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Anno
dell'Eucarestia
Ottobre 2004 - Ottobre 2005
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SINODO DEI VESCOVI - XI ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA
L'EUCARISTIA: FONTE E CULMINE DELLA VITA E DELLA MISSIONE DELLA CHIESA
INSTRUMENTUM LABORIS
Città del Vaticano 2005
INDICE
Prefazione
INTRODUZIONE
Assemblea sinodale nell'Anno dell'Eucaristia
Instrumentum laboris e suo uso
Parte I:
EUCARISTIA E MONDO ATTUALE
Capitolo I: FAME DEL PANE DI DIO
Pane per l'uomo nel mondo
Alcuni dati statistici essenziali
Eucaristia in differenti contesti della Chiesa
Eucaristia e senso cristiano della vita
Capitolo II: EUCARISTIA E COMUNIONE ECCLESIALE
Mistero eucaristico, espressione di unità ecclesiale
Rapporto Eucaristia e Chiesa, 'Sposa e Corpo di Cristo'
Rapporto tra l'Eucaristia e gli altri sacramenti
Stretto legame tra Eucaristia e Penitenza
Rapporto tra Eucaristia e fedeli
Ombre nella celebrazione dell'Eucaristia
Parte II:
FEDE DELLA CHIESA NEL MISTERO DELL'EUCARISTIA
Capitolo I: EUCARISTIA, DONO DI DIO AL SUO POPOLO
Eucaristia, mistero della fede
Eucaristia, nuova ed eterna alleanza
Fede e celebrazione dell'Eucaristia
Fede personale ed ecclesiale
Percezione del mistero eucaristico tra i fedeli
Senso del sacro nell'Eucaristia
Capitolo II: MISTERO PASQUALE ED EUCARISTIA
Centralità del mistero pasquale
Nomi dell'Eucaristia
Sacrificio, memoriale e convito
Consacrazione
Presenza reale
Parte III:
EUCARISTIA NELLA VITA DELLA CHIESA
Capitolo I: CELEBRARE L'EUCARISTIA DEL SIGNORE
"Ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza"
Riti d'introduzione
Liturgia della Parola
Liturgia eucaristica
Comunione
Riti di conclusione
Ars celebrandi
Parola e Pane di vita
Significato delle norme
Urgenze pastorali
Canto liturgico
Decoro del luogo sacro
Capitolo II: ADORARE IL MISTERO DEL SIGNORE
Dalla celebrazione all'adorazione
Atteggiamenti di adorazione
Attesa del Signore
Eucaristia domenicale
Parte IV:
EUCARISTIA NELLA MISSIONE DELLA CHIESA
Capitolo I: SPIRITUALITÀ EUCARISTICA
Eucaristia, fonte della morale cristiana
Persone e comunità eucaristiche
Maria, donna eucaristica
Capitolo II: EUCARISTIA E MISSIONE DI EVANGELIZZAZIONE
Atteggiamento eucaristico
Implicazioni sociali dell'Eucaristia
Eucaristia e inculturazione
Eucaristia e pace
Eucaristia e unità
Eucaristia ed ecumenismo
Eucaristia ed intercomunione
Ite missa est
CONCLUSIONE
PREFAZIONE
La Chiesa vive dell'Eucaristia fin dalle sue origini. In essa trova la
ragione della sua esistenza, la fonte inesauribile della sua santità,
la forza dell'unità e il vincolo della comunione, l'impulso della
sua vitalità evangelica, il principio della sua azione di evangelizzazione,
la sorgente della carità e lo slancio della promozione umana, l'anticipo
della sua gloria nel banchetto eterno delle Nozze dell'Agnello (cf. Ap
19, 7-9).
Tra le presenze di diverso grado del Signore risorto nella sua Chiesa,
un posto del tutto particolare occupa il sacramento dell'Eucaristia, nel
quale, per la grazia dello Spirito Santo e le parole della consacrazione,
il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo
a gloria e lode di Dio Padre. Tale inestimabile dono e grande mistero
ebbe compimento nell'Ultima cena e, per l'esplicito comandamento del Signore
Gesù: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19), è
stato tramandato a noi per mezzo degli apostoli e dei loro successori.
Al riguardo, san Paolo nel racconto del pane e del calice della nuova
Alleanza, scrisse: "Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che
a mia volta vi ho trasmesso" (1 Cor 11, 23). Si tratta di sacra Tradizione
fedelmente pervenuta di generazione in generazione fino ai nostri giorni.
Il deposito della fede eucaristica, nonostante varie controversie dottrinali
e disciplinari, è pervenuto a noi, per la grazia della divina Provvidenza,
nella sua purezza originale, in virtù soprattutto, della dottrina
dei due Concili ecumenici di Trento (1545-1563) e Vaticano II (1962-1965).
Ad una migliore comprensione del mistero eucaristico notevole contributo
hanno dato vari Sommi Pontefici, tra cui è doveroso ricordare Paolo
VI e Giovanni Paolo II, di v. m., entrambi impegnati nell'applicazione,
a livello di Chiesa universale, delle deliberazioni del Concilio Vaticano
II. Durante il Pontificato di Giovanni Paolo II la Chiesa Cattolica si
è arricchita di grandi documenti sul sacramento dell'Eucaristia.
Basti ricordare il Catechismo della Chiesa Cattolica, l'enciclica Ecclesia
de Eucharistia, la Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine. In tale prospettiva
di attuazione del Concilio Vaticano II e in fedele continuità con
la bimillenaria tradizione della Chiesa auspica mantenere il suo Pontificato
anche l'attuale Santo Padre, Benedetto XVI, che ha annunciato già
nella sua prima allocuzione, indirizzata per mezzo del Collegio dei Cardinali
all'intera Chiesa, che l'Eucaristia costituisce il centro permanente e
la fonte del servizio petrino affidatogli.
I documenti menzionati contengono una densa riflessione sul sacramento
dell'Eucaristia con significative implicazioni spirituali e pastorali.
Verificare all'alba del Terzo millennio del cristianesimo in che modo
tale ricco patrimonio della fede venga applicato nella realtà della
Chiesa Cattolica, sparsa nei cinque continenti, rimane una questione di
sensibilità pastorale, di responsabilità episcopale e di
visione profetica.
Pertanto, non è stata motivo di sorpresa la proposta fatta dalle
Conferenze Episcopali di tutto il mondo e da altri organismi ecclesiali
consultati dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, con il consenso
del Consiglio Ordinario, di sottoporre all'approvazione del Santo Padre
il tema dell'Eucaristia per l'XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo
dei Vescovi. Considerando l'importanza dell'argomento, Sua Santità
ha ben volentieri accolto tale suggerimento, deliberando il tema: L'Eucaristia:
fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa e il tempo dell'assemblea,
dal 2 al 23 ottobre 2005. Nella scelta del tema a nessuno sfugge il richiamo
esplicito all'insegnamento del Concilio Vaticano II sull'Eucaristia, soprattutto
della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (n. 11), ripreso anche da Ecclesia
de Eucharistia (nn. 1 e 13). Non si tratta di un richiamo casuale, bensì
programmatico in vista di una ripresa dell'entusiasmo del Concilio Ecumenico
Vaticano II per verificare l'applicazione dell'insegnamento sul sacramento
dell'Eucaristia alla luce del posteriore Magistero della Chiesa.
Aiutata dai Membri del Consiglio Ordinario, la Segreteria Generale del
Sinodo dei Vescovi ha incominciato la preparazione all'XI Assemblea Generale
Ordinaria, con la composizione dei Lineamenta. Tale documento è
stato pubblicato all'inizio dell'anno 2004 con l'intenzione di suscitare
una vasta riflessione ecclesiale sul mistero dell'Eucaristia, celebrato
e adorato nelle diocesi e nelle comunità della Chiesa Cattolica
e annunciato al mondo intero. Infatti, il documento è stato inviato
alle Conferenze Episcopali, alle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris,
ai Dicasteri della Curia Romana e all'Unione dei Superiori Generali, con
l'espressa richiesta di rispondere, dopo riflessioni e preghiere, a un
Questionario su diversi argomenti pastorali riguardanti l'Eucaristia.
Inoltre, il medesimo documento è stato largamente diffuso nella
Chiesa e nel mondo attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Il Popolo
di Dio, guidato dai Pastori, ha risposto bene a tale consultazione, fornendo
validi contributi sull'argomento, in vista della preparazione dell'assemblea
sinodale. In vari Paesi sono state favorite discussioni a livello di diocesi,
parrocchie ed altre comunità ecclesiali. Si è trattato,
pertanto, di una indagine sulla fede e sulla prassi eucaristica a livello
della Chiesa universale.
Le reazioni sono arrivate alla Segreteria Generale sotto forma di "risposte",
da parte degli organismi sopra indicati con spiccata dimensione collegiale,
e di "osservazioni" da parte di coloro che spontaneamente hanno
voluto dare il loro contributo al processo sinodale. I frutti sono stati
raccolti nel presente Instrumentum laboris che è una sintesi fedele
dei contributi pervenuti. Riflettendo il tenore delle risposte, nel documento
non si è voluta ripresentare una sintesi teologica sistematica
e completa sul sacramento dell'Eucaristia, che del resto già esiste
nella Chiesa, quanto, piuttosto, ricordare alcune verità dottrinali
che hanno notevole influsso sulla celebrazione del sublime mistero della
nostra fede, mettendone in risalto la grande ricchezza pastorale. Pertanto,
il documento si è concentrato principalmente sugli aspetti positivi
della celebrazione eucaristica, che raduna i fedeli e fa di loro una comunità,
nonostante le differenze di razza, lingua, nazione, cultura. Nel documento
sono, poi, menzionate anche alcune omissioni o negligenze nella celebrazione
dell'Eucaristia che, grazie a Dio, sono assai marginali. Esse, però,
permettono di prendere maggiore coscienza del rispetto e della pietà
con cui i membri del clero e tutti i fedeli dovrebbero avvicinarsi all'Eucaristia
per celebrarne il sacro mistero. Non manca, infine, una parte propositiva,
proveniente da numerose risposte, frutto di approfondite riflessioni pastorali
delle Chiese particolari e di altri organismi consultati.
Ovviamente, la celebrazione del sacramento dell'Eucaristia si manifesta
nei singoli Paesi e continenti con notevole varietà, che diventa
evidente se si considerano le varie Tradizioni spirituali o riti della
Chiesa Cattolica. La diversità, lungi dall'indebolire la sua unità,
rivela la ricchezza della Chiesa nella comunione cattolica caratterizzata
dallo scambio dei doni e delle esperienze. I cattolici di Tradizione latina
percepiscono tale ricchezza nella insigne spiritualità delle Chiese
Orientali Cattoliche, come risulta sia dai Lineamenta che dall'Instrumentum
laboris. Da parte loro, i cristiani delle Tradizioni orientali riscoprono
il notevole patrimonio teologico e spirituale della Tradizione latina.
Questo atteggiamento ha pure una finalità ecumenica. Infatti se
la Chiesa Cattolica respira a due polmoni, e ne ringrazia la Divina Provvidenza,
attende anche il giorno beato, quando tale ricchezza spirituale potrà
essere ampliata e ravvivata da una completa e visibile unità con
quelle Chiese Orientali che, pur in assenza di una piena comunione, in
buona parte professano la stessa fede nel mistero di Gesù Cristo
Eucaristia.
