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Anno
dell'Eucarestia
Ottobre 2004 - Ottobre 2005
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SINODO DEI VESCOVI - XI ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA
L'EUCARISTIA: FONTE E CULMINE DELLA VITA E DELLA MISSIONE DELLA CHIESA
INSTRUMENTUM LABORIS
Città del Vaticano 2005
INDICE
Prefazione
INTRODUZIONE
Assemblea sinodale nell'Anno dell'Eucaristia
Instrumentum laboris e suo uso
Parte I:
EUCARISTIA E MONDO ATTUALE
Capitolo I: FAME DEL PANE DI DIO
Pane per l'uomo nel mondo
Alcuni dati statistici essenziali
Eucaristia in differenti contesti della Chiesa
Eucaristia e senso cristiano della vita
Capitolo II: EUCARISTIA E COMUNIONE ECCLESIALE
Mistero eucaristico, espressione di unità ecclesiale
Rapporto Eucaristia e Chiesa, 'Sposa e Corpo di Cristo'
Rapporto tra l'Eucaristia e gli altri sacramenti
Stretto legame tra Eucaristia e Penitenza
Rapporto tra Eucaristia e fedeli
Ombre nella celebrazione dell'Eucaristia
Parte II:
FEDE DELLA CHIESA NEL MISTERO DELL'EUCARISTIA
Capitolo I: EUCARISTIA, DONO DI DIO AL SUO POPOLO
Eucaristia, mistero della fede
Eucaristia, nuova ed eterna alleanza
Fede e celebrazione dell'Eucaristia
Fede personale ed ecclesiale
Percezione del mistero eucaristico tra i fedeli
Senso del sacro nell'Eucaristia
Capitolo II: MISTERO PASQUALE ED EUCARISTIA
Centralità del mistero pasquale
Nomi dell'Eucaristia
Sacrificio, memoriale e convito
Consacrazione
Presenza reale
Parte III:
EUCARISTIA NELLA VITA DELLA CHIESA
Capitolo I: CELEBRARE L'EUCARISTIA DEL SIGNORE
"Ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza"
Riti d'introduzione
Liturgia della Parola
Liturgia eucaristica
Comunione
Riti di conclusione
Ars celebrandi
Parola e Pane di vita
Significato delle norme
Urgenze pastorali
Canto liturgico
Decoro del luogo sacro
Capitolo II: ADORARE IL MISTERO DEL SIGNORE
Dalla celebrazione all'adorazione
Atteggiamenti di adorazione
Attesa del Signore
Eucaristia domenicale
Parte IV:
EUCARISTIA NELLA MISSIONE DELLA CHIESA
Capitolo I: SPIRITUALITÀ EUCARISTICA
Eucaristia, fonte della morale cristiana
Persone e comunità eucaristiche
Maria, donna eucaristica
Capitolo II: EUCARISTIA E MISSIONE DI EVANGELIZZAZIONE
Atteggiamento eucaristico
Implicazioni sociali dell'Eucaristia
Eucaristia e inculturazione
Eucaristia e pace
Eucaristia e unità
Eucaristia ed ecumenismo
Eucaristia ed intercomunione
Ite missa est
CONCLUSIONE
PREFAZIONE
La Chiesa vive dell'Eucaristia fin dalle sue origini. In essa trova la
ragione della sua esistenza, la fonte inesauribile della sua santità,
la forza dell'unità e il vincolo della comunione, l'impulso della
sua vitalità evangelica, il principio della sua azione di evangelizzazione,
la sorgente della carità e lo slancio della promozione umana, l'anticipo
della sua gloria nel banchetto eterno delle Nozze dell'Agnello (cf. Ap
19, 7-9).
Tra le presenze di diverso grado del Signore risorto nella sua Chiesa,
un posto del tutto particolare occupa il sacramento dell'Eucaristia, nel
quale, per la grazia dello Spirito Santo e le parole della consacrazione,
il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo
a gloria e lode di Dio Padre. Tale inestimabile dono e grande mistero
ebbe compimento nell'Ultima cena e, per l'esplicito comandamento del Signore
Gesù: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19), è
stato tramandato a noi per mezzo degli apostoli e dei loro successori.
Al riguardo, san Paolo nel racconto del pane e del calice della nuova
Alleanza, scrisse: "Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che
a mia volta vi ho trasmesso" (1 Cor 11, 23). Si tratta di sacra Tradizione
fedelmente pervenuta di generazione in generazione fino ai nostri giorni.
Il deposito della fede eucaristica, nonostante varie controversie dottrinali
e disciplinari, è pervenuto a noi, per la grazia della divina Provvidenza,
nella sua purezza originale, in virtù soprattutto, della dottrina
dei due Concili ecumenici di Trento (1545-1563) e Vaticano II (1962-1965).
Ad una migliore comprensione del mistero eucaristico notevole contributo
hanno dato vari Sommi Pontefici, tra cui è doveroso ricordare Paolo
VI e Giovanni Paolo II, di v. m., entrambi impegnati nell'applicazione,
a livello di Chiesa universale, delle deliberazioni del Concilio Vaticano
II. Durante il Pontificato di Giovanni Paolo II la Chiesa Cattolica si
è arricchita di grandi documenti sul sacramento dell'Eucaristia.
Basti ricordare il Catechismo della Chiesa Cattolica, l'enciclica Ecclesia
de Eucharistia, la Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine. In tale prospettiva
di attuazione del Concilio Vaticano II e in fedele continuità con
la bimillenaria tradizione della Chiesa auspica mantenere il suo Pontificato
anche l'attuale Santo Padre, Benedetto XVI, che ha annunciato già
nella sua prima allocuzione, indirizzata per mezzo del Collegio dei Cardinali
all'intera Chiesa, che l'Eucaristia costituisce il centro permanente e
la fonte del servizio petrino affidatogli.
I documenti menzionati contengono una densa riflessione sul sacramento
dell'Eucaristia con significative implicazioni spirituali e pastorali.
Verificare all'alba del Terzo millennio del cristianesimo in che modo
tale ricco patrimonio della fede venga applicato nella realtà della
Chiesa Cattolica, sparsa nei cinque continenti, rimane una questione di
sensibilità pastorale, di responsabilità episcopale e di
visione profetica.
Pertanto, non è stata motivo di sorpresa la proposta fatta dalle
Conferenze Episcopali di tutto il mondo e da altri organismi ecclesiali
consultati dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, con il consenso
del Consiglio Ordinario, di sottoporre all'approvazione del Santo Padre
il tema dell'Eucaristia per l'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo
dei Vescovi. Considerando l'importanza dell'argomento, Sua Santità
ha ben volentieri accolto tale suggerimento, deliberando il tema: L'Eucaristia:
fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa e il tempo dell'assemblea,
dal 2 al 23 ottobre 2005. Nella scelta del tema a nessuno sfugge il richiamo
esplicito all'insegnamento del Concilio Vaticano II sull'Eucaristia, soprattutto
della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (n. 11), ripreso anche da Ecclesia
de Eucharistia (nn. 1 e 13). Non si tratta di un richiamo casuale, bensì
programmatico in vista di una ripresa dell'entusiasmo del Concilio Ecumenico
Vaticano II per verificare l'applicazione dell'insegnamento sul sacramento
dell'Eucaristia alla luce del posteriore Magistero della Chiesa.
Aiutata dai Membri del Consiglio Ordinario, la Segreteria Generale del
Sinodo dei Vescovi ha incominciato la preparazione all'XI Assemblea Generale
Ordinaria, con la composizione dei Lineamenta. Tale documento è
stato pubblicato all'inizio dell'anno 2004 con l'intenzione di suscitare
una vasta riflessione ecclesiale sul mistero dell'Eucaristia, celebrato
e adorato nelle diocesi e nelle comunità della Chiesa Cattolica
e annunciato al mondo intero. Infatti, il documento è stato inviato
alle Conferenze Episcopali, alle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris,
ai Dicasteri della Curia Romana e all'Unione dei Superiori Generali, con
l'espressa richiesta di rispondere, dopo riflessioni e preghiere, a un
Questionario su diversi argomenti pastorali riguardanti l'Eucaristia.
Inoltre, il medesimo documento è stato largamente diffuso nella
Chiesa e nel mondo attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Il Popolo
di Dio, guidato dai Pastori, ha risposto bene a tale consultazione, fornendo
validi contributi sull'argomento, in vista della preparazione dell'assemblea
sinodale. In vari Paesi sono state favorite discussioni a livello di diocesi,
parrocchie ed altre comunità ecclesiali. Si è trattato,
pertanto, di una indagine sulla fede e sulla prassi eucaristica a livello
della Chiesa universale.
Le reazioni sono arrivate alla Segreteria Generale sotto forma di "risposte",
da parte degli organismi sopra indicati con spiccata dimensione collegiale,
e di "osservazioni" da parte di coloro che spontaneamente hanno
voluto dare il loro contributo al processo sinodale. I frutti sono stati
raccolti nel presente Instrumentum laboris che è una sintesi fedele
dei contributi pervenuti. Riflettendo il tenore delle risposte, nel documento
non si è voluta ripresentare una sintesi teologica sistematica
e completa sul sacramento dell'Eucaristia, che del resto già esiste
nella Chiesa, quanto, piuttosto, ricordare alcune verità dottrinali
che hanno notevole influsso sulla celebrazione del sublime mistero della
nostra fede, mettendone in risalto la grande ricchezza pastorale. Pertanto,
il documento si è concentrato principalmente sugli aspetti positivi
della celebrazione eucaristica, che raduna i fedeli e fa di loro una comunità,
nonostante le differenze di razza, lingua, nazione, cultura. Nel documento
sono, poi, menzionate anche alcune omissioni o negligenze nella celebrazione
dell'Eucaristia che, grazie a Dio, sono assai marginali. Esse, però,
permettono di prendere maggiore coscienza del rispetto e della pietà
con cui i membri del clero e tutti i fedeli dovrebbero avvicinarsi all'Eucaristia
per celebrarne il sacro mistero. Non manca, infine, una parte propositiva,
proveniente da numerose risposte, frutto di approfondite riflessioni pastorali
delle Chiese particolari e di altri organismi consultati.
Ovviamente, la celebrazione del sacramento dell'Eucaristia si manifesta
nei singoli Paesi e continenti con notevole varietà, che diventa
evidente se si considerano le varie Tradizioni spirituali o riti della
Chiesa Cattolica. La diversità, lungi dall'indebolire la sua unità,
rivela la ricchezza della Chiesa nella comunione cattolica caratterizzata
dallo scambio dei doni e delle esperienze. I cattolici di Tradizione latina
percepiscono tale ricchezza nella insigne spiritualità delle Chiese
Orientali Cattoliche, come risulta sia dai Lineamenta che dall'Instrumentum
laboris. Da parte loro, i cristiani delle Tradizioni orientali riscoprono
il notevole patrimonio teologico e spirituale della Tradizione latina.
Questo atteggiamento ha pure una finalità ecumenica. Infatti se
la Chiesa Cattolica respira a due polmoni, e ne ringrazia la Divina Provvidenza,
attende anche il giorno beato, quando tale ricchezza spirituale potrà
essere ampliata e ravvivata da una completa e visibile unità con
quelle Chiese Orientali che, pur in assenza di una piena comunione, in
buona parte professano la stessa fede nel mistero di Gesù Cristo
Eucaristia.
L'Instrumentum laboris è destinato ai Padri sinodali come documento
di lavoro e di ulteriore riflessione sull'Eucaristia che, come cuore della
Chiesa, la spinge nella comunione ad un rinnovato slancio missionario.
Non c'è dubbio che la riflessione sarà fruttuosa perché
lo spirito di collegialità, proprio delle riunioni sinodali, favorirà
il consenso sulle proposte destinate al Santo Padre. Inoltre, si potranno
raccogliere abbondanti frutti dalla riforma liturgica, dalle ricerche
esegetiche e dall'approfondimento teologico che hanno caratterizzato il
periodo successivo al Concilio Vaticano II.
Dalle risposte sintetizzate nell'Instrumentum laboris si percepisce l'auspicio
del Popolo di Dio che i lavori dei Padri sinodali, radunati intorno al
Vescovo di Roma, Capo del Collegio episcopale e Presidente del Sinodo,
insieme ad altri rappresentanti della comunità della Chiesa, contribuiscano
a riscoprire la bellezza dell'Eucaristia, sacrificio, memoriale e convito
di Gesù Cristo, Salvatore e Redentore del mondo. I fedeli attendono
orientamenti appropriati perché sia celebrato più degnamente
il Sacramento dell'Eucaristia, pane disceso dal cielo (cf. Gv 6, 58) e
offerto da Dio Padre nel suo Figlio Unigenito, sia adorato con più
devozione il Signore sotto le specie del pane e del vino, siano rafforzati
i vincoli di unità e di comunione tra coloro che si nutrono del
Corpo e del Sangue del Signore. Tale attesa non sorprende, in quanto i
cristiani che partecipano alla mensa del Signore, illuminati dalla grazia
dello Spirito Santo, sono parte viva della Chiesa, Corpo mistico di Gesù
Cristo, suoi testimoni nell'ambiente di vita e di lavoro, attenti ai bisogni
spirituali e materiali dell'uomo contemporaneo, attivi nella costruzione
di un mondo più giusto, in cui a nessuno manchi più il pane
nostro quotidiano.
I Padri sinodali svolgeranno i loro compiti sinodali seguendo l'esempio
della Beata Vergine Maria, Donna eucaristica, nella disponibilità
a compiere la volontà di Dio Padre e con attitudine di apertura
alle ispirazioni dello Spirito Santo. In tale importante lavoro saranno
sostenuti dai vincoli della comunione con il clero e i fedeli che in quest'Anno
dell'Eucaristia, con rinnovato zelo, non cessano di pregare, di celebrare,
di adorare, di testimoniare con la vita cristiana e con la carità
fraterna la fecondità del mistero eucaristico, annunciando con
ravvivato vigore apostolico ai vicini ed ai lontani la bellezza del grande
mistero della fede racchiuso nel sacramento dell'Eucaristia, fonte e culmine
della vita e della missione della Chiesa per il Terzo millennio del cristianesimo.
Nikola Eterovic
Arcivescovo tit. di Sisak
Segretario Generale
INTRODUZIONE
Assemblea sinodale nell'Anno dell'Eucaristia
1. La prossima XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi,
che si terrà dal 2 al 23 ottobre 2005 sul tema L'Eucaristia: fonte
e culmine della vita e della missione della Chiesa, è preceduta
da una fase preparatoria che coinvolge tutta la Chiesa Cattolica sparsa
nel mondo, grazie anche al magistero di Giovanni Paolo II, che ha promulgato
l'Enciclica Ecclesia de Eucharistia e la Lettera apostolica Mane nobiscum
Domine, e dei vescovi e teologi al 481 Congresso Eucaristico Internazionale
di Guadalajara, Messico.[1] Attinenti in certo modo al tema sinodale vanno
considerati anche l'Istruzione Redemptionis sacramentum e il sussidio
Anno dell'Eucaristia. Suggerimenti e proposte della Congregazione per
il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, diffuso quest'ultimo in
occasione dell'apertura dell'Anno dell'Eucaristia che, iniziato il 17
ottobre 2004, si concluderà proprio col Sinodo.
Ad orientare la preparazione specifica sono stati approntati i Lineamenta,
non per offrire un trattato completo sull'Eucaristia, né per riproporre
semplicemente gli insegnamenti dottrinali contenuti nei suddetti documenti,
ma per delineare le questioni emergenti nel quadro dei punti essenziali
della dottrina eucaristica della Chiesa alla luce della Sacra Scrittura
e della Tradizione.
Ai Lineamenta e al relativo Questionario sono pervenute risposte dalle
Conferenze Episcopali, dalle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, dalla
Curia Romana e dall'Unione dei Superiori Generali, e osservazioni da Vescovi,
sacerdoti, religiosi, teologi e fedeli laici, che poi sono raccolte nell'Instrumentum
laboris. Questo documento di lavoro della futura assemblea serve ad informare
sulla realtà della fede, del culto e della vita eucaristica delle
Chiese particolari sparse nel mondo e a confrontarla con quella della
Chiesa universale.
Instrumentum laboris e suo uso
2. Per favorire la riflessione e la discussione preparatoria, nonché
gli interventi e il dibattito in aula, l'Instrumentum laboris enuncia
il dato dottrinale e quello pastorale. In questi due campi infatti sono
impegnati continuamente i Vescovi nell'esercizio del loro triplice ufficio
episcopale di insegnare, santificare e governare il popolo di Dio. Infatti,
la prassi della Chiesa nel mondo deve confrontarsi continuamente con la
dottrina perenne alimentata dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione.
Applicando il metodo al tema del Sinodo, è necessario verificare
se la legge della preghiera corrisponda alla legge della fede, ovvero
domandare che cosa creda e come viva il popolo di Dio perché l'Eucaristia
possa essere sempre più la fonte e il culmine della vita e della
missione della Chiesa e di ciascun fedele mediante la liturgia, la spiritualità,
la catechesi negli ambiti culturali, sociali e politici.
Dalle risposte ai Lineamenta emerge il bisogno di comprendere l'Eucaristia
alla luce della sua duplice qualità di fons et culmen nella Chiesa.
Il Sacrificio sacramentale è fonte in quanto, per virtù
delle parole del Signore e l'opera dello Spirito Santo, contiene l'efficacia
della passione di Gesù Cristo e la potenza della sua risurrezione.
L'Eucaristia è poi culmine della vita della Chiesa in quanto porta
alla comunione col Signore per la santificazione e la divinizzazione dell'uomo,
membro di una comunità radunata intorno alla mensa del Signore.
Da questa verità, fons et culmen, nasce l'impegno per la trasformazione
delle realtà temporali. Questo è il tema generale del Sinodo.
Si può dire che nell'Eucaristia sia racchiuso il senso del sacrificio
di Gesù: Dio totalmente e gratuitamente si dona e l'uomo si abbandona
completamente al Padre che lo ama. Si tratta di una duplice espressione
d'amore, che corrisponde, in qualche modo, all'Eucaristia come sacrificio
e come banchetto.
E' stato generalmente apprezzato dalle risposte il fatto che i Lineamenta
abbiano proposto non solo lo sguardo all'Eucaristia della liturgia di
tradizione latina ma anche quello delle liturgie delle tradizioni orientali:
l'osmosi è ritenuta arricchente e benefica anche al fine di esaltare
le luci e diradare le ombre che si registrano in non pochi luoghi. Il
testo dell'Instrumentum Laboris tenta di fare altrettanto nel comprendere
l'intera tradizione della Chiesa, non solo dalla prospettiva del rito
latino, sebbene non si possa nascondere che alcuni fenomeni siano propri
di quest'ultimo.
Ora il presente Instrumentum laboris viene sottoposto alla riflessione
dei Pastori delle Chiese particolari perché con il popolo di Dio
si preparino al Sinodo, nel quale i Padri offriranno al Vescovo di Roma
proposte utili al rinnovamento eucaristico della vita ecclesiale.
PARTE I
EUCARISTIA E MONDO ATTUALE
Capitolo I
FAME DEL PANE DI DIO
"Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà
la vita al mondo.
Allora gli dissero: Signore dacci sempre questo pane" (Gv 6,33-34)
Pane per l'uomo nel mondo
3. Alla domanda di offrire un segno per poter credere, Gesù Cristo
propose alla folla se stesso come il pane vero che sazia l'uomo (cf. Gv
6,35), il Pane che discende dal cielo per dare la vita al mondo. Anche
il mondo attuale ha bisogno di tale pane per avere la vita. Nella conversazione
con Gesù che presentava se stesso come il Pane per la vita del
mondo, la folla spontaneamente lo pregò: "Signore dacci sempre
questo pane". Si tratta di una supplica significativa, espressione
del desiderio profondo insito nel cuore non solo dei fedeli bensì
di ogni uomo che anela alla felicità simbolizzata dal pane della
vita eterna. Anche il mondo in quest'anno del Signore 2005, nonostante
le difficoltà e contraddizioni di varia indole, aspira alla felicità
e desidera il pane della vita, dell'anima e del corpo. Per dare una risposta
a questo anelito umano il Papa ha fatto un accorato appello a tutta la
Chiesa perché l'Anno dell'Eucaristia sia anche occasione di un
impegno serio e profondo a lottare contro il dramma della fame, il flagello
delle malattie, la solitudine degli anziani, i disagi dei disoccupati
e le traversie dei migranti. I frutti di tale impegno saranno la prova
dell'autenticità delle celebrazioni eucaristiche.[2]
E non solo l'uomo ma anche l'intera creazione attende i nuovi cieli e
la nuova terra ( cf. 2 Pt 3,13) e la ricapitolazione di tutte le cose,
anche quelle della terra, in Cristo (cf. Ef 1,10). Perciò, l'Eucaristia,
essendo il culmine al quale tende tutto il creato, è la risposta
alla preoccupazione del mondo contemporaneo anche per l'equilibrio ecologico.
Infatti, il pane e il vino, materia che Gesù Cristo ha scelto per
ogni Santa Messa, collegano la celebrazione eucaristica con la realtà
del mondo creato e affidato al dominio dell'uomo (cf. Gn 1,28), nel rispetto
delle leggi che il Creatore ha posto nelle opere delle sue mani. Il pane
che diventa Corpo di Cristo, sia prodotto da una terra fertile, pura e
non contaminata. Il vino, che si trasforma nel Sangue del Signore Gesù,
sia segno di un lavoro di trasformazione del creato secondo i bisogni
degli uomini preoccupati pure di salvaguardare le risorse necessarie per
le generazioni future. L'acqua, che unita al vino simboleggia l'unione
della natura umana a quella divina nel Signore Gesù, conservi le
sue salutari qualità per gli uomini assetati di Dio "sorgente
di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14).
Alcuni dati statistici essenziali
4. Il tema del sinodo L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della
missione della Chiesa, dunque, esige anche uno sguardo su alcuni dati
significativi del mondo, in cui la Chiesa vive e opera. Nell'impossibilità
di fornire un quadro completo ed esauriente si fanno dei rilievi e considerazioni
d'indole generale.
Alcuni dati rendono palese il rapporto statistico tra la popolazione in
genere e i fedeli che professano la fede cattolica. In questo senso è
da notare che il numero dei cattolici nel 2003 era pari a 1.086.000.000,
con un aumento di 15.000.000 di persone rispetto all'anno precedente,
così ripartito per continenti: Africa + 4,5 %; America + 1,2 %;
Asia + 2,2 %; Oceania + 1,3 %. Una situazione di pratica stabilità
si registra in Europa . La lettura dei dati sulla distribuzione dei cattolici
nelle varie aree geografiche evidenzia che l'America raccoglie il 49,8
% dei cattolici del mondo intero, mentre l'Europa ne ha il 25,8 %, l'Africa
il 13,2 %, l'Asia il 10,4 % e l'Oceania lo 0,8 %.[3] Quanto poi al numero
degli abitanti, la percentuale dei fedeli cattolici nei singoli continenti
è la seguente: il 62,46 % in America, il 39,59 % in Europa, 26,39
% in Oceania, il 16,89 % in Africa, il 2,93 % in Asia.[4]
Dal punto di vista della distribuzione geografica della Chiesa è
da notare che nel 2003 le circoscrizioni ecclesiastiche erano 2.893, 10
in più rispetto al 2002, con aumento in tutti i continenti.[5]
È cresciuto di un 27,68 % il numero dei Vescovi in tutto il mondo,
passando da 3.714 nel 1978 a 4.742 nel 2003, mentre il numero complessivo
dei sacerdoti nel 2003 (405.450: 268.041 diocesani e 137.409 religiosi)
rispetto a quello del 1978 (420.971: 262.485 diocesani e 158.486 religiosi)
ha subito una flessione del 3,69 %, dovuta ad una diminuzione del 13,30
% dei sacerdoti religiosi e ad una crescita del 2,12 % dei sacerdoti diocesani.
Inoltre, è in diminuzione del 27,94 % il numero di religiosi professi
non sacerdoti (da 75.802 nel 1978 a 54.620 nel 2003). Si verifica anche
una flessione del 21,65 % nel numero delle religiose professe (da 990.768
nel 1978 a 776.269 nel 2003).[6]
Poiché la celebrazione del sacramento dell'Eucaristia è
essenzialmente legata al sacramento dell'Ordine, va tenuto conto, per
il periodo 1978-2003, anche dell'aumento dei cattolici per sacerdote.
Esso, infatti, è passato da 1.797 cattolici per sacerdote all'inizio
del periodo a 2.677 alla fine. Tale proporzione appare non poco diversa
da continente a continente. Ad esempio, a fronte dei circa 1.386 cattolici
per sacerdote in Europa, in Africa se ne contano circa 4.723, in America
4.453, in Asia 2.407 ed in Oceania 1.746.[7] Inoltre va rilevato che in
questo stesso periodo i diaconi permanenti costituiscono il gruppo in
più forte crescita: complessivamente in tutti i continenti si sono
più che quintuplicati, con un incremento relativo del 466,7 %.
Non è privo d'interesse rammentare che questa figura religiosa
è molto diffusa in America (specialmente nel Nord del continente)
con il 65,7 % di tutti i diaconi nel mondo, ed anche in Europa con il
32%. È anche importante il ruolo svolto nell'evangelizzazione in
tutto il mondo dai missionari laici (172.331) e dai catechisti (2.847.673).[8]
5. Il Sinodo si colloca in un periodo caratterizzato da forti contrasti
nella famiglia umana. La globalizzazione permette la percezione dell'unità
del genere umano, grazie pure ai mass-media che informano sulla realtà
in ogni angolo terrestre. Si tratta di un importante aspetto del progresso
tecnico, sviluppatosi in modo eccezionale negli ultimi decenni. Purtroppo,
la globalizzazione e il progresso tecnico non hanno favorito la pace e
una maggiore giustizia tra le nazioni ricche e quelle povere del 31 e
41 mondo. Tutto fa pensare che, purtroppo, mentre i padri sinodali saranno
riuniti, in varie parti del mondo continueranno atti di violenza, terrorismo
e guerre. Al contempo, molti fratelli e sorelle saranno vittime di varie
malattie, come per esempio l'Aids, che producono desolazione in vasti
strati della popolazione, soprattutto nei paesi poveri.
