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Una casa per tutti i popoli.
È questo il titolo del video preparato per la Giornata
Missionaria Mondiale 2003. A partire dal brano di Isaia: "Rispettate
il diritto, agite con giustizia: io sto per manifestare la
mia salvezza e la mia giustizia. Beato l'uomo che mette in
pratica le mie parole, che evita di compiere il male. Agli
stranieri che mi hanno accettato per onorarmi, amarmi, e servirmi
io annunzio: "Se rimangono fedeli alla mia alleanza,
li porterò sul mio monte santo e li riempirò
di gioia nella mia casa. |
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La mia casa sarà una casa per tutti i popoli""
(Isaia, 56), il video si snoda con riflessioni e testimonianze,
guidate da P. Flavio Roberto Carraro, Vescovo di Verona
e presidente della Commissione Cei per la missionarietà
e lo scambio tra le Chiese.
A completare i riferimenti biblici sul tema
le Pontificie Opere Missionarie propongono l'Apocalisse
nel brano dove si delinea la vita della Chiesa di Filadelfia.
Il video trasporta le caratteristiche di questa Chiesa:
accoglienza, fedeltà, speranza ed evangelizzazione,
nella realtà di oggi, con altrettante esperienze.
1.P. Carraro, riprendendo la caratteristica
della "porta aperta", laddove l'Apocalisse dice
"ho aperto davanti a te una porta che nessuno può
chiudere", introduce il tema dell'accoglienza oggi
in Italia. Nel video viene riportata la storia di Mohammed
e Daniela, una semplice ma intensa storia di accoglienza,
ambientata nel nord Italia. Lui marocchino e musulmano,
lei italiana e cattolica. Mohammed è arrivato in
Italia quando aveva 26 anni, lasciando un Paese che non
gli offriva molte possibilità di lavoro. Daniela,
era una delle tante ragazze italiane, impegnata, attiva,
vicina alle iniziative sociali legate alla parrocchia e
alle pastorali diocesane.
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Lui, Mohammed, che i primi approcci con l'Italia non sono stati
dei migliori, tanto che ha vagato da una città all'altra,
ha dormito in auto per qualche mese. Lei che stava preparando
la sua tesi di laurea sulle possibilità di convivenza tra
italiani e stranieri. Si sono incontrati ad una festa, per caso.
Così diversi, tanto diversi da far scattare una scintilla,
l'interesse. Si sono frequentati per un lungo periodo. Poi la
scelta del fidanzamento. Lui dice che da subito i genitori di
Daniela sono stati molto freddi e preoccupati. Poi, quando la
conoscenza ha preso il posto del pregiudizio, tutto è cambiato.
Lei dice "mi aspettavo grosse difficoltà soprattutto
riguardo alla fede. E invece, se si guarda a quello che ci unisce
(che è molto) piuttosto che a quello che ci divide (che
è poco), le difficoltà si riducono anche in questo
senso". Mohammed pensa che Gesù e Maometto in fondo
abbiano indicato un modo di vivere, fondato sull'essere dono per
gli altri, rivolto al bene. Il resto sono solo mezzi per arrivare
allo stesso fine. E i mezzi, dice Mohammed nel video, "mi
impensieriscono molto poco ". Si sono sposati, Mohammed e
Daniela, dal loro matrimonio due anni fa è nata Meryem.
Mohammed fa il muratore, prima come dipendente, oggi come artigiano,
con due tre dipendenti. Tutti marocchini, come me, dice, tutti
con regolare permesso di soggiorno. Sono diventato anch'io, dice,
Mohammed un piccolo imprenditore del Nord-Est. E ci ride su!
2."Per quanto tu abbia poca forza, pure hai osservato la
mia parola e non hai rinnegato il mio nome". Queste parole
dell'Apocalisse rivolte alla Chiesa di Filadelfia, spiega P. Flavio
Roberto Carraro nella guida del video, ricordano la fedeltà.
Si può essere fedeli anche in situazioni difficili, dove
tutto sembra remare contro, dove sei così piccolo che la
tua presenza può quasi passare inosservata, può
sembrare insignificante. Come a Korogocho, baraccopoli di Nairobi,
Kenya, dove è ambientata la seconda storia riportata nel
video. A Korogocho vive e lavora da due anni P. Daniele Moschetti,
missionario Comboniano. Ieri, dice P. Moschetti nelle immagini
girate durante le celebrazioni della Settimana santa, "abbiamo
camminato portando la croce, pesantissima e questo l'abbiamo fatto
insieme è un bellissimo segno, tanta gente voleva aggrapparsi
alla croce, voleva sentire che questo Cristo è anche loro,
loro sono Cristo". La comunità cristiana di Korogocho
è composta da gente come Yoice, che arriva a messa trascinando
i piedi piagati dalla lebbra. E canta e sorride.