L'Instrumentum laboris è destinato ai Padri sinodali come documento
di lavoro e di ulteriore riflessione sull'Eucaristia che, come cuore della
Chiesa, la spinge nella comunione ad un rinnovato slancio missionario.
Non c'è dubbio che la riflessione sarà fruttuosa perché
lo spirito di collegialità, proprio delle riunioni sinodali, favorirà
il consenso sulle proposte destinate al Santo Padre. Inoltre, si potranno
raccogliere abbondanti frutti dalla riforma liturgica, dalle ricerche
esegetiche e dall'approfondimento teologico che hanno caratterizzato il
periodo successivo al Concilio Vaticano II.
Dalle risposte sintetizzate nell'Instrumentum laboris si percepisce l'auspicio
del Popolo di Dio che i lavori dei Padri sinodali, radunati intorno al
Vescovo di Roma, Capo del Collegio episcopale e Presidente del Sinodo,
insieme ad altri rappresentanti della comunità della Chiesa, contribuiscano
a riscoprire la bellezza dell'Eucaristia, sacrificio, memoriale e convito
di Gesù Cristo, Salvatore e Redentore del mondo. I fedeli attendono
orientamenti appropriati perché sia celebrato più degnamente
il Sacramento dell'Eucaristia, pane disceso dal cielo (cf. Gv 6, 58) e
offerto da Dio Padre nel suo Figlio Unigenito, sia adorato con più
devozione il Signore sotto le specie del pane e del vino, siano rafforzati
i vincoli di unità e di comunione tra coloro che si nutrono del
Corpo e del Sangue del Signore. Tale attesa non sorprende, in quanto i
cristiani che partecipano alla mensa del Signore, illuminati dalla grazia
dello Spirito Santo, sono parte viva della Chiesa, Corpo mistico di Gesù
Cristo, suoi testimoni nell'ambiente di vita e di lavoro, attenti ai bisogni
spirituali e materiali dell'uomo contemporaneo, attivi nella costruzione
di un mondo più giusto, in cui a nessuno manchi più il pane
nostro quotidiano.
I Padri sinodali svolgeranno i loro compiti sinodali seguendo l'esempio
della Beata Vergine Maria, Donna eucaristica, nella disponibilità
a compiere la volontà di Dio Padre e con attitudine di apertura
alle ispirazioni dello Spirito Santo. In tale importante lavoro saranno
sostenuti dai vincoli della comunione con il clero e i fedeli che in quest'Anno
dell'Eucaristia, con rinnovato zelo, non cessano di pregare, di celebrare,
di adorare, di testimoniare con la vita cristiana e con la carità
fraterna la fecondità del mistero eucaristico, annunciando con
ravvivato vigore apostolico ai vicini ed ai lontani la bellezza del grande
mistero della fede racchiuso nel sacramento dell'Eucaristia, fonte e culmine
della vita e della missione della Chiesa per il Terzo millennio del cristianesimo.
Nikola Eterovic
Arcivescovo tit. di Sisak
Segretario Generale
INTRODUZIONE
Assemblea sinodale nell'Anno dell'Eucaristia
1. La prossima XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi,
che si terrà dal 2 al 23 ottobre 2005 sul tema L'Eucaristia: fonte
e culmine della vita e della missione della Chiesa, è preceduta
da una fase preparatoria che coinvolge tutta la Chiesa Cattolica sparsa
nel mondo, grazie anche al magistero di Giovanni Paolo II, che ha promulgato
l'Enciclica Ecclesia de Eucharistia e la Lettera apostolica Mane nobiscum
Domine, e dei vescovi e teologi al 481 Congresso Eucaristico Internazionale
di Guadalajara, Messico.[1] Attinenti in certo modo al tema sinodale vanno
considerati anche l'Istruzione Redemptionis sacramentum e il sussidio
Anno dell'Eucaristia. Suggerimenti e proposte della Congregazione per
il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, diffuso quest'ultimo in
occasione dell'apertura dell'Anno dell'Eucaristia che, iniziato il 17
ottobre 2004, si concluderà proprio col Sinodo.
Ad orientare la preparazione specifica sono stati approntati i Lineamenta,
non per offrire un trattato completo sull'Eucaristia, né per riproporre
semplicemente gli insegnamenti dottrinali contenuti nei suddetti documenti,
ma per delineare le questioni emergenti nel quadro dei punti essenziali
della dottrina eucaristica della Chiesa alla luce della Sacra Scrittura
e della Tradizione.
Ai Lineamenta e al relativo Questionario sono pervenute risposte dalle
Conferenze Episcopali, dalle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, dalla
Curia Romana e dall'Unione dei Superiori Generali, e osservazioni da Vescovi,
sacerdoti, religiosi, teologi e fedeli laici, che poi sono raccolte nell'Instrumentum
laboris. Questo documento di lavoro della futura assemblea serve ad informare
sulla realtà della fede, del culto e della vita eucaristica delle
Chiese particolari sparse nel mondo e a confrontarla con quella della
Chiesa universale.
Instrumentum laboris e suo uso
2. Per favorire la riflessione e la discussione preparatoria, nonché
gli interventi e il dibattito in aula, l'Instrumentum laboris enuncia
il dato dottrinale e quello pastorale. In questi due campi infatti sono
impegnati continuamente i Vescovi nell'esercizio del loro triplice ufficio
episcopale di insegnare, santificare e governare il popolo di Dio. Infatti,
la prassi della Chiesa nel mondo deve confrontarsi continuamente con la
dottrina perenne alimentata dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione.
Applicando il metodo al tema del Sinodo, è necessario verificare
se la legge della preghiera corrisponda alla legge della fede, ovvero
domandare che cosa creda e come viva il popolo di Dio perché l'Eucaristia
possa essere sempre più la fonte e il culmine della vita e della
missione della Chiesa e di ciascun fedele mediante la liturgia, la spiritualità,
la catechesi negli ambiti culturali, sociali e politici.
Dalle risposte ai Lineamenta emerge il bisogno di comprendere l'Eucaristia
alla luce della sua duplice qualità di fons et culmen nella Chiesa.
Il Sacrificio sacramentale è fonte in quanto, per virtù
delle parole del Signore e l'opera dello Spirito Santo, contiene l'efficacia
della passione di Gesù Cristo e la potenza della sua risurrezione.
L'Eucaristia è poi culmine della vita della Chiesa in quanto porta
alla comunione col Signore per la santificazione e la divinizzazione dell'uomo,
membro di una comunità radunata intorno alla mensa del Signore.
Da questa verità, fons et culmen, nasce l'impegno per la trasformazione
delle realtà temporali. Questo è il tema generale del Sinodo.
Si può dire che nell'Eucaristia sia racchiuso il senso del sacrificio
di Gesù: Dio totalmente e gratuitamente si dona e l'uomo si abbandona
completamente al Padre che lo ama. Si tratta di una duplice espressione
d'amore, che corrisponde, in qualche modo, all'Eucaristia come sacrificio
e come banchetto.
E' stato generalmente apprezzato dalle risposte il fatto che i Lineamenta
abbiano proposto non solo lo sguardo all'Eucaristia della liturgia di
tradizione latina ma anche quello delle liturgie delle tradizioni orientali:
l'osmosi è ritenuta arricchente e benefica anche al fine di esaltare
le luci e diradare le ombre che si registrano in non pochi luoghi. Il
testo dell'Instrumentum Laboris tenta di fare altrettanto nel comprendere
l'intera tradizione della Chiesa, non solo dalla prospettiva del rito
latino, sebbene non si possa nascondere che alcuni fenomeni siano propri
di quest'ultimo.
Ora il presente Instrumentum laboris viene sottoposto alla riflessione
dei Pastori delle Chiese particolari perché con il popolo di Dio
si preparino al Sinodo, nel quale i Padri offriranno al Vescovo di Roma
proposte utili al rinnovamento eucaristico della vita ecclesiale.
PARTE I
EUCARISTIA E MONDO ATTUALE
Capitolo I
FAME DEL PANE DI DIO
"Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà
la vita al mondo.
Allora gli dissero: Signore dacci sempre questo pane" (Gv 6,33-34)
Pane per l'uomo nel mondo
3. Alla domanda di offrire un segno per poter credere, Gesù Cristo
propose alla folla se stesso come il pane vero che sazia l'uomo (cf. Gv
6,35), il Pane che discende dal cielo per dare la vita al mondo. Anche
il mondo attuale ha bisogno di tale pane per avere la vita. Nella conversazione
con Gesù che presentava se stesso come il Pane per la vita del
mondo, la folla spontaneamente lo pregò: "Signore dacci sempre
questo pane". Si tratta di una supplica significativa, espressione
del desiderio profondo insito nel cuore non solo dei fedeli bensì
di ogni uomo che anela alla felicità simbolizzata dal pane della
vita eterna. Anche il mondo in quest'anno del Signore 2005, nonostante
le difficoltà e contraddizioni di varia indole, aspira alla felicità
e desidera il pane della vita, dell'anima e del corpo. Per dare una risposta
a questo anelito umano il Papa ha fatto un accorato appello a tutta la
Chiesa perché l'Anno dell'Eucaristia sia anche occasione di un
impegno serio e profondo a lottare contro il dramma della fame, il flagello
delle malattie, la solitudine degli anziani, i disagi dei disoccupati
e le traversie dei migranti. I frutti di tale impegno saranno la prova
dell'autenticità delle celebrazioni eucaristiche.[2]
E non solo l'uomo ma anche l'intera creazione attende i nuovi cieli e
la nuova terra ( cf. 2 Pt 3,13) e la ricapitolazione di tutte le cose,
anche quelle della terra, in Cristo (cf. Ef 1,10). Perciò, l'Eucaristia,
essendo il culmine al quale tende tutto il creato, è la risposta
alla preoccupazione del mondo contemporaneo anche per l'equilibrio ecologico.
Infatti, il pane e il vino, materia che Gesù Cristo ha scelto per
ogni Santa Messa, collegano la celebrazione eucaristica con la realtà
del mondo creato e affidato al dominio dell'uomo (cf. Gn 1,28), nel rispetto
delle leggi che il Creatore ha posto nelle opere delle sue mani. Il pane
che diventa Corpo di Cristo, sia prodotto da una terra fertile, pura e
non contaminata. Il vino, che si trasforma nel Sangue del Signore Gesù,
sia segno di un lavoro di trasformazione del creato secondo i bisogni
degli uomini preoccupati pure di salvaguardare le risorse necessarie per
le generazioni future. L'acqua, che unita al vino simboleggia l'unione
della natura umana a quella divina nel Signore Gesù, conservi le
sue salutari qualità per gli uomini assetati di Dio "sorgente
di acqua che zampilla per la vita eterna" (Gv 4,14).
Alcuni dati statistici essenziali
4. Il tema del sinodo L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della
missione della Chiesa, dunque, esige anche uno sguardo su alcuni dati
significativi del mondo, in cui la Chiesa vive e opera. Nell'impossibilità
di fornire un quadro completo ed esauriente si fanno dei rilievi e considerazioni
d'indole generale.
