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San
Giovanni Crisostomo, Commento al vangelo di san Matteo, 82,4-5 "Fidiamoci di Cristo" Mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane, lo spezzò (Mt 26,6). Perché celebrò il mistero dell'eucaristia durante la Pasqua? Perché tu imparassi che egli è l'autore della legge antica, che conteneva in figura ciò che lo riguardava. A questa immagine ha sostituito la realtà. Anche il fatto che fosse sera ha un suo significato: rappresentava la pienezza dei tempi e il compimento finale delle cose... Se la Pasqua, che era una semplice figura, ha potuto liberare gli ebrei dalla schiavitù, quanto più la realtà non libererà l'universo?... Prendete e mangiate, dice Gesù, questo è il mio corpo, che è per voi (1Cor 11,24). Come mai i discepoli non sono rimasti turbati udendo queste parole? Il Cristo aveva già detto loro molte cose su questo argomento (cf. Gv 6). Non vi ritorna più, pensando di averne parlato a sufficienza... Fidiamoci dunque pienamente di Dio. Non facciamogli obiezioni, anche se quello che dice sembra contrario ai nostri ragionamenti e a quello che vediamo. La sua parola sia padrona della nostra ragione e del nostro modo di vedere. Abbiamo questo atteggiamento di fronte ai sacri misteri: non vediamoci solamente quello che cade sotto i nostri sensi, ma teniamo soprattutto conto delle parole del Signore. La sua parola non inganna, mentre i nostri sensi ci ingannano facilmente; essa non è mai colta in errore, mentre i sensi si sbagliano spesso. Quando il Verbo dice: Questo è il mio corpo, fidiamoci di lui, crediamo e contempliamolo con gli occhi dello spirito. Perché Cristo non ci ha dato nulla di puramente materiale: nelle stesse realtà sensibili, tutto è spirituale. Col battesimo ci viene amministrata una realtà sensibile nel dono dell'acqua, ma la sua efficacia è di ordine spirituale, quello della rinascita e del rinnovamento. Se tu fossi un essere incorporeo, questi doni incorporei ti sarebbero dati senza intermediari; ma poiché l'anima è unita al corpo, i doni spirituali ti sono comunicati attraverso realtà sensibili. Quanta gente dice oggi: "Vorrei vedere il volto di Cristo, i suoi lineamenti, le sue vesti, i suoi sandali". Ebbene, è lui che vedi, che tocchi, che mangi! Desideri vedere le sue vesti; ed è lui stesso che si dona a te non solo per esser visto, ma toccato, mangiato, accolto nel cuore. Nessuno dunque si avvicini con indifferenza o con mollezza; ma tutti vengano a lui con l'anima ardente di amore. Preparazione alla comunione L'uomo esamini se stesso e poi mangi di quel pane e beva di quel calice (1Cor 11,28). Non come facciamo ora, che ci accostiamo alla comunione più per il giorno che per il desiderio dell'animo. Non badiamo infatti se ci accostiamo preparati, purificati dai nostri mali, pieni di contrizione, ma se sia giorno festivo e se tutti si comunicano. Eppure Paolo non comandò così, ma conosce un solo tempo opportuno per accostarsi alla comunione: la purezza di coscienza. Se quando abbiamo la febbre e siamo pieni di umori maligni non ci accostiamo a nessuna mensa, per non morire, tanto meno ci è lecito toccare questa mensa, quando siamo pieni di brame perverse, peggiori della febbre. Parlando di brame perverse intendo le brame del corpo, il desiderio di ricchezza, di vendetta e d'ira, cioè, semplicemente, le brame cattive. Chi si accosta alla comunione, deve essersene sbarazzato e in questo stato toccare la vittima pura; non deve sentirsi costretto ad accedere, sbadato e attediato, perché è festa, né sentirsene impedito, anche se è fervoroso e preparato, perché non è festa. E' festa dar saggio di buone opere, è festa la pietà dell'animo, la purezza della vita: se hai ciò, sei sempre in festa e puoi sempre accostarti alla comunione. Per questo Paolo dice: Ciascuno esamini se stesso, e poi si accosti. Non comanda che qui uno esamini l'altro, ma che ciascuno esamini se stesso ed emetta un giudizio non pubblico, dopo essersi scandagliato non alla presenza di testimoni. Omelie sulla prima lettera a Timoteo, 5,3 Ora, poiché avvenne una volta sola, fu forse una colpa più lieve? Anche Giuda tradì una volta sola, e con ciò? Questo lo strappò forse alla condanna? Perché prendiamo come misura il tempo? Il tempo opportuno per accostarci al sacramento è la purezza di coscienza. Questo mistero celebrato a Pasqua non ha nulla di più di quello che ora celebriamo: è uno e identico; identica è la grazia dello Spirito: è sempre Pasqua! Sapete quello che dico, perché siete iniziati: il venerdì, il sabato, la domenica e nel giorno dei martiri, sempre lo stesso sacrificio viene offerto: Ogni volta che mangiate questo pane - è detto - e bevete questo calice annunciate la morte del Signore (1Cor 11,26). L'Apostolo non ha circoscritto il sacrificio a un tempo determinato. "Ma perché dunque si parla di Pasqua?" dice qualcuno. Perché in quel tempo Cristo patì per noi. Dunque nessuno si accosti al sacramento allora in modo diverso da ora. Unica è la potenza, unica la dignità e la grazia, unico e identico il Corpo: quello non è più santo di questo né questo è minore di quello. Lo sapete bene anche voi: nulla di nuovo vedete a Pasqua, se non l'ornamento esteriore della chiesa e una folla più imponente. Invero quei giorni hanno qualcosa di più in quanto rappresentano la vita d'inizio della nostra salvezza, il momento nel quale Cristo si è immolato; ma in rapporto ai sacri misteri non hanno nessuna prerogativa speciale. |
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