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San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogica, 5,2-11.19-23
Avete visto il diacono porgere l'acqua per l'abluzione al vescovo e ai presbiteri che circondano l'altare di Dio. Non la porgeva certo loro per lavare la sporcizia del corpo: non è così: non certo con il corpo sporco fin dall'inizio siamo entrati nella Chiesa. L'abluzione delle mani è simbolo della necessaria purificazione da tutti i peccati e trasgressioni. Le mani infatti sono simbolo dell'agire e lavandole alludiamo alla purezza e irreprensibilità del nostro agire. Avete udito il beato Davide spiegare questo mistero dicendo: Laverò tra gli innocenti le mie mani e circonderò il tuo altare, Signore (Sal 25,6)? L'abluzione delle mani dunque è simbolo dell'immunità dal peccato.
Poi il diacono dice ad alta voce: "Riconoscetevi l'un l'altro e baciatevi a vicenda". Non credere che quel bacio sia pari a quello che ci si dà tra amici in piazza. Non è un bacio di tal sorta: fonde le anime e promette l'oblio di ogni offesa. Questo bacio è dunque segno che le anime sono unite e hanno deciso di dimenticare ogni oltraggio. Per questo Cristo disse: Se offri il tuo dono all'altare e ivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono all'altare, e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e offri il tuo dono (Mt 5,23-24). Il bacio dunque è segno di riconciliazione, e perciò è santo, come in un altro passo esclama san Paolo, dicendo: Salutatevi l'un l'altro con il bacio santo (1Cor 16,20); e Pietro: Salutatevi l'un l'altro col bacio dell'amore (1Pt 5,14).
Poi il sacerdote esclama: "In alto i cuori!". Veramente infatti in quest'ora terribile bisogna avere il cuore in alto, presso Dio, e non in basso sulla terra, tra gli affari terreni. Con forza, dunque, il sacerdote comanda di allontanare ogni preoccupazione economica, ogni sollecitudine domestica e di avere il cuore in alto, presso Dio amico degli uomini. Voi rispondete: "L'abbiamo, l'abbiamo presso il Signore", e con queste parole date il vostro assenso. Nessuno sia presente da dire con la bocca: "Lo abbiamo presso il Signore", ma abbia la mente occupata dalle preoccupazioni quotidiane. Sempre dovremmo ricordarci di Dio, ma se per la debolezza umana ciò ci è impossibile, almeno in quest'ora dobbiamo farlo con ogni impegno.
Poi il sacerdote dice: "Rendiamo grazie al Signore". Veramente dobbiamo rendergli grazie perché, pur essendo indegni, egli ci ha chiamato a tanta grazia; perché pur essendogli nemici ci ha donato la sua riconciliazione, perché ci ha ritenuti degni dello spirito di adozione. Voi rispondete: "E' degno e giusto". Quando ringraziamo, compiamo un'azione degna e giusta: Dio non solo per giustizia, ma al di sopra della giustizia ci ha beneficati e ci ha reso degni di tanti beni.
Poi facciamo menzione del cielo, della terra e del mare; del sole e della luna, delle stelle e di tutte le creature dotate o prive di ragione, visibili o invisibili, degli angeli, degli arcangeli, delle virtù, delle dominazioni, dei principati, delle potestà, dei troni, e dei cherubini dai molti volti, pronunciando con forza il detto di Davide: Magnificate con me il Signore (Sal 33,4). Facciamo menzione anche dei serafini, che Isaia vide, in Spirito Santo, circondare il trono di Dio, coprendosi con due ali il volto, con due ali i piedi e con due ali volare, dicendo: Santo, Santo, Santo il Signore Sabaoth (Is 6,2-3). Anche noi recitiamo questa divina lode di Dio tramandataci dai serafini, per unirci nella lode agli eserciti ultraterreni.
Poi, dopo che ci siamo santificati con questi inni spirituali, imploriamo Dio, amico degli uomini, di inviare il suo Santo Spirito sulle offerte, perché faccia del pane il corpo di Cristo e del vino il sangue di Cristo. Infatti, tutto ciò che lo Spirito Santo tocca, è santificato e trasformato.
