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Lumen Gentium (1964)
[L'eucaristia, ripresentazione del sacrificio pasquale di Cristo e
sacramento d'unità]
3. È venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre, il quale ci ha
scelti in lui prima della fondazione del mondo e ci ha predestinati ad
essere adottati in figli, perché in lui volle accentrare tutte
le cose (cfr. Ef 1,4-5 e 10). Perciò Cristo, per adempiere la volontà
del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli e ci ha rivelato
il mistero di lui, e con la sua obbedienza ha operato la redenzione. La
Chiesa, ossia il regno di Cristo già presente in mistero, per la
potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo. Questo inizio e questa crescita
sono significati dal sangue e dall'acqua, che uscirono dal costato aperto
di Gesù crocifisso (cfr. Gv 19,34), e sono preannunziati dalle
parole del Signore circa la sua morte in croce: "Ed io, quando sarò
levato in alto da terra, tutti attirerò a me" (Gv 12,32).
Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello
pasquale, è stato immolato (cfr. 1 Cor 5,7), viene celebrato sull'altare,
si rinnova l'opera della nostra redenzione. E insieme, col sacramento
del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l'unità
dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 10,17).
Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è
la luce del mondo; da lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a lui siamo
diretti.
[Mediante la comunione eucaristica l'unione al corpo mistico di Cristo
]
7. Il Figlio di Dio, unendo a sé la natura umana e vincendo la
morte con la sua morte e resurrezione, ha redento l'uomo e l'ha trasformato
in una nuova creatura (cfr. Gal 6,15; 2 Cor 5,17). Comunicando infatti
il suo Spirito, costituisce misticamente come suo corpo i suoi fratelli,
che raccoglie da tutte le genti. In quel corpo la vita di Cristo si diffonde
nei credenti che, attraverso i sacramenti si uniscono in modo arcano e
reale a lui sofferente e glorioso. Per mezzo del battesimo siamo resi
conformi a Cristo: " Infatti noi tutti " fummo battezzati in
un solo Spirito per costituire un solo corpo " (1 Cor 12,13). Con
questo sacro rito viene rappresentata e prodotta la nostra unione alla
morte e resurrezione di Cristo: "Fummo dunque sepolti con lui per
l'immersione a figura della morte"; ma se, fummo innestati a lui
in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una resurrezione simile
alla sua " (Rm 6,4-5). Partecipando realmente del corpo del Signore
nella frazione del pane eucaristico, siamo elevati alla comunione con
lui e tra di noi: "Perché c'è un solo pane, noi tutti
non formiamo che un solo corpo, partecipando noi tutti di uno stesso pane"
(1 Cor 10,17). Così noi tutti diventiamo membri di quel corpo (cfr.
1 Cor 12,27), "e siamo membri gli uni degli altri" (Rm 12,5).
Ma come tutte le membra del corpo umano, anche se numerose, non formano
che un solo corpo così i fedeli in Cristo (cfr. 1 Cor 12,12). Anche
nella struttura del corpo mistico di Cristo vige una diversità
di membri e di uffici. Uno è lo Spirito, il quale per l'utilità
della Chiesa distribuisce la varietà dei suoi doni con magnificenza
proporzionata alla sua ricchezza e alle necessità dei ministeri
(cfr. 1 Cor 12,1-11). Fra questi doni eccelle quello degli apostoli, alla
cui autorità lo stesso Spirito sottomette anche i carismatici (cfr.
1 Cor 14). Lo Spirito, unificando il corpo con la sua virtù e con
l'interna connessione dei membri, produce e stimola la carità tra
i fedeli. E quindi se un membro soffre, soffrono con esso tutte le altre
membra; se un membro è onorato, ne gioiscono con esso tutte le
altre membra (cfr. 1 Cor 12,26). Capo di questo corpo è Cristo.
Egli è l'immagine dell'invisibile Dio, e in lui tutto è
stato creato. Egli è anteriore a tutti, e tutte le cose sussistono
in lui. È il capo del corpo, che è la Chiesa. È il
principio, il primo nato di tra i morti, affinché abbia il primato
in tutto (cfr. Col 1,15-18). Con la grandezza della sua potenza domina
sulle cose celesti e terrestri, e con la sua perfezione e azione sovrana
riempie delle ricchezze della sua gloria tutto il suo corpo (cfr. Ef 1,18-23).
Tutti i membri devono a lui conformarsi, fino a che Cristo non sia in
essi formato (cfr. Gal 4,19). Per ciò siamo collegati ai misteri
della sua vita, resi conformi a lui, morti e resuscitati con lui, finché
con lui regneremo (cfr. Fil 3,21; 2 Tm 2,11; Ef 2,6). Ancora peregrinanti
in terra, mentre seguiamo le sue orme nella tribolazione e nella persecuzione,
veniamo associati alle sue sofferenze, come il corpo al capo e soffriamo
con lui per essere con lui glorificati (cfr. Rm 8,17). Da lui " tutto
il corpo ben fornito e ben compaginato, per mezzo di giunture e di legamenti,
riceve l'aumento voluto da Dio " (Col 2,19). Nel suo corpo, che è
la Chiesa, egli continuamente dispensa i doni dei ministeri, con i quali,
per virtù sua, ci aiutiamo vicendevolmente a salvarci e, operando
nella carità conforme a verità, andiamo in ogni modo crescendo
verso colui, che è il nostro capo (cfr. Ef 5,11-16 gr.). Perché
poi ci rinnovassimo continuamente in lui (cfr. Ef 4,23), ci ha resi partecipi
del suo Spirito, il quale, unico e identico nel capo e nelle membra, dà
a tutto il corpo vita, unità e moto, così che i santi Padri
poterono paragonare la sua funzione con quella che il principio vitale,
cioè l'anima, esercita nel corpo umano. Cristo inoltre ama la Chiesa
come sua sposa, facendosi modello del marito che ama la moglie come il
proprio corpo (cfr. Ef 5,25-28); la Chiesa poi è soggetta al suo
capo. E poiché "in lui abita congiunta all'umanità
la pienezza della divinità " (Col 2,9), egli riempie dei suoi
doni la Chiesa la quale è il suo corpo e la sua pienezza (cfr.
Ef 1,22-23), affinché essa sia protesa e pervenga alla pienezza
totale di Dio (cfr. Ef 3,19).
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