Permarrà, purtroppo, lo scandalo della fame, fenomeno che si è
aggravato negli ultimi anni, dato che oltre un miliardo di uomini vive
nella miseria. In questo senso, vanno notati alcuni fenomeni riguardanti
la realtà sociale, in particolare la fame, che non possono essere
trascurati quando si pensa al rapporto della Chiesa con il mondo in termini
di evangelizzazione. Infatti, la Chiesa ha da sempre accompagnato l'annuncio
del Vangelo e la trasmissione della salvezza attraverso i sacramenti con
le opere della promozione umana, in tanti campi della vita sociale, quali
la sanità, l'assistenza umanitaria e l'educazione. Perciò,
non va dimenticato, tra l'altro, che nel periodo 1999-2001, ci sono stati
842 milioni di persone sottoalimentate in tutto il mondo e 798 milioni
di esse nei paesi in via di sviluppo, specialmente nell'Africa Sub-Sahariana,
in Asia e nel Pacifico.[9] Questa drammatica realtà non può
essere assente dalla riflessione dei padri sinodali i quali, con ogni
cristiano, varie volte al giorno pregano il Signore: "dacci oggi
il nostro pane quotidiano".
Eucaristia in differenti contesti della Chiesa
6. Dalle risposte ai Lineamenta si rileva che la frequenza alla Santa
Messa nella domenica è piuttosto alta in diverse Chiese particolari
di nazioni africane e in alcune asiatiche. Si registra invece il fenomeno
contrario nella maggior parte dei paesi europei ed americani e in alcuni
dell'Oceania, giungendo a punte negative del 5% . I fedeli che trascurano
il precetto domenicale, nella maggior parte dei casi, non danno particolare
importanza alla partecipazione alla Messa. In fondo essi non sanno cosa
sia veramente il Sacrificio e il banchetto eucaristico che unisce i fedeli
intorno all'altare del Signore.
La Messa prefestiva permette a molti di soddisfare il precetto, anche
se in certi casi se ne approfitta per svolgere attività lavorative
durante la domenica. In molti luoghi la Messa nei giorni feriali è
frequentata da poche persone, che partecipano ad essa, alcune in modo
abituale, altre occasionalmente, altre ancora per il loro impegno nella
vita ecclesiale.
Dovrebbe essere incoraggiata una più continua e intensa attività
catechetica a riguardo dell'importanza e dell'obbligo di partecipare alla
Santa Messa nella domenica e nei giorni di precetto. Talvolta si svaluta
l'importanza del precetto sostenendo che è sufficiente osservarlo
quando lo stato d'animo lo suggerisce.
7. Tra le Chiese particolari si possono rilevare alcuni principali fenomeni.
Si assiste ad un declino della pratica della fede, della partecipazione
alla Messa, prevalentemente tra i giovani. Ciò deve far riflettere
su quanto tempo si dedichi da parte di pastori e catechisti all'educazione
dei ragazzi e bambini alla fede e quanto invece ad altre attività,
come quelle sociali.
Si percepisce un affievolimento del senso del mistero nelle società
secolarizzate da attribuirsi anche ad interpretazioni e atti difformi
dal senso della riforma liturgica del Concilio, che porta a riti banali
e poveri di senso spirituale. In altre parti le comunità cristiane
hanno conservato un profondo senso del mistero, così che la liturgia
mantiene in esse un grande significato.
Si manifesta la soddisfazione per una liturgia inculturata che permette
di raggiungere meglio la partecipazione attiva alla liturgia. Conseguentemente
è cresciuta la partecipazione alla Messa. Molti giovani e adulti
partecipano alla vita e alla missione della Chiesa. Se a causa della scarsezza
di clero si celebra la Messa nelle aree rurali solo qualche volta al mese
o addirittura all'anno, è inevitabile che il servizio domenicale
sia affidato a laici.
8. Si deve chiarire che l'acceso al mistero dipende da una celebrazione
della liturgia fatta con dignità, dalla preparazione accurata,
ma soprattutto dalla fede nel mistero stesso. In merito è di grande
aiuto l'enciclica Redemptoris missio che ha messo in evidenza i due aspetti
della mancanza di fede che sta incidendo negativamente sullo slancio missionario:
la secolarizzazione della salvezza e il relativismo religioso. La prima
porta a battersi sì per l'uomo, ma per un uomo ridotto alla sola
dimensione orizzontale.[10] C'è chi sembra vincolare la vocazione
di ministro dei misteri di Dio a quella di organizzatore della giustizia
sociale. Il secondo porta ad abolire la verità del cristianesimo,
poiché si ritiene che una religione vale l'altra.[11] Lungi dal
lasciarsi andare a rimpianti, Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica
Novo Millennio ineunte ha esortato a rafforzare l'attività missionaria
della Chiesa.[12]
Il tema del Sinodo si può svolgere correttamente tenendo conto
di tale contesto, senza dimenticare che per gli Apostoli e per i Padri,
si pensi solo a Giustino,[13] l'Eucaristia è l'azione più
santa della Chiesa, la quale crede fermamente che in Essa è davvero
presente il Signore Gesù Risorto. Questa presenza è l'esito
fondamentale del sacramento.
Proprio questo avvenimento che scaturisce dalla trasformazione delle specie
del pane e del vino fa avvicinare la Chiesa sempre con timore e tremore,
e al contempo con fiducia, al mistero che costituisce l'essenza della
liturgia. Oggi occorre riaffermare il rispetto verso il mistero della
Eucaristia e la consapevolezza della sua intangibilità. Per questo
è necessario osservare un programma articolato di formazione. Ma
molto dipenderà dall'esistenza di luoghi esemplari, in cui l'Eucaristia
sia creduta veramente, sia celebrata correttamente, in cui si possa vivere
di persona ciò che questa è: l'unica vera risposta alla
ricerca di senso della vita che contraddistingue l'uomo di tutte le latitudini.
Eucaristia e senso cristiano della vita
9. L'uomo si pone la domanda sul senso della vita: che ne è della
mia vita? Cos'è la libertà? Perché esistono la sofferenza
e la morte? Esiste qualcosa oltre la morte? In una parola: la vita dell'uomo
ha un senso o no?[14] La domanda sussiste malgrado l'uomo s'illuda di
aver raggiunto l'autosufficienza oppure sia in preda alla paura e all'incertezza.
La religione è la risposta definitiva alla domanda di senso della
vita, perché conduce l'uomo alla verità su se stesso nel
rapporto col Dio vero.
L'Eucaristia, che "rivela il senso cristiano della vita",[15]
risponde a tale domanda annunciando la risurrezione e la presenza vera,
piena e duratura del Signore, come pegno della gloria futura. Ciò
implica che l'uomo ponga il suo rapporto con Dio alla base di tutto, perché
esso è fonte di libertà che lo abilita ad entrare nel più
profondo di sé per donarsi gratuitamente. Questo avviene nel mistero
pasquale, in cui la verità e l'amore si incontrano mostrando come
essi siano i connotati della vera religione. Così l'Eucaristia
manifesta la verità della Parola di Dio: nihil hoc verbo veritatis
verius, come canta l'inno Adoro Te,devote.
Il senso dell'Eucaristia è spiegato integralmente dalle parole
di Gesù: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19). Esse
annunciano in primo luogo, che Gesù Cristo ha portato nel tempo
l'eternità dandogli l'orientamento definitivo ed eliminando il
suo potere di annientamento. In secondo luogo, attraverso quelle parole
si mette in evidenza che in Gesù si incontrano la libertà
di Dio e quella dell'uomo dando origine alla comunione che permette di
sconfiggere il maligno. Infine, tali parole significano che Gesù
Cristo è la fonte inesauribile di rinnovamento dell'uomo e del
mondo, nonostante i limiti e il peccato degli uomini.
10. Le risposte ai Lineamenta denunciano un certo allontanamento della
vita pastorale dalla Eucaristia, pertanto dal Sinodo si attende un incoraggiamento
a rafforzare il collegamento tra la vita e la missione. L'Eucaristia è
la risposta ai segni dei tempi della cultura contemporanea. Alla cultura
della morte, l'Eucaristia risponde con la cultura della vita. Contro l'egoismo
individuale e sociale l'Eucaristia afferma la donazione totale. All'odio
e al terrorismo l'Eucaristia contrappone l'amore. Davanti al positivismo
scientifico l'Eucaristia proclama il mistero. Opponendosi alla disperazione
l'Eucaristia insegna la speranza certa della eternità beata.
L'Eucaristia sta ad indicare che la Chiesa e l'avvenire del genere umano
sono legati a Cristo, unica roccia veramente duratura, e non ad alcuna
altra realtà. Perciò la vittoria di Cristo è il popolo
cristiano che crede, celebra e vive il mistero eucaristico.
Capitolo II
EUCARISTIA E COMUNIONE ECCLESIALE
"Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo
un corpo solo:
tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10,17)
Mistero eucaristico, espressione di unità ecclesiale
11. Nell'esortare i fedeli a fuggire l'idolatria, evitando di mangiare
la carne immolata agli idoli, san Paolo mette in risalto lo stretto legame
di comunione dei cristiani con il sangue di Cristo e con il suo Corpo,
in grado di formare, dalla moltitudine dei fedeli una sola comunità,
una sola Chiesa (cf. 1 Cor 8,1-10).
Il tema della comunione ecclesiale ha meritato un'attenzione particolare
da parte del Concilio Ecumenico Vaticano II.[16] Tanto è vero che
l'argomento è stato evidenziato specialmente nella relazione finale
della II Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebrata
in commemorazione del XXV anniversario del suddetto Concilio,[17] così
come in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede ai
Vescovi della Chiesa Cattolica.[18] Inoltre, il tema è stato ampiamente
trattato nel capitolo VI dell'Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores
gregis, promulgata dal Papa Giovanni Paolo II in seguito alla X Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In questo documento pontificio,
che raccoglie la riflessione sinodale sull'argomento, viene messo in evidenza
come la comunione dei Vescovi con il Successore di Pietro, segno dell'unità
tra la Chiesa universale e le Chiese particolari, ha un punto culminante
nella celebrazione eucaristica dei Vescovi con il Papa durante le visite
ad limina. L'Eucaristia presieduta dal Santo Padre e concelebrata dai
Pastori delle Chiese particolari esprime egregiamente l'unità della
Chiesa. Tale concelebrazione permette di percepire più chiaramente
che "ogni Eucaristia ... è celebrata in comunione col Vescovo
proprio, col Romano Pontefice e col Collegio Episcopale e, mediante questi,
con i fedeli della Chiesa particolare e di tutta la Chiesa, così
che la Chiesa universale è presente in quella particolare e questa
è inserita, insieme con le altre Chiese particolari, nella comunione
della Chiesa universale".[19]
In relazione alla tematica dell'Eucaristia come espressione della comunione
ecclesiale, emergono dalle risposte ai Lineamenta i seguenti temi, che
meritano un trattamento particolare: rapporto tra Eucaristia e Chiesa;
rapporto tra Eucaristia e gli altri sacramenti, in specie la Penitenza;
rapporto tra Eucaristia e fedeli; ombre nella celebrazione dell'Eucaristia.
Rapporto tra Eucaristia e Chiesa 'Sposa e Corpo di Cristo'
12. L'Eucaristia è il cuore della comunione ecclesiale. Il Concilio
ha preferito tra le tante immagini della Chiesa una che esprime tutta
la sua realtà: mistero. Prima di ogni altra cosa, la Chiesa è
mistero dell'incontro tra Dio e l'umanità; per questo essa è
Sposa e Corpo di Cristo, Popolo di Dio e Madre. La mutua relazione tra
l'Eucaristia e la Chiesa consente di applicare ad ambedue le note del
Credo: una, santa, cattolica ed apostolica, che l'enciclica Ecclesia de
Eucharistia ha ulteriormente illustrato.[20]
L'Eucaristia edifica la Chiesa e la Chiesa è il luogo dove si realizza
la comunione con Dio e tra gli uomini. La Chiesa ha coscienza che l'Eucaristia
è il sacramento dell'unità e della santità, dell'apostolicità
e della cattolicità, sacramento essenziale alla Chiesa Sposa di
Cristo e suo Corpo. Le note della Chiesa sono allo stesso tempo i vincoli
della comunione cattolica che permettono la legittima celebrazione dell'Eucaristia.
Il Papa Giovanni Paolo II ricordava che "La Chiesa è il Corpo
di Cristo: si cammina 'con Cristo' nella misura in cui si è in
rapporto 'con il suo Corpo'".[21] E' qui che trova il suo vero senso
l'osservanza delle norme e il decoro della celebrazione: si tratta dell'obbedienza
a Cristo da parte della Chiesa sua sposa.
13. La Chiesa fa l'Eucaristia e l'Eucaristia fa la Chiesa. Sebbene siano
state entrambe istituite da Cristo l'una in vista dell'altra, i due termini
del noto aforisma non sono equivalenti. Se l'Eucaristia fa crescere la
Chiesa perché nel sacramento c'è Gesù Cristo vivente,
ancora prima egli ha voluto la Chiesa perché celebri l'Eucaristia.
I cristiani dell'Oriente sottolineano particolarmente che fin dalla creazione
la Chiesa preesiste alla sua realizzazione terrena. L'appartenenza alla
Chiesa è prioritaria per poter accedere ai sacramenti: non si può
accedere all'Eucaristia senza aver prima ricevuto il Battesimo o non si
può ritornare all'Eucaristia senza aver ricevuto la Penitenza che
è il 'battesimo laborioso' per i peccati gravi. Dalle origini la
Chiesa, per esprimere tale urgenza propedeutica, istituì rispettivamente
il catecumenato per l'iniziazione e l'itinerario penitenziale per la riconciliazione.
Inoltre, non c'è Eucaristia valida e legittima senza il sacramento
dell'Ordine.
Per queste ragioni l'enciclica Ecclesia de Eucharistia parla di "influsso
causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa",[22] e
di stretta connessione tra l'una e l'altra.[23] Con queste premesse si
comprende meglio l'affermazione che "La celebrazione dell'Eucaristia,
però, non può essere il punto di avvio della comunione,
che presuppone come esistente, per consolidarla e portarla a perfezione.
Il sacramento esprime tale vincolo di comunione sia nella dimensione invisibile...
sia nella dimensione visibile.... L'intimo rapporto esistente tra gli
elementi invisibili e gli elementi visibili della comunione ecclesiale
è costitutivo della Chiesa come sacramento di salvezza. Solo in
questo contesto si ha la legittima celebrazione dell'Eucaristia e la vera
partecipazione ad essa...".[24] Parlare di ecclesiologia eucaristica
non significa che nella Chiesa tutto possa essere dedotto dall'Eucaristia,
che però rimane fonte e culmine della vita ecclesiale. In effetti,
come afferma il Concilio Vaticano II: "La sacra liturgia non esaurisce
tutta l'azione della chiesa. Infatti, prima che gli uomini possano accostarsi
alla liturgia, è necessario che siano chiamati alla fede e alla
conversione".[25]
Ora, lo spazio dove naturalmente si svolge la vita ecclesiale è
la parrocchia. Essa, debitamente rinnovata ed animata, dovrebbe essere
il luogo idoneo alla formazione e al culto eucaristico, dato che, come
insegnava il Papa Giovanni Paolo II, la parrocchia è ""comunità
di battezzati che esprimono la loro identità soprattutto attraverso
la celebrazione del Sacrificio eucaristico".[26] Essa dovrebbe valersi
pure dell'esperienza e del contributo di movimenti e nuove comunità
che sotto l'impulso dello Spirito Santo hanno saputo valorizzare, secondo
i propri carismi, gli elementi dell'iniziazione cristiana. Così
aiutano molti fedeli a riscoprire la bellezza della vocazione cristiana,
il cui centro è il sacramento dell'Eucaristia per tutti nella comunità
parrocchiale.
14. L'espressione liturgica dell'ecclesiologia cattolica si trova nell'anafora
mediante i cosiddetti dittici, che stanno a ricordare la dimensione eucaristica
del primato del Papa, Vescovo di Roma, come elemento interiore alla Chiesa
universale, analogamente a quello del Vescovo nella Chiesa particolare.[27]
È l'unica Eucaristia che convoca nell'unità la Chiesa contro
ogni frammentazione. L'unica Chiesa voluta da Cristo rimanda sempre ad
una Eucaristia che si realizza in comunione con il collegio apostolico,
di cui Capo è il Successore di Pietro. E' questo il vincolo che
rende legittima l'Eucaristia. Non è conforme all'unità eucaristica
voluta da Cristo solo una comunione trasversale tra le chiese cosiddette
sorelle. È elemento interiore al sacramento la comunione con il
Successore di Pietro, principio di unità nella Chiesa, depositario
del carisma di unità e universalità, che è il carisma
petrino. Dunque l'unità ecclesiale si manifesta nell'unità
sacramentale ed eucaristica dei cristiani.
Rapporto tra l'Eucaristia e gli altri sacramenti
15. Esiste un rapporto specifico dell'Eucaristia con tutti gli altri sacramenti.
Al riguardo, occorre tener presente, da una parte, che secondo il Concilio
di Trento i sacramenti "contengono la grazia che significano"
e la conferiscono in forza della loro stessa celebrazione.[28] D'altra
parte, tutti i sacramenti come pure tutti i ministeri ecclesiastici e
le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia
e ad essa sono ordinati.[29] Pertanto, il sacramento dell'Eucaristia è
"la perfezione delle perfezioni".[30]
La relazione con l'Eucaristia non riguarda solo la celebrazione liturgica,
ma innanzitutto l'essenza di ciascun sacramento. Il sacramento del battesimo
è indispensabile per entrare nella comunione ecclesiale che viene
rafforzata da altri sacramenti, offrendo al credente "grazia su grazia"
(Gv 1,16). E' nota la fondamentale relazione tra il Battesimo e l'Eucaristia
in quanto fonte della vita cristiana. Nelle Chiese di Tradizione orientale
con il Battesimo si riceve anche la Santa Comunione, mentre nelle Chiese
di Tradizione latina all'Eucaristia si accede in età di ragione
e solo dopo aver ricevuto il Battesimo.
Le risposte ai Lineamenta raccomandano di esplicitare la connessione teologica
tra Battesimo ed Eucaristia come culmine dell'iniziazione, anche se questo
non deve portare necessariamente a celebrare il Battesimo sempre nella
Messa. In proposito si esprimono preoccupazioni circa la qualità
di una catechesi appropriata.
16. Esiste un nesso teologico tra la Confermazione e l'Eucaristia, perché
lo Spirito Santo conduce l'uomo a credere in Gesù Cristo Signore.
Al fine di rendere più evidente questo nesso in alcune chiese particolari
è stata ripristinata la prassi di amministrare la Confermazione
prima della Comunione.
L'Eucaristia è il culmine di un autentico itinerario dell'iniziazione
cristiana. Vivere da cristiano significa rendere attuale il dono del Battesimo,
ravvivato dalla Cresima, alimentandolo con la partecipazione regolare
di domenica e giorni di precetto alla Santa Messa.
Si osserva che il conferimento della Confermazione spesso è delegato
ai sacerdoti, con il conseguente rischio di porre in secondo piano il
fatto che il Vescovo ne è il ministro originario. In questo modo,
si toglie un'occasione ai nuovi cresimati di incontrare il padre e capo
visibile della Chiesa particolare.
17. Alcune risposte sollevano la questione circa l'età più
opportuna per l'ammissione al sacramento nella Chiesa di Tradizione latina,
visti i buoni risultati spirituali e pastorali ottenuti con il conferimento
della Santa Comunione nella prima fanciullezza. Giova qui ricordare la
constatazione del Papa Giovanni Paolo II nel suo libro "Alzatevi,
andiamo!"[31], il quale più recentemente ricordava che "i
bambini sono il presente e il futuro della Chiesa. Hanno un ruolo attivo
nell'evangelizzazione del mondo e con le loro preghiere contribuiscono
a salvarlo e a migliorarlo".[32]
In passato, al riguardo dello stesso argomento, il Decreto Quam singulari
ammetteva i bambini all'Eucaristia fin dai sette anni, età considerata
dell'uso di ragione, quando essi possono distinguere il pane eucaristico
dal pane comune, premessa la prima confessione sacramentale.[33] Tale
orientamento oggi sembra ancora più necessario per il fatto che
l'uso di ragione, come anche i pericoli e le tentazioni, arrivino più
precocemente. Si professa con questa prassi il primato della grazia che
ha apportato alla Chiesa grandi benefici, favorendo anche le vocazioni
sacerdotali.
18. Il rapporto tra l'Ordine sacro e l'Eucaristia è visibile proprio
nella Messa presieduta dal vescovo o dal sacerdote in persona di Cristo
capo. La dottrina della Chiesa fa dell'Ordine la condizione imprescindibile
per la celebrazione valida dell'Eucaristia.
Per questo motivo è stato vivamente raccomandato che sia messa
in evidenza "la funzione sacerdotale del sacerdozio ministeriale
nella celebrazione dell'Eucaristia, il quale differisce dal sacerdozio
comune dei fedeli nell'essenza e non solo nel grado".[34] Anche per
questo è giusto raccomandare che i presbiteri intervengano all'Eucaristia
come celebranti, adempiendo la funzione del loro ordine.[35]
19. E' noto che il Matrimonio viene celebrato solitamente durante la celebrazione
dell'Eucaristia nelle Chiese di tradizione latina, a differenza di quanto
avviene nelle Chiese orientali.
Quando il Matrimonio viene celebrato nella Messa, serva ad additare, come
paradigma dell'amore cristiano, l'amore di Gesù Cristo che nell'Eucaristia
ama la Chiesa come sua sposa sino a dare la vita per essa. Tale amore
sponsale va accennato anche nei casi in cui il sacramento del matrimonio
si celebra fuori della Messa.[36] L'Eucaristia pertanto rimane la fonte
inesauribile dell'unità e dell'amore indissolubile del matrimonio
e diventa il cibo di tutta la famiglia nell'edificazione di un focolare
cristiano.
20. Il rapporto tra l'Eucaristia e l'Unzione degli infermi ha la sua origine
istitutiva, come tutti i sacramenti, nella persona di Cristo: egli mostrava
nella sollecitudine per gli infermi di ogni tipo il senso della sua missione
di guarire e di salvare l'uomo.
Inoltre, nelle risposte ai Lineamenta si raccomanda di presentare il rapporto
tra Unzione ed Eucaristia come consolazione e speranza nella malattia,
prima che come ultimo Viatico. Si invitano i ministri straordinari della
Comunione ad essere solleciti verso i malati gravi e le persone anziane
impedite di partecipare fisicamente alla celebrazione eucaristica in chiesa.
A loro beneficio, sarebbe assai opportuno, come alcune risposte suggeriscono,
potenziare l'uso dei mezzi di comunicazione sociale nella trasmissione
di Sante Messe e di altre celebrazioni liturgiche. Nell'adoperare questa
moderna tecnologia, conviene che coloro che vi sono impegnati possiedano
un'adeguata formazione teologica, pedagogica e culturale.
21. Quanto all'inserimento dei sacramenti nella Messa, le norme liturgiche
delle Chiese orientali non lo prevedono, sebbene vi siano qua e là
delle eccezioni per il Battesimo e il Matrimonio. Al riguardo di questa
prassi spetta alle singole chiese emanare norme opportune. Per le Chiese
particolari di rito latino, le risposte mostrano che l'inserimento avviene
in modo diversificato secondo consuetudini che variano da paese a paese.
Vi sono diocesi che hanno norme per regolare la celebrazione dei sacramenti
e dei sacramentali durante la Messa, specialmente per matrimoni misti
e funerali di persone non praticanti.
I rituali distinguono normalmente, come nel Battesimo e nella Penitenza,
il rito individuale da quello comunitario. Sebbene pastoralmente si preferisca
quest'ultimo, non bisogna cadere in una sorta di comunitarismo, sia perché
il sacramento resta sempre un dono alla singola persona, sia perché
il fedele ha diritto, a determinate condizioni, all'amministrazione individuale
del sacramento.
Stretto legame tra Eucaristia e Penitenza
22. Il sacramento della Riconciliazione ristabilisce i vincoli di comunione
interrotti dal peccato mortale.[37] Pertanto, una particolare attenzione
merita la relazione tra l'Eucaristia e il sacramento della Riconciliazione.
Le risposte individuano la necessità di riproporla nel contesto
del rapporto tra Eucaristia e Chiesa e come condizione per incontrare
e adorare il Signore, che è il Santissimo, in spirito di santità
e con cuore puro. Egli ha lavato i piedi agli Apostoli, ad indicare la
santità del mistero. Il peccato, come afferma San Paolo, provoca
una profanazione simile alla prostituzione, perché i nostri corpi
sono membra di Cristo (cf. 1 Cor 6, 15-17). Dice ad esempio san Cesario
di Arles: "Tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre
anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare
una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure
del peccato."[38]
Il rapporto tra Eucaristia e Penitenza nella società odierna dipende
molto dal senso del peccato e dal senso di Dio. La distinzione tra bene
e male spesso diventa soggettiva. L'uomo moderno, insistendo unilateralmente
sul giudizio della propria coscienza, rischia di sconvolgere il senso
del peccato.
23. Sono molte le risposte ai Lineamenta che hanno riferito sul rapporto
tra Eucaristia e Riconciliazione. In molti paesi si è persa o si
sta perdendo la consapevolezza del bisogno di conversione prima di ricevere
l'Eucaristia. Il legame con la Penitenza non sempre è percepito
come la necessità d'essere in stato di grazia prima di ricevere
la Comunione, quindi si trascura l'obbligo di confessare i peccati mortali.[39]
Anche l'idea di comunione come "cibo per il viaggio", ha portato
a sottovalutare la necessità dello stato di grazia. Invece, come
il nutrimento presuppone un organismo vivente e sano, così l'Eucaristia
esige lo stato di grazia per rafforzare l'impegno battesimale: non si
può essere in stato di peccato mortale per ricevere Colui che è
il 'farmaco' d'immortalità e l''antidoto' per non morire.[40]
Molti fedeli sanno che non si può ricevere la comunione in peccato
mortale, ma non hanno un'idea chiara di che cosa costituisca il peccato
mortale. Altri non interrogano più se stessi su questo punto. Si
crea spesso un circolo vizioso: "non mi comunico perché non
mi sono confessato, non mi sono confessato perché non ho commesso
peccati." Le cause possono essere diverse, ma una delle principali
è la carenza catechetica su questo argomento.
Un altro fenomeno assai diffuso consiste nel non agevolare, con opportuni
orari, l'accesso al sacramento della riconciliazione. In certi paesi la
Penitenza individuale non è amministrata; al massimo si celebra
due volte l'anno una liturgia comunitaria, creando una formula a metà
strada tra il II e il III rito previsto dal Rituale.
Bisogna certamente constatare la grande sproporzione fra i tanti che fanno
la Comunione e i pochi che si confessano. È assai frequente che
i fedeli ricevano la Comunione, senza badare allo stato di peccato grave
in cui possono trovarsi. Per questo, l'ammissione alla Comunione di divorziati
risposati civilmente è un fenomeno non raro in diversi paesi. Alle
Messe esequiali o di nozze o ad altre celebrazioni molti si accostano
alla Comunione solo per una diffusa convinzione che la Messa non sia valida
senza la Comunione.