Alcuni dati rendono palese il rapporto statistico tra la popolazione in
genere e i fedeli che professano la fede cattolica. In questo senso è
da notare che il numero dei cattolici nel 2003 era pari a 1.086.000.000,
con un aumento di 15.000.000 di persone rispetto all'anno precedente,
così ripartito per continenti: Africa + 4,5 %; America + 1,2 %;
Asia + 2,2 %; Oceania + 1,3 %. Una situazione di pratica stabilità
si registra in Europa . La lettura dei dati sulla distribuzione dei cattolici
nelle varie aree geografiche evidenzia che l'America raccoglie il 49,8
% dei cattolici del mondo intero, mentre l'Europa ne ha il 25,8 %, l'Africa
il 13,2 %, l'Asia il 10,4 % e l'Oceania lo 0,8 %.[3] Quanto poi al numero
degli abitanti, la percentuale dei fedeli cattolici nei singoli continenti
è la seguente: il 62,46 % in America, il 39,59 % in Europa, 26,39
% in Oceania, il 16,89 % in Africa, il 2,93 % in Asia.[4]
Dal punto di vista della distribuzione geografica della Chiesa è
da notare che nel 2003 le circoscrizioni ecclesiastiche erano 2.893, 10
in più rispetto al 2002, con aumento in tutti i continenti.[5]
È cresciuto di un 27,68 % il numero dei Vescovi in tutto il mondo,
passando da 3.714 nel 1978 a 4.742 nel 2003, mentre il numero complessivo
dei sacerdoti nel 2003 (405.450: 268.041 diocesani e 137.409 religiosi)
rispetto a quello del 1978 (420.971: 262.485 diocesani e 158.486 religiosi)
ha subito una flessione del 3,69 %, dovuta ad una diminuzione del 13,30
% dei sacerdoti religiosi e ad una crescita del 2,12 % dei sacerdoti diocesani.
Inoltre, è in diminuzione del 27,94 % il numero di religiosi professi
non sacerdoti (da 75.802 nel 1978 a 54.620 nel 2003). Si verifica anche
una flessione del 21,65 % nel numero delle religiose professe (da 990.768
nel 1978 a 776.269 nel 2003).[6]
Poiché la celebrazione del sacramento dell'Eucaristia è
essenzialmente legata al sacramento dell'Ordine, va tenuto conto, per
il periodo 1978-2003, anche dell'aumento dei cattolici per sacerdote.
Esso, infatti, è passato da 1.797 cattolici per sacerdote all'inizio
del periodo a 2.677 alla fine. Tale proporzione appare non poco diversa
da continente a continente. Ad esempio, a fronte dei circa 1.386 cattolici
per sacerdote in Europa, in Africa se ne contano circa 4.723, in America
4.453, in Asia 2.407 ed in Oceania 1.746.[7] Inoltre va rilevato che in
questo stesso periodo i diaconi permanenti costituiscono il gruppo in
più forte crescita: complessivamente in tutti i continenti si sono
più che quintuplicati, con un incremento relativo del 466,7 %.
Non è privo d'interesse rammentare che questa figura religiosa
è molto diffusa in America (specialmente nel Nord del continente)
con il 65,7 % di tutti i diaconi nel mondo, ed anche in Europa con il
32%. È anche importante il ruolo svolto nell'evangelizzazione in
tutto il mondo dai missionari laici (172.331) e dai catechisti (2.847.673).[8]
5. Il Sinodo si colloca in un periodo caratterizzato da forti contrasti
nella famiglia umana. La globalizzazione permette la percezione dell'unità
del genere umano, grazie pure ai mass-media che informano sulla realtà
in ogni angolo terrestre. Si tratta di un importante aspetto del progresso
tecnico, sviluppatosi in modo eccezionale negli ultimi decenni. Purtroppo,
la globalizzazione e il progresso tecnico non hanno favorito la pace e
una maggiore giustizia tra le nazioni ricche e quelle povere del 31 e
41 mondo. Tutto fa pensare che, purtroppo, mentre i padri sinodali saranno
riuniti, in varie parti del mondo continueranno atti di violenza, terrorismo
e guerre. Al contempo, molti fratelli e sorelle saranno vittime di varie
malattie, come per esempio l'Aids, che producono desolazione in vasti
strati della popolazione, soprattutto nei paesi poveri.
Permarrà, purtroppo, lo scandalo della fame, fenomeno che si è
aggravato negli ultimi anni, dato che oltre un miliardo di uomini vive
nella miseria. In questo senso, vanno notati alcuni fenomeni riguardanti
la realtà sociale, in particolare la fame, che non possono essere
trascurati quando si pensa al rapporto della Chiesa con il mondo in termini
di evangelizzazione. Infatti, la Chiesa ha da sempre accompagnato l'annuncio
del Vangelo e la trasmissione della salvezza attraverso i sacramenti con
le opere della promozione umana, in tanti campi della vita sociale, quali
la sanità, l'assistenza umanitaria e l'educazione. Perciò,
non va dimenticato, tra l'altro, che nel periodo 1999-2001, ci sono stati
842 milioni di persone sottoalimentate in tutto il mondo e 798 milioni
di esse nei paesi in via di sviluppo, specialmente nell'Africa Sub-Sahariana,
in Asia e nel Pacifico.[9] Questa drammatica realtà non può
essere assente dalla riflessione dei padri sinodali i quali, con ogni
cristiano, varie volte al giorno pregano il Signore: "dacci oggi
il nostro pane quotidiano".
Eucaristia in differenti contesti della Chiesa
6. Dalle risposte ai Lineamenta si rileva che la frequenza alla Santa
Messa nella domenica è piuttosto alta in diverse Chiese particolari
di nazioni africane e in alcune asiatiche. Si registra invece il fenomeno
contrario nella maggior parte dei paesi europei ed americani e in alcuni
dell'Oceania, giungendo a punte negative del 5% . I fedeli che trascurano
il precetto domenicale, nella maggior parte dei casi, non danno particolare
importanza alla partecipazione alla Messa. In fondo essi non sanno cosa
sia veramente il Sacrificio e il banchetto eucaristico che unisce i fedeli
intorno all'altare del Signore.
La Messa prefestiva permette a molti di soddisfare il precetto, anche
se in certi casi se ne approfitta per svolgere attività lavorative
durante la domenica. In molti luoghi la Messa nei giorni feriali è
frequentata da poche persone, che partecipano ad essa, alcune in modo
abituale, altre occasionalmente, altre ancora per il loro impegno nella
vita ecclesiale.
Dovrebbe essere incoraggiata una più continua e intensa attività
catechetica a riguardo dell'importanza e dell'obbligo di partecipare alla
Santa Messa nella domenica e nei giorni di precetto. Talvolta si svaluta
l'importanza del precetto sostenendo che è sufficiente osservarlo
quando lo stato d'animo lo suggerisce.
7. Tra le Chiese particolari si possono rilevare alcuni principali fenomeni.
Si assiste ad un declino della pratica della fede, della partecipazione
alla Messa, prevalentemente tra i giovani. Ciò deve far riflettere
su quanto tempo si dedichi da parte di pastori e catechisti all'educazione
dei ragazzi e bambini alla fede e quanto invece ad altre attività,
come quelle sociali.
Si percepisce un affievolimento del senso del mistero nelle società
secolarizzate da attribuirsi anche ad interpretazioni e atti difformi
dal senso della riforma liturgica del Concilio, che porta a riti banali
e poveri di senso spirituale. In altre parti le comunità cristiane
hanno conservato un profondo senso del mistero, così che la liturgia
mantiene in esse un grande significato.
Si manifesta la soddisfazione per una liturgia inculturata che permette
di raggiungere meglio la partecipazione attiva alla liturgia. Conseguentemente
è cresciuta la partecipazione alla Messa. Molti giovani e adulti
partecipano alla vita e alla missione della Chiesa. Se a causa della scarsezza
di clero si celebra la Messa nelle aree rurali solo qualche volta al mese
o addirittura all'anno, è inevitabile che il servizio domenicale
sia affidato a laici.
8. Si deve chiarire che l'acceso al mistero dipende da una celebrazione
della liturgia fatta con dignità, dalla preparazione accurata,
ma soprattutto dalla fede nel mistero stesso. In merito è di grande
aiuto l'enciclica Redemptoris missio che ha messo in evidenza i due aspetti
della mancanza di fede che sta incidendo negativamente sullo slancio missionario:
la secolarizzazione della salvezza e il relativismo religioso. La prima
porta a battersi sì per l'uomo, ma per un uomo ridotto alla sola
dimensione orizzontale.[10] C'è chi sembra vincolare la vocazione
di ministro dei misteri di Dio a quella di organizzatore della giustizia
sociale. Il secondo porta ad abolire la verità del cristianesimo,
poiché si ritiene che una religione vale l'altra.[11] Lungi dal
lasciarsi andare a rimpianti, Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica
Novo Millennio ineunte ha esortato a rafforzare l'attività missionaria
della Chiesa.[12]
Il tema del Sinodo si può svolgere correttamente tenendo conto
di tale contesto, senza dimenticare che per gli Apostoli e per i Padri,
si pensi solo a Giustino,[13] l'Eucaristia è l'azione più
santa della Chiesa, la quale crede fermamente che in Essa è davvero
presente il Signore Gesù Risorto. Questa presenza è l'esito
fondamentale del sacramento.
Proprio questo avvenimento che scaturisce dalla trasformazione delle specie
del pane e del vino fa avvicinare la Chiesa sempre con timore e tremore,
e al contempo con fiducia, al mistero che costituisce l'essenza della
liturgia. Oggi occorre riaffermare il rispetto verso il mistero della
Eucaristia e la consapevolezza della sua intangibilità. Per questo
è necessario osservare un programma articolato di formazione. Ma
molto dipenderà dall'esistenza di luoghi esemplari, in cui l'Eucaristia
sia creduta veramente, sia celebrata correttamente, in cui si possa vivere
di persona ciò che questa è: l'unica vera risposta alla
ricerca di senso della vita che contraddistingue l'uomo di tutte le latitudini.
Eucaristia e senso cristiano della vita
9. L'uomo si pone la domanda sul senso della vita: che ne è della
mia vita? Cos'è la libertà? Perché esistono la sofferenza
e la morte? Esiste qualcosa oltre la morte? In una parola: la vita dell'uomo
ha un senso o no?[14] La domanda sussiste malgrado l'uomo s'illuda di
aver raggiunto l'autosufficienza oppure sia in preda alla paura e all'incertezza.
La religione è la risposta definitiva alla domanda di senso della
vita, perché conduce l'uomo alla verità su se stesso nel
rapporto col Dio vero.
L'Eucaristia, che "rivela il senso cristiano della vita",[15]
risponde a tale domanda annunciando la risurrezione e la presenza vera,
piena e duratura del Signore, come pegno della gloria futura. Ciò
implica che l'uomo ponga il suo rapporto con Dio alla base di tutto, perché
esso è fonte di libertà che lo abilita ad entrare nel più
profondo di sé per donarsi gratuitamente. Questo avviene nel mistero
pasquale, in cui la verità e l'amore si incontrano mostrando come
essi siano i connotati della vera religione. Così l'Eucaristia
manifesta la verità della Parola di Dio: nihil hoc verbo veritatis
verius, come canta l'inno Adoro Te,devote.
Il senso dell'Eucaristia è spiegato integralmente dalle parole
di Gesù: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19). Esse
annunciano in primo luogo, che Gesù Cristo ha portato nel tempo
l'eternità dandogli l'orientamento definitivo ed eliminando il
suo potere di annientamento. In secondo luogo, attraverso quelle parole
si mette in evidenza che in Gesù si incontrano la libertà
di Dio e quella dell'uomo dando origine alla comunione che permette di
sconfiggere il maligno. Infine, tali parole significano che Gesù
Cristo è la fonte inesauribile di rinnovamento dell'uomo e del
mondo, nonostante i limiti e il peccato degli uomini.