Oppure come Boniface, che arriva in parrocchia dopo un giorno
di servizio al social service con i malati, e non è mai
troppo stanco per dare il suo contributo alle celebrazioni. Quelli
raccontati nel video sono i volti e le storie della piccola comunità
cattolica di St. John nel cuore di Korogocho, una delle cento
baraccopoli di Nairobi, capitale del Kenya, dove sopravvivono,
in baracche abusive, 120 mila persone costrette in un'area di
quattro chilometri quadrati. "Comunità povera e sofferente
ma sorprendentemente gioiosa e costante nella fede", ricorda
P. Moschetti. I poveri a Korogocho, dice John O Chieng, un catechista,
"danzano e cantano la loro liberazione dalla sofferenza perché
hanno fiducia in un Dio degli ultimi che cammina accanto a loro".
Vicent, un ragazzo della comunità, strappato ad una vita
disperata, afferma: "Ma noi rimaniamo fedeli all'annuncio
di Dio, anche se costa fatica, perché è solo nell'
annuncio di Cristo che i poveri riacquistano dignità e
perché nonostante tutto, vogliamo credere che vinca la
vita".
3."Tenete saldo ciò che avete ricevuto, perché
nessuno vi tolga la corona della vittoria". È la terza
caratteristica della Chiesa di Filadelfia, è il momento
della speranza, e il video ci riporta la testimonianza di P. Luis
Lintner, missionario italiano ucciso nel maggio 2002 davanti alla
sua casa in Cajazeiras V, una favela di Salvador di Bahia. La
sua testimonianza dava fastidio. La comunità era tutta
per P. Luis, un Fidei Donum di Bolzano, da anni in Brasile, che
scelse la periferia di Salvador come luogo del proprio apostolato.
La comunità era composta innanzitutto di giovani e di donne.
Il sogno di Luis era di essere testimone del Vangelo tra gli ultimi,
di fare comunità attorno alla speranza. Speranza che un
mondo diverso si può costruire. Quel sogno, oggi, a Cajazeiras
V, viene portato avanti da decine di persone che, nel video, ricordano
la figura di P. Luis e il cammino che oggi, in nome di P. Luis,
stanno portando avanti.
4."Conosco le tue opere. Poiché hai custodito il mio
invito alla perseveranza, anch'io ti custodirò nell'ora
della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere
alla prova gli abitanti della terra". Commentando questo
brano sempre dell'Apocalisse P. Carraro ha introdotto il quarto
momento del video, dedicato alla nuova evangelizzazione. L'evangelizzazione
parte dal tenere lo sguardo fisso su Gesù, dall'assiduità
alla preghiera, dalla fedeltà al modo di vivere di Gesù
stesso. Di questo impegno, viene ricordato nel video, conosciamo
tanti esempi propriamente religiosi, ma nel contesto di un mondo
globalizzato e interdipendente non possono mancare gesti coerenti
di sobrietà e giustizia che toccano le nostre abitudini
di vita più quotidiane. Allora occorre cambiare i nostri
comportamenti: essere testimoni del Vangelo vuol dire anche scegliere,
oggi, in Italia, nella nostra spesa quotidiana, un prodotto fabbricato
senza sfruttamento e che garantisca un giusto compenso a chi lo
produce, a qualsiasi latitudine si trovi. Testimoniare Cristo,
dicono i recenti documenti della Chiesa italiana, significa anche
rifiutare il superfluo, mettersi in gioco in prima persona. E
molte parrocchie sono scese in campo.
Spiritualità. Preghiera. E azione. Per essere veri testimoni
e annunciatori del Vangelo. In questa quarta parte del video intervengono
Don Gianni Fazzini, della diocesi di Venezia, coordinatore nazionale
dei Bilanci di Giustizia, e alcuni testimoni di uno stile sobrio
condotto come singoli e anche come comunità parrocchiali.
Il video, prodotto da Luci nel Mondo per le Pontificie Opere Missionarie,
della durata di 22 minuti, è stato pensato per incontri
di animazione missionaria e di riflessione da utilizzare durante
l'Ottobre Missionario.
PAOLO ANNECHINI
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