24. Di fronte a queste realtà pastorali, invece, molte risposte
hanno un tono più incoraggiante. Esse auspicano di aiutare le persone
ad essere consapevoli delle condizioni per ricevere la Comunione e della
necessità della Penitenza, che preceduta dall'esame di coscienza,
prepara il cuore purificandolo dal peccato. A questo scopo si ritiene
opportuno che il celebrante parli non di rado anche nell'omelia del nesso
tra i due sacramenti.
È stato espresso il desiderio di restituire dovunque al digiuno
eucaristico quella rigorosa attenzione che è rimasta in uso presso
le chiese orientali.[41] In effetti, il digiuno come dominio di sé
richiede il concorso della volontà e porta a purificare la mente
e il cuore. Sant'Atanasio dice: "Vuoi sapere cosa fa il digiuno?
Scaccia i demoni e libera dai pensieri cattivi, rallegra la mente e purifica
il cuore".[42] Nella liturgia quaresimale si richiama spesso la purificazione
del cuore mediante il digiuno e il silenzio, come raccomanda San Basilio.[43]
In qualche risposta ai Lineamenta, si pone la domanda circa l'opportunità
di ripristinare l'obbligo delle tre ore di digiuno eucaristico.
Si invita a fare sforzi per incrementare l'opportunità della riconciliazione
individuale ricorrendo alla collaborazione interparrocchiale durante il
sabato e la domenica e poi più intensamente in Avvento e Quaresima.
Molto si potrebbe fare ancora nella predicazione e nella catechesi per
ripristinare il senso del peccato e la pratica penitenziale, superando
le difficoltà dovute alla mentalità secolarizzata.
Si ritiene necessario offrire la possibilità di confessarsi prima
della Messa, adeguando gli orari alla situazione reale dei penitenti,
e anche durante la celebrazione eucaristica, come raccomanda la Lettera
Apostolica Misericordia Dei.[44]
Occorre stimolare i sacerdoti all'amministrazione del sacramento della
Penitenza, come un'occasione privilegiata per essere segni e strumenti
della misericordia di Dio. Comunque la Chiesa è profondamente grata
ai sacerdoti che con zelo ascoltano le confessioni per preparare i fedeli
ad incontrare e ricevere Cristo nell'Eucaristia. I fedeli sono attratti
a confessarsi soprattutto se vedono il sacerdote nell'esercizio del suo
ministero nel confessionale, come hanno testimoniato ai nostri giorni
San Leopoldo Mandi?, San Pio da Pietrelcina e tanti altri santi pastori.
Rapporto tra Eucaristia e fedeli
25. I fedeli laici, parte essenziale della Chiesa comunione, gerarchicamente
strutturata, come insegnano il Concilio Vaticano II e altri documenti
del Magistero,[45] sono convocati nella santa assemblea per partecipare
alla celebrazione eucaristica.
L'incarnazione del Verbo, nel quale Dio Padre si è reso visibile,
ha inaugurato il culto spirituale, conforme alla ragione, che si compie
nello Spirito Santo; il culto non può più essere "un
imparaticcio di usi umani"(Is 29,13). Il culto cristiano ha una implicazione
cristologica e antropologica: perciò la partecipazione dei fedeli
alla liturgia, soprattutto alla celebrazione eucaristica consiste essenzialmente
nell'entrare in questo culto, nel quale Dio discende verso l'uomo e l'uomo
ascende verso Dio. L'Eucaristia stessa, memoriale del Figlio, è
il culto di adorazione che nello Spirito sale al Padre: questo è
il fondamento del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano
II.
Si osserva da molti che la partecipazione è stata spesso ridotta
ai suoi aspetti esteriori. Non tutti ne comprendono il vero senso, che
nasce dalla fede in Gesù Figlio di Dio. La partecipazione all'Eucaristia
viene giustamente vista come atto primario della vita della Chiesa, comunione
con la vita trinitaria, con il Padre che è fonte di ogni dono,
con il Figlio incarnato e risorto, con lo Spirito Santo che opera la trasformazione
e divinizzazione della vita umana.
Le risposte ai Lineamenta convergono nel constatare la necessità
di aiutare i fedeli a comprendere la natura dell'Eucaristia e il nesso
con l'incarnazione del Verbo, onde partecipare al mistero eucaristico
con il cuore e la mente, prima che con atti esteriori, soprattutto offrendo
se stessi. In proposito viene suggerito di esplicitare la relazione sponsale
dell' Eucaristia e della Nuova Alleanza, come modello delle vocazioni
del cristiano: matrimonio, verginità, sacerdozio. Tutto questo
tende all'obbiettivo di formare persone e comunità eucaristiche,
che amano e servono come Gesù nell'Eucaristia.
26. Inoltre, sarebbe bene potenziare i mezzi di comunicazione già
esistenti, specialmente per facilitare la partecipazione dei fedeli che,
per diversi motivi, sono impediti di assistere personalmente in chiesa
alle celebrazioni eucaristiche, come raccomanda il Concilio Vaticano II.[46]
Vi sono proposte riguardanti i mass-media della Santa Sede, che con la
migliore sinergia possibile sono in grado di fornire con tempestività
e professionalità appropriati servizi alla Chiesa universale, anche
per reagire tempestivamente alla diffusione di principi anticristiani.
In tale opera grande ruolo dovrebbero avere tutti i mezzi di comunicazione
d'ispirazione cattolica. Il loro potenziamento diventa urgente per proporre
in modo equilibrato e positivo il messaggio cristiano, per illuminare
le coscienze degli uomini di buona volontà su temi etici e morali
di grande importanza per la vita della Chiesa e della società.
Ombre nella celebrazione dell'Eucaristia
27. La comunione ecclesiale viene gravemente turbata e ferita dalle ombre
nella celebrazione eucaristica, che sono segnalate anche dalle risposte
ai Lineamenta. Il tema, già toccato dal Papa Giovanni Paolo II
nell'Enciclica Ecclesia de Eucharistia,[47] e più particolarmente
trattato nell'istruzione della Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti Redemptionis Sacramentum,[48] è un invito
a rivolgere uno sguardo attento e sereno, ma non meno critico, al modo
in cui la Chiesa celebra questo Sacramento, che è la fonte e il
culmine della sua vita e della sua missione. Proprio il fatto che un tale
invito sia stato indirizzato in questo momento storico, mentre la Chiesa
è sempre più impegnata nel dialogo con le religioni e con
il mondo, altro non è che una provvidenziale ispirazione del Successore
di Pietro, che fa capire come la Chiesa abbia sempre necessità
di guardare se stessa per meglio rapportarsi con gli interlocutori, senza
perdere la propria identità di sacramento universale di salvezza.
Nel presente testo verranno segnalate diverse ombre che emergono dall'analisi
delle risposte ai Lineamenta. Tali osservazioni non dovrebbero essere
considerate soltanto come mere trasgressioni alle rubriche e alla prassi
liturgiche, ma piuttosto come espressioni di attitudini più profonde.
Si nota una diminuzione della partecipazione alla celebrazione del Dies
Domini, nella domenica e nei giorni di precetto per una deficiente conoscenza
del contenuto e del significato del mistero eucaristico, per l'indifferentismo
in particolare nei paesi con rilevante processo di secolarizzazione, dove
non di rado la domenica si trasforma pure in giorno di lavoro.
È diffusa l'idea che sia la comunità a produrre la presenza
di Cristo invece che essere Cristo la fonte e il centro della nostra comunione
e il capo del suo Corpo che è la Chiesa.
Si va alterando il senso del sacro in relazione a questo grande Sacramento,
come effetto di un indebolimento della preghiera, della contemplazione
e dell'adorazione del Mistero eucaristico.
Si rischia di compromettere la verità del dogma cattolico della
trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Gesù Cristo,
tradizionalmente denominata transustanziazione e, di conseguenza, della
presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, in un contesto di idee che intendono
spiegare il mistero eucaristico non tanto in se stesso, ma piuttosto nella
prospettiva del soggetto col quale esso entra in relazione; ad esempio,
con termini come transfinalizzazione e transignificazione. Si rileva una
incoerenza tra la fede professata nel Sacramento e la dimensione morale,
sia nella sfera personale che in quella più ampia della cultura
e della vita sociale.
Sono scarsamente conosciuti i documenti della Chiesa e, in particolare,
del Concilio Vaticano II, le grandi encicliche sull'Eucaristia, inclusa
l'Ecclesia de Eucharistia, la Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine
e altri. Viene a mancare un giusto equilibrio nella celebrazione: si va
da un ritualismo passivo a una creatività eccessiva, che talvolta
raggiunge espressioni di protagonismo del celebrante dell'Eucaristia,
caratterizzato non di rado da loquacità, da troppi e lunghi commenti,
non lasciando parlare il mistero tramite il rito e le formule della liturgia.
PARTE II
FEDE DELLA CHIESA NEL MISTERO DELL'EUCARISTIA
Capitolo I
EUCARISTIA DONO DI DIO AL SUO POPOLO
"Mistero della fede"
Eucaristia mistero della fede
28. Con tale espressione il sacerdote che presiede l'Eucaristia proclama
con stupore la fede della Chiesa nel Signore risorto, realmente presente
sotto le specie del pane e del vino, trasformati per la grazia dello Spirito
Santo nel Corpo e nel Sangue del Signore Gesù.
È nota l'insistenza del magistero conciliare sull'Eucaristia come
centro e cuore della vita della Chiesa e anzitutto come mistero della
fede, disegno di Dio rivelato in Gesù Cristo. Dio che dà
se stesso a noi, che è con noi, è dono e mistero d'ineffabile
ricchezza, dono e mistero da riscoprire continuamente. Il Mysterium fidei
è Dio che si dona a noi, il Primo, l'Ultimo e il Vivente entrato
nel tempo. Il Signore Gesù è veramente uomo e veramente
Dio in mezzo a noi. Egli è il Figlio di Dio e il Figlio dell'Uomo.
Un noto testo del Concilio Vaticano II risponde alla domanda sulla fede
e sul mistero: "In realtà solamente nel mistero del Verbo
incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.[Y] Cristo proprio rivelando
il mistero del Padre e del suo Amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo
e gli fa nota la sua altissima vocazione".[49]
Il termine mistero ricorre tre volte, condensando la verità su
Cristo e quella sull'uomo. Il mistero del Verbo, il mistero del Padre
e il mistero dell'uomo non rimangono come un enigma insolubile, ma trovano
risposta in Gesù Cristo che è vero Dio e vero uomo. Egli
facendosi "veramente uno di noi" ed essendo "unito in certo
modo ad ogni uomo"2,[50] ha permesso a chiunque lo desideri di trovare
la via che conduce al senso pieno dell'esistenza. Egli non si è
estraniato dall'umano, ma ha portato a compimento la verità della
creazione perché: "Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato
con mente d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore
di uomo."[51] Giovanni Paolo II aveva ripreso questo testo nella
sua prima enciclica Redemptor hominis,[52] quasi a farne il programma
della Chiesa, chiamata a dedurre dalla verità su Cristo la verità
sull'uomo, che si trova nello stesso Vangelo.
29. Il fatto e mistero dell'incarnazione e della morte e risurrezione
di Gesù Cristo Signore, che consente all'uomo di partecipare alla
vita divina, è presente nell'Eucaristia, pane di vita eterna, perché
porta con sé la forza di vincere la morte. "Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno"(Gv 6,54). È la risurrezione, pertanto,
la fonte permanente di senso che viene offerta all'umanità.
L'Eucaristia, dunque, è al centro dell'annuncio portato dai cristiani
nel mondo da duemila anni, che Gesù, il crocifisso, da morto che
era è ritornato in vita e noi ne siamo testimoni (cf. 1 Cor 15,3-5).
L'Eucaristia annuncia la morte di Cristo che, nella sua drammaticità,
tutti possono capire. Ma proclama pure la sua risurrezione che richiede
la fede e l'apertura ad accogliere Dio nella nostra esistenza. La fede
è il nuovo stile di vita che nasce dall'Eucaristia, e porta in
se stessa il senso ultimo e definitivo dell'attesa della venuta del Signore.
Senza la fede l'Eucaristia non si può celebrare né vivere,
come ricorda il trinomio fede, liturgia, vita così diffuso nei
piani pastorali. Senza la fede non si può nemmeno porre il tema
della partecipazione attiva alla liturgia.
Eucaristia nuova ed eterna alleanza
30. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, riprendendo sant'Ireneo:
"L'Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede:
'Il nostro modo di pensare è conforme all'Eucaristia e l'Eucaristia,
a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare'".[53] Come
non vedere qui in atto quell'alleanza con Dio di cui l'uomo ha bisogno
per vivere, l'alleanza della fede? "Se non crederete non avrete stabilità"(Is
7,9b), dice il Signore. L'Eucaristia è l'Alleanza nuova ed eterna,
patto e testamento che Gesù ha lasciato nel sacramento del suo
Corpo e del suo Sangue.
Infatti in essa la Chiesa intera esprime la sua fede: dopo aver ascoltato
la Parola si professa la fede nel mistero eucaristico, rivelazione e dono
di Dio stesso in Gesù, che spinge i cristiani alla donazione piena
e perfetta di se stessi. Soprattutto nell'Eucaristia la fede significa
riconoscere e accogliere Gesù Cristo come in un incontro in cui
la persona del fedele è totalmente coinvolta, sull'esempio di Maria,
modello di fede pienamente realizzata.
Fede e celebrazione dell'Eucaristia
31. Le risposte ai Lineamenta non mancano di mettere in risalto le caratteristiche
della fede come condizioni necessarie per celebrare l'Eucaristia. In essa
si manifesta il primato della grazia di Dio che è sempre all'origine
di tutto e col dono dello Spirito Santo ci fa accogliere la sua azione
misteriosa nel sacramento per la trasformazione del pane e vino in Corpo
e Sangue di Gesù e per la nostra santificazione. Se alla liturgia
eucaristica si va senza credere alla grazia e senza almeno il desiderio
di essere in stato di grazia non c'è partecipazione adorante in
spirito e verità.
Nell'Eucaristia si proclama la verità della Parola di Dio che si
è rivelata in Gesù, Verbo fatto carne che porta già
in sé il compimento ultimo della storia umana. Se alla liturgia
dell'Eucaristia si va col dubbio invece che con l'assenso alla verità,
non c'è partecipazione vera. Il dono della libertà che il
Creatore ha fatto alla creatura fa sì che la fede sia un atto libero
di adesione alla persona di Gesù via, verità e vita (cf.
Gv 14,6). Nella liturgia dell'Eucaristia egli si fa conoscere, ma nello
stesso tempo rimane nascosto per stimolare la ragione e l'intelligenza
del credente a cercarlo costantemente, onde trovarlo presente nella vita.
Questa è l'azione del mistero a cui la liturgia conduce sempre
più in profondità. I Padri la chiamavano mistagogia.
L'amore attua e completa la fede, come dicono gli apostoli Giacomo e Paolo
(cf. Gc 2,14 ss; Rm 13,10; Gal 5,6). La fede cambia il cuore del credente,
lo converte e lo apre all'amore. Fede e amore insieme alla speranza fondano
l'essere cristiano. L'Eucaristia è il sacramento dell'amore che
apre l'uomo all'amore e gli fa trovare la sua origine e la sua ragion
d'essere. Senza agape non c'è vita nello Spirito.
Tutte queste caratteristiche portano la partecipazione a esprimersi sommamente
nel fare la volontà di Dio, come si chiede nella preghiera del
Padre nostro, in vista della pienezza della Comunione. Certo, alla Messa
si può partecipare anche se non si è nelle condizioni di
accostarsi alla Comunione, ma bisogna sempre alimentare il desiderio e
la volontà di soddisfarle al più presto.
Fede personale ed ecclesiale
32. La comunione con Cristo e con la Chiesa manifesta che la dimensione
personale della fede tende di continuo alla dimensione ecclesiale, proprio
come fa la liturgia sin dalla professione di fede battesimale. Per questo
senza Battesimo non c'è accesso all'Eucaristia, che presuppone
la fede. Così, se col peccato si perde la grazia battesimale ci
vuole il "battesimo laborioso", la Penitenza, per tornare all'Eucaristia.
Prima dell'Eucaristia si rinnova la professione di fede, vincolo imprescindibile
che attesta la comunione di ogni chiesa particolare con tutte le altre
chiese locali sparse nel mondo e prima di tutto con la Chiesa di Roma
e il suo Vescovo, principio necessario dell'unità. Altrettanto
si fa nell'anafora quando si proclamano i dittici. Noi manifestiamo nell'Eucaristia
la fede personale ed ecclesiale.
La partecipazione all'Eucaristia acuisce l'intelligenza del mistero che
investe l'uomo e la sua vita e permette al cristiano di difendere la propria
fede di fronte ad interpretazioni parziali o erronee. Non a caso la liturgia
è parte integrante del cammino di fede che dura tutta la vita.
Il senso globale della fede si coglie soprattutto nella testimonianza
dei martiri, che hanno accettato liberamente la morte loro inflitta in
odio alla fede, spesso durante o subito dopo la celebrazione eucaristica.
Essi erano certi di essere nella verità e di avere la vita, seguendo
Cristo, che si è offerto liberamente lasciando nell'Eucaristia
il memoriale del suo sacrificio. Davvero nel martirio essa si manifesta
in modo sommo come fons et culmen della vita e della missione della Chiesa,
come avviene in tante Chiese che subiscono aperte o malcelate persecuzioni.
Percezione del mistero eucaristico tra i fedeli
33. Dalle risposte ai Lineamenta si rileva, in genere, una certa diminuzione
della percezione del mistero celebrato. Non sempre si percepisce pienamente
il dono e il mistero dell'Eucaristia. Comunque, si verificano delle sfumature,
secondo i diversi contesti culturali. Ad esempio, nei paesi dove regna
un clima generale di pace e prosperità, per la maggior parte occidentali,
il mistero eucaristico è considerato da molti un adempimento del
precetto festivo ed è visto come un pasto fraterno. Invece, nei
paesi martoriati dalla guerra e da diverse difficoltà esistenziali,
si nota una più profonda comprensione del mistero eucaristico nella
sua integralità, cioè, anche nella dimensione sacrificale.
Il mistero pasquale celebrato incruentamente sull'altare dà un
senso spirituale molto profondo alle sofferenze dei cristiani cattolici
in quelle terre, aiutandoli ad accettarle nella partecipazione al mistero
della morte e della risurrezione del Signore Gesù Cristo.
In alcune risposte provenienti dalla Chiesa che vive in Africa si accenna
al fatto che l'idea di sacrificio fa parte delle culture di quel continente
e perciò, tale concezione, adeguatamente elevata dopo essere stata
purificata da elementi estranei al Vangelo, viene spesso utilizzata pastoralmente
nella catechesi per far comprendere meglio la dimensione sacrificale dell'Eucaristia.
Nella catechesi si evidenzia una difficoltà a mantenere insieme
il carattere sacrificale e conviviale, ricadendo molto spesso l'accento
su quest'ultimo aspetto.
Per affrontare queste situazioni pastorali molte risposte ai Lineamenta
auspicano un'efficace e fedele applicazione della riforma liturgica che
ristabilisca l'equilibrio tra le diverse dimensioni dell'Eucaristia. Qualora
fosse necessario si potrebbe pensare a qualche ritocco delle norme liturgiche.
Parallelamente si suggerisce di promuovere un'adeguata catechesi a tutti
i livelli, per far meglio comprendere che nell'Eucaristia si rinnova il
mistero pasquale ed essa è sacrificio di lode e di comunione che
fa crescere la comunità.
Senso del sacro nell'Eucaristia
34. Non si nutrono dubbi circa i grandi effetti della riforma liturgica
eseguita secondo lo spirito del Concilio Vaticano II. Infatti, la liturgia
post-conciliare ha favorito molto la partecipazione attiva, cosciente
e fruttuosa dei fedeli al Santo Sacrificio dell'altare.[54]
Tuttavia, secondo le risposte pervenute da non poche nazioni si notano,
sia da parte del clero sia da parte dei fedeli, mancanze e ombre nella
prassi della celebrazione eucaristica, che sembrano avere la loro origine
in un indebolito senso del sacro in relazione al Sacramento. La salvaguardia
di tale senso dipende fondamentalmente dalla consapevolezza che l'Eucaristia
è un mistero e un dono, il cui memoriale richiede segni e parole
che corrispondano alla natura sacramentale.
Molto spesso vengono segnalati nelle risposte ai Lineamenta certi atti
che attentano al senso del sacro. Ad esempio: la trascuratezza nell'uso
degli ornamenti liturgici propri da parte del celebrante e dei ministri,
nonché la mancanza di decenza nel modo di vestire dei partecipanti
alla Messa; la somiglianza di certi canti usati in chiesa a quelli profani;
il tacito consenso ad eliminare alcuni gesti liturgici perché ritenuti
troppo tradizionali, come la genuflessione davanti al Santissimo Sacramento;
una distribuzione impropria della Comunione nella mano, priva da un'adeguata
catechesi; atteggiamenti poco riverenti prima, durante e dopo la celebrazione
della Santa Messa, non solo da parte dei laici, ma anche dallo stesso
celebrante; la scadente qualità architettonica e artistica degli
edifici sacri e delle suppellettili sacre; casi di sincretismo dovuti
ad una inculturazione avventata delle forme liturgiche, mescolate ad elementi
di altre religioni.
Tutte queste realtà negative, più frequenti nella liturgia
latina che in quelle orientali, non devono causare falsi allarmismi, poiché
sono circoscritte. Tuttavia, devono provocare una sincera e profonda riflessione
allo scopo di eliminarle e di far sì che le liturgie eucaristiche
diventino luoghi di lode, di preghiera, di comunione, di ascolto, di silenzio
e di adorazione, nel rispetto del mistero di Dio che si rivela in Cristo,
sotto il pane e il vino, e nella rispettosa gioia di sentirsi membri di
una comunità di fedeli riconciliati con Dio Padre nella grazia
dello Spirito Santo. L'Eucaristia è il punto più sacro e
alto della preghiera. É la grande preghiera.
Capitolo II
MISTERO PASQUALE ED EUCARISTIA
"Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo
calice,
voi annunziate la morte del Signore finché egli venga" (1
Cor 11,26)
Centralità del mistero pasquale
35. In ogni celebrazione eucaristica si rinnova il mistero pasquale
della morte e della risurrezione del Signore Gesù Cristo, pane
spezzato per la vita del mondo e sangue versato per la redenzione degli
uomini e la liberazione del cosmo (cf. Rm 8, 19-23).
Il tema sinodale deve far riscoprire il mistero pasquale di Gesù
quale mistero della salvezza, da cui sgorga la vita e la missione della
Chiesa. L'Eucaristia si rivela come il Dono: il Signore dà se stesso,
è il Dio con noi. L'Eucaristia è la sua Persona e la sua
vita per noi. Con l'Eucaristia il Signore esercita la missione sacerdotale,
profetica e regale.
"Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone"
(Lc 24, 34) dicevano gli apostoli e i discepoli. San Paolo esorta Timoteo:
"Ricordati che Gesù Cristo è risorto dai morti"(2
Tm 2,8). Proprio riguardo alla testimonianza apostolica, san Giovanni
Crisostomo osserva: "E' evidente perciò che se non lo avessero
visto risuscitato e non avessero avuto una prova inconfutabile della sua
potenza, non si sarebbero esposti a tanto rischio".[55]
In un certo senso l'uomo è in grado di volere tutto, ma in suo
potere ha solo ciò che riesce in concreto ad attuare. La morte
e i suoi anticipi, come la malattia e la sofferenza, indicano il limite
intrinseco alla libertà di scelta dell'uomo. Con la risurrezione
Gesù pone nella storia dell'umanità il germe della speranza
definitiva: la vittoria sulla morte. Questo, alla fine, è il culmine
della rivelazione che lui compie. La morte è vinta sia perché
il peccato è stato distrutto e l'uomo è stato riconciliato
con Dio, sia perché la vita è stata restituita e viene data
in eterno a chi crede in Cristo. Il segno concreto di questa speranza
lo offre il Signore Gesù nel volere la Chiesa come suo Corpo mistico.
I credenti, infatti, sono morti e risuscitati con Cristo (cf. Rm 6, 1-11).
Nomi dell'Eucaristia
36. Occorre spiegare il nome dell'Eucaristia e approfondirne il contenuto,
per comprendere il culto cristiano.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica elenca i nomi con cui è stato
chiamato questo sacramento: innanzitutto, Eucaristia,[56] poi Cena del
Signore sia come commemorazione della Cena pasquale da lui celebrata sia
come anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme
celeste; frazione del pane, rito che sottolinea la condivisione comunionale
in un solo Corpo e che fonda la sinassi o assemblea eucaristica, espressione
visibile della Chiesa; memoriale della passione e risurrezione; santo
sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Redentore;
santa e divina liturgia, santi misteri, Santissimo Sacramento, comunione,
cose sante, farmaco d'immortalità, viatico, Santa Messa che sottolinea
la dimensione missionaria.
Far comprendere il significato di questi termini, senza escluderne nessuno,
è importante per una catechesi completa, condizione di una partecipazione
alla liturgia davvero consapevole.
Sacrificio, memoriale e convito
37. Si riscontra nelle risposte e nelle osservazioni ai Lineamenta una
diffusa esigenza di approfondire la natura sacrificale dell'Eucaristia
e si chiede di esporre tale verità della nostra fede con sempre
maggiore chiarezza, seguendo il recente Magistero della Chiesa.
Già il Concilio Vaticano II promuoveva la riflessione teologica
sul senso del sacrificio di Gesù, quale offerta piena, libera e
gratuita a Dio Padre per la salvezza del mondo. Tra i numerosi testi che
accennano a questo aspetto merita particolare attenzione quello che riguarda
l'esercizio del sacerdozio ministeriale nella Costituzione dogmatica Lumen
gentium: "I presbiteri, ...esercitano la loro funzione sacra nel
culto o assemblea eucaristica, dove agendo in persona di Cristo, e proclamando
il suo mistero, uniscono i voti dei fedeli al sacrificio del loro capo
e nel sacrificio della messa rendono presente e applicano, fino alla venuta
del Signore (cf 1 Cor 11,26), l'unico sacrificio del Nuovo Testamento,
il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre
al Padre quale vittima immacolata (cf. Eb 9,11-28)".[57]
Al riguardo il Catechismo della Chiesa Cattolica[58] presenta un titolo:
Il sacrificio sacramentale: azione di grazie, memoriale, presenza, dal
quale si evince che il nome prevalente, che include gli altri, è
sacrificio sacramentale: cioè il fatto della morte di Cristo per
salvarci dai peccati con il suo sacrificio, la cui efficacia è
a disposizione di ogni uomo nel sacramento. Dunque l'azione di grazie
è resa per il suo sacrificio, il memoriale del suo sacrificio,
la presenza del suo sacrificio nel Corpo dato e nel Sangue versato. L'azione
di grazie è rivolta a Dio per la creazione e la salvezza del mondo.