10. Le risposte ai Lineamenta denunciano un certo allontanamento della
vita pastorale dalla Eucaristia, pertanto dal Sinodo si attende un incoraggiamento
a rafforzare il collegamento tra la vita e la missione. L'Eucaristia è
la risposta ai segni dei tempi della cultura contemporanea. Alla cultura
della morte, l'Eucaristia risponde con la cultura della vita. Contro l'egoismo
individuale e sociale l'Eucaristia afferma la donazione totale. All'odio
e al terrorismo l'Eucaristia contrappone l'amore. Davanti al positivismo
scientifico l'Eucaristia proclama il mistero. Opponendosi alla disperazione
l'Eucaristia insegna la speranza certa della eternità beata.
L'Eucaristia sta ad indicare che la Chiesa e l'avvenire del genere umano
sono legati a Cristo, unica roccia veramente duratura, e non ad alcuna
altra realtà. Perciò la vittoria di Cristo è il popolo
cristiano che crede, celebra e vive il mistero eucaristico.
Capitolo II
EUCARISTIA E COMUNIONE ECCLESIALE
"Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo
un corpo solo:
tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10,17)
Mistero eucaristico, espressione di unità ecclesiale
11. Nell'esortare i fedeli a fuggire l'idolatria, evitando di mangiare
la carne immolata agli idoli, san Paolo mette in risalto lo stretto legame
di comunione dei cristiani con il sangue di Cristo e con il suo Corpo,
in grado di formare, dalla moltitudine dei fedeli una sola comunità,
una sola Chiesa (cf. 1 Cor 8,1-10).
Il tema della comunione ecclesiale ha meritato un'attenzione particolare
da parte del Concilio Ecumenico Vaticano II.[16] Tanto è vero che
l'argomento è stato evidenziato specialmente nella relazione finale
della II Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebrata
in commemorazione del XXV anniversario del suddetto Concilio,[17] così
come in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede ai
Vescovi della Chiesa Cattolica.[18] Inoltre, il tema è stato ampiamente
trattato nel capitolo VI dell'Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores
gregis, promulgata dal Papa Giovanni Paolo II in seguito alla X Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. In questo documento pontificio,
che raccoglie la riflessione sinodale sull'argomento, viene messo in evidenza
come la comunione dei Vescovi con il Successore di Pietro, segno dell'unità
tra la Chiesa universale e le Chiese particolari, ha un punto culminante
nella celebrazione eucaristica dei Vescovi con il Papa durante le visite
ad limina. L'Eucaristia presieduta dal Santo Padre e concelebrata dai
Pastori delle Chiese particolari esprime egregiamente l'unità della
Chiesa. Tale concelebrazione permette di percepire più chiaramente
che "ogni Eucaristia ... è celebrata in comunione col Vescovo
proprio, col Romano Pontefice e col Collegio Episcopale e, mediante questi,
con i fedeli della Chiesa particolare e di tutta la Chiesa, così
che la Chiesa universale è presente in quella particolare e questa
è inserita, insieme con le altre Chiese particolari, nella comunione
della Chiesa universale".[19]
In relazione alla tematica dell'Eucaristia come espressione della comunione
ecclesiale, emergono dalle risposte ai Lineamenta i seguenti temi, che
meritano un trattamento particolare: rapporto tra Eucaristia e Chiesa;
rapporto tra Eucaristia e gli altri sacramenti, in specie la Penitenza;
rapporto tra Eucaristia e fedeli; ombre nella celebrazione dell'Eucaristia.
Rapporto tra Eucaristia e Chiesa 'Sposa e Corpo di Cristo'
12. L'Eucaristia è il cuore della comunione ecclesiale. Il Concilio
ha preferito tra le tante immagini della Chiesa una che esprime tutta
la sua realtà: mistero. Prima di ogni altra cosa, la Chiesa è
mistero dell'incontro tra Dio e l'umanità; per questo essa è
Sposa e Corpo di Cristo, Popolo di Dio e Madre. La mutua relazione tra
l'Eucaristia e la Chiesa consente di applicare ad ambedue le note del
Credo: una, santa, cattolica ed apostolica, che l'enciclica Ecclesia de
Eucharistia ha ulteriormente illustrato.[20]
L'Eucaristia edifica la Chiesa e la Chiesa è il luogo dove si realizza
la comunione con Dio e tra gli uomini. La Chiesa ha coscienza che l'Eucaristia
è il sacramento dell'unità e della santità, dell'apostolicità
e della cattolicità, sacramento essenziale alla Chiesa Sposa di
Cristo e suo Corpo. Le note della Chiesa sono allo stesso tempo i vincoli
della comunione cattolica che permettono la legittima celebrazione dell'Eucaristia.
Il Papa Giovanni Paolo II ricordava che "La Chiesa è il Corpo
di Cristo: si cammina 'con Cristo' nella misura in cui si è in
rapporto 'con il suo Corpo'".[21] E' qui che trova il suo vero senso
l'osservanza delle norme e il decoro della celebrazione: si tratta dell'obbedienza
a Cristo da parte della Chiesa sua sposa.
13. La Chiesa fa l'Eucaristia e l'Eucaristia fa la Chiesa. Sebbene siano
state entrambe istituite da Cristo l'una in vista dell'altra, i due termini
del noto aforisma non sono equivalenti. Se l'Eucaristia fa crescere la
Chiesa perché nel sacramento c'è Gesù Cristo vivente,
ancora prima egli ha voluto la Chiesa perché celebri l'Eucaristia.
I cristiani dell'Oriente sottolineano particolarmente che fin dalla creazione
la Chiesa preesiste alla sua realizzazione terrena. L'appartenenza alla
Chiesa è prioritaria per poter accedere ai sacramenti: non si può
accedere all'Eucaristia senza aver prima ricevuto il Battesimo o non si
può ritornare all'Eucaristia senza aver ricevuto la Penitenza che
è il 'battesimo laborioso' per i peccati gravi. Dalle origini la
Chiesa, per esprimere tale urgenza propedeutica, istituì rispettivamente
il catecumenato per l'iniziazione e l'itinerario penitenziale per la riconciliazione.
Inoltre, non c'è Eucaristia valida e legittima senza il sacramento
dell'Ordine.
Per queste ragioni l'enciclica Ecclesia de Eucharistia parla di "influsso
causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa",[22] e
di stretta connessione tra l'una e l'altra.[23] Con queste premesse si
comprende meglio l'affermazione che "La celebrazione dell'Eucaristia,
però, non può essere il punto di avvio della comunione,
che presuppone come esistente, per consolidarla e portarla a perfezione.
Il sacramento esprime tale vincolo di comunione sia nella dimensione invisibile...
sia nella dimensione visibile.... L'intimo rapporto esistente tra gli
elementi invisibili e gli elementi visibili della comunione ecclesiale
è costitutivo della Chiesa come sacramento di salvezza. Solo in
questo contesto si ha la legittima celebrazione dell'Eucaristia e la vera
partecipazione ad essa...".[24] Parlare di ecclesiologia eucaristica
non significa che nella Chiesa tutto possa essere dedotto dall'Eucaristia,
che però rimane fonte e culmine della vita ecclesiale. In effetti,
come afferma il Concilio Vaticano II: "La sacra liturgia non esaurisce
tutta l'azione della chiesa. Infatti, prima che gli uomini possano accostarsi
alla liturgia, è necessario che siano chiamati alla fede e alla
conversione".[25]
Ora, lo spazio dove naturalmente si svolge la vita ecclesiale è
la parrocchia. Essa, debitamente rinnovata ed animata, dovrebbe essere
il luogo idoneo alla formazione e al culto eucaristico, dato che, come
insegnava il Papa Giovanni Paolo II, la parrocchia è ""comunità
di battezzati che esprimono la loro identità soprattutto attraverso
la celebrazione del Sacrificio eucaristico".[26] Essa dovrebbe valersi
pure dell'esperienza e del contributo di movimenti e nuove comunità
che sotto l'impulso dello Spirito Santo hanno saputo valorizzare, secondo
i propri carismi, gli elementi dell'iniziazione cristiana. Così
aiutano molti fedeli a riscoprire la bellezza della vocazione cristiana,
il cui centro è il sacramento dell'Eucaristia per tutti nella comunità
parrocchiale.
14. L'espressione liturgica dell'ecclesiologia cattolica si trova nell'anafora
mediante i cosiddetti dittici, che stanno a ricordare la dimensione eucaristica
del primato del Papa, Vescovo di Roma, come elemento interiore alla Chiesa
universale, analogamente a quello del Vescovo nella Chiesa particolare.[27]
È l'unica Eucaristia che convoca nell'unità la Chiesa contro
ogni frammentazione. L'unica Chiesa voluta da Cristo rimanda sempre ad
una Eucaristia che si realizza in comunione con il collegio apostolico,
di cui Capo è il Successore di Pietro. E' questo il vincolo che
rende legittima l'Eucaristia. Non è conforme all'unità eucaristica
voluta da Cristo solo una comunione trasversale tra le chiese cosiddette
sorelle. È elemento interiore al sacramento la comunione con il
Successore di Pietro, principio di unità nella Chiesa, depositario
del carisma di unità e universalità, che è il carisma
petrino. Dunque l'unità ecclesiale si manifesta nell'unità
sacramentale ed eucaristica dei cristiani.
Rapporto tra l'Eucaristia e gli altri sacramenti
15. Esiste un rapporto specifico dell'Eucaristia con tutti gli altri sacramenti.
Al riguardo, occorre tener presente, da una parte, che secondo il Concilio
di Trento i sacramenti "contengono la grazia che significano"
e la conferiscono in forza della loro stessa celebrazione.[28] D'altra
parte, tutti i sacramenti come pure tutti i ministeri ecclesiastici e
le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia
e ad essa sono ordinati.[29] Pertanto, il sacramento dell'Eucaristia è
"la perfezione delle perfezioni".[30]
La relazione con l'Eucaristia non riguarda solo la celebrazione liturgica,
ma innanzitutto l'essenza di ciascun sacramento. Il sacramento del battesimo
è indispensabile per entrare nella comunione ecclesiale che viene
rafforzata da altri sacramenti, offrendo al credente "grazia su grazia"
(Gv 1,16). E' nota la fondamentale relazione tra il Battesimo e l'Eucaristia
in quanto fonte della vita cristiana. Nelle Chiese di Tradizione orientale
con il Battesimo si riceve anche la Santa Comunione, mentre nelle Chiese
di Tradizione latina all'Eucaristia si accede in età di ragione
e solo dopo aver ricevuto il Battesimo.
Le risposte ai Lineamenta raccomandano di esplicitare la connessione teologica
tra Battesimo ed Eucaristia come culmine dell'iniziazione, anche se questo
non deve portare necessariamente a celebrare il Battesimo sempre nella
Messa. In proposito si esprimono preoccupazioni circa la qualità
di una catechesi appropriata.
16. Esiste un nesso teologico tra la Confermazione e l'Eucaristia, perché
lo Spirito Santo conduce l'uomo a credere in Gesù Cristo Signore.
Al fine di rendere più evidente questo nesso in alcune chiese particolari
è stata ripristinata la prassi di amministrare la Confermazione
prima della Comunione.
L'Eucaristia è il culmine di un autentico itinerario dell'iniziazione
cristiana. Vivere da cristiano significa rendere attuale il dono del Battesimo,
ravvivato dalla Cresima, alimentandolo con la partecipazione regolare
di domenica e giorni di precetto alla Santa Messa.
