|
|
 |
San
Cipriano di Cartagine, Epist., 63, 13
Il Pane e il Vino con l'acqua: sacramento del raduno in Cristo
In verità, poiché noi tutti portava il Cristo, il quale portava
altresì i nostri peccati, possiamo veder simboleggiati nell'acqua
il popolo e nel vino il sangue di Cristo. Quando, in effetti, acqua e vino
si mescolano nel calice, il popolo è raccolto in Cristo e la massa
dei credenti si unisce e congiunge a lui, nel quale ha creduto. Una unione
e congiunzione di acqua e vino, risultante da una mescolanza tale nel calice
del Signore, che quella commistione non può più vicendevolmente
separarsi.
Di qui la conseguenza che neppure la Chiesa, cioè il popolo costituito
come Chiesa, perseverante fedelmente e fermamente in ciò che ha creduto,
nessuna cosa potrà separare da Cristo, sì da essere sempre
unita e da restare un amore indivisibile.
Dimodoché, il calice del sacrificio del Signore non può essere
offerto con la sola acqua, e neppure con il solo vino. Infatti, se uno,
per caso, offrisse il solo vino, il sangue di Cristo comincerebbe ad essere
senza di noi; se invece fosse solo l'acqua, il popolo resterebbe senza Cristo.
Quando poi l'uno e l'altra si mescolano e le confuse adunanze si uniscono
tra loro vicendevolmente, allora si compie il sacramento spirituale e celeste.
Per cui, il calice del Signore non è né la sola acqua, e neppure
il solo vino, se l'uno e l'altra non si mescolano tra loro, come pure il
corpo del Signore non può essere fatto di sola farina o di sola acqua,
se entrambe non siano state radunate e congiunte sì da formare un
solo pane solidamente compaginato.
Ed è in questo stesso sacramento che il nostro popolo si mostra radunato;
sicché, come molti chicchi raccolti insieme, macinati e intrisi formano
un unico pane, così del pari in Cristo che è il pane del cielo,
sappiamo di essere un sol corpo, nei quale noi tutti veniamo radunati e
compaginati. |
|
|