Considerare in tal modo l'Eucaristia fa superare la dialettica tra sacrificio
e convito. Infatti, se si intende questo secondo termine come sinonimo
di cena, esso include il sacrificio, in quanto si tratta della cena dell'Agnello
immolato; se lo si intende come sinonimo di comunione, esso manifesta
il fine o il culmine dell'Eucaristia.
L'enciclica Ecclesia de Eucharistia, trattando del sacrificio eucaristico,[59]
insegna che la Chiesa ripresenta il sacrificio di Cristo anche in forma
di intercessione, in quanto il Figlio stesso si è offerto nella
sua carne e in tal modo è mediatore tra l'uomo e il Padre. La Chiesa
di Cristo è unita a tale offerta nell'anafora o preghiera eucaristica.
Questa offerta, sebbene in forma incruenta, non è nuova, ma è
la medesima compiuta sulla Croce. In tal senso va letto il richiamo dell'enciclica:
"La Messa rende presente il sacrificio della Croce, non vi si aggiunge
e non lo moltiplica".[60] Il fatto di asserire che ciò avviene
a causa dell'amore sacrificale del Signore serve a ripetere quanto detto
dall'enciclica.
Consacrazione
38. L'incarnazione, la morte e risurrezione, l'Ascensione, la Pentecoste
sono eventi realmente accaduti e portano a comprendere che la presenza
permanente e sostanziale del Signore nel sacramento non è tipologica
o metaforica. Invece, se il sacramento viene presentato solo come un simbolo
della presenza di Cristo, è perché si dubita che Dio possa
intervenire su realtà materiali. Ora, ponendosi nel contesto degli
altri modi di presenza, il mistero pasquale fa cogliere la natura di quella
eucaristica che è data dalla trasformazione delle specie, ovvero
dalla transustanziazione. Il pane diventa Corpo dato, spezzato per la
nostra salvezza: Corpus Christi, salva me; il vino diventa Sangue versato,
sovrabbondante della prelibatezza divina: Sanguis Christi, inebria me.[61]
Il superamento della distanza tra la povertà delle specie sacramentali
e Gesù Cristo che si dona realmente e sostanzialmente, consente
all'Eucaristia di porre nel mondo il germe della nuova storia.[62] Il
mistero pasquale conferma la condiscendenza di Dio e la kenosi del Figlio,
permanendo la trascendenza assoluta della Trinità.
Perciò le parole di Gesù "Prendete e mangiate"
innanzitutto indicano il dono di sé a noi. In secondo luogo portano
con sé la fraternità della mensa, l'unità della comunità
della Chiesa, l'impegno a condividere il pane con chi non ne ha. Da tutto
questo sgorga l'adorazione, cioè il riconoscimento permanente del
Signore che accompagna il cammino del popolo di Dio.
La transustanziazione avviene nella consacrazione del pane e del vino.
A questo proposito, nelle risposte si raccomanda la spiegazione della
teologia della consacrazione alla luce delle tradizioni ecclesiali d'oriente
e d'occidente, riguardanti, in particolare, la consacrazione, come imitazione
del Signore in ciò che ha fatto e ordinato nella Cena, e l'invocazione
dello Spirito Santo nell'epiclesi. Una più chiara teologia della
consacrazione potrebbe esser di grande utilità non solo per il
dialogo ecumenico con le Chiese Orientali con le quali non c'è
ancora piena comunione, ma anche per l'eliminazione di alcune ombre segnalate
dalle stesse risposte ai Lineamenta, quali ad esempio: uso di ostie confezionate
con lievito e altri ingredienti; celebrazione con pane comune; improvvisazione
della preghiera eucaristica; recitazione di questa o di parte di essa
da parte del popolo dietro insistenza del celebrante; fractio panis al
momento della consacrazione.
Presenza reale
39. La presenza del Signore nel sacramento è stata voluta da lui
stesso per essere vicino all'uomo e nutrirlo di Sé, per restare
dentro la comunità ecclesiale. La risposta dell'uomo è la
fede nella presenza reale e sostanziale, come viene richiamato in alcune
risposte in base alle encicliche Ecclesia de Eucharistia e Mysterium fidei.
Con la fede nella presenza di Cristo nel sacramento vanno raccordati gli
altri aspetti: il senso del mistero e gli atteggiamenti che lo esprimono,
il posto del tabernacolo, il decoro della celebrazione, la valenza escatologica
ovvero il sacramento come pegno della gloria: esso, infatti, è
anche anticipazione della realtà ultima ed eterna durante il pellegrinaggio
verso la casa del Padre Celeste, come è manifestato, per esempio
dall'attesa sponsale delle persone consacrate.
Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine per l'Anno
dell'Eucaristia proponeva questa sintesi della dottrina della presenza
di Cristo vivente nella sua Chiesa: "Tutte queste dimensioni dell'Eucaristia
si rannodano in un aspetto che più di tutti mette alla prova la
nostra fede: è il mistero della presenza "reale". Con
tutta la tradizione della Chiesa, noi crediamo che, sotto le specie eucaristiche,
è realmente presente Gesù. Una presenza - come spiegò
efficacemente il Papa Paolo VI - che è detta "reale"
non per esclusione, quasi che le altre forme di presenza non siano reali,
ma per antonomasia, perché in forza di essa Cristo tutto intero
si fa sostanzialmente presente nella realtà del suo Corpo e del
suo Sangue. Per questo la fede ci chiede di stare davanti all'Eucaristia
con la consapevolezza che siamo davanti a Cristo stesso. Proprio la sua
presenza dà alle altre dimensioni di convito, di memoriale della
Pasqua, di anticipazione escatologica un significato che va al di là
di un puro simbolismo. L'Eucaristia è mistero di presenza, per
mezzo del quale si realizza in modo sommo la promessa di Gesù di
restare con noi fino alla fine del mondo".[63]
Questa citazione afferma il dato dottrinale richiamato da
diverse risposte ai Lineamenta: Colui che è celato nel Sacramento
è il Mediatore pieno di maestà tra Dio e l'uomo, l'eterno
e sommo Sacerdote, il Maestro divino, il Giudice dei vivi e dei morti,
il Dio-Uomo, la Parola che si è fatta carne, Colui che stringe
in modo misterioso tutti i fedeli nella grande comunità della Chiesa.
Così egli si presenta nella Messa.
40. Da alcune risposte ai Lineamenta, però, si ricava che talvolta
si diffondono dichiarazioni contrarie alla transustanziazione e alla presenza
reale intesa invece in un senso soltanto simbolico, e si osservano comportamenti
che manifestano implicitamente tale convinzione. Come notano molti nelle
loro risposte, a volte sembra che nella liturgia alcuni agiscano come
animatori che devono attirare l'attenzione del pubblico sulla loro persona,
anziché come servitori di Cristo chiamati a condurre i fedeli all'unione
con lui.[64] Tutto questo, ovviamente, si ripercuote negativamente sul
popolo che così rischia di restare confuso quanto alla comprensione
e alla fede nella presenza reale di Cristo nel sacramento.
Nella tradizione della Chiesa si è creato un vero e proprio linguaggio
dei gesti liturgici orientato ad esprimere la retta fede nella presenza
reale di Cristo nell'Eucaristia, come, ad esempio, l'accurata purificazione
dei vasi sacri dopo la comunione e anche quando cadono le specie eucaristiche
sul pavimento, la genuflessione davanti al tabernacolo, l'uso del piattino
nel dare la comunione, il rinnovo regolare delle Ostie conservate nel
tabernacolo, la custodia della chiave del tabernacolo in luogo sicuro,
la compostezza e il raccoglimento del celebrante in consonanza con il
carattere trascendente e divino del Sacramento. Omettere o trascurare
questi sacri segni, che racchiudono un significato più profondo
e ampio del loro aspetto esteriore, certamente non contribuisce a mantenere
salda la fede nella presenza reale di Cristo nel Sacramento. Perciò,
nelle risposte viene raccomandato che i segni e i simboli espressivi della
fede nella presenza reale siano oggetto di un'adeguata mistagogia e catechesi
liturgica.
41. Inoltre, non è da dimenticare che l'espressione della fede
nella presenza reale del Signore morto e risorto nel Santissimo Sacramento
ha un punto culminante nell'adorazione eucaristica, tradizione che nella
Chiesa latina è fortemente radicata. Tale pratica, come giustamente
sottolineano molte risposte ai Lineamenta, non dovrebbe essere presentata
in discontinuità con la celebrazione Eucaristica, ma il suo naturale
prolungamento. Le stesse risposte indicano che in alcune chiese particolari
si verifica un risveglio dell'adorazione eucaristica, da svolgere in ogni
caso con dignità e solennità.
Anche, la posizione del tabernacolo in un luogo facilmente visibile è
un altro modo di evidenziare la fede nella presenza di Cristo nel Santissimo
Sacramento. A questo proposito, nelle risposte ai Lineamenta si chiede
di riflettere maggiormente sulla giusta collocazione del tabernacolo nelle
chiese, tenendo conto delle disposizioni canoniche.[65] Sarebbe da verificare
se la rimozione del tabernacolo dal centro dell'area presbiterale ad un
angolo non evidente e degno o in una cappella appartata, oppure l'aver
messo la sede del celebrante in posizione centrale o dinanzi ad esso,
come è avvenuto in molti adattamenti di chiese antiche o nelle
nuove costruzioni, non possa in qualche modo contribuire alla diminuzione
della fede nella presenza reale.
Dalle stesse risposte emerge che, dove si sono date istruzioni per la
costruzione e la ristrutturazione delle chiese, insistendo specialmente
sul posto del tabernacolo, perché esprima la consapevolezza della
presenza reale, vi sono stati risultati positivi come la crescita della
fede e dell'adorazione. Le chiese devono rimanere luoghi di preghiera
e di adorazione e non trasformarsi in musei. Ciò vale pure per
le cattedrali e basiliche di grande valore storico ed artistico.
PARTE III
EUCARISTIA NELLA VITA DELLA CHIESA
Capitolo I
CELEBRARE L'EUCARISTIA DEL SIGNORE
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"
(Mt 28, 20)
"Ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza"[66]
42. La celebrazione della Santa Messa ha inizio dal riconoscimento che
Dio è presente dove due o più sono riuniti nel suo nome
e che noi siamo dinanzi a lui. Quando partecipiamo alla Messa dobbiamo
saperci vicini alla fonte della grazia: "I nostri inni di benedizione
non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva".[67]
Nella liturgia l'uomo non guarda a sé, ma a Dio.
Non è la nostra lode, ma la sua azione che fa l'Eucaristia. L'Eucaristia
è centro della liturgia cosmica in cui è presente la Trinità,
eternamente adorata da Maria e dagli angeli che servono Dio, offrendoci
un modello del servizio. Il Dio uno e Trino viene adorato anche dai santi
e dai giusti che godono la sua visione beata e intercedono per noi, come
pure dalle anime dei fedeli che si purificano in attesa di vedere Dio.
E' qui che la Chiesa si manifesta come famiglia di Dio, come insegna il
Concilio Vaticano II e recentemente l'Esortazione Apostolica post-sinodale
Ecclesia in Africa.[68]
Il culto reso al Signore e ai santi ha il centro nel mistero pasquale:
"Nel giorno natalizio dei santi,... la chiesa predica il mistero
pasquale nei santi che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati".[69]
Questa liturgia di comunione, che unisce il cielo e la terra, è
celebrata per la salvezza di tutti, anche di quelli che non credono. Richiamare
la liturgia celeste non significa estraniarsi dalla liturgia terrena,
ma voler cogliere di questa la dimensione pellegrinante ed escatologica.
43. La celebrazione dell'Eucaristia ha struttura propria e propri elementi
esposti nell'Ordinamento generale del Messale romano e nell'Istruzione
per l'applicazione delle prescrizioni liturgiche del Codice dei canoni
delle Chiese orientali, in specie nella tradizione bizantina, la più
diffusa nelle Chiese orientali cattoliche, ma anche nelle altre tradizioni.
Va riaffermato che la celebrazione dell'Eucaristia richiede l'obbedienza
umile del sacerdote e dei ministri a queste norme canoniche.
Per favorire il dovuto rispetto e venerazione per l'Eucaristia, è
auspicabile che soprattutto i ministri sacri si preparino con la preghiera
alla celebrazione del Sacrificio eucaristico, in cui il Signore si fa
presente nelle loro mani, e che, dopo, rendano grazie a Dio.[70]
Purtroppo, come segnalano alcune risposte, non sempre si osservano questi
tempi dedicati alla preparazione e al rendimento di grazie. Eppure, è
doveroso riconoscere che molti, sia vescovi, sacerdoti e diaconi che laici,
compiono tale azione di lode e di ringraziamento con notevole profitto
spirituale. A questo riguardo, è da non trascurare il forte appello
proveniente da molte risposte a prepararsi alla celebrazione con il silenzio
e la preghiera, attingendo alle venerande tradizioni del culto.
44. A creare questo spirito di preghiera aiuterà non solo la consapevolezza
nel celebrante del grande mistero che va a compiere, ma anche l'uso di
certi segni, come l'incenso, che è simbolo della preghiera che
si eleva a Dio, secondo le parole del salmo: "Come incenso salga
a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera"(Sal
140,2).
Anche un minimo di assistenza e collaborazione da parte dei laici per
celebrare degnamente i santi misteri contribuisce a creare un clima di
serenità adatto alla liturgia eucaristica. Talvolta, i celebranti
fanno pure la parte di cerimonieri, ammoniscono la gente, danno ordini,
si preoccupano di tutto, pur preparando precedentemente la celebrazione
eucaristica. Il sacerdote avrebbe invece bisogno dell'assistenza di lettori,
accoliti, ministranti, laici, in modo che egli possa concentrarsi sui
sacri misteri che sta celebrando, trasmettendo tale attitudine di pace
e di raccoglimento a tutta l'assemblea radunata intorno alla mensa del
Signore. Perciò, in molte risposte si propone di potenziare la
collaborazione dei laici adeguatamente preparati e di ripristinare il
servizio degli ostiari, laici ben disposti soprattutto ad accogliere le
persone in chiesa, per mantenere l'ordine nella celebrazione liturgica
e per vigilare affinché la comunione non sia distribuita a persone
estranee.
Riti d'introduzione
45. Il canto d'ingresso, il segno di croce, il saluto, l'inno del Gloria
quando è previsto, nel rito romano; le antifone, le litanie, l'inno
Unigenito, in quello bizantino e in altri riti come l'ambrosiano, il mozarabico
e gli antichi orientali, servono a disporre i fedeli alla consapevolezza
di stare alla presenza di Dio, prima di ascoltare la sua Parola e rendergli
grazie con l'Eucaristia. In particolare l'atto penitenziale richiama l'atteggiamento
necessario per celebrare i santi misteri: quello del pubblicano che riconosce
umilmente di essere peccatore. Pur non avendo il valore di sacramento,
ricorda il collegamento indissolubile tra Penitenza ed Eucaristia; questo
legame è particolarmente osservato nelle chiese orientali cattoliche.
Quando poi è sostituito dall'aspersione dell'acqua benedetta rimanda
al battesimo, principio di vita nuova, nel quale abbiamo rinunciato alle
opere del maligno. Dunque, sin dall'inizio ci viene ricordato che per
accostarsi all'Eucaristia bisogna essere purificati dalla penitenza, liberi
da liti e separazioni, opposte al segno dell'unità che è
l'Eucaristia. Nella catechesi è importante illustrare tali aspetti
e, in particolare, chiarire che l'atto penitenziale non rimette i peccati
gravi, per i quali è necessario accedere al sacramento della riconciliazione.
Liturgia della Parola
46. Le letture bibliche, il salmo responsoriale, l'acclamazione prima
del Vangelo, l'omelia, la professione di fede costituiscono la Liturgia
della Parola. Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio, la sua Parola
fatta carne. La Parola divina è una sola e, poiché compie
quello che dice, essa nello stesso tempo diventa Pane di vita, segno che
Gesù Cristo ha compiuto. Il Papa Giovanni Paolo II richiamando
il racconto di Emmaus (cf. Lc 24) mostrava la relazione inscindibile tra
la mensa della Parola e quella dell'Eucaristia.[71] Per questo la liturgia
della Parola, in unità con la liturgia Eucaristica, qualifica la
celebrazione come un unico atto di culto, che non ammette fratture.
La liturgia della Parola ci collega con la rivelazione che Dio ha fatto
nell'Antico Testamento. La grande ricchezza della potente presenza di
Dio, che fu la gloria del Popolo eletto d'Israele, è diventata
parte della liturgia cattolica, illuminata dalla luce del Verbo fatto
carne, morto e risorto per tutti.
Inoltre, come ricorda il Concilio Vaticano II, la rivelazione di Gesù
va oltre la codificazione del testo della Scrittura che non la esprime
totalmente.[72] La sua parola rimane viva nella vita della Chiesa, che
la trasmette nel corso dei secoli, rendendola accessibile nel segno sacramentale.
L'annuncio che Gesù compie non è separato dalla sua presenza
nel sacramento, creando una unità mai avvenuta in precedenza, mai
più ripetibile successivamente.
La sua incarnazione, passione, morte e risurrezione sono parola e avvenimento
da vedere e contemplare. La parola rinvia all'avvenimento. Il mistero
eucaristico si accompagnerà per sempre alla vita della Chiesa come
sintesi di parola ed evento, provocando la contemplazione. Nel rito romano
e nel Piccolo ingresso bizantino tutto questo è richiamato dalla
venerazione e dall'onore di cui è fatto oggetto l'evangeliario,
come mistica entrata del Verbo incarnato e sua presenza in mezzo all'assemblea
dei credenti.
47. Al riguardo, è stato rilevato che non sempre si cura in modo
adeguato la proclamazione della Parola di Dio. Occorrerebbe migliorare
il servizio dei lettori nel trasmettere ai fedeli la bellezza del contenuto
e della forma della Parola che Dio rivolge al suo popolo. In alcuni luoghi,
dove è prevalsa l'abitudine di leggere solamente due letture nelle
domeniche e feste di precetto, si lamenta la mancanza di conoscenza delle
Lettere e degli Atti degli Apostoli. Pertanto è opportuno ricordare
di non escludere tali letture, che riferiscono sull'azione di Dio nella
comunità primitiva.
Una parte importante della liturgia della Parola è l'omelia, tenuta
dal ministro sacro con la finalità di aiutare i fedeli ad aderire
con la mente e con il cuore alla Parola di Dio. Per raggiungere tale scopo,
molti consigliano omelie mistagogiche, che permettono di introdurre i
fedeli nei sacri misteri che si stanno celebrando, secondo le letture
proclamate, per illuminare con la luce di Gesù Cristo la vita di
ognuno, evitando comunque accenni e riferimenti impropri o profani.
Tenendo ben presente i brani delle Sacre Scritture, bisognerebbe pensare
pure a omelie tematiche che nel corso di un anno liturgico possano ripresentare
i grandi temi della fede cristiana: il Credo; il Padre nostro; la struttura
della Santa Messa; i 10 comandamenti, e altri. Al riguardo, sarebbero
utili materiali elaborati da competenti commissioni delle Conferenze Episcopali
o dei Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris o
da altri enti specializzati nella pastorale. Nelle Chiese Orientali Cattoliche
si lamentano omelie non connesse con le letture della liturgia, dato che
ogni anno si ripetono le medesime letture negli stessi giorni.
Liturgia eucaristica
48. Le risposte ai Lineamenta raccomandano che la Presentazione dei Doni
serva soprattutto a richiamare l'attenzione sul pane e sul vino, che diverranno
il Corpo e il Sangue del Signore. È ad essi che va dato risalto,
prima che agli altri doni per il culto e la carità, in quanto è
per essi che avviene la preparazione e la presentazione all'altare. Inoltre,
tali Doni rimandano al grande Dono di amore, l'Eucaristia, che dà
impulso alla carità verso i più poveri e bisognosi.
In relazione a questo argomento, è necessario spiegare attraverso
un'adeguata catechesi l'importanza dell'elemosina durante le celebrazioni
eucaristiche, destinata ai poveri e alle necessità della Chiesa.
Così si verrebbe a creare e a sviluppare la coscienza della dimensione
sociale dell'Eucaristia. Occorre potenziare tale coscienza soprattutto
nei paesi dove la Chiesa non può svolgere liberamente l'attività
caritatevole. I fedeli devono essere esortati ad aiutare coloro che sono
in necessità.
49. Alla Presentazione dei Doni segue la Preghiera eucaristica, che nelle
varie forme esistenti in oriente e in occidente vede la Chiesa nella luce
del mistero della Trinità, con il suo inizio nella creazione, il
suo culmine nel mistero pasquale, il suo fine nella ricapitolazione di
tutto in Cristo alla consumazione dei tempi. Per questo ha inizio con
l'invito del celebrante a innalzare i cuori al Signore. Lo stesso termine
anafora vuol dire levare in alto i Doni e noi stessi al Padre, rivolgersi
al Signore dal quale viene la salvezza.
La Chiesa con l'epiclesi supplica il Padre di mandare lo Spirito Santo,
perché scenda sui Doni con la sua potenza. Nella liturgia orientale,
nell'epiclesi postconsacratoria, si accentua il legame tra l'Eucaristia
e il mistero della Pentecoste, effusione dello Spirito sulla comunità
riunita: "Ti chiediamo Signore, come hai inviato il tuo Spirito Santo
sui tuoi discepoli santi e sui tuoi santi apostoli puri, allo stesso modo
manda su di noi il tuo Spirito Santo, perché santifichi la nostra
anima, il nostro corpo e il nostro spirito".[73] L'invocazione allo
Spirito riguarda coloro che si comunicano affinché possano avere
la forza di donarsi gli uni agli altri e di vivere secondo il sacramento
che celebrano.
All'interno della preghiera eucaristica ha il suo posto centrale il racconto
dell'istituzione con le parole di Gesù sul pane e sul vino: è
la consacrazione, momento solenne nel quale si compie la presenza reale
del Signore risorto sotto le specie del pane e del vino. Essa garantisce
la continuità perenne dell'Eucaristia, da Cristo agli apostoli
e ai loro successori e collaboratori, i vescovi e i presbiteri, i quali
con il ministero gerarchico agiscono in nome del Signore a favore della
Chiesa.
Tale continuità si esprime particolarmente nell'intercessione:
"Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra".[74]
Qui la celebrazione dell'Eucaristia mostra di essere intimamente un atto
della Chiesa nella sua universalità, anteriore a qualsiasi distinzione
particolare e locale.
L'assemblea eucaristica, cosciente di essere pellegrina nel mondo, entra
con le intercessioni nella comunione dei santi, si proietta verso il regno,
ma sa di vivere qui in terra. Perciò nella preghiera non dimentica
le difficoltà che incontra, le persecuzioni che sopporta, le calamità
temporali, le guerre, invocando soprattutto i doni dell'unità e
della pace.
È lo Spirito che imprime alla grande preghiera l'orientamento interiore
verso il Signore Gesù perché l'offerta "sia portata
sull'altare del cielo davanti alla tua maestà divina"[75]
e la lode trinitaria avvenga "per Ipsum, cum Ipso et in Ipso"
con l'assenso del popolo di Dio che proclama Amen.
Comunione
50. L'Ordinamento generale del Messale romano raccomanda che ricevano
la Comunione "i fedeli ben disposti".[76] Le buone disposizioni
scaturiscono dal discernimento secondo il quale il Corpo del Signore non
è un pane comune, ma un Pane di vita, che attende quanti si sono
riconciliati col Padre. Come la condivisione della mensa tra gli uomini
suppone la concordia, così l'Eucaristia è il sacramento
dei riconciliati, nel senso che è il culmine dell'itinerario di
riconciliazione con Dio e con la Chiesa attraverso il sacramento della
Penitenza. In questo modo si manifesta la compassione di Cristo per la
salvezza delle anime, che è anche la suprema legge della Chiesa.
Compiuta la riconciliazione con la penitenza, e ristabilito lo stato di
grazia, i riti di comunione costituiscono la preparazione immediata. Sarebbe
conveniente sottolineare di più l'importanza della grazia dei sacramenti
come bene che non deve essere negato a nessuno non appena vi siano le
condizioni richieste,[77]che sono ben determinate nelle norme canoniche
e liturgiche, senza aggiungerne altre.
La preparazione alla comunione è esigita dalla purezza necessaria
per avvicinarsi al Signore e per questo, incombe su ciascuno di noi esaminare
se abbiamo queste disposizioni. A questo riguardo, può essere molto
opportuna un'adeguata catechesi sul potere dell'Eucaristia di cancellare
i peccati veniali. Infatti, riceverla con un cuore pentito ottiene la
grazia dello Spirito Santo per non soccombere alle tentazioni, bensì
per dare testimonianza di vita cristiana, nonostante l'ambiente spesso
poco favorevole. Anche la preghiera del Pater noster ci aiuta perché
con essa chiediamo la purificazione dai peccati e la liberazione dal Maligno,
così come lo scambio della pace permette ai fedeli di esprimere
la comunione ecclesiale e l'amore vicendevole,[78] mentre induce ad una
verifica sull'attitudine al perdono, disposizione non secondaria per accostarsi
alla Comunione. Nelle liturgie orientali e in quella ambrosiana, con il
bacio di pace posto all'offertorio, è accentuato proprio questo
aspetto, l'estinzione di ogni inimicizia (cf. Mt 5,23-24). Si osserva
da più parti che il gesto di pace è facoltativo e non dovrebbe
sovrapporsi a quello seguente e centrale della fractio panis, che indica
il Corpo spezzato per noi.
Nel momento di distribuire la santa Comunione, secondo quanto si legge
in alcune risposte, il sacerdote dà la benedizione ai bambini o
ai catecumeni, opportunamente indicati, che si avvicinano e non hanno
fatto la prima Comunione. In alcune chiese la benedizione viene impartita
anche ai non cattolici che si avvicinano all'altare nel momento della
comunione. Nella stessa linea, dall'Asia giungono suggerimenti di prendere
in considerazione qualche segno in favore dei non cristiani al momento
della comunione, perché non si sentano esclusi dalla comunità
liturgica.
Riti di conclusione
51. Ricevuta la Comunione bisogna pregare per ottenere i frutti del mistero
celebrato. Uno dei primi è l'antidoto alle cadute quotidiane e
ai peccati mortali.[79] Occorre pregare, soprattutto, che la nostra fede
e comunione con Cristo ottengano di portare il suo Vangelo in missione
nel mondo, in tutti gli ambienti dove viviamo, con la testimonianza delle
opere, perché gli uomini credano e rendano gloria al Padre.
