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Institutio generalis missalis romani
Principi e norme per l'uso del Messale romano (1970)
48. Nell'ultima cena Cristo istituì il sacrificio e convito pasquale per mezzo del quale è reso di continuo presente nella chiesa il sacrificio della croce, allorché il sacerdote, che rappresenta Cristo Signore, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli, perché lo facessero in memoria di lui.
Cristo infatti prese il pane e il calice, rese grazie, spezzò il pane e li diede ai suoi discepoli, dicendo: " Prendete, mangiate, bevete; questo è il mio corpo; questo è il calice del mio sangue. Fate questo in memoria di me ". Perciò la chiesa ha disposto tutta la celebrazione della liturgia eucaristica in vari momenti, che corrispondono a queste parole e gesti di Cristo. Infatti: 1) Nella preparazione dei doni, vengono portati all'altare pane e vino con acqua, cioè gli stessi elementi che Cristo prese tra le sue mani. 2) Nella preghiera eucaristica si rendono grazie a Dio per tutta l'opera della salvezza, e le offerte diventano il corpo e il sangue di Cristo. 3) Mediante la frazione di un unico pane si manifesta l'unità dei fedeli, e per mezzo della comunione i fedeli stessi si cibano del corpo e del sangue del Signore, allo stesso modo con il quale gli apostoli li hanno ricevuti dalle mani di Cristo stesso.

[La preparazione dei doni]
49. All'inizio della liturgia eucaristica si portano all'altare i doni, che diventeranno il corpo e il sangue di Cristo. Prima di tutto si prepara l'altare, o mensa del Signore, che è il centro di tutta la liturgia eucaristica, ponendovi sopra il corporale, il purificatoio, il messale e il calice, se non viene preparato alla credenza.
Poi si portano le offerte: i fedeli - cosa lodevole - presentano il pane e il vino; il sacerdote, o il diacono, in luogo opportuno e adatto, li riceve e li depone sull'altare, recitando le formule prescritte. Quantunque i fedeli non portino più, come un tempo, il loro proprio pane e vino destinati alla liturgia, tuttavia il rito di presentare questi doni conserva il suo valore e il suo significato spirituale. Si possono anche fare offerte in denaro, o presentare altri doni per i poveri o per la chiesa, portati dai fedeli o raccolti in chiesa. Essi vengono deposti in luogo adatto, fuori della mensa eucaristica.

[Riti di comunione]
56. Poiché la celebrazione eucaristica è un convito pasquale, conviene che, secondo il comando del Signore, i fedeli ben disposti ricevano il suo corpo e il suo sangue come cibo spirituale. A questo mirano la frazione del pane e gli altri riti preparatori, che dispongono immediatamente i fedeli alla comunione. a) La preghiera del Signore (o Padre nostro): in essa si chiede il pane quotidiano, nel quale i cristiani scorgono anche un riferimento al pane eucaristico, e si implora la purificazione dei peccati, così che realmente " i santi doni vengano dati ai santi ". Il sacerdote rivolge l'invito alla preghiera, che tutti i fedeli dicono insieme con lui; ma soltanto il sacerdote vi aggiunge l'embolismo, che il popolo conclude con la dossologia. L'embolismo, sviluppando l'ultima domanda della preghiera del Signore, chiede per tutta la comunità dei fedeli la liberazione dal potere del male. L'invito (o monizione), la preghiera del Signore, l'embolismo e la dossologia, con la quale il popolo conclude l'embolismo, si cantano o si dicono ad alta voce.

59. c) Il gesto della frazione del pane, compiuto da Cristo nell'ultima cena, sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l'azione eucaristica. Questo rito non ha soltanto una ragione pratica, ma significa che noi, pur essendo molti, diventiamo un solo corpo nella comunione a un solo pane di vita, che è Cristo (1Cor 10,17).

60. Anche il sacerdote, che nella comunità dei fedeli è insignito del potere derivatogli dall'ordine sacro di offrire il sacrificio nella persona di Cristo, presiede l'assemblea riunita, ne dirige la preghiera, annuncia ad essa il messaggio della salvezza, si associa il popolo nell'offerta del sacrificio a Dio Padre per Cristo nello Spirito santo, distribuisce ai fratelli il pane della vita eterna e partecipa con essi al banchetto. Pertanto, quando celebra l'eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignità e umiltà, e nel modo di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far sentire ai fedeli la presenza viva di Cristo.

283. La natura di segno esige che la materia della celebrazione eucaristica si presenti veramente come cibo. Conviene quindi che il pane eucaristico, sebbene azzimo e confezionato nella forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote nella messa celebrata con il popolo possa spezzare davvero l'ostia in più parti e distribuirle almeno ad alcuni dei fedeli. Le ostie piccole non sono comunque affatto escluse, quando il numero dei comunicandi, o altre ragioni pastorali lo esigano. Il gesto della frazione del pane, con cui l'eucaristia veniva semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà sempre più la forza e l'importanza del segno dell'unità di tutti in un unico pane e del segno della carità, per il fatto che unico pane è distribuito tra i fratelli.
 
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