Poi, quando il sacrificio spirituale, il culto incruento è compiuto, su quell'ostia di riconciliazione, invochiamo Dio per la pace comune delle Chiese, per il bene del mondo, per gli imperatori, per i generali e gli alleati, per gli infermi, per gli afflitti, insomma per tutti quelli che hanno bisogno di aiuto. Tutti noi preghiamo e offriamo questo sacrificio. In seguito ricordiamo quelli che prima di noi si sono addormentati, anzitutto i patriarchi, i profeti, gli apostoli e i martiri, perché Dio per le loro preghiere e la loro intercessione accolga la nostra supplica. Poi anche per i santi padri e i vescovi defunti e in generale per tutti i nostri morti: riteniamo che sia un grande aiuto per quelle anime la preghiera per loro innalzata verso la vittima sacra e terribile. Voglio rendervene persuasi con un esempio. So che molti dicono: "Che giova a un'anima che se ne è dipartita da questo mondo in peccato, o anche senza peccato, se ci si ricorda di lei nella preghiera?". Eppure, se un imperatore ha mandato in esilio alcuni che lo hanno offeso, ma poi i loro cari intrecciano una corona e la offrono all'imperatore supplicandolo per quei condannati, egli non concederà loro la remissione della pena? Allo stesso modo, anche noi innalziamo a Dio preci per i defunti, per quanto siano stati peccatori; non intrecciamo una corona, ma offriamo Cristo immolato per i nostri peccati; rendendo così propizio a loro e a noi Iddio, amico degli uomini.
Poi, dopo di ciò, recitiamo la preghiera che il Salvatore insegnò ai suoi discepoli... [il Padre nostro].
Poi il sacerdote dice: "Le cose sante ai santi". Cose sante sono le offerte, che hanno accolto la venuta dello Spirito Santo. E santi siete voi, degni dello Spirito Santo. Le cose sante dunque convengono ai santi. Voi soggiungete: "Uno il Santo, uno il Signore Gesù Cristo". Veramente uno è il santo, santo per natura; noi invece siamo santi, non per natura, ma per partecipazione, per l'esercizio delle opere buone, per la preghiera.
In seguito udite il salmista invitarvi, con un canto divino, alla partecipazione dei divini misteri, dicendo: Gustate e vedete che buono è il Signore! (Sal 33,9). Non rimettete il giudizio al vostro gusto corporeo: no, ma alla fede incrollabile. I partecipanti vengono invitati infatti a gustare non pane e vino, ma il corpo e il sangue del Cristo celati nel simbolo.
Udendo dunque l'invito, non avvicinarti con le palme delle mani spalancate o con le dita disgiunte, ma fa' della sinistra un trono alla destra che deve ricevere il re; ricevi il corpo del Cristo nel cavo della mano e rispondi: "Amen". Con grande attenzione santifica i tuoi occhi al contatto del sacro corpo, e poi assumilo, badando che nulla ne vada perduto. Se lo permettessi, sarebbe come se andasse perduta qualcuna delle tue membra. Dimmi: se qualcuno ti desse della polvere d'oro, non la terresti con tutta diligenza, attento che neppure un poco te ne cada e tu ne soffra il danno? E non presterai molta più attenzione perché non ti cada neppure una briciola di questo pane, molto più prezioso dell'oro e delle gemme?
Poi, dopo la comunione del corpo di Cristo, avvicinati al calice del sangue; non a mani tese, ma a capo chino; di' il tuo Amen in segno di adorazione e venerazione e santifica te stesso assumendo anche il sangue di Cristo. Mentre ancora le tue labbra ne sono umide toccale con le mani e santificane gli occhi, la fronte e gli altri sensi. Poi, aspettando l'orazione, ringrazia Dio che ti ha reso degno di tali misteri.
Conservate inviolate queste tradizioni e conservate voi stessi irreprensibili. Non allontanatevi dalla comunione e non privatevi di questi misteri sacri e spirituali per la lordura del peccato. Il Dio della pace santifichi voi tutti e conservi integro il vostro corpo, la vostra anima e il vostro spirito nella venuta del Signore nostro Gesù Cristo (1Ts 5,23). A lui sia gloria, onore e potenza col Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
 
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