Il congedo della Messa include un invito alla missione, che la Chiesa,
sorretta dall'Eucaristia, preceduta e accompagnata dall'esempio e dall'intercessione
di Maria, porta a compimento nell'evangelizzare il mondo odierno. L'Eucaristia
ha lo scopo di farci crescere nell'amore di Cristo e nel suo desiderio
di portare il Vangelo a tutti.
Ars celebrandi
52. E' necessario fare attenzione all'ars celebrandi, per condurre i fedeli
al culto vero, alla riverenza e all'adorazione. Le mani levate in alto
dal sacerdote stanno ad indicare la supplica del povero e dell'umile:
"Ti preghiamo umilmente", si dice nella preghiera eucaristica.[80]
L'umiltà dell'atteggiamento e della parola è consona a Cristo
stesso mite e umile di cuore. Egli deve crescere e noi diminuire. Affinché
la celebrazione dell'Eucaristia esprima la fede cattolica si raccomanda
che sia presieduta dal sacerdote con umiltà; solo così potrà
essere davvero mistagogica e contribuire all'evangelizzazione. Nelle preghiere
liturgiche normalmente non si dice "io" ma "noi";
quando nelle formule sacramentali si usa la prima persona, il ministro
parla in persona di Cristo, non a nome proprio.
Alcune risposte ai Lineamenta toccano il tema della mistagogia e la intendono
come introduzione al mistero della presenza del Signore, mettendo in risalto
che oggi bisogna condurre l'uomo ad avvicinarsi più profondamente
a Dio, perché vive in ambienti dove sembra che sia negata l'esistenza
del mistero. La linea maestra è data dal Signore stesso: "Vi
ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutto quello che
ho udito dal Padre mio" (Gv 15,15). Il Signore vuole che ci avviciniamo
a Lui per rivelarci il mistero della vita divina.
Balza in primo piano la responsabilità del Vescovo verso l'Eucaristia,
quale primo mistagogo. L'impegno per una "piena, consapevole, attiva
partecipazione"[81] dei fedeli alla celebrazione eucaristica è
del tutto legato alla particolare responsabilità del Vescovo nei
confronti del SS. Sacramento, che nasce dal fatto che il Signore l'ha
affidato agli Apostoli e la Chiesa con la stessa fede lo trasmette. Ogni
celebrazione eucaristica in una diocesi ha luogo in comunione col Vescovo
e in dipendenza dalla sua autorità.[82] Egli vigila affinché
i fedeli possano partecipare alla Messa e il sacramento sia celebrato
degnamente e decorosamente, eliminando abusi eventuali. È il sensus
ecclesiae nella celebrazione liturgica, che trascende le situazioni specifiche,
i gruppi e le culture. In quanto primus mysteriorum Dei dispensator il
Vescovo celebra spesso la S. Messa in cattedrale, chiesa madre e cuore
della diocesi, la cui liturgia deve essere di esempio per tutta la diocesi.
53. Permane l'obbligo della Messa pro populo da parte del vescovo diocesano
e del parroco con l'applicazione per i vivi e per i defunti.[83] Inoltre,
si raccomanda, per motivi teologici e spirituali, che i sacerdoti celebrino
ogni giorno la Santa Eucaristia. Particolarmente è importante celebrare
per i defunti le cui anime si trovano nel Purgatorio, aspettando il beato
giorno in cui potranno vedere Dio faccia a faccia. Pregare per i defunti,
è un debito di carità nei loro riguardi.
In relazione alle intenzioni, diverse risposte accennano a degli abusi,
tra i quali il più comune è l'accumulazione nelle cosiddette
Messe plurintenzionali. Su questo tema viene anche suggerito di chiarire
l'attitudine nei riguardi delle intenzioni di Sante Messe. Intanto si
constata che in qualche Paese tale prassi è assai diminuita, quasi
scomparsa, mentre in numerosi Paesi le intenzioni per le Sante Messe rappresentano
il modo tradizionale, spesso unico, del sostentamento del clero. Vi sono
poi nazioni, in cui si nota la mancanza di intenzioni, che da anni provenivano
da altri paesi, come valido contributo alla comunione ecclesiale e alla
partecipazione concreta all'attività missionaria.
Non meno importante, dal punto di vista pastorale, è la formazione
dei fedeli sul significato dell'applicazione di Messe in suffragio dei
defunti, i quali, per i meriti della redenzione di Cristo e per la preghiera
di tutta la Chiesa, potranno essere ammessi presto al banchetto della
vita eterna. Così, le intenzioni di Messe per i defunti diventano
anche un'espressione della fede nella risurrezione dei morti, verità
solennemente professata nel Credo.
Parola e Pane di vita
54. A proposito del rapporto tra la Santa Messa e le celebrazioni della
Parola, in molte risposte ai Lineamenta si osserva che in certe situazioni
i fedeli rischiano di perdere pian piano il senso della differenza tra
celebrazione Eucaristica ed altre celebrazioni. Tale problema pastorale
si verifica, ad esempio, dove sono frequenti le liturgie di Comunione
presiedute da diaconi o da ministri straordinari. Lo stesso rischio corrono
i fedeli invitati in alcuni luoghi a partecipare alla liturgia della Parola
invece che andare a Messa in una parrocchia vicina.
Eppure ci sono delle risposte che trasmettono la testimonianza del prezioso
servizio svolto dai laici, dovutamente preparati, nelle celebrazioni della
Parola, con e senza distribuzione dell'Eucaristia, laddove ci sono delle
comunità che, in attesa di avere un sacerdote stabile, non possono
temporaneamente contare su di lui per le celebrazioni domenicali. In questi
casi, sotto la guida del Vescovo diocesano e dei sacerdoti è possibile,
attraverso la collaborazione dei laici venire incontro alle necessità
pastorali di tante comunità assetate della Parola di vita e del
Pane di vita. Quando quest'attività si svolge nell'adempimento
degli orientamenti del Magistero in questa materia[84] i risultati sono
confortanti e possono nascere perfino vocazioni sacerdotali tra le famiglie
dei laici impegnati in questi servizi, come pure nelle rispettive comunità
che sanno apprezzare il prezioso servizio del sacerdote, ministro ordinario
dell'Eucaristia.
55. In questo contesto emerge la questione degli eccessi nelle celebrazioni
della Parola sostitutive della Santa Messa, che rischiano di far retrocedere
il culto cristiano ad un servizio assembleare. Avrebbe senso, invece,
come nelle stazioni missionarie, la catechesi svolta in attesa che il
sacerdote possa celebrare l'Eucaristia. Infatti, sarebbe meglio in merito
parlare di liturgie in attesa più che in assenza del sacerdote.
Per indicare questa realtà, in alcune regioni si mette una stola
sull'altare o sulla sedia. La preghiera per le vocazioni mantiene vivo
il desiderio di avere il celebrante permanente dell'Eucaristia. La mancanza
di sacerdoti, che in alcune regioni assume dimensioni preoccupanti, dovrebbe
essere un valido stimolo al risveglio dell'attività missionaria
e dello scambio dei doni tra le chiese particolari.
Diverse risposte ai Lineamenta suggeriscono che i fedeli designati come
ministri straordinari dell'Eucaristia partecipino a speciali sessioni
di studio per approfondire la dottrina eucaristica e le norme liturgiche.
Tale programma dovrebbe essere inserito anche nella formazione permanente
dei catechisti.
Inoltre, dalle stesse risposte emerge la necessità di spiegare
chiaramente la triplice dimensione: sacerdotale, profetica e regale, nella
distinzione tra ministero ordinato e non ordinato. In tal modo risalterà
l'identità del sacerdote ministro dei divini misteri, che ne è
pure interprete, mistagogo e testimone. Infine, per superare una certa
confusione del ministero ordinato nella Chiesa, si raccomanda tra l'altro
di promuovere la conoscenza di appropriati documenti del Magistero, come
l'Esortazione apostolica post-sinodale Pastores Dabo Vobis sul sacerdote,
segno di Cristo capo, sposo e pastore.
56. Si deve essere grati ai fedeli laici, soprattutto ai catechisti, che
sono responsabili della preparazione alla preghiera e alla comunione,
specialmente nei casi in cui la scarsezza di clero rende impossibile ai
fedeli partecipare all'Eucaristia. Tuttavia, in non poche risposte ai
Lineamenta vengono segnalate certe pratiche che tendono ad oscurare nei
fedeli la distinzione essenziale tra il sacerdozio ministeriale e quello
comune. Ad esempio: l'atteggiamento di alcuni assistenti pastorali che
prendono l'effettiva direzione di alcune parrocchie ed esercitano di fatto
quasi una presidenza dell'Eucaristia, lasciando al sacerdote soltanto
il minimo per garantirne la validità; l'omelia nella Santa Messa
tenuta dai laici; l'abitudine di dare precedenza ai ministri straordinari
dell'Eucaristia nella distribuzione del Sacramento, mentre i ministri
ordinari, soprattutto il sacerdote celebrante e i concelebranti, rimangono
seduti; la consuetudine di alcuni ministri straordinari di conservare
il Santissimo Sacramento nelle loro case prima di portarlo ai malati,
oppure l'autorizzazione data dal parroco a qualche congiunto del malato
di portargli il Viatico. Le disposizioni dell'Istruzione Ecclesia de mysterio,
insieme alle norme canoniche su questo argomento,[85] dovrebbero essere
tenute in considerazione per istruire adeguatamente i responsabili e per
assicurare una celebrazione ecclesiale dell'Eucaristia.
Significato delle norme
57. Alla questione della instauratio della liturgia si ricollegano le
risposte ai Lineamenta riguardanti il nuovo Ordo Missae e l'Ordinamento
generale del Messale romano, che presentano i tratti della liturgia della
Chiesa universale.
Le norme liturgiche si possono comprendere come l'accompagnamento verso
il mistero. I Padri subapostolici sono stati i primi a stabilire le norme
e i canoni, con le celebri Constitutiones e Didascaliæ. Allora essi
dovevano per un verso annunciare il mistero rivelato in Gesù e
per l'altro contrastare le concezioni misteriche, allegoriche ed esoteriche
dei pagani.
Se da un lato le norme riconducono all'apostolicità dell'Eucaristia,
dall'altra è soprattutto la sua santità ad esigerle: il
Santissimo chiede di essere avvicinato con la massima riverenza. Si può
dire che per questo i presbiteri vengono consacrati, come ricorda l'allocuzione
del Vescovo prima dell'ordinazione: "Mediante il vostro ministero
il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto, perché
congiunto al sacrificio di Cristo, che per le vostre mani in nome di tutta
la Chiesa viene offerto in modo incruento sull'altare nella celebrazione
dei santi misteri. Riconoscete dunque ciò che fate, imitate ciò
che celebrate, perché partecipando al mistero della morte e risurrezione
del Signore, portiate la morte di Cristo nelle vostre membra e camminiate
con lui in novità di vita".[86] Si fa notare in alcune risposte
che la norma basilare da osservarsi per un Vescovo e un sacerdote è
di aiutare i fedeli ad entrare nel mistero della presenza del Signore.
58. Più risposte ai Lineamenta accennano ad alcune delle motivazioni
che portano a trascurare le norme: la scarsa conoscenza della storia e
del significato teologico dei riti, il desiderio di novità e la
sfiducia nella capacità del rito di parlare all'uomo col linguaggio
dei segni. Alcune risposte ritengono che l'inosservanza delle norme sia
causata da presunti difetti interni all'Ordinamento generale del Messale
romano, e menzionano, ad esempio, le traduzioni inadeguate dei testi liturgici
e la mancanza di precisione nelle rubriche, che lasciano al celebrante
la libertà d'improvvisare certe parti. In particolare, si segnala
la necessità di curare con grande attenzione la traduzione dei
testi liturgici, affidando il delicato lavoro agli specialisti sotto la
supervisione dei Vescovi e con l'approvazione della competente Congregazione
della Santa Sede.
Quando si danno orientamenti dottrinali o norme occorre tener presente
un principio basilare: come una supervalutazione della maturità
dei fedeli può aver contribuito a creare difficoltà pratiche
nell'introduzione della riforma, così bisogna non sottovalutare
la psicologia popolare o la capacità dei fedeli di accettare il
richiamo alle verità basilari.
Urgenze pastorali
59. Dall'insieme delle risposte ai Lineamenta si può ricavare il
seguente quadro, in relazione alle ombre nella celebrazione dell'Eucaristia.
Mentre si nota un atteggiamento di sfiducia rispetto delle rubriche liturgiche,
se ne inventano altre al fine di promuovere cambiamenti ispirati a ideologie
o a deviazioni teologiche. Al riguardo, non poche iniziative di questo
genere provengono da movimenti e gruppi che intendono rinnovare la liturgia.
È spesso ritenuto che l'affermazione delle norme universali, comunemente
sostenuta dalla Chiesa come espressione della cattolicità, è
in contrasto con le celebrazioni liturgiche particolari di alcuni movimenti
ecclesiali. A questo proposito viene richiesta una maggiore chiarezza
da parte delle competenti autorità della Chiesa onde evitare confusioni.
Dopo l'introduzione delle lingue vernacole, occorre rispettare la struttura
del rito, unico modo per sottolineare in modo visibile l'unità
della Chiesa cattolica di tradizione occidentale. I fedeli sono assai
sensibili ad eventuali cambiamenti arbitrari del rito.
Si osserva in certi casi che un eccesso d'interventi porta a manipolare
la Messa, arrivando in alcuni casi a sostituire i testi liturgici con
altri estranei. Questo atteggiamento crea non di rado conflitto tra il
clero e i laici ed anche all'interno dello stesso presbiterio.
60. Allo scopo di dissipare queste ombre, nelle medesime risposte ai Lineamenta
vengono suggeriti alcuni orientamenti. È necessario promuovere
un rinnovato spirito di preghiera insieme ad un potenziamento della formazione
permanente del clero, con la finalità di rinforzare l'atteggiamento
di umile adesione allo spirito e alla lettera delle norme liturgiche,
per poter rendere un vero servizio al Popolo di Dio, chiamato a rendere
grazie e ad elevare suppliche al suo Signore nello Spirito Santo attraverso
la divina liturgia.
Bisogna studiare a fondo i già noti principi sul modo di integrare
nelle celebrazioni liturgiche elementi delle culture locali ed eventualmente
emettere nuove istruzioni, più chiare e precise, alla luce della
recente revisione dell'Ordinamento generale del Messale romano, delle
Istruzioni Redemptionis Sacramentum, e Varietates legitimae della Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Occorre spiegare ai fedeli la portata della fede eucaristica. Nell'Eucaristia
i fedeli si nutrono del Corpo di Cristo risorto. Il Signore risorto, vincitore
sul peccato e sulla morte, oltrepassa le dimensioni dello spazio e del
tempo ed è realmente presente sotto le specie del pane e del vino
in ogni celebrazione eucaristica, nel mondo intero. Si tratta, pertanto,
del corpo del Signore glorificato, trasformato, pane degli angeli e di
tutti gli uomini chiamati a condividere la visione beatifica, nella comunione
dei santi, nell'adorazione eterna di Dio Uno e Trino.
Con un'appropriata catechesi si devono eliminare possibili concezioni
magiche, superstiziose o spiritistiche dell'Eucaristia. Tale catechesi
è assai appropriata nelle Messe di guarigione, che si fanno in
alcuni Paesi. Urge premunirsi contro i sacrilegi delle ostie consacrate,
che si compiono nei riti satanici e nelle cosiddette messe nere.
Canto liturgico
61. Il Popolo di Dio, radunato nella casa del Signore esprime l'azione
di grazie e di lode con le parole, con l'ascolto, con il silenzio e con
il canto.
Diverse risposte ai Lineamenta auspicano che il canto nella Messa e nell'adorazione
sia veramente dignitoso. Vi si vede la necessità di assicurare
che l'essenziale del repertorio del canto gregoriano sia conosciuto dal
popolo. Esso è stato composto a misura dell'uomo di tutti i tempi
e di tutti i luoghi, grazie alla sua trasparenza, alla sua discrezione,
all'agilità delle sue forme e dei suoi ritmi. Pertanto occorre
riconsiderare i canti attualmente in uso.[87] La musica strumentale e
vocale, se non possiede ad un tempo il senso della preghiera, della dignità
e della bellezza, si preclude da sé l'ingresso nella sfera del
sacro e del religioso. Questo esige bontà delle forme, come espressione
di vera arte, rispondenza ai vari riti e capacità di adattamento
alle legittime esigenze sia dell'inculturazione che dell'universalità.
Il canto gregoriano risponde a queste esigenze, perciò è
il modello a cui ispirarsi, come ha detto Giovanni Paolo II.[88] Bisogna
perciò favorire tra musicisti e poeti la composizione di nuovi
canti, con un vero contenuto catechetico sul mistero pasquale, sulla domenica
e sull'Eucaristia, redatti secondo i criteri liturgici.
62. L'uso degli strumenti musicali è stato anch'esso oggetto di
particolare attenzione in diverse risposte, con il richiamo agli orientamenti
della Costituzione Sacrosanctum Concilium in materia.[89] A questo riguardo,
è più volte rilevato nella tradizione latina il pregio dell'organo,
il cui suono è in grado di aggiungere solennità al culto
e aiutare la contemplazione. L'esperienza dell'ammissione di altri strumenti
musicali è pure rilevata da varie risposte, con risultati positivi
quando, con il consenso dell'autorità ecclesiastica competente,
tali strumenti vengono giudicati adeguati all'uso sacro, in armonia con
la dignità del tempio, ed efficaci per l'edificazione dei fedeli.
In altre risposte, invece, si lamenta la povertà delle traduzioni
in lingua corrente dei testi liturgici e di molti testi musicali, che
sono prive di bellezza e talvolta teologicamente ambigue, capaci di indebolire
la dottrina e la comprensione del senso della preghiera. Una particolare
attenzione viene dedicata, in qualche risposta, alla musica e al canto
nelle Messe per i giovani. Al riguardo si nota l'importanza di evitare
quelle forme musicali che non inducono alla preghiera, perché soggette
a regole d'uso profano. Alcuni mostrano troppa ansia di comporre nuovi
canti, quasi soccombendo ad una mentalità consumistica, senza assicurarsi
della qualità della musica e del testo, tralasciando facilmente
un insigne patrimonio artistico, che ha dimostrato validità teologica
e musicale nella liturgia della Chiesa.
È ugualmente raccomandato che nei raduni internazionali almeno
la preghiera eucaristica sia proclamata in latino per facilitare un'adeguata
partecipazione dei concelebranti e di quanti non conoscessero la lingua
del luogo, come opportunamente viene suggerito nella costituzione sulla
sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium.[90]
È motivo di soddisfazione, comunque, costatare che in alcune nazioni
esiste una solida tradizione di canti religiosi propri per ogni periodo
dell'anno liturgico: Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua. Tali canti, conosciuti
e cantati dal popolo, favoriscono il raccoglimento e aiutano a vivere
con notevole partecipazione spirituale le celebrazioni del mistero della
fede nei singoli periodi liturgici. È da auspicare che tale positiva
esperienza si diffonda pure in altre nazioni e dia tono ai periodi forti
dell'anno liturgico aiutando i fedeli a percepire il messaggio tramite
la musica e le parole.
Decoro del luogo sacro
63. Nei Lineamenta è richiamata pure la funzione dell'arte. Il
decoro di quanto attiene alla celebrazione dell'Eucaristia manifesta la
fede nel mistero e contribuisce efficacemente a mantenerla viva sia nei
sacri ministri che nei fedeli. Questa attitudine può essere espressa
nell'adeguata impostazione dello spazio sacro, come pure in un'appropriata
collocazione del tabernacolo e della sede e anche nella cura di certi
particolari come la pulizia, gli arredi e i fiori freschi. Infatti per
la formazione dei fedeli nella dottrina eucaristica conta molto non solo
ciò che essi ascoltano, ma anche ciò che vedono. Invece
la trascuratezza dimostra che la fede è debole.
La tradizione della Chiesa ha attinto dalla Bibbia la distinzione dell'area
riservata ai ministri sacri: essa è segno eloquente che è
il Signore ad ammettere al suo servizio, a scegliere i suoi ministri.
Le chiese orientali, con la delimitazione del santuario, e le occidentali,
con l'area presbiterale, hanno conservato la distinzione. Essa sta ad
attestare che nella liturgia si manifesta il popolo di Dio gerarchicamente
ordinato, ben disposto alla partecipazione attiva. L'altare è la
parte più santa del tempio ed è elevato per indicare l'opera
di Dio che è superiore a tutte le opere dell'uomo. I lini che lo
rivestono indicano la purezza necessaria per accogliere Dio. Esso è
dedicato solo a Lui come lo stesso tempio e non può essere usato
per altri scopi.
64. Nelle risposte si nota la preoccupazione che abbastanza spesso le
chiese vengono adibite ad usi profani, come concerti e attività
teatrali, non sempre d'indole religiosa. La liturgia della dedicazione
della Chiesa ricorda che la comunità offre il tempio totalmente
al Signore, quindi non può destinarlo ad un uso diverso da quello
per cui è consacrato.
Sono state segnalati altri fenomeni opposti all'accennata tradizione della
Chiesa, che oscurano il senso del sacro e la trascendenza del mistero.
Ad esempio, molte chiese nuove e anche alcune antiche dopo gli interventi
di ristrutturazione mostrano come criterio fondamentale del progetto architettonico
la vicinanza dei fedeli all'altare, con lo scopo di assicurare una buona
visuale e una maggiore comunicazione tra celebrante e assemblea. Anche
la tendenza a spostare l'altare verso lo spazio destinato ai fedeli, eliminando
in pratica l'area presbiterale, deriva dalla stessa concezione. In tale
modo si guadagna in comunicazione, ma non sempre si salvaguarda in modo
sufficiente il senso del sacro, anch'esso parte essenziale delle celebrazioni
liturgiche.
Altre risposte mostrano alcuni segni incoraggianti. Seguendo le linee
dell' Ordinamento generale del Messale romano sono state prese diverse
iniziative perché lo spazio sacro delle chiese già esistenti
o di quelle in via di costruzione sia un vero luogo di preghiera e adorazione,
dove l'arte e l'iconografia diventano strumenti al servizio della liturgia.
Così, ad esempio, sono stati rimessi in alcune chiese gli inginocchiatoi
ed è stata ripristinata tra i fedeli la pratica di inginocchiarsi
durante la preghiera eucaristica; dove non era chiaramente visibile, il
tabernacolo appare di nuovo nel santuario o in un posto prominente; i
nuovi progetti di chiese pongono più attenzione all'arte, alla
decorazione, alle suppellettili e ai paramenti sacri. In questo modo si
cerca di armonizzare la vicinanza del celebrante al popolo e la sacralità
del mistero di Dio al contempo presente e trascendente.
Capitolo II
ADORARE IL MISTERO DEL SIGNORE
"Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere
a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi"
(1 Pt 3,15)
Dalla celebrazione all'adorazione
65. L'adorazione è l'attitudine adeguata del celebrante e dell'assemblea
liturgica di fronte a Dio onnipotente che si fa realmente presente nel
Sacramento dell'Eucaristia. Non di rado, tale atteggiamento continua pure
dopo la Santa Messa in vari modi propri della Chiesa Cattolica.
Dio cerca l'uomo e questi lo vuole vedere. "Di te ha detto il mio
cuore: cercate il suo volto. Il tuo volto Signore, io cerco. Non nascondermi
il tuo volto." (Sal 26,8-9). Il cristianesimo non è solo la
religione dell'ascoltare ma anche del vedere. Vedendo Gesù si vede
Dio Padre (cf. Gv 14,9). Dio assume la natura umana per condividere la
nostra vita. La lettera di san Paolo ai Filippesi apre uno scorcio su
questo mistero che noi indichiamo col termine kenosis, cioè il
Figlio si svuota della gloria che gli è dovuta, pur di partecipare
alla natura umana: "Cristo Gesù pur essendo di natura divina
non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio"
(Fil 2,6). Questa kenosis in certo senso continua nell'Eucaristia, sebbene
in essa sia presente il corpo risuscitato e glorioso del Signore. Ma il
paradosso è che Gesù di Nazareth rivela Dio nella pienezza
della sua umanità: "Chi vede me vede colui che mi ha mandato"
(Gv 12,45), come ha detto ai giudei, sintetizzando in una frase la profonda
verità della fede cristiana. Il Dio che si fa uomo suscita reazioni
nella sfera del conoscere, quali il vedere, il toccare, l'udire, il contemplare
(cf 1 Gv 1,1-2). In una parola la rivelazione di Gesù pone in essere
una relazione che coinvolge i sensi come facoltà di mediazione
della conoscenza. Il vedere e l'ascoltare diventano un binomio essenziale
per la religione cristiana. Gesù di Nazareth non può essere
solo ascoltato, deve essere anche visto.
Gesù è immagine del Dio invisibile (cf Col 1,15). Il termine
eikon è carico del suo senso storico, perché non riduce
a puro simbolo ciò che esso rappresenta. Per la cultura greca in
genere eikon indicava il ritratto. Un ritratto è credibile, però,
solo se rappresenta un volto reale, concreto e storico, senza lasciare
spazio alla fantasia.
Si ritorna al tema del volto, cioè all'espressione personale,
che meglio di ogni altra esprime l'identità. Il volto di Gesù,
che lascia trasparire Dio, diventa nello stesso istante icona di tutta
l'umanità redenta e salvata "essendo stato lui stesso provato
in ogni cosa a somiglianza di noi" (Eb 4,15). Già questo fa
comprendere perché il cristianesimo non possa essere annoverato
solamente tra le religioni del libro.
L'Eucaristia genera un culto completo, essendo ad un tempo sacrificio,
memoriale e convito, e sollecita la contemplazione. Va pertanto superata
la difficoltà psicologica che porta a interpretare erroneamente
l'adorazione e la riverenza come una forma anomala della liturgia e quindi
a svalutare le azioni di culto dell'Eucaristia, come l'esposizione del
Santissimo e la benedizione eucaristica.
Atteggiamenti di adorazione
66. Tra i problemi più gravi e diffusi nei paesi occidentali e
negli altri continenti, dove talvolta sono stati importati da alcuni agenti
pastorali, v'è soprattutto la crisi della preghiera e la riduzione
della celebrazione dell'Eucaristia a un precetto o ad un semplice evento
assembleare.
Le risposte ai Lineamenta chiedono di rilanciare la preghiera in senso
pieno e completo, come dono, alleanza e comunione[91] con le sue forme
di benedizione, adorazione, lode, ringraziamento, domanda, espiazione,
intercessione. Senza l'opportuna catechesi al riguardo, i fedeli non potranno
beneficiare della linfa che fluisce dalla liturgia, regula fidei attraverso
i santi segni.
La richiesta di promuovere la dedicazione di un tempo e di uno spazio
all'adorazione e alla meditazione è assai ricorrente nelle risposte.
