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Sollemni
hac liturgia (1968)
[La presenza di Cristo, morto e glorioso, nel pane eucaristico]
24. Noi crediamo che la messa, celebrata dal sacerdote che rappresenta la
persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell'ordine,
e da lui offerta nel nome di Cristo e di membri del suo corpo mistico, è
il sacrificio del Calvario reo sacramentalmente presente sui nostri altari.
Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell'ultima
cena sono stati convertiti nel suo corpo e nel suo sangue che di lì
a poco sarebbero stati offerti per noi sulla croce, allo stesso modo il
pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel corpo e nel
sangue di Cristo gloriosamente regnante nel cielo; e crediamo che la misteriosa
presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai
nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale.
25. Pertanto Cristo non può essere presente in questo sacramento
se non mediante la conversione nel suo sangue della realtà stessa
del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane
e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è
chiamata dalla chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione.
Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo
mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo
che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito,
il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché
da quel momento sono il corpo e il sangue adorabili del signore Gesù
ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e
del vino, proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento
e per associarci all'unità del suo corpo mistico. |
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