Si osserva che il conferimento della Confermazione spesso è delegato
ai sacerdoti, con il conseguente rischio di porre in secondo piano il
fatto che il Vescovo ne è il ministro originario. In questo modo,
si toglie un'occasione ai nuovi cresimati di incontrare il padre e capo
visibile della Chiesa particolare.
17. Alcune risposte sollevano la questione circa l'età più
opportuna per l'ammissione al sacramento nella Chiesa di Tradizione latina,
visti i buoni risultati spirituali e pastorali ottenuti con il conferimento
della Santa Comunione nella prima fanciullezza. Giova qui ricordare la
constatazione del Papa Giovanni Paolo II nel suo libro "Alzatevi,
andiamo!"[31], il quale più recentemente ricordava che "i
bambini sono il presente e il futuro della Chiesa. Hanno un ruolo attivo
nell'evangelizzazione del mondo e con le loro preghiere contribuiscono
a salvarlo e a migliorarlo".[32]
In passato, al riguardo dello stesso argomento, il Decreto Quam singulari
ammetteva i bambini all'Eucaristia fin dai sette anni, età considerata
dell'uso di ragione, quando essi possono distinguere il pane eucaristico
dal pane comune, premessa la prima confessione sacramentale.[33] Tale
orientamento oggi sembra ancora più necessario per il fatto che
l'uso di ragione, come anche i pericoli e le tentazioni, arrivino più
precocemente. Si professa con questa prassi il primato della grazia che
ha apportato alla Chiesa grandi benefici, favorendo anche le vocazioni
sacerdotali.
18. Il rapporto tra l'Ordine sacro e l'Eucaristia è visibile proprio
nella Messa presieduta dal vescovo o dal sacerdote in persona di Cristo
capo. La dottrina della Chiesa fa dell'Ordine la condizione imprescindibile
per la celebrazione valida dell'Eucaristia.
Per questo motivo è stato vivamente raccomandato che sia messa
in evidenza "la funzione sacerdotale del sacerdozio ministeriale
nella celebrazione dell'Eucaristia, il quale differisce dal sacerdozio
comune dei fedeli nell'essenza e non solo nel grado".[34] Anche per
questo è giusto raccomandare che i presbiteri intervengano all'Eucaristia
come celebranti, adempiendo la funzione del loro ordine.[35]
19. E' noto che il Matrimonio viene celebrato solitamente durante la celebrazione
dell'Eucaristia nelle Chiese di tradizione latina, a differenza di quanto
avviene nelle Chiese orientali.
Quando il Matrimonio viene celebrato nella Messa, serva ad additare, come
paradigma dell'amore cristiano, l'amore di Gesù Cristo che nell'Eucaristia
ama la Chiesa come sua sposa sino a dare la vita per essa. Tale amore
sponsale va accennato anche nei casi in cui il sacramento del matrimonio
si celebra fuori della Messa.[36] L'Eucaristia pertanto rimane la fonte
inesauribile dell'unità e dell'amore indissolubile del matrimonio
e diventa il cibo di tutta la famiglia nell'edificazione di un focolare
cristiano.
20. Il rapporto tra l'Eucaristia e l'Unzione degli infermi ha la sua origine
istitutiva, come tutti i sacramenti, nella persona di Cristo: egli mostrava
nella sollecitudine per gli infermi di ogni tipo il senso della sua missione
di guarire e di salvare l'uomo.
Inoltre, nelle risposte ai Lineamenta si raccomanda di presentare il rapporto
tra Unzione ed Eucaristia come consolazione e speranza nella malattia,
prima che come ultimo Viatico. Si invitano i ministri straordinari della
Comunione ad essere solleciti verso i malati gravi e le persone anziane
impedite di partecipare fisicamente alla celebrazione eucaristica in chiesa.
A loro beneficio, sarebbe assai opportuno, come alcune risposte suggeriscono,
potenziare l'uso dei mezzi di comunicazione sociale nella trasmissione
di Sante Messe e di altre celebrazioni liturgiche. Nell'adoperare questa
moderna tecnologia, conviene che coloro che vi sono impegnati possiedano
un'adeguata formazione teologica, pedagogica e culturale.
21. Quanto all'inserimento dei sacramenti nella Messa, le norme liturgiche
delle Chiese orientali non lo prevedono, sebbene vi siano qua e là
delle eccezioni per il Battesimo e il Matrimonio. Al riguardo di questa
prassi spetta alle singole chiese emanare norme opportune. Per le Chiese
particolari di rito latino, le risposte mostrano che l'inserimento avviene
in modo diversificato secondo consuetudini che variano da paese a paese.
Vi sono diocesi che hanno norme per regolare la celebrazione dei sacramenti
e dei sacramentali durante la Messa, specialmente per matrimoni misti
e funerali di persone non praticanti.
I rituali distinguono normalmente, come nel Battesimo e nella Penitenza,
il rito individuale da quello comunitario. Sebbene pastoralmente si preferisca
quest'ultimo, non bisogna cadere in una sorta di comunitarismo, sia perché
il sacramento resta sempre un dono alla singola persona, sia perché
il fedele ha diritto, a determinate condizioni, all'amministrazione individuale
del sacramento.
Stretto legame tra Eucaristia e Penitenza
22. Il sacramento della Riconciliazione ristabilisce i vincoli di comunione
interrotti dal peccato mortale.[37] Pertanto, una particolare attenzione
merita la relazione tra l'Eucaristia e il sacramento della Riconciliazione.
Le risposte individuano la necessità di riproporla nel contesto
del rapporto tra Eucaristia e Chiesa e come condizione per incontrare
e adorare il Signore, che è il Santissimo, in spirito di santità
e con cuore puro. Egli ha lavato i piedi agli Apostoli, ad indicare la
santità del mistero. Il peccato, come afferma San Paolo, provoca
una profanazione simile alla prostituzione, perché i nostri corpi
sono membra di Cristo (cf. 1 Cor 6, 15-17). Dice ad esempio san Cesario
di Arles: "Tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre
anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare
una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure
del peccato."[38]
Il rapporto tra Eucaristia e Penitenza nella società odierna dipende
molto dal senso del peccato e dal senso di Dio. La distinzione tra bene
e male spesso diventa soggettiva. L'uomo moderno, insistendo unilateralmente
sul giudizio della propria coscienza, rischia di sconvolgere il senso
del peccato.
23. Sono molte le risposte ai Lineamenta che hanno riferito sul rapporto
tra Eucaristia e Riconciliazione. In molti paesi si è persa o si
sta perdendo la consapevolezza del bisogno di conversione prima di ricevere
l'Eucaristia. Il legame con la Penitenza non sempre è percepito
come la necessità d'essere in stato di grazia prima di ricevere
la Comunione, quindi si trascura l'obbligo di confessare i peccati mortali.[39]
Anche l'idea di comunione come "cibo per il viaggio", ha portato
a sottovalutare la necessità dello stato di grazia. Invece, come
il nutrimento presuppone un organismo vivente e sano, così l'Eucaristia
esige lo stato di grazia per rafforzare l'impegno battesimale: non si
può essere in stato di peccato mortale per ricevere Colui che è
il 'farmaco' d'immortalità e l''antidoto' per non morire.[40]
Molti fedeli sanno che non si può ricevere la comunione in peccato
mortale, ma non hanno un'idea chiara di che cosa costituisca il peccato
mortale. Altri non interrogano più se stessi su questo punto. Si
crea spesso un circolo vizioso: "non mi comunico perché non
mi sono confessato, non mi sono confessato perché non ho commesso
peccati." Le cause possono essere diverse, ma una delle principali
è la carenza catechetica su questo argomento.
Un altro fenomeno assai diffuso consiste nel non agevolare, con opportuni
orari, l'accesso al sacramento della riconciliazione. In certi paesi la
Penitenza individuale non è amministrata; al massimo si celebra
due volte l'anno una liturgia comunitaria, creando una formula a metà
strada tra il II e il III rito previsto dal Rituale.
Bisogna certamente constatare la grande sproporzione fra i tanti che fanno
la Comunione e i pochi che si confessano. È assai frequente che
i fedeli ricevano la Comunione, senza badare allo stato di peccato grave
in cui possono trovarsi. Per questo, l'ammissione alla Comunione di divorziati
risposati civilmente è un fenomeno non raro in diversi paesi. Alle
Messe esequiali o di nozze o ad altre celebrazioni molti si accostano
alla Comunione solo per una diffusa convinzione che la Messa non sia valida
senza la Comunione.
24. Di fronte a queste realtà pastorali, invece, molte risposte
hanno un tono più incoraggiante. Esse auspicano di aiutare le persone
ad essere consapevoli delle condizioni per ricevere la Comunione e della
necessità della Penitenza, che preceduta dall'esame di coscienza,
prepara il cuore purificandolo dal peccato. A questo scopo si ritiene
opportuno che il celebrante parli non di rado anche nell'omelia del nesso
tra i due sacramenti.
È stato espresso il desiderio di restituire dovunque al digiuno
eucaristico quella rigorosa attenzione che è rimasta in uso presso
le chiese orientali.[41] In effetti, il digiuno come dominio di sé
richiede il concorso della volontà e porta a purificare la mente
e il cuore. Sant'Atanasio dice: "Vuoi sapere cosa fa il digiuno?
Scaccia i demoni e libera dai pensieri cattivi, rallegra la mente e purifica
il cuore".[42] Nella liturgia quaresimale si richiama spesso la purificazione
del cuore mediante il digiuno e il silenzio, come raccomanda San Basilio.[43]
In qualche risposta ai Lineamenta, si pone la domanda circa l'opportunità
di ripristinare l'obbligo delle tre ore di digiuno eucaristico.
Si invita a fare sforzi per incrementare l'opportunità della riconciliazione
individuale ricorrendo alla collaborazione interparrocchiale durante il
sabato e la domenica e poi più intensamente in Avvento e Quaresima.
Molto si potrebbe fare ancora nella predicazione e nella catechesi per
ripristinare il senso del peccato e la pratica penitenziale, superando
le difficoltà dovute alla mentalità secolarizzata.
Si ritiene necessario offrire la possibilità di confessarsi prima
della Messa, adeguando gli orari alla situazione reale dei penitenti,
e anche durante la celebrazione eucaristica, come raccomanda la Lettera
Apostolica Misericordia Dei.[44]
Occorre stimolare i sacerdoti all'amministrazione del sacramento della
Penitenza, come un'occasione privilegiata per essere segni e strumenti
della misericordia di Dio. Comunque la Chiesa è profondamente grata
ai sacerdoti che con zelo ascoltano le confessioni per preparare i fedeli
ad incontrare e ricevere Cristo nell'Eucaristia. I fedeli sono attratti
a confessarsi soprattutto se vedono il sacerdote nell'esercizio del suo
ministero nel confessionale, come hanno testimoniato ai nostri giorni
San Leopoldo Mandi?, San Pio da Pietrelcina e tanti altri santi pastori.
Rapporto tra Eucaristia e fedeli
25. I fedeli laici, parte essenziale della Chiesa comunione, gerarchicamente
strutturata, come insegnano il Concilio Vaticano II e altri documenti
del Magistero,[45] sono convocati nella santa assemblea per partecipare
alla celebrazione eucaristica.