Infatti, gli uomini di oggi, sottoposti al ritmo frenetico della vita
moderna, hanno bisogno di fermarsi, di pensare e di pregare. Varie religioni,
soprattutto dell'Oriente, propongono la meditazione secondo le caratteristiche
della propria tradizione religiosa particolare. Anche di fronte a tale
sfida, i cristiani sono chiamati a riscoprire la bellezza dell'adorazione,
della preghiera personale e comunitaria, del silenzio e della meditazione,
che nel cristianesimo è incontro personale dell'uomo con Dio, Trinità
Santissima, con Gesù Cristo risorto presente nell'Eucaristia, per
la potenza dello Spirito Santo, a lode di Dio Padre.
Vi sono richieste di una ripresentazione dei motivi teologici e spirituali
dell'adorazione intesa come preparazione alla Santa Messa, come l'attitudine
celebrativa dei santi misteri e come ringraziamento per il dono dell'Eucaristia.
Al riguardo è stato proposto di favorire la rinascita delle confraternite
del Santissimo Sacramento, adattandole alle attese e alle necessità
dell'uomo contemporaneo alla ricerca di Dio. Inoltre, si suggerisce di
fomentare l'adorazione eucaristica tra i sacerdoti. Ogni parrocchia, poi,
potrebbe organizzare un giorno di solenne esposizione del Santissimo Sacramento
in modo che nelle diocesi, soprattutto di una certa grandezza, ogni settimana
il Popolo di Dio adori il Signore Eucaristia in una delle parrocchie.
Un ripristino della Benedizione con il Santissimo, laddove questa prassi
fosse stata abbandonata, soprattutto la domenica pomeriggio, potrebbe
aiutare a incrementare la devozione eucaristica. Si possono dire i vespri,
o le lodi, davanti al Santissimo esposto. Ove si celebrano varie Sante
Messe, per esempio nel pomeriggio in alcune parrocchie delle città,
si potrebbe introdurre un'ora di adorazione tra l'una e l'altra.
Inoltre, occorre sostenere altre forme di devozione eucaristica come l'adorazione
del Giovedì Santo, le processioni con il Santissimo, soprattutto
nella solennità del Corpus Domini, la visita eucaristica, le Quarantore,
la preghiera comunitaria con il Santissimo esposto. Tali azioni, secondo
le indicazioni del Magistero, introducono i fedeli alla preghiera di riparazione
per le offese soprattutto al Santissimo Sacramento.[92] E ancora sarebbe
bene valorizzare nella giusta misura le espressioni della pietà
popolare connesse con l'Eucaristia come i canti, le composizioni floreali,
gli addobbi.
67. La preghiera comincia dal silenzio che fa prendere coscienza di essere
alla presenza del Signore, che parla al cuore e provoca una risposta nella
grande preghiera della liturgia o nell'adorazione eucaristica fuori di
essa. In questo dialogo si compiono azioni esterne che sono gesti religiosi:
il segno di croce, i movimenti delle mani, le genuflessioni, gli inchini,
la posizione in piedi e quella seduta, la processione e altri.[93] Delle
risposte ai Lineamenta non poche esortano ad una catechesi su questi atteggiamenti
esterni, resi autentici da una maggiore consapevolezza.
I sacerdoti e i fedeli manifestano la fede e l'adorazione attraverso gli
atteggiamenti del corpo secondo le indicazioni dei libri liturgici o secondo
la tradizione. In base alla cultura sono previsti adattamenti di tali
gesti, purché siano espressivi della venerazione e dell'amore verso
il mistero dell'Eucaristia.
Attesa del Signore
68. Gesù risorto è "il primogenito di coloro che risuscitano
dai morti" (Col 1,18). Queste parole dell'apostolo Paolo esprimono
la verità rivelata, per la quale la morte non è per il cristiano
la fine di tutto, ma al contrario la porta d'ingresso in una vita nuova
e misteriosa, caratterizzata da un intimo e diretto rapporto con il Signore
e quindi da una felicità che supera radicalmente ogni nostra attesa.
Non si può dimenticare però che certi fattori culturali
tendono ad eliminare ogni prospettiva oltre la morte, mentre la rivendicazione
della totale autonomia etica dell'uomo rende non più accettabile,
o comunque irrilevante, ogni idea di premio o di pena per i nostri comportamenti
morali, che ci attenderebbe dopo la morte.
In varie risposte si ritiene inadeguata la catechesi oggi svolta sulla
verità escatologica dell'Eucaristia. Il Catechismo della Chiesa
Cattolica vi dedica un titolo: "L'Eucaristia, pegno della gloria
futura",[94] pregustazione del banchetto del regno di Dio e manifestazione
della comunione dei santi. Naturalmente questa anticipazione non è
avulsa dalla vita nel mondo, secondo quanto si esprime in questa orazione:
"Signore, questo sacramento della nostra fede compia in noi ciò
che esprime e ci ottenga il possesso delle realtà eterne, che ora
celebriamo nel mistero".[95]
69. La tensione escatologica può essere spiegata come l'irruzione
nell'oggi liturgico di Colui che è, che era e che viene. Egli,
il Risorto e il Vivente, è sempre presente. Per questo l'Eucaristia
è il sacramento della presenza di Colui che ha detto: "Io
sono con voi, tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Alcune risposte ai Lineamenta riconoscono che questo aspetto non viene
abbastanza evidenziato, eccetto che nella liturgia latina nelle Messe
esequiali e in quelle del primo e due novembre o in alcune preghiere per
i defunti nei testi della Messa.
Molti sono consapevoli dell'Eucaristia come fonte di comunione con i defunti
e i santi, ma non come pregustazione del convito celeste. Perciò
sarebbe opportuno tener presente che sebbene la comunione dei santi sia
celebrata lungo tutto l'anno liturgico, l'intero mese di novembre è
un'ottima occasione per celebrarla con l'intercessione per i defunti.
Sul nome dei defunti da menzionare durante la Messa, malgrado vi siano
norme apposite, da non poche risposte emergono degli abusi che vanno dal
rifiuto di ogni menzione alla ripetizione spropositata.
Eppure, sono le stesse risposte a proporre anche qualche orientamento
per dare più evidenza alla dimensione escatologica del mistero
eucaristico: la preghiera rivolta a Oriente, quando sia possibile; un'adeguata
presentazione del legame tra la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia
e l'adorazione eucaristica, attraverso la quale preghiamo di giungere
alla pienezza della sua presenza quando Egli ci introdurrà al banchetto
escatologico alla fine dei tempi, come si ricorda nelle anafore: "nell'
attesa della sua venuta" e "in attesa della sua venuta nella
gloria".[96] L'Eucaristia è farmaco d'immortalità perché,
prevenendo come antidoto il peccato e liberando dai peccati veniali, immette
nell'anima la forza della grazia che santifica e prepara alla vita eterna,
con l'invocazione rivolta al Signore che viene: "Maranà tha"
(1 Cor 16,22; cf. Ap 22,20).
Eucaristia domenicale
70. Le risposte invitano a trattare con più attenzione la celebrazione
dell'Eucaristia nel Dies Domini, giorno sacro per la vita della Chiesa,
per la comunità di fede e per ogni credente. E' in questo contesto
che va enfatizzata l'importanza della comunità che si riunisce
insieme per la celebrazione, perché il Signore è in mezzo
ad essa. Ma senza la fede non potremmo né parlare del Giorno del
Signore né viverlo. La domenica aiuta a guardare il mondo alla
luce dell'Eucaristia. La Messa è il sacrificio di Cristo che cambia
il mondo e chiede alla Chiesa di diventare essa pure offerta, aprendosi
a tutti.
L'Eucaristia è anche fonte di una cultura del perdono oggi così
difficile. Durante la celebrazione eucaristica ritorna più volte
la richiesta di perdono per rinnovare la vita. Il Papa Giovanni Paolo
II, inoltre, invitava a vedere come "conseguenza significativa della
tensione escatologica insita nell'Eucaristia"[97] il fatto di porre
un seme di vivace speranza nell'impegno quotidiano, di creare nuovi segni
nel mondo, per poter dire di vivere dell'Eucaristia .
Il Giorno del Signore è anche il giorno della solidarietà
e della condivisione con i poveri, in quanto l'Eucaristia è vincolo
di fraternità e sorgente di comunione. Infatti, "dalla Messa
domenicale parte un'onda di carità, destinata ad espandersi in
tutta la vita dei fedeli, iniziando ad animare il modo stesso di vivere
il resto della domenica".[98]
71. Senza la Messa domenicale non si alimenta la fede mediante l'incontro
con il Signore e non si ascolta la Parola di Dio né si vive la
realtà comunitaria della Chiesa. Per molti l'unico contatto con
la Chiesa è quello della Messa domenicale, per cui la loro fede
è legata a questo momento. Se il cristiano manca alla Messa domenicale,
gradualmente viene a mancargli Cristo. Nel promuovere il rispetto del
Giorno del Signore devono essere impegnati tutti i membri del Popolo di
Dio, specialmente il clero, le persone consacrate, i catechisti, i membri
dei movimenti ecclesiali. L'assemblea sinodale dovrebbe concorrere a riscoprire
il profondo senso teologico e spirituale della domenica come giorno del
Signore, favorendone la celebrazione che, a sua volta, avrà conseguenze
assai positive per i fedeli, per le loro famiglie e per l'intera comunità.
Infatti, dedicando tempo al Signore ogni domenica e nei giorni di precetto,
l'uomo, come persona e membro di una famiglia, riscopre la gerarchia dei
valori a cui adattare la sua esistenza, usufruendo, in unione con Dio,
suo Creatore e Redentore, del tempo libero da dedicare all'esercizio delle
sue capacità umane e cristiane per il bene dell'intera società.
Per questo è importante salvaguardare la domenica come giorno non
lavorativo, soprattutto nei paesi con radici cristiane.
Diverse risposte ai Lineamenta auspicano orientamenti pastorali in grado
di motivare i fedeli a partecipare all'Eucaristia soprattutto di domenica.
Nella celebrazione del Giorno del Signore, i fedeli, spesso turbati da
vari problemi personali, familiari e sociali, inseriti in un'assemblea
accogliente, potranno attingere dall'Eucaristia, fonte di luce, di pace
e di consolazione spirituale, la forza necessaria per trasformare la loro
vita e il mondo secondo i disegni di Dio Padre in Cristo Gesù.
Contemporaneamente si vede la necessità di garantire la celebrazione
della Messa al massimo numero possibile di fedeli, di ribadire le disposizioni
essenziali per ricevere degnamente l'Eucaristia, ovvero lo stato di grazia
e il digiuno, di seguire pastoralmente coloro che vivono in condizioni
morali che non consentono di partecipare alla Comunione sacramentale.
In questo ultimo contesto si propone di presentare in linee sintetiche
la dottrina sulla Comunione spirituale o di desiderio, che si fonda sui
privilegi conferiti dal Battesimo ed è l'unica forma di Comunione
alla quale molti possono accedere per mancanza oggettiva o soggettiva
delle condizioni per la comunione sacramentale. La comunione spirituale,
per esempio, è sempre accessibile alle persone anziane e malate
che manifestano l'amore verso l'Eucaristia, partecipano alla comunione
dei santi con grande beneficio spirituale per loro stessi e per la Chiesa
arricchita dalle loro sofferenze offerte a Dio. Così si aggiunge
ciò che manca alla passione di Gesù Cristo per il Suo Corpo,
la Chiesa (cf. Col 1,24) e si proclama il "Vangelo della sofferenza"[99]
che il Maestro ha consegnato ai discepoli con il suo sacrificio, del quale
l'Eucaristia è memoriale.
Far riscoprire il senso gioioso della celebrazione eucaristica domenicale
è una delle tante sfide pastorali per la Chiesa nel mondo di oggi,
sempre più portato a concepire la festa solo come momento di divertimento
superficiale e non come momento di comunione e di celebrazione. Un'altra
sfida ugualmente esigente è quella di provocare l'interesse per
la partecipazione delle famiglie alla Santa Messa. In tale modo, la famiglia,
chiesa domestica, allarga i suoi orizzonti cristiani e nella comunione
con altre famiglie, riscopre di esser parte viva della grande famiglia
di Dio, la Chiesa cattolica.
Infine, la celebrazione domenicale dei cattolici diventa un segno distintivo
per loro, in particolare nei Paesi in cui essi rappresentano la minoranza.
Pregando insieme e trasfondendo poi tale attitudine in opere di carità,
si fornisce un valido contributo al miglioramento della società,
soprattutto nelle Nazioni in cui prevale tradizionalmente una concezione
individualista del rapporto dell'uomo con la divinità.
PARTE IV
EUCARISTIA NELLA MISSIONE DELLA CHIESA
Capitolo I
SPIRITUALITÀ EUCARISTICA
"Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può
far frutto
da se stesso se non rimane nella vite,
così anche voi se non rimanete in me" ( Gv 15,4)
Eucaristia, fonte della morale cristiana
72. La metafora del Vangelo di San Giovanni, inserita nel discorso dell'ultima
Cena, acquista un significato non solo ecclesiale, ma anche morale, poiché
la vita della grazia ricevuta attraverso l'Eucaristia diventa garanzia
della vera comunione ecclesiale e anche di una vita morale caratterizzata
dalle buone opere e da una rettitudine nell'agire propria di chi è
unito vitalmente a Cristo.
Non poche risposte ai Lineamenta insistono sul senso personale ed ecclesiale
dell'Eucaristia in rapporto alla vita morale, alla santità e alla
missione nel mondo. La permanente presenza e azione dello Spirito Santo,
dono del Signore risorto, ricevuto mediante la Comunione, è la
fonte del dinamismo della vita spirituale, della santità e della
testimonianza dei fedeli.
Dunque, l'Eucaristia e la vita morale sono inseparabili, sia perché
nutrendosi del santo sacramento si ottiene la trasformazione interiore,
sia perché a Gesù Eucaristia tende l'uomo rinato nel battesimo
alla vita secondo lo Spirito, nuova vita morale, che non è secondo
la carne. L'Eucaristia rafforza davvero il senso cristiano della vita,
in quanto la sua celebrazione è un servizio di Dio e ai fratelli
e porta ad una testimonianza dei valori evangelici nel mondo. Così
le tre dimensioni della vita cristiana, liturgia - martyria - diakonia,
manifestano la continuità tra il Sacramento celebrato e adorato,
l'impegno di testimoniare Cristo in mezzo alle realtà temporali
e la comunione costruita attraverso il servizio della carità, soprattutto
in favore dei poveri.
73. Diverse risposte hanno insistito sul rapporto tra Eucaristia e vita
morale evidenziando una notevole consapevolezza dell'importanza dell'impegno
morale derivato dalla comunione eucaristica. Non mancano accenni al fatto
che troppi si accostano al Sacramento senza aver riflettuto sufficientemente
sulla moralità della loro vita.[100] Alcuni ricevono la Comunione
pur negando gli insegnamenti della Chiesa o dando pubblicamente supporto
a scelte immorali, come l'aborto, senza pensare che stanno commettendo
atti di grave disonestà personale e causando scandalo. Del resto,
esistono cattolici che non comprendono perché sia peccato sostenere
politicamente un candidato apertamente favorevole all'aborto o ad altri
atti gravi contro la vita, la giustizia e la pace. Da tale attitudine
risulta, tra l'altro, che è in crisi il senso di appartenenza alla
Chiesa e che non è chiara la distinzione tra peccato veniale e
mortale.
In molte risposte viene notato che anche certi cattolici non si distinguono
molto da altre persone nel soccombere alla tentazione della corruzione,
nelle varie espressioni e livelli.
Spesso si separano le esigenze specifiche della vita morale dal ruolo
della Chiesa come maestra di vita così che i suoi insegnamenti
sono visti come bisognosi d'essere filtrati dalla coscienza individuale.
In altri ambiti i Pastori si sono impegnati nel chiarire perché
sia contraddittorio invocare la libertà di coscienza o la libertà
religiosa quale criterio per disattendere l'insegnamento della Chiesa.
Si insiste sul dovere dei fedeli di cercare la verità e di avere
la coscienza retta.
Molti però cercano di inserire l'Eucaristia nella loro vita e di
considerarla come sorgente di forza per vincere il peccato. Questo avviene
specialmente nelle parrocchie dove c'è una forte presenza di vari
ministeri, di organizzazioni caritative, di gruppi di preghiera e di associazioni
laicali.
74. Dalle risposte ai Lineamenta emergono alcuni suggerimenti per superare
la dicotomia tra l'insegnamento della Chiesa e l'attitudine morale dei
fedeli. In primo luogo viene segnalata la convenienza di dare sempre più
rilievo alla necessità della santificazione e della conversione
personali e di enfatizzare ancor di più l'unità tra l'insegnamento
della Chiesa e la vita morale. Inoltre, i fedeli devono essere continuamente
incoraggiati a prendere coscienza che l'Eucaristia è la fonte della
forza morale, della santità e di ogni progresso spirituale. Infine,
appare di fondamentale importanza dare risalto nella catechesi al legame
tra Eucaristia e costruzione di una società giusta, attraverso
la personale responsabilità di ognuno nella partecipazione attiva
alla missione della Chiesa nel mondo. In questo senso, particolare responsabilità
spetta ai cattolici che occupano posti rilevanti in politica e in varie
attività sociali.
La Chiesa nutre grande speranza nei suoi giovani, sempre più attenti
all'Eucaristia, prezioso tesoro, sorgente inesauribile per il rinnovamento
della vita della Chiesa e per la speranza del mondo. Pertanto, non sorprende
che il tema scelto per la Giornata Mondiale dei Giovani, a Colonia dal
16 al 21 agosto 2005, "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2),
abbia un profondo significato eucaristico. Merita speciale attenzione
il valido contributo che questo importante evento offre alla riflessione
sinodale. Al riguardo il Papa Giovanni Paolo II aveva detto: "L'Eucaristia
è il centro vitale intorno a cui desidero che i giovani si raccolgano
per alimentare la loro fede ed il loro entusiasmo".[101] Perciò,
è giustamente suggerito che pure nelle scuole cattoliche si dia
più importanza all'educazione delle giovani generazioni alla fede
e, in particolare, alla spiritualità eucaristica.
L'Eucaristia, che è Presenza del Corpo e Sangue di Gesù
Cristo risorto, porta alla perfezione e alla santità nella vita
cristiana. Per raggiungere tale ideale è necessaria la grazia di
Dio, la buona disposizione dei credenti e una permanente catechesi per
ogni categoria di persone.
Persone e comunità eucaristiche
75. L'Eucaristia dimostra la sua efficacia dai frutti di vita nuova sulla
terra, frutti di santificazione e divinizzazione, cioè di vita
eterna. In tal senso l'Eucaristia si rivela come Sacramento di alta spiritualità.
Molte risposte registrano un positivo sviluppo della spiritualità
eucaristica. Infatti, in molti luoghi si è verificata in questi
ultimi tempi una ripresa dell'adorazione del Santissimo Sacramento. Al
riguardo, si accenna ad una crescita della devozione eucaristica nelle
chiese parrocchiali e rettorali, come dimostrano il tempo dedicato all'adorazione
eucaristica e l'istituzione di cappelle speciali per tale finalità.
Continua ad essere sempre molto sentita la processione del Corpus Domini
ed essere promossa la Liturgia delle Ore dinanzi al Sacramento esposto.
Non meno importante è in questo aspetto la devozione inculcata
dai nuovi movimenti. Laddove esiste una reale formazione catechistica
e liturgica, i fedeli percepiscono chiaramente la differenza tra la Messa
e altre celebrazioni liturgiche o pratiche devozionali; partecipando piamente
a tutte le iniziative eucaristiche proposte dai loro pastori. In genere,
si può dire che da tutte queste pratiche riceve alimento la devozione,
che si può percepire come la propria donazione, in spirito, anima
e corpo, al Signore.
Tuttavia, ci sono risposte, che indicano alcuni aspetti meno incoraggianti:
l'abbandono della prassi della benedizione eucaristica; la chiusura delle
chiese, magari per timore di furti, durante gran parte della giornata,
impedendo l'adorazione eucaristica privata dei fedeli; la collocazione
del tabernacolo in luoghi di poco rilievo o appartati, non facili da trovare,
per cui la maggioranza dei fedeli entrando in chiesa non si accorge della
presenza del Santissimo Sacramento e desiste dalla preghiera; l'indebolimento
della consuetudine della visita al Santissimo per la preghiera personale
e la meditazione; la mancanza di una catechesi che insegni la distinzione
tra la Santa Messa e le altre celebrazioni liturgiche o pratiche devozionali;
una visione troppo individualistica della Messa che impedisce di apprezzare
nella giusta misura la dimensione comunitaria del sacrificio eucaristico.
76. Sono diverse le risposte ai Lineamenta che auspicano una maggiore
consapevolezza della dimensione ecclesiale dell'Eucaristia che superi
ogni individualismo; un rinnovamento della spiritualità eucaristica
che presenti il Sacramento come inizio della redenzione del mondo, integrando
anche la devozione al Cristo risorto.
Si esprime la necessità di promuovere adeguatamente la conoscenza
della vita dei santi e beati che sono stati modelli di spiritualità
e vita eucaristica, facendosi eco del suggerimento contenuto nell'enciclica
Ecclesia de Eucharistia.[102] Essi ci insegnano a incentrare la vita cristiana
nel mistero dell'Eucaristia, ad adorare la presenza del Signore nel Santissimo
Sacramento, a nutrirci del Pane di Vita che ci sorregge nel nostro pellegrinare
verso la Patria celeste. Per tutti i santi l'Eucaristia è il centro
e il fulcro della vita spirituale, ma sono anche numerosi i santi che
hanno sviluppato una spiritualità prettamente eucaristica: da Sant'Ignazio
d'Antiochia a San Tarcisio, da San Giovanni Crisostomo a Sant'Agostino,
da Sant'Antonio Abate a San Benedetto, da San Francesco d'Assisi a San
Tommaso d'Aquino, da Santa Caterina da Siena a Santa Chiara d'Assisi,
da San Pasquale Baylon a San Pier Giuliano Eymard, da Sant'Alfonso de
Liguori al Venerabile Charles de Foucauld, da San Giovanni Maria Vianney
al Beato Józef Bilczewski, dal Beato Ivan Mertz alla Beata Teresa
di Calcutta, solo per citare alcuni esempi di un nutrito elenco.[103]
Maria, donna eucaristica
77. Tra tutti i santi splende la Santissima Vergine Maria come modello
di santità e di spiritualità eucaristica. Secondo la viva
tradizione ecclesiale il suo nome è ricordato con venerazione in
tutti i canoni della Santa Messa e con particolare enfasi nelle Chiese
orientali cattoliche. In varie risposte è suggerito di specificare
meglio il ruolo della Beata Vergine Maria nella liturgia eucaristica.
Maria è talmente legata al mistero eucaristico che ha meritato
di essere giustamente denominata "Donna eucaristica" nell'Enciclica
Ecclesia de Eucharistia.[104] Nell'esistenza di Maria di Nazareth si esprime
in modo sublime non solo l'esclusivo rapporto tra la Madre e il Figlio
di Dio, che ha preso Corpo e Sangue dal suo corpo e dal suo sangue, ma
anche l'intima relazione che unisce la Chiesa e l'Eucaristia, poiché
la Santissima Vergine è modello e figura della Chiesa, la cui vita
e missione hanno la fonte e il culmine nel Corpo e Sangue del Signore
Gesù Cristo.
L'orientamento eucaristico di Maria deriva da un atteggiamento interno
che segna tutta la sua vita, più che dalla partecipazione attiva
al momento dell'istituzione del sacramento. La sua esistenza, che ha un
profondo senso ecclesiale, assume anche questa nota eucaristica. Maria
ha vissuto in spirito eucaristico ancor prima che questo sacramento fosse
istituito, per il fatto di aver offerto il suo seno verginale per l'incarnazione
del Verbo di Dio. Per nove mesi ella è stata il tabernacolo vivente
di Dio. Poi ella compì un gesto eucaristico e nel contempo ecclesiale
quando presentò Gesù Bambino ai pastori, ai Magi e al Sommo
Sacerdote nel Tempio, in quanto offrì il Frutto benedetto del suo
seno al Popolo di Dio e anche ai gentili perché lo adorassero e
lo riconoscessero come il Messia. Analogo atto fu la sua presenza e la
sua sollecita intercessione a Cana, nell'ora del primo segno che il Figlio
operò offrendosi attraverso un miracolo. Simile gesto compì
la Vergine Madre sotto la croce partecipando alle sofferenze del suo Figlio
e accogliendo poi tra le sue braccia il corpo e deponendolo nella tomba
come segreto seme di risurrezione e di vita nuova per la salvezza del
mondo. Fu ancora un'offerta di natura eucaristica ed ecclesiale la sua
presenza all'effusione dello Spirito Santo, primo dono del Signore risorto
alla Chiesa nascente.
La Vergine Maria ebbe coscienza di aver concepito il Cristo per la salvezza
di tutti gli uomini. Tale coscienza divenne più evidente nella
sua partecipazione al mistero pasquale quando il suo Figlio con le parole
"Donna, ecco il tuo Figlio" (Gv 19,26) le affidò tramite
l'apostolo Giovanni tutti i fedeli. Come la Vergine Maria, anche la Chiesa
rende presente il Signore Gesù attraverso la celebrazione dell'Eucaristia
per donarlo a tutti perché abbiano la vita in abbondanza (cf Gv
10,10).
Capitolo II
EUCARISTIA E MISSIONE DI EVANGELIZZAZIONE
"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato"
(Mt 28,19-20)
Atteggiamento eucaristico
78. L'invio missionario ad evangelizzare tutti i popoli, affidato da
Gesù ai discepoli, fondato sul Battesimo, quale sacramento che
apre la strada ad una nuova vita, segnata dal carattere indelebile di
figli di Dio, comprende la formazione delle coscienze ad uno stile di
vita evangelico incentrato nell'annuncio della Buona Notizia e nel comandamento
nuovo dell'amore, di cui l'Eucaristia è il culmine e la fonte inesauribile.
Le risposte ai Lineamenta mettono in rilievo che dappertutto c'è
un'attesa di rinnovato slancio di evangelizzazione perché il tempo
lo richiede. Il numero di battesimi di adulti e di adesione alla Chiesa
è in aumento. Ma ci sono ancora molti che devono conoscere Cristo
e il suo Vangelo, così come ci sono anche tanti altri che, pur
conoscendolo, hanno bisogno di crescere ancora nella fede che professano.
A tutti loro è orientato oggi l'impegno della nuova evangelizzazione.
