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San
Gregorio di Nissa, Grande Catechesi, 37
Il pane eucaristico ci trasforma nel corpo di Cristo
Quelli che, cadendo nelle insidie loro tese, hanno preso il veleno, ne estinguono
il potere mortifero con un altro farmaco. Allo stesso modo, come è
entrato nelle viscere dell'uomo il principio esiziale, deve entrarvi anche
il principio salutare, affinché si distribuisca in tutte le parti
del suo corpo la virtù salvifica. Avendo noi gustato il cibo dissolvitore
della nostra natura, ci fu necessario un altro cibo, che riunisce ciò
che è dissolto, perché, entrato in noi, questo medicamento
di salvezza agisse da antidoto contro la forza distruggitrice presente nel
nostro corpo. E cos'è questo cibo? Null'altro che quel Corpo che
si rivelò più possente della morte e fu l'inizio della nostra
vita. Come un po' di lievito, secondo quanto dice l'Apostolo (cf. 1Cor 5,5),
rende simile a sé tutto l'impasto, così quel Corpo, dotato
da Dio dell'immortalità, entrato nel nostro, lo trasforma e lo tramuta
tutto in sé. Come, infatti, il principio salutare mescolato al principio
mortifero toglie il potere esiziale al miscuglio, così il Corpo immortale
una volta dentro colui che lo ha ricevuto, lo tramuta tutto nella propria
natura.
Ma non è possibile entrare in un altro corpo, se non unendosi alle
sue viscere, se non cioè, come alimento e bevanda: dunque è
necessario ricevere la forza vivificante dello Spirito nel modo possibile
alla natura. Ora, solo il Corpo, ricettacolo di Dio, ricevette la grazia
dell'immortalità, ed è dimostrato che non è possibile
per il nostro corpo vivere nell'immortalità, se non partecipandovi
per la comunione a quel Corpo. E' necessario considerare come mai sia possibile
che quel Corpo, continuamente distribuito in tutto il mondo a tante migliaia
di fedeli, rimanga sempre unico e identico in tutto se stesso, affinché
la fede, riguardando ciò che è conseguente non abbia dubbi
circa le nozioni proposte, è bene fermare un poco il nostro ragionamento
sulla fisiologia del corpo.
Chi non sa che il nostro corpo, per natura sua, ha una vita che non è
in sé sussistente, ma, per l'energia che in esso affluisce, si mantiene
e resta nell'essere attirando con moto incessante a sé ciò
che è estraneo ed espellendo ciò che è superfluo? Un
otre pieno di un liquido, se il contenuto esce dal fondo, non può
mantenere inalterata la forma e il volume, se dall'alto non entra altro
liquido al posto di quello che se ne è andato: perciò chi
vede la massa a forma d'otre di questo recipiente, sa che non è propria
dell'oggetto che vede, ma che è il liquido che in lui affluisce a
dare forma e volume al recipiente. Così anche il nostro corpo, per
sua struttura, non ha nulla di proprio, a quanto ci consta, per la propria
sussistenza, ma resta nell'essere per una forza che introduce in sé.
Questa forza è e si chiama cibo. Essa poi non è identica per
tutti i vari corpi che si nutrono, ma per ciascuno è stato stabilito
il cibo conveniente da colui che governa la natura. Alcuni animali scavano
radici e se ne nutrono, per altri nutrimento è l'erba e per altri
ancora, invece, la carne. Per l'uomo, l'alimento principale è il
pane, mentre la bevanda, necessaria per mantenere e conservare l'umidità,
non è solo la semplice acqua, ma spesso unita al vino, che è
di giovamento al nostro calore animale. Chi dunque guarda questi cibi, vede
in potenza la massa del nostro corpo. Quando infatti sono in me diventano
rispettivamente carne e sangue, perché il potere assimilante muta
l'alimento nella forma del nostro corpo.
Esaminato così dettagliatamente tutto ciò, riportiamo il pensiero
al nostro argomento. Ci si chiedeva dunque come il corpo di Cristo, che
è in lui, possa vivificare la natura di tutti gli uomini che hanno
fede, venendo a tutti distribuito e non diminuendo in se stesso. Forse non
siamo lontani da una ragione plausibile. Infatti, se la realtà di
ogni corpo deriva dall'alimentazione, che consta di cibo e bevanda, e il
cibo è pane, la bevanda acqua unita al vino; se poi, come abbiamo
detto sopra, il Logos di Dio, che è Dio e Logos, si unì alla
natura umana, e venendo nel nostro corpo, non innovò la realtà
di tale natura umana, ma diede al suo corpo la possibilità di permanere
in vita per mezzo di ciò che è consueto e adatto, dominandone
cioè la sussistenza, per mezzo del cibo e della bevanda; se quel
cibo era pane; se come in noi - l'abbiamo già detto ripetutamente
- chi vede il pane vede in un certo senso il corpo umano, perché
il pane in esso entrato in esso si trasforma; così anche nel nostro
caso: il corpo ricettacolo di Dio, preso il pane in nutrimento, era in un
certo senso lo stesso che il pane, perché il nutrimento, come abbiamo
detto, si tramuta nella natura del corpo.
Ciò che è proprio di tutti i corpi umani si verificava anche
in quella carne: quel Corpo cioè veniva sostentato dal pane; ma quel
Corpo, per l'inabitazione del Logos di Dio, si era trasmutato in dignità
divina: giustamente credo, dunque, che anche ora il pane santificato dal
Logos (Parola) di Dio si tramuta nel Logos di Dio; anche quel Corpo, infatti,
era in potenza pane; fu santificato dall'abitazione del Logos che si attendò
nella carne. Come il pane, trasformato in quel Corpo, si mutò in
potenza divina, così anche ora diventa la stessa realtà. Allora
la grazia del Logos rese santo il corpo la cui sussistenza dipendeva dal
pane e in un certo senso era anch'esso pane; allo stesso modo ora il pane,
come dice l'Apostolo (cf. 1Tm 4,5), santificato dal Logos di Dio e dalla
preghiera, diviene corpo del Logos, non lentamente, come fanno cibo e bevanda,
ma immediatamente come disse il Logos stesso: Questo è il mio corpo
(Mt 26,26).
Ogni corpo si ciba anche di liquido: senza il suo apporto, infatti, l'elemento
terrestre che è in noi, non resterebbe in vita. Come sostentiamo
la parte solida del nostro corpo con il cibo solido e duro, così
all'elemento liquido del nostro corpo aggiungiamo qualcosa della sua stessa
natura. Quando questo liquido è in noi, per la funzione assimilatrice,
si tramuta in sangue, soprattutto se dal vino ha ricevuto la forza di mutarsi
in calore. Dunque, anche questo elemento accolse nella sua struttura quella
carne ricettacolo di Dio, ed è chiaro che il Logos unì se
stesso alla caduca natura degli uomini affinché per la partecipazione
alla divinità ciò che è umano fosse anch'esso divinizzato;
per questo motivo egli, per disegno della sua grazia, per mezzo della carne
la cui sussistenza proviene dal pane e dal vino, quasi seminò se
stesso in tutti i credenti, unendosi ai loro corpi, affinché per
l'unione con ciò che è immortale anche l'uomo diventasse partecipe
dell'incorruttibilità. Questo egli dona per la potenza della benedizione
che tramuta in ciò la natura degli elementi visibili. |
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