L'incarnazione del Verbo, nel quale Dio Padre si è reso visibile,
ha inaugurato il culto spirituale, conforme alla ragione, che si compie
nello Spirito Santo; il culto non può più essere "un
imparaticcio di usi umani"(Is 29,13). Il culto cristiano ha una implicazione
cristologica e antropologica: perciò la partecipazione dei fedeli
alla liturgia, soprattutto alla celebrazione eucaristica consiste essenzialmente
nell'entrare in questo culto, nel quale Dio discende verso l'uomo e l'uomo
ascende verso Dio. L'Eucaristia stessa, memoriale del Figlio, è
il culto di adorazione che nello Spirito sale al Padre: questo è
il fondamento del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano
II.
Si osserva da molti che la partecipazione è stata spesso ridotta
ai suoi aspetti esteriori. Non tutti ne comprendono il vero senso, che
nasce dalla fede in Gesù Figlio di Dio. La partecipazione all'Eucaristia
viene giustamente vista come atto primario della vita della Chiesa, comunione
con la vita trinitaria, con il Padre che è fonte di ogni dono,
con il Figlio incarnato e risorto, con lo Spirito Santo che opera la trasformazione
e divinizzazione della vita umana.
Le risposte ai Lineamenta convergono nel constatare la necessità
di aiutare i fedeli a comprendere la natura dell'Eucaristia e il nesso
con l'incarnazione del Verbo, onde partecipare al mistero eucaristico
con il cuore e la mente, prima che con atti esteriori, soprattutto offrendo
se stessi. In proposito viene suggerito di esplicitare la relazione sponsale
dell' Eucaristia e della Nuova Alleanza, come modello delle vocazioni
del cristiano: matrimonio, verginità, sacerdozio. Tutto questo
tende all'obbiettivo di formare persone e comunità eucaristiche,
che amano e servono come Gesù nell'Eucaristia.
26. Inoltre, sarebbe bene potenziare i mezzi di comunicazione già
esistenti, specialmente per facilitare la partecipazione dei fedeli che,
per diversi motivi, sono impediti di assistere personalmente in chiesa
alle celebrazioni eucaristiche, come raccomanda il Concilio Vaticano II.[46]
Vi sono proposte riguardanti i mass-media della Santa Sede, che con la
migliore sinergia possibile sono in grado di fornire con tempestività
e professionalità appropriati servizi alla Chiesa universale, anche
per reagire tempestivamente alla diffusione di principi anticristiani.
In tale opera grande ruolo dovrebbero avere tutti i mezzi di comunicazione
d'ispirazione cattolica. Il loro potenziamento diventa urgente per proporre
in modo equilibrato e positivo il messaggio cristiano, per illuminare
le coscienze degli uomini di buona volontà su temi etici e morali
di grande importanza per la vita della Chiesa e della società.
Ombre nella celebrazione dell'Eucaristia
27. La comunione ecclesiale viene gravemente turbata e ferita dalle ombre
nella celebrazione eucaristica, che sono segnalate anche dalle risposte
ai Lineamenta. Il tema, già toccato dal Papa Giovanni Paolo II
nell'Enciclica Ecclesia de Eucharistia,[47] e più particolarmente
trattato nell'istruzione della Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti Redemptionis Sacramentum,[48] è un invito
a rivolgere uno sguardo attento e sereno, ma non meno critico, al modo
in cui la Chiesa celebra questo Sacramento, che è la fonte e il
culmine della sua vita e della sua missione. Proprio il fatto che un tale
invito sia stato indirizzato in questo momento storico, mentre la Chiesa
è sempre più impegnata nel dialogo con le religioni e con
il mondo, altro non è che una provvidenziale ispirazione del Successore
di Pietro, che fa capire come la Chiesa abbia sempre necessità
di guardare se stessa per meglio rapportarsi con gli interlocutori, senza
perdere la propria identità di sacramento universale di salvezza.
Nel presente testo verranno segnalate diverse ombre che emergono dall'analisi
delle risposte ai Lineamenta. Tali osservazioni non dovrebbero essere
considerate soltanto come mere trasgressioni alle rubriche e alla prassi
liturgiche, ma piuttosto come espressioni di attitudini più profonde.
Si nota una diminuzione della partecipazione alla celebrazione del Dies
Domini, nella domenica e nei giorni di precetto per una deficiente conoscenza
del contenuto e del significato del mistero eucaristico, per l'indifferentismo
in particolare nei paesi con rilevante processo di secolarizzazione, dove
non di rado la domenica si trasforma pure in giorno di lavoro.
È diffusa l'idea che sia la comunità a produrre la presenza
di Cristo invece che essere Cristo la fonte e il centro della nostra comunione
e il capo del suo Corpo che è la Chiesa.
Si va alterando il senso del sacro in relazione a questo grande Sacramento,
come effetto di un indebolimento della preghiera, della contemplazione
e dell'adorazione del Mistero eucaristico.
Si rischia di compromettere la verità del dogma cattolico della
trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Gesù Cristo,
tradizionalmente denominata transustanziazione e, di conseguenza, della
presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, in un contesto di idee che intendono
spiegare il mistero eucaristico non tanto in se stesso, ma piuttosto nella
prospettiva del soggetto col quale esso entra in relazione; ad esempio,
con termini come transfinalizzazione e transignificazione. Si rileva una
incoerenza tra la fede professata nel Sacramento e la dimensione morale,
sia nella sfera personale che in quella più ampia della cultura
e della vita sociale.
Sono scarsamente conosciuti i documenti della Chiesa e, in particolare,
del Concilio Vaticano II, le grandi encicliche sull'Eucaristia, inclusa
l'Ecclesia de Eucharistia, la Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine
e altri. Viene a mancare un giusto equilibrio nella celebrazione: si va
da un ritualismo passivo a una creatività eccessiva, che talvolta
raggiunge espressioni di protagonismo del celebrante dell'Eucaristia,
caratterizzato non di rado da loquacità, da troppi e lunghi commenti,
non lasciando parlare il mistero tramite il rito e le formule della liturgia.
PARTE II
FEDE DELLA CHIESA NEL MISTERO DELL'EUCARISTIA
Capitolo I
EUCARISTIA DONO DI DIO AL SUO POPOLO
"Mistero della fede"
Eucaristia mistero della fede
28. Con tale espressione il sacerdote che presiede l'Eucaristia proclama
con stupore la fede della Chiesa nel Signore risorto, realmente presente
sotto le specie del pane e del vino, trasformati per la grazia dello Spirito
Santo nel Corpo e nel Sangue del Signore Gesù.
È nota l'insistenza del magistero conciliare sull'Eucaristia come
centro e cuore della vita della Chiesa e anzitutto come mistero della
fede, disegno di Dio rivelato in Gesù Cristo. Dio che dà
se stesso a noi, che è con noi, è dono e mistero d'ineffabile
ricchezza, dono e mistero da riscoprire continuamente. Il Mysterium fidei
è Dio che si dona a noi, il Primo, l'Ultimo e il Vivente entrato
nel tempo. Il Signore Gesù è veramente uomo e veramente
Dio in mezzo a noi. Egli è il Figlio di Dio e il Figlio dell'Uomo.
Un noto testo del Concilio Vaticano II risponde alla domanda sulla fede
e sul mistero: "In realtà solamente nel mistero del Verbo
incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.[Y] Cristo proprio rivelando
il mistero del Padre e del suo Amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo
e gli fa nota la sua altissima vocazione".[49]
Il termine mistero ricorre tre volte, condensando la verità su
Cristo e quella sull'uomo. Il mistero del Verbo, il mistero del Padre
e il mistero dell'uomo non rimangono come un enigma insolubile, ma trovano
risposta in Gesù Cristo che è vero Dio e vero uomo. Egli
facendosi "veramente uno di noi" ed essendo "unito in certo
modo ad ogni uomo"2,[50] ha permesso a chiunque lo desideri di trovare
la via che conduce al senso pieno dell'esistenza. Egli non si è
estraniato dall'umano, ma ha portato a compimento la verità della
creazione perché: "Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato
con mente d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore
di uomo."[51] Giovanni Paolo II aveva ripreso questo testo nella
sua prima enciclica Redemptor hominis,[52] quasi a farne il programma
della Chiesa, chiamata a dedurre dalla verità su Cristo la verità
sull'uomo, che si trova nello stesso Vangelo.
29. Il fatto e mistero dell'incarnazione e della morte e risurrezione
di Gesù Cristo Signore, che consente all'uomo di partecipare alla
vita divina, è presente nell'Eucaristia, pane di vita eterna, perché
porta con sé la forza di vincere la morte. "Chi mangia la
mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno"(Gv 6,54). È la risurrezione, pertanto,
la fonte permanente di senso che viene offerta all'umanità.
L'Eucaristia, dunque, è al centro dell'annuncio portato dai cristiani
nel mondo da duemila anni, che Gesù, il crocifisso, da morto che
era è ritornato in vita e noi ne siamo testimoni (cf. 1 Cor 15,3-5).
L'Eucaristia annuncia la morte di Cristo che, nella sua drammaticità,
tutti possono capire. Ma proclama pure la sua risurrezione che richiede
la fede e l'apertura ad accogliere Dio nella nostra esistenza. La fede
è il nuovo stile di vita che nasce dall'Eucaristia, e porta in
se stessa il senso ultimo e definitivo dell'attesa della venuta del Signore.
Senza la fede l'Eucaristia non si può celebrare né vivere,
come ricorda il trinomio fede, liturgia, vita così diffuso nei
piani pastorali. Senza la fede non si può nemmeno porre il tema
della partecipazione attiva alla liturgia.
Eucaristia nuova ed eterna alleanza
30. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, riprendendo sant'Ireneo:
"L'Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede:
'Il nostro modo di pensare è conforme all'Eucaristia e l'Eucaristia,
a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare'".[53] Come
non vedere qui in atto quell'alleanza con Dio di cui l'uomo ha bisogno
per vivere, l'alleanza della fede? "Se non crederete non avrete stabilità"(Is
7,9b), dice il Signore. L'Eucaristia è l'Alleanza nuova ed eterna,
patto e testamento che Gesù ha lasciato nel sacramento del suo
Corpo e del suo Sangue.
Infatti in essa la Chiesa intera esprime la sua fede: dopo aver ascoltato
la Parola si professa la fede nel mistero eucaristico, rivelazione e dono
di Dio stesso in Gesù, che spinge i cristiani alla donazione piena
e perfetta di se stessi. Soprattutto nell'Eucaristia la fede significa
riconoscere e accogliere Gesù Cristo come in un incontro in cui
la persona del fedele è totalmente coinvolta, sull'esempio di Maria,
modello di fede pienamente realizzata.
Fede e celebrazione dell'Eucaristia
31. Le risposte ai Lineamenta non mancano di mettere in risalto le caratteristiche
della fede come condizioni necessarie per celebrare l'Eucaristia. In essa
si manifesta il primato della grazia di Dio che è sempre all'origine
di tutto e col dono dello Spirito Santo ci fa accogliere la sua azione
misteriosa nel sacramento per la trasformazione del pane e vino in Corpo
e Sangue di Gesù e per la nostra santificazione. Se alla liturgia
eucaristica si va senza credere alla grazia e senza almeno il desiderio
di essere in stato di grazia non c'è partecipazione adorante in
spirito e verità.
Nell'Eucaristia si proclama la verità della Parola di Dio che si
è rivelata in Gesù, Verbo fatto carne che porta già
in sé il compimento ultimo della storia umana. Se alla liturgia
dell'Eucaristia si va col dubbio invece che con l'assenso alla verità,
non c'è partecipazione vera. Il dono della libertà che il
Creatore ha fatto alla creatura fa sì che la fede sia un atto libero
di adesione alla persona di Gesù via, verità e vita (cf.