Fu il Papa Giovanni Paolo II ad usare per la prima volta questa locuzione,
spiegandone contemporaneamente il significato. Egli infatti, intendeva
dire che l'evangelizzazione dovrebbe essere "nuova nel suo ardore,
nuova nei suoi metodi, nuova nella sua espressione".[105] Così,
mentre con questa definizione si alludeva ad una novità di gioiosa
testimonianza nell'atteggiamento degli evangelizzatori, si affermava al
contempo il perenne ed immutabile contenuto della Buona Novella che è
Gesù Cristo, ripresentato in modo adeguato all'uomo contemporaneo.
Questo nuovo impulso dell'evangelizzazione, che si può applicare
pure al primo annuncio del Vangelo, si alimenta dell'Eucaristia, che nelle
mutevoli vicende della storia resta perennemente fonte e culmine della
vita e della missione della Chiesa.
L'Eucaristia ha sempre dato forza alle scelte e ai comportamenti etici
e morali dei credenti trovando accoglienza nella filosofia, nell'arte,
nella letteratura e perfino nelle istituzioni civili e nelle leggi, contribuendo
a modellare il volto di un'intera civiltà nella vita personale,
familiare, nella vita culturale, politica e sociale. L'Eucaristia muove
i cristiani all'impegno in favore della giustizia nel mondo di oggi: "Per
tale missione l'Eucaristia non fornisce solo la forza interiore, ma anche
- in certo senso - il progetto. Essa infatti è un modo di essere,
che da Gesù passa nel cristiano e, attraverso la sua testimonianza,
mira ad irradiarsi nella società e nella cultura. Incarnare il
progetto eucaristico nella vita quotidiana, là dove si lavora e
si vive - in famiglia, a scuola, nella fabbrica, nelle più diverse
condizioni di vita - significa, tra l'altro, testimoniare che la realtà
umana non si giustifica senza il riferimento al Creatore: "La creatura
senza il Creatore svanisce".[106] Tutto questo è definito
"atteggiamento eucaristico" che deve spingere i cristiani a
testimoniare con più forza la presenza di Dio nel mondo, a non
avere paura di parlare di Dio e di portare a fronte alta i segni della
fede, nella testimonianza e nel dialogo con tutti. E perciò, la
"cultura dell'Eucaristia", da promuovere e diffondere, è
la speciale consegna dell'Anno eucaristico.[107]
Implicazioni sociali dell'Eucaristia
79. Un effetto essenziale della Comunione eucaristica è la carità
che deve penetrare la vita sociale. Il Concilio Vaticano II e il Papa
Paolo VI hanno parlato della diversificata presenza di Cristo:[108] bisogna
aiutare i cristiani a cogliere che cosa significhi per la fede la connessione
tra Cristo nell'Eucaristia e Cristo presente nei loro fratelli e sorelle,
specialmente nei poveri e negli emarginati della società.
L'amore per i poveri e gli emarginati non è stato solo oggetto
di predicazione per Gesù, ma ha dato senso a tutta la sua vita.
La soluzione dei problemi grandi e piccoli dell'umanità è
l'amore non debole e retorico, ma quello che Cristo nell'Eucaristia ci
insegna, amore che si dà, si diffonde, si sacrifica. Bisogna pregare
che Cristo vinca le nostre resistenze umane e faccia di ciascuno di noi
un testimone credibile del suo amore.
Il tema del 48° Congresso eucaristico internazionale L'Eucaristia,
luce e vita del nuovo millennio, ha voluto affermare che Cristo, essendo
la luce del mondo, deve illuminarlo nel nuovo Millennio con la forza di
una vita rinnovata secondo la logica del Vangelo. Nel mondo odierno globalizzato,
come si dice, poco solidale e condizionato dalla tecnologia sempre più
sofisticata, marcato dal terrorismo internazionale ed altre forme di violenza
e di sfruttamento, l'Eucaristia mantiene il suo messaggio attuale, necessario
per costruire una società ove prevalgano la comunione, la solidarietà,
la libertà, il rispetto per le persone, la speranza e la fiducia
in Dio.
Eucaristia e inculturazione
80. La fede diventa cultura e fa cultura. Tutti conosciamo il ricco tesoro
di cultura sedimentatosi nei secoli nella liturgia d'oriente e d'occidente:
i testi delle orazioni, la ricchezza dei riti, le opere dell'architettura,
delle arti plastiche e della musica sacra. Tutto questo mostra come la
religione si colleghi alla cultura, complesso di ciò che di buono
e di significativo l'umanità crea. La cultura fornisce alla fede
gli strumenti idonei per esprimere la verità rivelata da Dio e
proclamata nella liturgia
L'inculturazione è il processo che dall'inizio ha accompagnato
la Chiesa. Vi sono numerosi ed eccellenti esempi d'inculturazione. Lo
testimoniano, per esempio, le Chiese Orientali Cattoliche. Al riguardo,
merita di essere menzionata l'opera dei Santi Cirillo e Metodio, Apostoli
dei popoli slavi.[109] Il processo dell'inculturazione rimane vivo anche
nelle attuali comunità ecclesiali. Per poterlo mettere in pratica
in modo adeguato, occorre tener presenti la natura puramente gratuita
dell'atto redentivo di Dio e la sua adeguata comprensione e accoglienza
da parte dell'uomo, nella sua piena responsabilità e nella sua
realtà ad un tempo personale e comunitaria, riflesse nella sua
vita e cultura.
I principi generali dell'inculturazione sono chiaramente espressi nel
decreto conciliare Ad gentes,[110] nell'Istruzione Varietates legitimæ
sulla liturgia romana e l'inculturazione,[111] e in numerosi altri interventi
del Magistero in merito.[112] Il tema dell'inculturazione è stato
trattato anche nelle diverse Assemblee Speciali continentali e nelle relative
Esortazioni Apostoliche post-sinodali.[113]
Tuttavia, le difficoltà non mancano quando si cerca di attuare
tali principi. I rischi sono principalmente due, quello di cadere nell'arcaismo
oppure quello di una ricerca della modernità a tutti i costi. Ciò
che è necessario non dimenticare mai è il fine della missione
della Chiesa: l'evangelizzazione di tutti gli uomini nel cuore delle loro
culture. L'inculturazione, quindi, non è un semplice adattamento,
ma il risultato vivo dell'incontro vissuto tra la cultura di un certo
ambiente e la cultura generata dal Vangelo. Per questo motivo, prima di
decidere l'incorporazione di certi elementi di una cultura locale nella
liturgia, è opportuno che il Vangelo sia annunciato e che sia realizzato
un grande sforzo di educazione nella fede, cioè di catechesi e
formazione a tutti i livelli, per far nascere una nuova cultura evangelizzata.
È allora che le Conferenze Episcopali ed altri organi competenti
dovranno giudicare se l'introduzione nella liturgia di elementi improntati
ai costumi dei popoli, pur essendo parte viva della loro cultura, possano
arricchire l'azione liturgica senza provocare sfavorevoli ripercussioni
per la fede e la pietà dei fedeli.
81. Dalle risposte ai Lineamenta si ricava che nelle diverse parti del
mondo occidentale l'inculturazione ordinariamente riguarda i gruppi di
immigrati e le parrocchie etniche e gli sforzi che si fanno in questo
campo non sono pochi. In altre regioni geografiche la questione sta diventando
pastoralmente prioritaria.
Ad ogni modo, sul tema dell'inculturazione liturgica occorre rispettare
le norme dei documenti ufficiali della Chiesa che offrono opportuni criteri
pastorali, tenendo sempre presente che è necessaria una grande
fedeltà allo Spirito Santo per "conservare immutato il deposito
della fede, per quanto varie siano le preghiere e i riti".[114] Proprio
per questo bisogna mantenere un grande equilibrio tra la tradizione che
esprime una fede immutata nell'Eucaristia e l'adattamento alle nuove condizioni.
Alcune risposte accennano a certi problemi derivati dai tentativi d'inculturazione
liturgica, che pur essendo stati fatti in buona fede, possono proiettare
delle ombre sull'Eucaristia. A tale riguardo, va segnalato che non sempre
gli elementi locali, come canti, gesti, danze, abiti, vengono adeguatamente
sottomessi ad una purificazione per poi incorporare alla celebrazione
liturgica solo quello che conviene al culto eucaristico. Non sono mancati
casi di adattamenti liturgici promossi in buona fede senza un'adeguata
conoscenza della cultura locale, provocando scandalo per i fedeli. Essi
restano perplessi nel veder attribuiti all'Eucaristia significati impropri,
tipici di alcuni loro riti.
Da altre risposte ai Lineamenta, invece, emergono aspetti positivi in
materia di inculturazione, soprattutto nel campo della musica sacra. Ad
ogni modo, si raccomanda che l'inculturazione si compia sotto la responsabilità
dell'ordinario diocesano, con la supervisione della Conferenza episcopale
e la recognitio della Santa Sede. Allo stesso tempo si richiede l'applicazione
fedele delle norme comuni nel campo dell'inculturazione e dell'innovazione,
onde evitare che nel nome dell'inculturazione siano fatti cambiamenti
sconvenienti.
Si auspica che venga conservato l'uso del latino, soprattutto nelle celebrazioni
di natura internazionale, per esprimere l'unità e universalità
della Chiesa in rapporto al rito della Chiesa madre di Roma. A questo
riguardo, sarebbe auspicabile che i cristiani di tutti i paesi sapessero
pregare e cantare in latino alcuni testi fondamentali della liturgia,
come il Gloria, il Credo, il Padre Nostro.
Eucaristia e pace
82. Prima di distribuire la Santa Comunione, il vescovo o il presbitero
prega il Signore Gesù Cristo risorto, il quale ha detto ai suoi
discepoli "vi lascio la pace, vi do la mia pace" (Gv 14,27).
Il celebrante supplica il Signore Gesù di concedere alla Chiesa
unità e pace secondo la sua volontà.[115]
L'Eucaristia è il sacramento della pace, portata a compimento in
seguito alla riconciliazione con Dio e con il prossimo nel sacramento
della Penitenza. Essa rende attuale la grazia che il Signore risorto ha
espresso con le parole "pace a voi" (Gv 20,19). Il sacramento
dell'Eucaristia, inoltre, offre ai credenti la grazia per mettere in pratica
lo spirito delle Beatitudini e, in particolare, la proclamazione di Gesù
Cristo: "beati gli operatori di pace" (Mt 5,9). Con il sacrificio
della croce Egli ha raggiunto la vittoria sul peccato, sulla morte, su
ogni divisione e odio. Risorto, Egli elargisce la sua pace ai vicini e
ai lontani (cf. Ef 2,17).
La pace dei cuori, delle famiglie, delle comunità, della Chiesa
è il dono del Signore risorto, presente nel sacramento dell'Eucaristia.
Chi si accosta a tale sacramento deve possedere già in sé
la pace di Dio, che è impedita dal peccato. Mentre l'atto penitenziale
all'inizio della Santa Messa purifica dai peccati veniali, per i peccati
mortali è necessaria l'assoluzione sacramentale. L'Eucaristia rafforza
di per sé tale dono della pace e offre a tutti quelli che la ricevono
la grazia di diventare essi stessi operatori di pace nei loro luoghi di
vita e di attività.
83. I fedeli devono riscoprire l'Eucaristia come forza di riconciliazione
e di pace con Dio e tra i fratelli. Nel mondo attuale in cui non mancano
motivi di divisione e di diversificazione, anche legittima, è opportuno
che i cristiani radunati intorno alla mensa del Signore riscoprano le
loro comuni radici, che si trovano in Lui. Nella preghiera, nella riflessione
e nell' adorazione, aiutati dalla Parola di Dio e dall'omelia del celebrante,
i fedeli saranno confortati nella loro fede, nella carità e nella
speranza, affinché possano impegnarsi sempre di più e meglio
nell'esigente dovere di edificare un mondo migliore, più giusto
e pacifico. Essi rispetteranno le diverse opzioni politiche e sociali,
purché non siano in contraddizione con le norme fondamentali del
Vangelo, che hanno ispirato la Dottrina sociale della Chiesa.
Non sempre, però, viene percepita tale dimensione dell'Eucaristia,
con la conseguenza che diventano motivo di contraddizione e di scandalo
gli atteggiamenti prolungati di conflitto tra le persone e le comunità.
Rappacificata nei suoi fedeli, la Chiesa celebra e adora l'Eucaristia
come sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità.[116]
84. Affidandosi all'inesauribile sorgente di grazia, che è l'Eucaristia,
la Chiesa promuove la causa della pace nel mondo sconvolto da conflitti,
violenze, terrorismo, guerre che feriscono la dignità degli uomini
e dei popoli e ostacolano ogni loro sviluppo. La Chiesa Cattolica non
si stanca nel proclamare il Vangelo della pace (cf. Ef 6, 15) e nel promuovere
varie iniziative, allo scopo di far cessare ogni guerra e di incoraggiare
tramite il dialogo e la collaborazione l'edificazione della pace nel mondo.
L'Eucaristia, memoriale del sacrificio di Gesù Cristo che è
"la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo
il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia"
(Ef 2, 14), orienta la Chiesa in tale urgente e difficile missione, aprendola
alla collaborazione con gli uomini di buona volontà. L'Eucaristia,
sacramento dei riconciliati con Dio e con i fratelli (cf. Col 1, 22),
diventa pure incitamento all'esercizio del "ministero della riconciliazione"
(2 Cor 5, 18). Sapendo dalla Parola di Dio che tutti hanno peccato (cfr.
Rm 3,23) e che, pertanto, tutti hanno bisogno del perdono, la Chiesa propone
agli uomini di uscire dal circolo vizioso della violenza e dell'odio trovando
la forza di chiedere perdono e di perdonare.
A nome della Chiesa, il Santo Padre e la Santa Sede sono presenti attivamente
nei fori internazionali, sostenendo ardentemente la causa della pace,
promovendo il dialogo e la collaborazione nel rispetto del diritto internazionale
e, tra l'altro, adoperandosi per la riduzione degli armamenti e per il
bando delle armi di distruzione di massa. In tale opera di preghiera,
di persuasione e di educazione, importante ruolo hanno i messaggi del
Papa in occasione della Giornale mondiale della pace.
Cosciente che la vera pace può solamente venire dall'alto (cf.
Gc 1,17; Lc 2,14), la Chiesa continua ad implorare tale grande dono, operando
affinché esso possa diffondersi il più possibile su questa
terra, prima di brillare pienamente nell'eternità, in cui il Dio
della vita assicura la pace, la benedizione, la luce e la gioia agli operatori
di pace (cfr. Mt 5,9).
Eucaristia e unità
85. Nella preghiera eucaristica, la Chiesa supplica Dio Onnipotente di
concederle pure il dono dell'unità. Tale dono concerne la natura
stessa della Chiesa voluta da Gesù Cristo che, appunto, si definisce
nei suoi attributi essenziali come una, santa, cattolica ed apostolica.
Il Signore Gesù, prima di accettare il sacrificio della croce,
ha pregato per l'unità dei suoi discepoli: "Padre santo, custodisci
nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola,
come noi" (Gv 17, 11). In tale "preghiera sacerdotale"
sono presenti i cristiani di tutti i tempi. Difatti, Gesù Cristo
ha pregato sia per l'unità degli apostoli, sia di coloro che per
la loro parola avrebbero creduto in Lui (cfr. Gv 17, 20). L'unità
dei discepoli del Signore Gesù Cristo proviene dalla natura stessa
della Chiesa. L'unità è, inoltre, uno dei motivi della sua
credibilità: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano
anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi
hai mandato" (Gv 17, 21).
Purtroppo, i peccati contro l'unità hanno accompagnato la vita
terrestre della Chiesa. Oltre il figlio della perdizione (cf. Gv 17, 12),
la comunità primitiva ha dovuto confrontarsi con falsi profeti
(cf. 1 Gv 4,4) e con coloro che sono usciti dalla comunità perché,
in realtà, non le appartenevano sinceramente (cf. 1 Gv 2, 19).
San Paolo ha dovuto mettere in guardia "da coloro che provocano divisioni
e ostacoli contro la dottrina" (Rm 16, 17). Egli stesso ha dovuto
intervenire chiaramente nella comunità di Corinto, per sanarne
le divisioni (cf. 1 Cor 1, 12), provocate da gente materiale, priva dello
Spirito (cf. Gd 19).
Purtroppo, anche nella Chiesa attuale non manca lo scandalo delle divisioni
a vari livelli. L'Eucaristia dovrebbe rappresentare per tutti un forte
richiamo a custodire l'unità all'interno delle famiglie, delle
comunità parrocchiali, dei movimenti ecclesiali, degli Ordini religiosi,
delle Diocesi. L'Eucaristia, inoltre, offre la grazia per ristabilire
l'unità dei cristiani, membri del Corpo di Cristo: "Poiché
c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo:
tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10, 17).
La "preghiera sacerdotale" di Gesù Cristo si allarga
a tutti coloro che credono in Lui (cf. Gv 17, 20). Purtroppo, lungo la
storia, il cristianesimo ha conosciuto dolorose divisioni in varie Chiese
e comunità ecclesiali. Di fronte a tale peccato, che è sorgente
di scandalo per il mondo, bisogna pregare ed operare affinché sia
ricomposta l'unica tunica senza cuciture di Gesù (cf. Gv 19,23-24)
e sia mantenuta integra la rete dei pescatori di uomini (cf. Mt 4,19;
Gv 21,11). Si tratta dell'opera di Dio alla cui realizzazione tutti i
cristiani sono chiamati, secondo la propria vocazione e responsabilità.
Tutti, però, hanno il dovere di pregare perché si compia
la parola di Gesù Cristo: "E ho altre pecore che non sono
di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce
e diventeranno un solo gregge e un solo pastore" (Gv 10, 16). A questa
Parola del Signore segue la preghiera di tutta la Chiesa, che per bocca
del suo Pastore Universale innalza la supplica: "Signore, ricordati
di quanto hai promesso. Fa che siamo un solo pastore ed un solo gregge!
Non permettere che la tua rete si strappi ed aiutaci ad essere servitori
dell'unità!".[117]
Eucaristia ed ecumenismo
86. L'ecumenismo è certamente un dono dello Spirito Santo ed una
via inevitabile per la Chiesa. Dopo il Concilio ecumenico Vaticano II
e il decreto sull'ecumenismo "Unitatis redintegratio", è
stato fatto un lungo e fruttuoso cammino nei rapporti con le Chiese e
comunità ecclesiali, fomentando i vincoli di unità che,
a vari livelli, già esistono, nella ricerca della piena unione,
in vista della comune celebrazione dell'Eucaristia. In tale urgente e
irrinunciabile opera, particolari rapporti esistono con quelle Chiese
Orientali alle quali, pur in assenza di una piena comunione, la Chiesa
cattolica riconosce la validità del sacramento dell'Eucaristia.
Dunque, a certe condizioni, è permessa la comunione dei cattolici
nelle menzionate Chiese, così come si accolgono i membri di esse
all'Altare del Signore nella Chiesa Cattolica, quando loro mancano di
un sacerdote validamente ordinato.
Si sono sviluppate pure favorevolmente le relazioni con le comunità
ecclesiali nate dalla Riforma. Al riguardo, l'esperienza di un delicato
e promettente cammino è segnata in buona parte dal rapporto con
il sacramento dell'Eucaristia, come opportunamente è indicato nella
normativa canonica[118] e nel Direttorio sull'Ecumenismo.[119]
Nelle risposte ai Lineamenta viene sottolineato che la liturgia deve
essere rispettata come manifestazione cultuale della Chiesa e non scambiata
per una qualsiasi iniziativa sociale. Il Papa Giovanni Paolo II, sulla
scia dell'insegnamento del Concilio Vaticano II, questo dichiarò
nella prima enciclica: "Benché sia vero che l'Eucaristia fu
sempre e deve essere tutt'ora la più profonda rivelazione e celebrazione
della fratellanza umana dei discepoli e confessori di Cristo, non può
essere trattata come un'occasione per manifestare questa fratellanza.
Nel celebrare questo sacramento in cui Cristo è realmente presente,
è ricevuto, l'anima è ricolma di grazia e a noi è
dato il pegno della gloria futura, bisogna rispettare la piena dimensione
del mistero divino".[120]Alla luce di questo insegnamento si comprende
l'affermazione che l'Eucaristia presuppone la comunione ecclesiale.[121]
Ora, dire che l'Eucaristia è segno dell'unità della Chiesa,
suo Corpo, non va riferito alla natura del sacramento, ma al suo effetto
proprio.[122]
Gli incontri ecumenici sono un'occasione privilegiata per far conoscere
meglio la dottrina della Chiesa sull'Eucaristia e l'unità dei cristiani.
Pur accettando con dolore le divisioni, che impediscono la comune partecipazione
alla mensa del Signore, la Chiesa non smette di incoraggiare la preghiera
perché ritornino i giorni della piena unità dei credenti
in Cristo.[123] Tuttavia, in alcune risposte ai Lineamenta si accenna
al fatto che in tali incontri qualche volta manca la chiarezza nell'esporre
la dottrina sull'Eucaristia da parte dei cattolici. Inoltre, mentre in
certi casi si esclude deliberatamente questo sacramento durante le rispettive
celebrazioni, in altri lo si include e si invitano tutti, senza alcuna
distinzione, a ricevere la Comunione. Ci si lamenta anche di certi problemi
sorti nei luoghi dove alcune comunità ecclesiali nate dalla Riforma
fanno proselitismo tra gli immigrati, specialmente di lingua spagnola,
rivolgendo inviti nei quali il loro servizio religioso viene chiamato
non di rado "Messa".
È comunque molto positivo lo spirito con il quale molti pastori,
in adesione alla dottrina della Chiesa su questa materia, si sforzano
con sollecitudine e carità per contribuire alla desiderata unità
ecclesiale, senza dimenticare che l'Eucaristia rappresenta la meta ultima
dell'impegno ecumenico, rivolto alla ricerca dell'unità della fede.
In quanto meta dell'unità, è ben chiaro che la celebrazione
non può essere lo strumento dell'unificazione. Finché non
sia raggiunta l'unità della fede essa non può essere anticipata.
Soltanto alla luce dell'unità, che l'Eucaristia presuppone e conferma,
si può comprendere il senso della "intercomunione".
Eucaristia e intercomunione
87. La divisione tra i cristiani è motivo di grande sofferenza.
Lavorare per ristabilire la comunione con i fratelli separati, che non
hanno la medesima comprensione di fede nella presenza di Cristo nell'Eucaristia,
è una urgenza imprescindibile. A questo riguardo esistono norme
canoniche precise, nonché un chiaro insegnamento del Magistero
della Chiesa, che stimola a continuare nella ricerca dell'unità,
pur rendendo sempre espliciti i motivi che impediscono la piena comunione
e regolano la comunicazione in sacris.[124] Molti cattolici conoscono
e apprezzano tale disciplina, perché vedono in essa un cammino
sicuro che porta a pregare per i fratelli separati in attesa dell'unione.
Eppure, come accennano alcune risposte ai Lineamenta, vi sono casi di
malinteso egualitarismo, che hanno portato a qualche errore. Infatti,
molti pretendono di comunicare in sacris senza una comunione più
alta a livello dottrinale ed ecclesiale. Tale attitudine sorprende in
quanto sarebbe errato non appartenere alla comunità ecclesiale
e voler ricevere la comunione eucaristica, che invece è segno dell'appartenenza;
non accettare i Pastori e la dottrina e voler prendere parte ai sacramenti
da essi celebrati. Questo modo di pensare deriva forse da una mancanza
di chiarezza circa la differenza che c'è tra l'unità della
Chiesa e l'unità del genere umano: la prima è segno e strumento
della seconda, che deve essere ancora raggiunta.
Inoltre, nelle risposte si osserva che in alcuni casi chi presiede la
celebrazione Eucaristica in una chiesa cattolica, quando vi partecipano
persone non cattoliche, a volte le invita ad avvicinarsi all'altare per
ricevere una benedizione e non la Comunione. È un modo simile alla
distribuzione dell'antidoron nel rito bizantino. In queste occasioni la
dottrina cattolica circa la Comunione viene presentata senza compromessi
ed osservata. Inoltre, in varie Nazioni gli incontri ecumenici si svolgono
nel contesto di celebrazioni della Parola, evitando ogni malinteso circa
il sacramento dell'Eucaristia. Comunque, se i non cattolici o non cristiani
dovessero partecipare alla Santa Messa, sarebbe assai utile fornirli di
un libretto con spiegazioni essenziali della celebrazione, affinché
possano seguirne lo svolgimento.
Infine, molte risposte ai Lineamenta esprimono la sicura consapevolezza
che una fedele osservanza degli orientamenti della Chiesa in materia di
intercomunione eucaristica è una vera espressione di amore a Gesù
Cristo nel Santissimo Sacramento e ai fratelli di altre confessioni cristiane,
nonché un'autentica testimonianza della verità.[125] Mentre
sembra abbastanza ampio il consenso sul fatto che l'unità nella
professione della fede precede la comunione della celebrazione eucaristica,
rimane ancora da precisare il modo in cui debba essere presentato il mistero
Eucaristico nel contesto del dialogo ecumenico, onde evitare due rischi
opposti: le chiusure pregiudiziali e il relativismo. Trovare la giusta
misura è condizione essenziale per mantenere una sana apertura
e nello stesso tempo preservare la verità e la propria identità
cattolica.
Ite missa est
88. Le parole con cui termina la celebrazione dell'Eucaristia, Ite missa
est, richiamano il mandato missionario del Signore risorto ai discepoli
prima della sua Ascensione al cielo: "Andate dunque e ammaestrate
tutte le nazioni" (Mt 28, 19). Infatti, la conclusione di ogni Santa
Messa si ricollega immediatamente con l'invio alla missione. In essa sono
coinvolti tutti i battezzati, ognuno secondo la propria vocazione all'interno
del Popolo di Dio: i Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i membri della vita
consacrata e dei movimenti ecclesiali, i laici. Nel compimento di questa
missione è essenziale la testimonianza, primo dovere di ogni cristiano
inviato nel mondo. Infatti, "non c'è testimonianza senza testimoni,
come non c'è missione senza missionari".[126] Tale caratteristica
dell'attività missionaria scaturisce dalle stesse parole di Gesù:
"da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore
gli uni per gli altri"(Gv 13,35). La missione è esigente e
impegnativa per le capacità umane. Perciò, da dove prendere
la forza se non dall'Eucaristia, inesauribile sorgente della missione,
vera fonte di comunione e solidarietà, di riconciliazione e di
pace?
