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Sant'
Ireneo: Ireneo di Lione, Contro le eresie, 3,11,5
Cibo benedetto di glorificazione
Ed è un bene anche ciò che, con la creazione, Dio ha posto
nella vigna: anche il vino che fu bevuto per la prima volta. Nessuno di
coloro che lo bevve lo vituperò, anzi il Signore stesso lo bevve.
Il Verbo sull'istante convertì l'acqua in vino, perché ne
bevessero gli invitati a nozze. Quantunque il Signore potesse creare direttamente
il vino per gli invitati e il cibo per gli affamati, non lo fece; prese
invece i pani di questa terra, rese grazie e li distribuì ai commensali;
parimenti tramutò l'acqua in vino, e lo diede da bere agli invitati
a nozze. In questo modo mostrò che Dio stesso, il quale ha fatto
la terra comandandole di produrre tutto, che ha creato l'acqua e fatto zampillare
le fonti, negli ultimi tempi ha donato al genere umano la benedizione del
cibo e la grazia della bevanda per mezzo del suo Figlio; egli, che è
invisibile, per mezzo di chi è visibile; egli, che è incomprensibile,
per mezzo di chi è comprensibile; questi infatti non è al
di fuori del Padre ma sta nel suo seno.
Contro le eresie, 5,2,2-3
Sono completamente stolti quelli che disprezzano tutta l'economia di Dio
e negano la salvezza della carne e ne spregiano la rigenerazione, dicendo
che essa non è capace di incorruttibilità. Ma se questa non
si salva, né il Signore ci ha redento davvero col suo sangue, né
il calice eucaristico è comunicazione del suo sangue, né il
pane che spezziamo è la comunione del suo corpo. Non c'è infatti
sangue se non dalle vene, dalle carni e dalla rimanente sostanza dell'uomo,
quale veramente si è fatto il Verbo di Dio; egli col suo sangue ci
ha redento, come dice l'Apostolo: Nel quale abbiamo la redenzione, la remissione
dei peccati mediante il suo sangue (Col 1,14). E poiché siamo sue
membra, ci nutriamo con le sue creature. Egli infatti ce le offre: fa sorgere
il suo sole e fa cadere la sua pioggia come a lui piace. Egli ha affermato
che il calice, il quale è sua creatura, è il suo sangue sparso
per noi, con cui aumenta il nostro sangue; e che il pane, il quale appartiene
al creato, è il suo corpo, con il quale alimenta i nostri corpi.
Se dunque il calice mescolato e il pane preparato ricevono il Verbo di Dio,
e si compie così l'eucaristia del sangue e del corpo di Cristo, con
cui cresce e si rafforza la sostanza della nostra carne, come possono negare
che la carne può accogliere il dono di Dio, che è la vita
eterna? Essa si nutre del sangue e del corpo di Cristo, è membro
di lui. Lo dice il beato Apostolo nella lettera agli Efesini: Siamo membra
del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa (Ef 5,30). Non parla di
un corpo invisibile e spirituale - uno spirito infatti non ha né
ossa né carne (Lc 24,39) -, ma di un vero organismo umano che consta
di carne, nervi e ossa, e che si nutre del calice che è il suo sangue
e cresce con il pane che è il suo corpo.
Come il legno della vite, piantato in terra, dà frutto a suo tempo,
come il grano di frumento, caduto in terra e marcito, sorge molteplice per
opera dello Spirito di Dio che tutto contiene - vite e frumento che, per
la sapienza di Dio, servono alla vera utilità dell'uomo, perché
accogliendo la parola di Dio diventano l'eucaristia che è il corpo
e il sangue di Cristo -, allo stesso modo i nostri corpi, nutriti dell'eucaristia,
deposti in terra e qui dissolti, risorgeranno a suo tempo perché
il Verbo di Dio elargirà loro la risurrezione a gloria di Dio Padre.
Egli circonda dell'immortalità questo corpo mortale e dona gratuitamente
l'incorruttibilità a questo corpo corruttibile, perché la
virtù di Dio si mostra nella debolezza. E questo affinché
non ci avvenga di gonfiarci, come se avessimo da noi stessi la vita, e di
innalzarci contro Dio con animo profondamente ingrato. E sapendo che per
sua magnanimità e non per nostra natura vivremo in eterno, affinché
non succeda mai che menomiamo la sua gloria. E neppure che ignoriamo la
nostra natura, ma che ci rendiamo conto di quanto Dio può e di quanti
benefici l'uomo può ricevere, e non ci capiti di errare nella valutazione
della realtà, cioè del rapporto tra Dio e l'uomo. Dio, come
abbiamo detto, non ha forse tollerato che ci dissolvessimo nella terra,
affinché fossimo perfettamente istruiti e in futuro pienamente coscienti
così da non misconoscere la nostra posizione di fronte a lui? |
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