Gv 14,6). Nella liturgia dell'Eucaristia egli si fa conoscere, ma nello
stesso tempo rimane nascosto per stimolare la ragione e l'intelligenza
del credente a cercarlo costantemente, onde trovarlo presente nella vita.
Questa è l'azione del mistero a cui la liturgia conduce sempre
più in profondità. I Padri la chiamavano mistagogia.
L'amore attua e completa la fede, come dicono gli apostoli Giacomo e Paolo
(cf. Gc 2,14 ss; Rm 13,10; Gal 5,6). La fede cambia il cuore del credente,
lo converte e lo apre all'amore. Fede e amore insieme alla speranza fondano
l'essere cristiano. L'Eucaristia è il sacramento dell'amore che
apre l'uomo all'amore e gli fa trovare la sua origine e la sua ragion
d'essere. Senza agape non c'è vita nello Spirito.
Tutte queste caratteristiche portano la partecipazione a esprimersi sommamente
nel fare la volontà di Dio, come si chiede nella preghiera del
Padre nostro, in vista della pienezza della Comunione. Certo, alla Messa
si può partecipare anche se non si è nelle condizioni di
accostarsi alla Comunione, ma bisogna sempre alimentare il desiderio e
la volontà di soddisfarle al più presto.
Fede personale ed ecclesiale
32. La comunione con Cristo e con la Chiesa manifesta che la dimensione
personale della fede tende di continuo alla dimensione ecclesiale, proprio
come fa la liturgia sin dalla professione di fede battesimale. Per questo
senza Battesimo non c'è accesso all'Eucaristia, che presuppone
la fede. Così, se col peccato si perde la grazia battesimale ci
vuole il "battesimo laborioso", la Penitenza, per tornare all'Eucaristia.
Prima dell'Eucaristia si rinnova la professione di fede, vincolo imprescindibile
che attesta la comunione di ogni chiesa particolare con tutte le altre
chiese locali sparse nel mondo e prima di tutto con la Chiesa di Roma
e il suo Vescovo, principio necessario dell'unità. Altrettanto
si fa nell'anafora quando si proclamano i dittici. Noi manifestiamo nell'Eucaristia
la fede personale ed ecclesiale.
La partecipazione all'Eucaristia acuisce l'intelligenza del mistero che
investe l'uomo e la sua vita e permette al cristiano di difendere la propria
fede di fronte ad interpretazioni parziali o erronee. Non a caso la liturgia
è parte integrante del cammino di fede che dura tutta la vita.
Il senso globale della fede si coglie soprattutto nella testimonianza
dei martiri, che hanno accettato liberamente la morte loro inflitta in
odio alla fede, spesso durante o subito dopo la celebrazione eucaristica.
Essi erano certi di essere nella verità e di avere la vita, seguendo
Cristo, che si è offerto liberamente lasciando nell'Eucaristia
il memoriale del suo sacrificio. Davvero nel martirio essa si manifesta
in modo sommo come fons et culmen della vita e della missione della Chiesa,
come avviene in tante Chiese che subiscono aperte o malcelate persecuzioni.
Percezione del mistero eucaristico tra i fedeli
33. Dalle risposte ai Lineamenta si rileva, in genere, una certa diminuzione
della percezione del mistero celebrato. Non sempre si percepisce pienamente
il dono e il mistero dell'Eucaristia. Comunque, si verificano delle sfumature,
secondo i diversi contesti culturali. Ad esempio, nei paesi dove regna
un clima generale di pace e prosperità, per la maggior parte occidentali,
il mistero eucaristico è considerato da molti un adempimento del
precetto festivo ed è visto come un pasto fraterno. Invece, nei
paesi martoriati dalla guerra e da diverse difficoltà esistenziali,
si nota una più profonda comprensione del mistero eucaristico nella
sua integralità, cioè, anche nella dimensione sacrificale.
Il mistero pasquale celebrato incruentamente sull'altare dà un
senso spirituale molto profondo alle sofferenze dei cristiani cattolici
in quelle terre, aiutandoli ad accettarle nella partecipazione al mistero
della morte e della risurrezione del Signore Gesù Cristo.
In alcune risposte provenienti dalla Chiesa che vive in Africa si accenna
al fatto che l'idea di sacrificio fa parte delle culture di quel continente
e perciò, tale concezione, adeguatamente elevata dopo essere stata
purificata da elementi estranei al Vangelo, viene spesso utilizzata pastoralmente
nella catechesi per far comprendere meglio la dimensione sacrificale dell'Eucaristia.
Nella catechesi si evidenzia una difficoltà a mantenere insieme
il carattere sacrificale e conviviale, ricadendo molto spesso l'accento
su quest'ultimo aspetto.
Per affrontare queste situazioni pastorali molte risposte ai Lineamenta
auspicano un'efficace e fedele applicazione della riforma liturgica che
ristabilisca l'equilibrio tra le diverse dimensioni dell'Eucaristia. Qualora
fosse necessario si potrebbe pensare a qualche ritocco delle norme liturgiche.
Parallelamente si suggerisce di promuovere un'adeguata catechesi a tutti
i livelli, per far meglio comprendere che nell'Eucaristia si rinnova il
mistero pasquale ed essa è sacrificio di lode e di comunione che
fa crescere la comunità.
Senso del sacro nell'Eucaristia
34. Non si nutrono dubbi circa i grandi effetti della riforma liturgica
eseguita secondo lo spirito del Concilio Vaticano II. Infatti, la liturgia
post-conciliare ha favorito molto la partecipazione attiva, cosciente
e fruttuosa dei fedeli al Santo Sacrificio dell'altare.[54]
Tuttavia, secondo le risposte pervenute da non poche nazioni si notano,
sia da parte del clero sia da parte dei fedeli, mancanze e ombre nella
prassi della celebrazione eucaristica, che sembrano avere la loro origine
in un indebolito senso del sacro in relazione al Sacramento. La salvaguardia
di tale senso dipende fondamentalmente dalla consapevolezza che l'Eucaristia
è un mistero e un dono, il cui memoriale richiede segni e parole
che corrispondano alla natura sacramentale.
Molto spesso vengono segnalati nelle risposte ai Lineamenta certi atti
che attentano al senso del sacro. Ad esempio: la trascuratezza nell'uso
degli ornamenti liturgici propri da parte del celebrante e dei ministri,
nonché la mancanza di decenza nel modo di vestire dei partecipanti
alla Messa; la somiglianza di certi canti usati in chiesa a quelli profani;
il tacito consenso ad eliminare alcuni gesti liturgici perché ritenuti
troppo tradizionali, come la genuflessione davanti al Santissimo Sacramento;
una distribuzione impropria della Comunione nella mano, priva da un'adeguata
catechesi; atteggiamenti poco riverenti prima, durante e dopo la celebrazione
della Santa Messa, non solo da parte dei laici, ma anche dallo stesso
celebrante; la scadente qualità architettonica e artistica degli
edifici sacri e delle suppellettili sacre; casi di sincretismo dovuti
ad una inculturazione avventata delle forme liturgiche, mescolate ad elementi
di altre religioni.
Tutte queste realtà negative, più frequenti nella liturgia
latina che in quelle orientali, non devono causare falsi allarmismi, poiché
sono circoscritte. Tuttavia, devono provocare una sincera e profonda riflessione
allo scopo di eliminarle e di far sì che le liturgie eucaristiche
diventino luoghi di lode, di preghiera, di comunione, di ascolto, di silenzio
e di adorazione, nel rispetto del mistero di Dio che si rivela in Cristo,
sotto il pane e il vino, e nella rispettosa gioia di sentirsi membri di
una comunità di fedeli riconciliati con Dio Padre nella grazia
dello Spirito Santo. L'Eucaristia è il punto più sacro e
alto della preghiera. É la grande preghiera.
Capitolo II
MISTERO PASQUALE ED EUCARISTIA
"Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo
calice,
voi annunziate la morte del Signore finché egli venga" (1
Cor 11,26)
Centralità del mistero pasquale
35. In ogni celebrazione eucaristica si rinnova il mistero pasquale
della morte e della risurrezione del Signore Gesù Cristo, pane
spezzato per la vita del mondo e sangue versato per la redenzione degli
uomini e la liberazione del cosmo (cf. Rm 8, 19-23).
Il tema sinodale deve far riscoprire il mistero pasquale di Gesù
quale mistero della salvezza, da cui sgorga la vita e la missione della
Chiesa. L'Eucaristia si rivela come il Dono: il Signore dà se stesso,
è il Dio con noi. L'Eucaristia è la sua Persona e la sua
vita per noi. Con l'Eucaristia il Signore esercita la missione sacerdotale,
profetica e regale.
"Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone"
(Lc 24, 34) dicevano gli apostoli e i discepoli. San Paolo esorta Timoteo:
"Ricordati che Gesù Cristo è risorto dai morti"(2
Tm 2,8). Proprio riguardo alla testimonianza apostolica, san Giovanni
Crisostomo osserva: "E' evidente perciò che se non lo avessero
visto risuscitato e non avessero avuto una prova inconfutabile della sua
potenza, non si sarebbero esposti a tanto rischio".[55]
In un certo senso l'uomo è in grado di volere tutto, ma in suo
potere ha solo ciò che riesce in concreto ad attuare. La morte
e i suoi anticipi, come la malattia e la sofferenza, indicano il limite
intrinseco alla libertà di scelta dell'uomo. Con la risurrezione
Gesù pone nella storia dell'umanità il germe della speranza
definitiva: la vittoria sulla morte. Questo, alla fine, è il culmine
della rivelazione che lui compie. La morte è vinta sia perché
il peccato è stato distrutto e l'uomo è stato riconciliato
con Dio, sia perché la vita è stata restituita e viene data
in eterno a chi crede in Cristo. Il segno concreto di questa speranza
lo offre il Signore Gesù nel volere la Chiesa come suo Corpo mistico.
I credenti, infatti, sono morti e risuscitati con Cristo (cf. Rm 6, 1-11).
Nomi dell'Eucaristia
36. Occorre spiegare il nome dell'Eucaristia e approfondirne il contenuto,
per comprendere il culto cristiano.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica elenca i nomi con cui è stato
chiamato questo sacramento: innanzitutto, Eucaristia,[56] poi Cena del
Signore sia come commemorazione della Cena pasquale da lui celebrata sia
come anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme
celeste; frazione del pane, rito che sottolinea la condivisione comunionale
in un solo Corpo e che fonda la sinassi o assemblea eucaristica, espressione
visibile della Chiesa; memoriale della passione e risurrezione; santo
sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Redentore;
santa e divina liturgia, santi misteri, Santissimo Sacramento, comunione,
cose sante, farmaco d'immortalità, viatico, Santa Messa che sottolinea
la dimensione missionaria.
Far comprendere il significato di questi termini, senza escluderne nessuno,
è importante per una catechesi completa, condizione di una partecipazione
alla liturgia davvero consapevole.
Sacrificio, memoriale e convito
37. Si riscontra nelle risposte e nelle osservazioni ai Lineamenta una
diffusa esigenza di approfondire la natura sacrificale dell'Eucaristia
e si chiede di esporre tale verità della nostra fede con sempre
maggiore chiarezza, seguendo il recente Magistero della Chiesa.