L'opera dell'evangelizzazione ha come ultimo scopo l'incontro personale
di ogni essere umano con Gesù Cristo, vivo e presente nel Sacramento
del suo Corpo e del suo Sangue, che la Chiesa offre come Pane per la vita
del mondo. Anche questa finalità eucaristica della missione ha
il suo fondamento nell'insegnamento di Gesù Cristo, che rivolge
l'invito alla sua mensa a tutti gli uomini di buona volontà, senza
distinzioni e pregiudizi (cf. Mt 22,1-13; Lc 14,16-24) e offre il suo
sacrificio per la salvezza di tutti (cf. Mt 26,26-29; Lc 22,15-20; Mc
14,22-25; 1 Cor 11,23-25). L'Eucaristia, quindi, è il culmine al
quale tende naturalmente tutta l'attività missionaria della Chiesa,
anche quella specificamente ad gentes. Difatti, quale senso potrebbe avere
annunciare il Vangelo se non per portare ognuno alla comunione con Cristo
e con i fratelli, della quale la Santa Messa, anticipo del Banchetto eterno,
è l'espressione liturgico sacramentale più alta?
L'Eucaristia è, dunque, il cuore pulsante della missione, è
la sua autentica fonte e il suo unico fine. La legittima richiesta, rilevata
in molte risposte ai Lineamenta, di promuovere con rinnovato spirito lo
slancio missionario insito nella natura della celebrazione eucaristica
nasce da uno sguardo apostolico e zelante verso questo mondo all'inizio
del terzo millennio, bisognoso più che mai di pace, di amore e
di comunione fraterna, che solamente Gesù Cristo può offrire.
89. Pertanto, i cristiani devono affermare la dimensione missionaria dell'Eucaristia.
Per essi diventa spontaneo annunciare agli uomini e al mondo le meraviglie
di Dio incarnato e presente sotto le specie del pane e del vino, che per
mezzo della comunione entra nella loro vita per trasformarla. Ciò
vale per i cristiani che vivono in un mondo secolarizzato, dove i lontani
in maggioranza sono in continuo travaglio spirituale alla ricerca di Dio,
che pur sempre rimane a loro vicino. Tale zelo accompagna i missionari
che, spinti dall'amore di Dio, propongono il primo annuncio della Buona
Notizia alle persone che tuttora non conoscono il Vangelo di Gesù
Cristo o non lo conoscono in modo adeguato e pieno.
Il dialogo e il rispetto dovuto ai valori presenti nelle realtà
che incontrano non possono impedire ai cristiani di fare la proposta missionaria
agli uomini di buona volontà in obbedienza al comandamento del
Signore: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura" (Mc 16,15).
Si tratta di un compito, al contempo esaltante e difficile, che richiede
dedicazione piena, anche fino al martirio. In tale opera essenziale per
la Chiesa i discepoli del Signore sono sostenuti dall'Eucaristia, la cui
celebrazione in ogni parte del mondo conferma la promessa: "Ecco,
io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt, 28,20).
CONCLUSIONE
90. Con la celebrazione dell'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo
dei Vescovi si conclude l'Anno dell'Eucaristia, durante il quale tutta
la Chiesa è stata chiamata a volgere lo sguardo al grande Mistero,
che nasconde la ragione più profonda del suo essere e del suo vivere.
Infatti, "la Chiesa vive dell'Eucaristia",[127] in essa "si
racchiude tutto il mistero della nostra salvezza".[128] "Grazie
all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di nuovo!".[129] Non poteva,
quindi concludersi l'anno eucaristico senza un'incontro collegiale del
Successore di Pietro con i Vescovi, del Capo con i membri dell'Ordine
episcopale, per celebrare il grande dono dell'Eucaristia, per nutrirsi
del Pane di Vita, per adorare la presenza del Signore nel Santissimo Sacramento
e per riflettere sul prezioso tesoro che Cristo ha affidato alla sua Chiesa.
Così sarà possibile portare avanti la missione dell'evangelizzazione
con rinnovato ardore apostolico e con indicazioni pastorali concrete adatte
alle attese della comunità cristiana e agli aneliti più
profondi dell'uomo contemporaneo.
Nella Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine il Papa esortava i Pastori
ad impegnarsi perché l'Eucaristia sia celebrata con maggiore vitalità
e fervore, ma soprattutto con "una maggiore interiorità".[130]
L'amore al culto eucaristico passa attraverso una riscoperta della bellezza
della celebrazione del sacrificio eucaristico nella preghiera di adorazione
e di azione di grazie. Ma la devota accoglienza del Sacramento si apre
alla speranza verso le realtà promesse, al di là degli orizzonti
limitati della quotidianità, fortemente ridotti da una cultura
sommersa dal materialismo e dal consumismo. L'Eucaristia diventa così
forza di trasformazione delle culture perché essa è epifania
di comunione, luogo di incontro del popolo di Dio con Gesù Cristo,
morto e risorto, fonte di vita e di speranza. L'Eucaristia è germe
di un mondo nuovo e vera scuola di dialogo, di riconciliazione, d'amore,
di solidarietà e di pace.
91. Le ombre nella celebrazione dell'Eucaristia, alle quali si è
voluto accennare per presentare realisticamente i dati pervenuti attraverso
le risposte ai Lineamenta, svaniranno nella misura in cui la discussione
sinodale, e dunque ecclesiale, riscoprirà ancora una volta la bellezza
e la grandezza del dono del Mistero eucaristico, senza distogliere mai
l'attenzione dalla finalità principale del Sinodo: indagare a fondo
attraverso l'esperienza della collegialità episcopale quali siano
le vie che lo Spirito Santo suscita nella Chiesa oggi perché l'Eucaristia
sia davvero fonte e culmine della sua vita e della sua missione, cioè
della nuova evangelizzazione di cui il mondo ha urgente bisogno.
Infatti, tutta la vita della Chiesa trova nel Mistero eucaristico, sacrificio,
memoriale, convito, la sua sorgente inesauribile di grazia per celebrare
la ripresentazione sacramentale della passione, morte e risurrezione di
Cristo, per vivere l'esperienza dell'incontro personale con il Signore,
per costruire la comunione ecclesiale sul solido fondamento dell'amore
e per pregustare la gloria futura delle nozze dell'Agnello. Nella vita
della Chiesa tutto culmina nel Mistero eucaristico, meta finale di tutte
le attività: dalla catechesi alla recezione degli altri sacramenti,
dalla devozione popolare alla celebrazione della divina liturgia, dalla
meditazione della Parola di Dio alla preghiera personale e comunitaria.
L'Eucaristia è il cuore della comunione ecclesiale.
Se la Chiesa è in Cristo come un sacramento, ovverosia un segno
e uno strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto
il genere umano,[131] allora l'Eucaristia, presenza viva del Signore,
diventa anche la fonte della missione universale della Chiesa. Da essa
ricevono la grazia i Vescovi, i sacerdoti e i diaconi per annunciare con
sollecitudine pastorale il Vangelo nel mondo di oggi; da essa prendono
coraggio i missionari per portare il lieto annuncio del Regno fino ai
confini della terra; da essa attingono forza i membri della vita consacrata
per vivere l'ideale della vita cristiana in povertà, obbedienza
e castità; da essa ricevono luce e vigore i laici per trasformare
le realtà temporali secondo il comandamento nuovo dell'amore di
Dio e del prossimo; da essa scaturisce l'audacia nei cristiani perseguitati
per essere testimoni di Cristo nel mondo. La missione di evangelizzazione
della Chiesa ha come ultimo scopo che tutti gli uomini si incontrino già
qui su questa terra con Cristo, presente nel Mistero eucaristico, in vista
dell'incontro definitivo nel convito eterno. Pertanto l'Eucaristia diventa
anche il punto culminante di ogni progetto pastorale, di ogni attività
missionaria e il nucleo dell'evangelizzazione e della promozione umana.
Infatti, coloro che comunicano al Pane della vita e ne annunciano il mistero
al mondo, devono pure difendere la vita in ogni sua manifestazione, adoperandosi
anche per un rispetto dovuto alla creazione. I fedeli che mangiano il
Pane disceso dal cielo sentono l'obbligo di contribuire a costruire un
mondo più giusto in cui sia fatta la volontà di Dio e ad
ogni persona sia assicurato il "pane nostro quotidiano".
Nelle riflessioni i Padri sinodali conteranno sulla preghiera di tutta
la Chiesa ma anche sull'intercessione dei santi, qualificati interpreti
della vera pietà e teologia eucaristiche, che ci incoraggiano e
ci sostengono nel nostro pellegrinare tra le gioie e i dolori del mondo
presente.
Tra questi risplende la Madre di Dio, che, da quando ha dato la sua carne
immacolata al Figlio di Dio: Ave, verum corpus, natum de Maria Virgine,
ha sigillato per sempre un rapporto esclusivo con il Mistero eucaristico.
In Maria, la donna eucaristica per eccellenza, la Chiesa contempla non
solo il suo modello più perfetto, ma anche la realizzazione anticipata
del "cielo nuovo" e della "terra nuova", che tutta
la creazione attende con fervente anelito. Invocando con fiducia e devozione
la sua protezione, la Chiesa troverà nuovo slancio perché
l'Eucaristia sia la fonte e il culmine di tutta la sua vita e della sua
missione per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini e del mondo.[132]
[1] Cf. XLVIII Conventus Eucharisticus Internationalis, 10-17 Octobris
2004: Eucharistia, Lux et Vita Novi Millennii, Memoria, Guadalaiara, Mexicum,
2004.
[2] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Ap. Mane nobiscum Domine (7 Octobris
2004), 28: L'Osservatore Romano (9 Octobris 2004), 6.
[3] Cf. L'Osservatore Romano (31 Ianuarii - 1 Februarii 2005), 6.
[4] Cf. Annuarium Statisticum Ecclesiae 2003, tab. 4.
[5] Cf. Annuarium Statisticum Ecclesiae 1978/2003, tab. 1.
[6] Cf. Ibid, tab. 5.
[7] Cf. Annuarium Statisticum Ecclesiae 2003, tab. 6.
[8] Cf. Ibid, tab. 5.
[9] Notitiæ a F.A.O. datæ mense Ianuario 2005.
[10] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Redemptoris Missio (7 Decembris
1990), 11: AAS 83 (1991) 260.
[11] Ibidem, 36: AAS 83 (1991) 281.
[12] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Ap. Novo millennio ineunte (6 Ianuarii
2001), 2: AAS 93 (2001) 267.
[13] Cf. S. Iustinus, Apologia I, 66, de Eucharistia: Corpus Apologetarum
Christianorum I, pars I, Wiesbaden 1969, pp. 180-182.
[14] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Fides et Ratio (14 Novembris 1998),
81: AAS 91 (1999) 68-69.
[15] Missale Romanum, Oratio Post Communionem, I Dominica Adventus.
[16] Cf. Conc. Œcum. Vat. ii , Const. Dogm. de Ecclesia Lumen gentium,
4, 8, 13-15, 18, 21, 24-25; Const. Dogm. de Divina Revelatione Dei Verbum,
10; Const. Past. De Ecclesia in Mundo Huius Temporis Gaudium et spes,
32; Decr. de Œcumenismo Unitatis Redintegratio, 2-4, 14-15, 17-19,
22.
[17] Cf. II Coetus Extraordinarius Synodi Episcoporum (1985), Relatio
Finalis II, C, 1.
[18] Cf. Congregatio pro Doctrina Fidei, Litt. ad Catholicae Ecclesiae
episcopos de aliquibus aspectibus Ecclesiae prout est communio Communionis
Notio (28 Maii 1992): AAS 85 (1993) 838-850.
[19] Ioannes Paulus ii, Adhort. Ap. Post-syn. Pastores Gregis (16 Octobris
2003), 57: AAS 96 (2004) 900-901.
[20] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 26: AAS 95 (2003) 451.
[21] Ioannes Paulus ii, Litt. Ap. Mane nobiscum Domine (7 Octobris 2004),
20: L'Osservatore Romano (9 Octobris 2004), 6.
[22] Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 21: AAS 95 (2003) 447.
[23] Cf. Ibid., 26: AAS 95 (2003) 451.
[24] Ibid., 35: AAS 95 (2003) 457.
[25] Conc. Œcum. Vat. ii, Const. de Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium,
9.
[26] Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 32: AAS 95 (2003) 455.
[27] Cf. Congregatio pro Doctrina Fidei, Litt. ad Catholicae Ecclesiae
episcopos de aliquibus aspectibus Ecclesiae prout est communio Communionis
Notio (28 Maii 1992), 14: AAS 85 (1993) 846-847.
[28] Conc. Tridentin., Decr. de Sacramentis, Sessio VII (3 Martii 1547),
can 6: DS (1973), 1606; cf. Can 8: DS (1973), 1608.
[29] Cf. Conc. Œcum. Vat. ii, Decr. de Presbyterorum ministerio et
vita Presbyterorum Ordinis, 5.
[30] Pseudo-Dionysius Areopagita, De Ecclesiastica Hierarchia III,1: PG
3, 424 c.
[31] Cf. Ioannes Paulus ii, Alzatevi, andiamo!, Romæ 2004, 81.
[32] Ioannes Paulus ii, Angelus (6 Ianuarii 2005): L'Osservatore Romano,
(7-8 Ianuarii 2005), 1.
[33] Cf. Sacra Congregatio de Disciplina Sacramentorum, Decr. Quam singulari
(8 Augusti 1910), 3: AAS 2 (1910) 582.
[34] Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, Instr. Eucharisticum
Mysterium (25 Maii 1967), 11: AAS 59 (1967) 548.
[35] Cf. Ibid., 43: AAS 59 (1967) 564.
[36] Cf. Ibid., 36: AAS 59 (1967) 561.
[37] Cf. Ioannes Paulus ii, Adhort. Ap. Post-syn., Reconciliatio et Pænitentia
(2 Decembris 1984), 27: AAS 77 (1985) 249.
[38] S. Cæsarius Arelatensis, Sermo 229 De natale templi, 3: CCL
104, 907.
[39] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 36: AAS 95 (2003) 458.
[40] Cf. S. Ignatius Antiochenus, Ad Ephesios 20, 2: Patres Apostolici,
F.X. Funk ed., Tübingen 1992, 88.
[41] Cf. Congregationis pro Ecclesiis Orientalibus, Instruction pour l'application
des prescriptions liturgiques du Code des Canons des Églises Orientales
(6 Ianuarii 1996), 62.
[42] Pseudo-Athanasius, De virginitate, 7: PG 28, 260 A.
[43] Cf. S. Basilius Cæsariensis, Epistola 2: PG 32, 228 A.
[44] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Ap. Motu proprio datæ Misericordia
Dei (7 Aprilis 2002), 2: AAS 94 (2002) 455.
[45] Cf. Conc. Œcum. Vat. ii, Const. Dogm. de Ecclesia Lumen gentium,
10-11; Const. de Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 10-11; Ioannes
Paulus ii, Adhort. Ap. Post-syn. Christifideles laici (30 Dicembris 1988),
9 et 20: AAS 81 (1989) 405-406; 425-427.
[46] Cf. Conc. Œcum. Vat. ii, Const. de Sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, 20.
[47] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 10: AAS 95 (2003) 439.
[48] Cf. Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, Instr.
Redemptionis Sacramentum (23 Aprilis 2004), 172-184: AAS 96 (2004) 597-600.
[49] Conc. Œcum. Vat. ii, Const. Past. de Ecclesia in Mundo Huius
Temporis Gaudium et spes, 22.
[50] Ibid.
[51] Ibid.
[52] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Redemptor hominis (4 Martii 1979),
8: AAS 71 (1979) 270-272.
[53] Catechismus Catholicæ Ecclesiæ, 1327.
[54] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 10: AAS 95 (2003) 439.
[55] S. Ioannes Chrysostomus, In Epistolam I ad Corinthios, Homilia IV,
4: PG 61, 36.
[56] Cf. Catechismus Catholicæ Ecclesiæ, 1328 et ss.
[57] Conc. Œcum. Vat. ii, Const. Dogm. de Ecclesia Lumen gentium,
28. Cf. Conc. Œcum. Vat. ii, Decr. de Presbyterorum Ministerio et
Vita Presbyterorum ordinis, 5; Const. Dogm. de Ecclesia Lumen gentium,
3.
[58] Cf. Catechismus Catholicæ Ecclesiæ, 1356 et sq.
[59] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 12-13: AAS 95 (2003) 441-442.
[60] Ibid., 12: AAS 95 (2003) 441.
[61]Oratio Anima Christi.
[62] Cf. Ioannes Paulus ii, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 58: AAS 95 (2003) 472.
[63] Ioannes Paulus ii, Litt. Ap. Mane nobiscum Domine (7 Octobris 2004),
16: L'Osservatore Romano (9 Octobris 2004), 5.
[64] Cf. Conc. Œcum. Vat. ii, Const. de Sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, 26 et 47; Codex Iuris Canonici, can.899.
[65] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 938.
[66]Missale Romanum, Prex Eucharistica II.
[67] Ibid., Præfatio communis IV.
[68] Cf. Conc. Œcum. Vat. ii, Const. Dogm. de Ecclesia Lumen gentium,
6; Ioannes Paulus ii, Adhort. Ap. Post-syn. Ecclesia in Africa, (14 Septembris
1995), 63: AAS 88 (1996), 39-40.
[69] Conc. Œcum. Vat. ii, Const. de Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium,104.
[70] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 909; Congregatio de Cultu divino et
Disciplina Sacramentorum, Instr. Inæstimabile donum, (3 Aprilis
1980), 17: AAS 72 (1980), 338.
[71] Cf. Ioannes Paulus ii, Epist. Apost. Mane nobiscum Domine, (7 Octobris
2004), 12: L'Osservatore Romano (9 Octobris 2004), 5.
[72] Cf. Conc. Œcum. Vat. ii, Const. Dogm. de Divina Revelatione
Dei Verbum, 9.
[73] A.Hänggi-I.Pahl, Prex eucharistica. Textus e variis liturgiis
antiquioribus selecti, Fribourg, 1968, p. 192.
[74] Missale Romanum, Prex Eucharistica II.
[75] Ibidem, Canon Romanus
[76] Institutio Generalis Missalis Romani, (20 Aprilis 2000), 80.
[77] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 912.
[78] Cf. Institutio Generalis Missalis Romani, (20 Aprilis 2000), 82.
[79] Cf. Conc. Œcum. Tridentin., Sess.XIII, cap. 2: DS 1551.
[80] Missale Romanum, Prex Eucharistica II.
[81] Conc. Œcum. Vat. ii, Const. de Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium,
14.
[82] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 899, ' 2; Codex Canonum Ecclesiarum
Orientalium, can. 699, ' 1.
[83] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 388, '1; 429; 534; 543, 'b2; 549;
901; Cf. Catechismus Catholicæ Ecclesiæ, 1369 et 1371.
[84] Cf. Congregatio pro Clericis et Aliae , Instr. Ecclesiæ de
Mysterio, (15 Augusti 1997), 7: AAS 89 (1997), 869-870; Congregatio pro
Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, Directorium de celebrationibus
dominicalibus absente presbytero (2 Iunii 1988): L'Osservatore Romano,
(30 Iunii - 1 Iulii 1988), 2-3.
[85] Cf. Congregatio pro Clericis et Aliæ, Instr. Ecclesiæ
de Mysterio, (15 Augusti 1997), 8: AAS 89 (1997), 870-872; Codex Iuris
Canonici, can. 767, ' 1; 910, ' 2 e 230, ' 2.
[86] Pontificale Romanum, De Ordinatione episcoporum, presbyterorum et
diaconorum, Civitas Vaticana, 1992, 91.
[87] Cf. Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, Instr.
Liturgiam authenticam, (28 Martii 2001), 108: AAS 93 (2001), 719.
[88] Cf. Ioannes Paulus ii, Chirografo per il centenario del Motu Proprio
di Pio X Tra le sollecitudini (22 Novembris 2003), 12: AAS 96 (2004),
256-265.
[89] Cf. Conc. Œcum. Vat. ii, Const. de Sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, 120.
[90] Cf. Ibid., 54.
[91] Cf. Catechismus Catholicæ Ecclesiæ, 2559 - 2565.
[92] Cf. Pius xi, Litt. Enc. Miserentissimus Redemptor (8 Maii 1928):
AAS 20 (1928), 169; Litt. Enc. Haurietis Aquas (15 Maii 1956): AAS 48
(1956), 350-352; Paulus vi, Litt. Enc. Mysterium Fidei (3 Septembris1965):
AAS 57 (1965), 769-770; Sacra Congregatio Rituum, Instr. Eucharisticum
Mysterium (25 Maii 1967), 58-67: AAS 59 (1967), 569-573.
[93] Cf. Romano Guardini,Lo spirito della liturgia. I santi segni, Morcelliana,
Brescia, 1930, pp. 133 et ss.
[94] Cf. Catechismus Catholicæ Ecclesiæ, 1402-1405.
[95] Missale Romanum, Oratio post-communionem, XXX Dominica per annum.
[96] Ibid., Preces Eucharisticae III e IV.
[97] Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 20: AAS 95 (2003) 446.
[98] Ioannes Paulus II, Epist. Ap. Dies Domini (31 Maii 1998), 72: AAS
90 (1998) 757-758.
[99] Cf. Ioannes Paulus II, Epist. Ap. Salvifici Doloris (11 Februarii
1984), 25-27: AAS 76 (1984) 235-242.
[100] Cf. Ioannes Paulus II, Adhort. Ap. Familiaris consortio (22 Novembris
1981), 79-85: AAS 74 (1982) 180-187.
[101] Ioannes Paulus II, Litt. Ap. Mane nobiscum Domine (7 Octobris 2004)
4: L'Osservatore Romano (9 Octobris 2004), 5.
[102] Cf. Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 25 et 62 : AAS 95 (2003) 449-450; 474-475.
[103] Relatio inter Eucharistiam, sanctitatem et sanctificationem argumentum
fuit Symposii cuiusdam, a Congregatione de Causis Sanctorum promoti, cuius
inter labores in lucem perductæ sunt divitiæ illius thesauri
eucharisticæ spiritualitatis, quæ in vita sanctorum præsens
adest. Ad rem cf. Eucaristia: Santità e Santificazione, Atti del
simposio celebrato dal 6 al 7 dicembre 1999, in Vaticano, Libreria Editrice
Vaticana, 2000.
[104] Cf. Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Ecclesia de Eucaristia (17 Aprilis
2003), 53: AAS 95 (2003) 469.
[105] Ioannes Paulus II, Alloc. In Portu Principis, ad episcopos Consilii
episcopalis Latino-Americani sodales (9 Martii 1983), III: AAS 75 (1983)
777-779.
[106] Ioannes Paulus II, Litt. Ap. Mane nobiscum Domine (7 Octobris 2004)
25-26: L'Osservatore Romano (9 Octobris 2004), 6; cf. Conc.Œcum.
Vat. ii, Const. Past. De Ecclesia in Mundo Huius Temporis Gaudium et spes,
36.
[107] Cf. Ibid., 26.
[108] Cf. Conc.Œcum. Vat. ii, Const. de Sacra Liturgia Sacrosanctum
Concilium, 7; Paulus VI, Litt. Enc. Mysterium fidei (3 Septembris 1965),
35-39: AAS 57 (1965) 762-764; Institutio Generalis Missalis Romani (20
Aprilis 2000), 27.
[109] Cf. Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Slavorum Apostoli (2 Iunii 1985),
21 et 26: AAS 77 (1985), 802-803; 806-807.
[110] Cf. Conc.Œcum. Vat. ii, Decr. de activitate missionali Ecclesiæ
Ad Gentes, 22.
[111] Cf. Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum, Instr.
Varietates legitimæ (25 Ianuarii 1994): AAS 87 (1995) 288-314.
[112] Cf. Diligenter collecta Acta Magisterii circa argumentum hoc praebuit
Pontificium Consilium de Cultura. Ad rem cf. Per una Pastorale della Cultura
(23 Maii 1999): L'Osservatore Romano (2 Iunii 1999), Suppl.
[113] Cf. Ioannes Paulus II, Adhort. Ap. Post-syn. Ecclesia in Africa
(14 Septembris 1995), III, nn. 55-71: AAS 88 (1996) 34-47; Adhort. Ap.
Post-syn. Ecclesia in America (22 Ianuarii 1999), 70: AAS 91 (1999) 805-806;
Adhort. Ap. Post-syn. Ecclesia in Asia (6 Novembris 1999), 21-22: AAS
92 (2000) 482-487; Adhort. Ap. Post-syn. Ecclesia in Oceania (22 Novembris
2001), 16: AAS 94 (2002) 382-384; Adhort. Ap. Post-syn. Ecclesia in Europa
(28 Iunii 2003), 58-60: AAS 95 (2003) 685-686.
[114] Institutio Generalis Missalis Romani (20 Aprilis 2000), 9.
[115] Cf. Missale Romanum, Oratio "Domine Iesu Christe".
[116] Cf. S. Augustinus, In Ioannis Evangelium tractatus, XXVI, cap. VI,
n. 13: PL 35, 1613.
[117] Benedictus XVI, Homilia (24 Aprilis 2005): L'Osservatore Romano
(25 Aprilis 2005), 5.
[118] Cf. Codex Iuris Canonici, can. 844, ' 4; Codex Canonum Ecclesiarum
Orientalium, can 671, ' 4.
[119] Cf. Pontificium Consilium ad Unitatem Christianorum fovendam, Directorium
Œcumenicum noviter compositum, Directoire pour l'application des
Principes et des Normes sur l'Œcumenisme (25 Martii 1993), 129-131:
AAS 85 (1993) 1088-1089.
[120] Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Redemptor hominis (4 Martii 1979),
20: AAS 71 (1979) 312.
[121] Cf. Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 35: AAS 95 (2003) 457.
[122] Cf. Paulus VI, Litt. Enc. Mysterium fidei (3 Septembris 1965), 2:
AAS 57 (1965), 753.
[123] Cf. Catechismus Catholicæ Ecclesiæ, 1398-1401.
[124] Cf. Codex Iuris canonici, can. 844; Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium,
can. 671; Catechismus Catholicæ Ecclesiæ, 1399-1401; Ioannes
Paulus II, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis 2003), 45: AAS
95 (2003), 462-462.
[125] Cf. Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 46: AAS 95 (2003) 463.
[126] Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Redemptoris missio (7 Decembris 1990),
61: AAS 83 (1991) 309-310.
[127] Ioannes Paulus II, Litt. Enc. Ecclesia de Eucharistia (17 Aprilis
2003), 1: AAS 95 (2003) 433.
[128] S. Thomas Aquinas, Summa Theologica, III, q. 83, a. 4 c.
[129] Benedictus XVI, Homilia in Romani Episcopi Cathedræ possessione
capienda (7 Maii 2005), L'Osservatore Romano (9-10 Maii 2005), 7.
[130] Ioannes Paulus II, Litt. Ap. Mane nobiscum Domine (7 Octobris 2004)
29: L'Osservatore Romano (9 Octobris 2004), 6.
[131] Cf. Conc.Œcum. Vat. ii, Const. Dogmat. de Ecclesia Lumen gentium,
1.
[132] Cf. Ioannes Paulus II, Litt. Ap. Mane nobiscum Domine (7 Octobris
2004) 31: L'Osservatore Romano (9 Octobris 2004), 6.
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