalla fusione della cultura ispanica con quella andina. Sono vari i "Gesù Bambino" della catena montuosa, e le loro origini sono sempre associate alle leggende.
Del “Niño Perdido” di Huancavelica, la tradizione orale racconta che fosse Patrono della valle di Ica e che, per una disattenzione, si perse. Non si sa come, il Bambino apparve nella città di Huancavelica. Gli abitanti del paese, grazie ad alcuni viaggiatori, vennero a sapere dove si trovava ed uscirono decisi a ritrovarlo. Nella festa, un gruppo di ballerini simula l’arrivo dalla costa alla ricerca del Bambino, cavalcando asini e cavalli, portando prodotti tipici della regione come acquavite, vino, mango, anguria, uva. Numerosi sono i personaggi che prendono parte alla rievocazione.
Un altro Bambino famoso è il "Bambino Velakuy", di Huamanga. Sebbene questo Bambino non si sia mai perso come il suo vicino di Huancavelica, è altrettanto festeggiato dagli abitanti di Huamanga. La celebrazione comincia il 25 dicembre e finisce il 2 febbraio, giorno della festa della Presentazione al Tempio, la "Mamacha Candelaria". Nelle case si allestisce un presepio di ispirazione spagnola, cuzqueña o di qualche scultore locale. Il momento più importante è nella notte, quando il "Bambino Velakuy" riceve la visita di ballerini mascherati da poliziotti, sacerdoti, dottori, ecc.
La storia del “Bambino Saltarino” è propria di Lima. In un’alba limpida le Carmelitano Scalze di San José, a Lima, udirono risate di bambini. Le suore non riuscivano a crederlo: come potevano essere entrati dei bambini in un monastero di clausura? Pensarono che forse il rumore venisse dalla strada ma, ma dal momento che non cessava, uscirono di nascosto nel chiostro per sorprendere i monelli. La loro sorpresa fu grande quando videro che era Gesù Bambino che stava giocando con gli angeli. Quando Gesù Bambino alzò la testa e le vide, rimase immobile, con un piede nell'aria come stava giocando. Per questo motivo si chiama "Il Saltarino."
Il “Bambino Robapanes” viene da Oropesa, a Cusco, paese di panettieri: i suoi forni ardono giorno e notte. Si racconta che la signora Marcela finisse il suo turno di lavoro alle tre del mattino, ed andava poi a dormire fino alle sei, per ritornare e vendere il pane. Nel suo negozio lasciava tre cesti traboccanti di pani saporiti. All'improvviso notò che ogni tanto diminuivano quasi fino alla metà: qualcuno li rubava. Allora Marcela chiuse la porta con un pesante lucchetto, ma i furti seguitavano. Una mattina si nascose per sorprendere il ladro, ma con grande stupore vide che si apriva la finestra che dava alla strada ed appariva Gesù Bambino che distribuiva il pane ai bambini poveri. “Briccone, cosicché eri tu!" gli disse Marcela, e lo mise in una nicchia. Tuttavia non smise di fare pani per darli in suo nome ai bambini poveri del paese.
Da Ayacucho viene la tradizione dal “Bambino Fromboliere”. In una cappella della Pianura di Sant’Agostino, dove fanno Bambinelli con pietra bianca delle cave di Chuschi, è collocato il “Bambino della Fionda”. È un bel Bambino in abiti regali con riccioli di seta, che secondo la tradizione perse i suoi genitori quando crollò la chiesa sul cui altare era collocata la Sacra Famiglia: solo Lui si salvò. Nei periodi di siccità i contadini gli mettono delicatamente una fionda nella mano destra con tre pietre rotonde in un sacchetto. Lo pregano, gli lasciano dolci e pandispagna di tuorlo, perchè il Bambino Gesù colpisca le nuvole e faccia scendere la pioggia.
In tutta la zona della catena montuosa meridionale, è fortemente radicata nella pietà popolare la festa del Bambino di Andahuaylas. Viene celebrata in tre paesi: si comincia nel distretto di Talavera il 25 dicembre, il 1º gennaio ad Andahuaylas, il centro più importante, ed il 6 gennaio a San Jerónimo.

I Presepi ed il Santuranticuy

La festa del "Santuranticuy" o “vendita dei santi” si celebra a Cusco. L'antico centro del mondo inca si trasforma, il 24 dicembre, in una grande fiera multicolore, dove contadini, pastori, artigiani, portano immagini di santi e presepi, i bambinelli “Manuelitos”, cappelline, animaletti, decorazioni in argilla, per scambiarli o venderli. La sua origine è molto antica e oggi si è trasformata in una delle più grandi fiere artigianali del Perù. Si svolge nella Piazza maggiore di Cusco, dove artisti ed artigiani stendono le loro coperte, seguendo l'abitudine delle tradizionali fiere andine, ed offrono le più diverse figurine per rallegrare le feste natalizie ed arricchire i presepi o "nascimientos" che si allestiscono nelle case e nelle parrocchie. Si vendono anche diversi articoli di fango cotto e si può trovare ogni tipo di oggetto artigianale, intagliato nel legno o in ceramica. Durante la notte, per ripararsi dal freddo, si vende il tradizionale punch.

I Presepi nella Foresta

Gli Asháninka, come quasi tutti i nativi dell'Amazzonía, celebrano la Vigilia di Natale attorno ad un falò acceso dai membri più giovani della comunità, attorno al fuoco si forma un gruppo di uomini ed un altro di donne. La Vigilia di Natale mangiano minestroni preparati con gli animali che cacciano o allevano e bevono il “masato”, mentre cantano nella loro lingua nativa all'amicizia ed alla fraternità. Nella città di Chachapoyas si veglia Gesù Bambino a Natale ed all’Epifania. Le veglie si svolgono soltanto nelle chiese e nelle case dove viene allestito il presepio tutti gli anni. Nelle case le veglie iniziano a mezzanotte e, man mano che passano le ore, si trasformano in danze gioiose in locali attigui alla stanza dove è allestito il presepio. I Presepi vengo visitati dai "pastorelli", gruppi di bambini di entrambi i sessi che, ricordando i pastori del Vangelo, cantano a Gesù Bambino canti natalizi, gli offrono oggetti ed animali simbolici, con significativi e graziosi componimenti poetici.

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