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Redemptor Hominis (1979)
[Sacramento dell'amore e dell'umiltà di Cristo]
20. Nel celebrare il sacramento del corpo e del sangue del Signore, bisogna
rispettare la piena dimensione del mistero divino, il pieno senso di questo
segno sacramentale, nel quale Cristo, realmente presente, è ricevuto,
" l'anima è ricolmata di grazia e a noi vien dato il pegno della
gloria futura ". Di qui deriva il dovere di una rigorosa osservanza
delle norme liturgiche e di tutto ciò che testimonia il culto comunitario
reso a Dio stesso, tanto più perché, in questo segno sacramentale,
egli si affida a noi con fiducia illimitata, come se non prendesse in considerazione
la nostra debolezza umana, la nostra indegnità, le abitudini, la
" routine " o, addirittura, la possibilità di oltraggio.
Tutti nella chiesa, ma soprattutto i vescovi e i sacerdoti, debbono vigilare
perché questo sacramento di amore sia al centro della vita del popolo
di Dio, perché, attraverso tutte le manifestazioni del culto dovuto,
si faccia in modo da rendere a Cristo " amore per amore ", perché
egli diventi veramente "vita delle nostre anime". né, d'altra
parte, potremmo mai dimenticare le seguenti parole di san Paolo: "Ciascuno,
pertanto, esamini se stesso, e poi mangi di questo pane e beva di questo
calice". Questo invito dell'apostolo indica, almeno indirettamente,
lo stretto legame fra l'eucaristia e la penitenza. Difatti, se la prima
parola dell'insegnamento di Cristo, la prima frase del vangelo - buona novella,
era "Convertitevi e credete al vangelo" (metanoeite), il sacramento
della passione, della croce e risurrezione sembra rafforzare e consolidare
in modo del tutto speciale questo invito nelle nostre anime. L'eucaristia
e la penitenza diventano così, in un certo senso, una dimensione
duplice e, insieme, intimamente connessa dell'autentica vita secondo lo
spirito del vangelo, vita veramente cristiana. Cristo, che invita al banchetto
eucaristico, è sempre lo stesso Cristo che esorta alla penitenza,
che ripete il "Convertitevi". Senza questo costante e sempre rinnovato
sforzo per la conversione, la partecipazione all'eucaristia sarebbe priva
della sua piena efficacia redentrice, verrebbe meno o, comunque, sarebbe
in essa indebolita quella particolare disponibilità di rendere a
Dio il sacrificio spirituale, in cui si esprime in modo essenziale e universale
la nostra partecipazione al sacerdozio di Cristo. In Cristo, infatti, il
sacerdozio è unito col proprio sacrificio, con la sua donazione al
Padre; e tale donazione, appunto perché è illimitata, fa nascere
in noi - uomini soggetti a molteplici limitazioni - il bisogno di rivolgerci
verso Dio in forma sempre più matura e con una costante conversione,
sempre più profonda. |
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