Già il Concilio Vaticano II promuoveva la riflessione teologica
sul senso del sacrificio di Gesù, quale offerta piena, libera e
gratuita a Dio Padre per la salvezza del mondo. Tra i numerosi testi che
accennano a questo aspetto merita particolare attenzione quello che riguarda
l'esercizio del sacerdozio ministeriale nella Costituzione dogmatica Lumen
gentium: "I presbiteri, ...esercitano la loro funzione sacra nel
culto o assemblea eucaristica, dove agendo in persona di Cristo, e proclamando
il suo mistero, uniscono i voti dei fedeli al sacrificio del loro capo
e nel sacrificio della messa rendono presente e applicano, fino alla venuta
del Signore (cf 1 Cor 11,26), l'unico sacrificio del Nuovo Testamento,
il sacrificio cioè di Cristo, che una volta per tutte si offre
al Padre quale vittima immacolata (cf. Eb 9,11-28)".[57]
Al riguardo il Catechismo della Chiesa Cattolica[58] presenta un titolo:
Il sacrificio sacramentale: azione di grazie, memoriale, presenza, dal
quale si evince che il nome prevalente, che include gli altri, è
sacrificio sacramentale: cioè il fatto della morte di Cristo per
salvarci dai peccati con il suo sacrificio, la cui efficacia è
a disposizione di ogni uomo nel sacramento. Dunque l'azione di grazie
è resa per il suo sacrificio, il memoriale del suo sacrificio,
la presenza del suo sacrificio nel Corpo dato e nel Sangue versato. L'azione
di grazie è rivolta a Dio per la creazione e la salvezza del mondo.
Considerare in tal modo l'Eucaristia fa superare la dialettica tra sacrificio
e convito. Infatti, se si intende questo secondo termine come sinonimo
di cena, esso include il sacrificio, in quanto si tratta della cena dell'Agnello
immolato; se lo si intende come sinonimo di comunione, esso manifesta
il fine o il culmine dell'Eucaristia.
L'enciclica Ecclesia de Eucharistia, trattando del sacrificio eucaristico,[59]
insegna che la Chiesa ripresenta il sacrificio di Cristo anche in forma
di intercessione, in quanto il Figlio stesso si è offerto nella
sua carne e in tal modo è mediatore tra l'uomo e il Padre. La Chiesa
di Cristo è unita a tale offerta nell'anafora o preghiera eucaristica.
Questa offerta, sebbene in forma incruenta, non è nuova, ma è
la medesima compiuta sulla Croce. In tal senso va letto il richiamo dell'enciclica:
"La Messa rende presente il sacrificio della Croce, non vi si aggiunge
e non lo moltiplica".[60] Il fatto di asserire che ciò avviene
a causa dell'amore sacrificale del Signore serve a ripetere quanto detto
dall'enciclica.
Consacrazione
38. L'incarnazione, la morte e risurrezione, l'Ascensione, la Pentecoste
sono eventi realmente accaduti e portano a comprendere che la presenza
permanente e sostanziale del Signore nel sacramento non è tipologica
o metaforica. Invece, se il sacramento viene presentato solo come un simbolo
della presenza di Cristo, è perché si dubita che Dio possa
intervenire su realtà materiali. Ora, ponendosi nel contesto degli
altri modi di presenza, il mistero pasquale fa cogliere la natura di quella
eucaristica che è data dalla trasformazione delle specie, ovvero
dalla transustanziazione. Il pane diventa Corpo dato, spezzato per la
nostra salvezza: Corpus Christi, salva me; il vino diventa Sangue versato,
sovrabbondante della prelibatezza divina: Sanguis Christi, inebria me.[61]
Il superamento della distanza tra la povertà delle specie sacramentali
e Gesù Cristo che si dona realmente e sostanzialmente, consente
all'Eucaristia di porre nel mondo il germe della nuova storia.[62] Il
mistero pasquale conferma la condiscendenza di Dio e la kenosi del Figlio,
permanendo la trascendenza assoluta della Trinità.
Perciò le parole di Gesù "Prendete e mangiate"
innanzitutto indicano il dono di sé a noi. In secondo luogo portano
con sé la fraternità della mensa, l'unità della comunità
della Chiesa, l'impegno a condividere il pane con chi non ne ha. Da tutto
questo sgorga l'adorazione, cioè il riconoscimento permanente del
Signore che accompagna il cammino del popolo di Dio.
La transustanziazione avviene nella consacrazione del pane e del vino.
A questo proposito, nelle risposte si raccomanda la spiegazione della
teologia della consacrazione alla luce delle tradizioni ecclesiali d'oriente
e d'occidente, riguardanti, in particolare, la consacrazione, come imitazione
del Signore in ciò che ha fatto e ordinato nella Cena, e l'invocazione
dello Spirito Santo nell'epiclesi. Una più chiara teologia della
consacrazione potrebbe esser di grande utilità non solo per il
dialogo ecumenico con le Chiese Orientali con le quali non c'è
ancora piena comunione, ma anche per l'eliminazione di alcune ombre segnalate
dalle stesse risposte ai Lineamenta, quali ad esempio: uso di ostie confezionate
con lievito e altri ingredienti; celebrazione con pane comune; improvvisazione
della preghiera eucaristica; recitazione di questa o di parte di essa
da parte del popolo dietro insistenza del celebrante; fractio panis al
momento della consacrazione.
Presenza reale
39. La presenza del Signore nel sacramento è stata voluta da lui
stesso per essere vicino all'uomo e nutrirlo di Sé, per restare
dentro la comunità ecclesiale. La risposta dell'uomo è la
fede nella presenza reale e sostanziale, come viene richiamato in alcune
risposte in base alle encicliche Ecclesia de Eucharistia e Mysterium fidei.
Con la fede nella presenza di Cristo nel sacramento vanno raccordati gli
altri aspetti: il senso del mistero e gli atteggiamenti che lo esprimono,
il posto del tabernacolo, il decoro della celebrazione, la valenza escatologica
ovvero il sacramento come pegno della gloria: esso, infatti, è
anche anticipazione della realtà ultima ed eterna durante il pellegrinaggio
verso la casa del Padre Celeste, come è manifestato, per esempio
dall'attesa sponsale delle persone consacrate.
Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine per l'Anno
dell'Eucaristia proponeva questa sintesi della dottrina della presenza
di Cristo vivente nella sua Chiesa: "Tutte queste dimensioni dell'Eucaristia
si rannodano in un aspetto che più di tutti mette alla prova la
nostra fede: è il mistero della presenza "reale". Con
tutta la tradizione della Chiesa, noi crediamo che, sotto le specie eucaristiche,
è realmente presente Gesù. Una presenza - come spiegò
efficacemente il Papa Paolo VI - che è detta "reale"
non per esclusione, quasi che le altre forme di presenza non siano reali,
ma per antonomasia, perché in forza di essa Cristo tutto intero
si fa sostanzialmente presente nella realtà del suo Corpo e del
suo Sangue. Per questo la fede ci chiede di stare davanti all'Eucaristia
con la consapevolezza che siamo davanti a Cristo stesso. Proprio la sua
presenza dà alle altre dimensioni di convito, di memoriale della
Pasqua, di anticipazione escatologica un significato che va al di là
di un puro simbolismo. L'Eucaristia è mistero di presenza, per
mezzo del quale si realizza in modo sommo la promessa di Gesù di
restare con noi fino alla fine del mondo".[63]
Questa citazione afferma il dato dottrinale richiamato da
diverse risposte ai Lineamenta: Colui che è celato nel Sacramento
è il Mediatore pieno di maestà tra Dio e l'uomo, l'eterno
e sommo Sacerdote, il Maestro divino, il Giudice dei vivi e dei morti,
il Dio-Uomo, la Parola che si è fatta carne, Colui che stringe
in modo misterioso tutti i fedeli nella grande comunità della Chiesa.
Così egli si presenta nella Messa.
40. Da alcune risposte ai Lineamenta, però, si ricava che talvolta
si diffondono dichiarazioni contrarie alla transustanziazione e alla presenza
reale intesa invece in un senso soltanto simbolico, e si osservano comportamenti
che manifestano implicitamente tale convinzione. Come notano molti nelle
loro risposte, a volte sembra che nella liturgia alcuni agiscano come
animatori che devono attirare l'attenzione del pubblico sulla loro persona,
anziché come servitori di Cristo chiamati a condurre i fedeli all'unione
con lui.[64] Tutto questo, ovviamente, si ripercuote negativamente sul
popolo che così rischia di restare confuso quanto alla comprensione
e alla fede nella presenza reale di Cristo nel sacramento.
Nella tradizione della Chiesa si è creato un vero e proprio linguaggio
dei gesti liturgici orientato ad esprimere la retta fede nella presenza
reale di Cristo nell'Eucaristia, come, ad esempio, l'accurata purificazione
dei vasi sacri dopo la comunione e anche quando cadono le specie eucaristiche
sul pavimento, la genuflessione davanti al tabernacolo, l'uso del piattino
nel dare la comunione, il rinnovo regolare delle Ostie conservate nel
tabernacolo, la custodia della chiave del tabernacolo in luogo sicuro,
la compostezza e il raccoglimento del celebrante in consonanza con il
carattere trascendente e divino del Sacramento. Omettere o trascurare
questi sacri segni, che racchiudono un significato più profondo
e ampio del loro aspetto esteriore, certamente non contribuisce a mantenere
salda la fede nella presenza reale di Cristo nel Sacramento. Perciò,
nelle risposte viene raccomandato che i segni e i simboli espressivi della
fede nella presenza reale siano oggetto di un'adeguata mistagogia e catechesi
liturgica.
41. Inoltre, non è da dimenticare che l'espressione della fede
nella presenza reale del Signore morto e risorto nel Santissimo Sacramento
ha un punto culminante nell'adorazione eucaristica, tradizione che nella
Chiesa latina è fortemente radicata. Tale pratica, come giustamente
sottolineano molte risposte ai Lineamenta, non dovrebbe essere presentata
in discontinuità con la celebrazione Eucaristica, ma il suo naturale
prolungamento. Le stesse risposte indicano che in alcune chiese particolari
si verifica un risveglio dell'adorazione eucaristica, da svolgere in ogni
caso con dignità e solennità.
Anche, la posizione del tabernacolo in un luogo facilmente visibile è
un altro modo di evidenziare la fede nella presenza di Cristo nel Santissimo
Sacramento. A questo proposito, nelle risposte ai Lineamenta si chiede
di riflettere maggiormente sulla giusta collocazione del tabernacolo nelle
chiese, tenendo conto delle disposizioni canoniche.[65] Sarebbe da verificare
se la rimozione del tabernacolo dal centro dell'area presbiterale ad un
angolo non evidente e degno o in una cappella appartata, oppure l'aver
messo la sede del celebrante in posizione centrale o dinanzi ad esso,
come è avvenuto in molti adattamenti di chiese antiche o nelle
nuove costruzioni, non possa in qualche modo contribuire alla diminuzione
della fede nella presenza reale.
Dalle stesse risposte emerge che, dove si sono date istruzioni per la
costruzione e la ristrutturazione delle chiese, insistendo specialmente
sul posto del tabernacolo, perché esprima la consapevolezza della
presenza reale, vi sono stati risultati positivi come la crescita della
fede e dell'adorazione. Le chiese devono rimanere luoghi di preghiera
e di adorazione e non trasformarsi in musei. Ciò vale pure per
le cattedrali e basiliche di grande valore storico ed artistico.
PARTE III
EUCARISTIA NELLA VITA DELLA CHIESA
Capitolo I
CELEBRARE L'EUCARISTIA DEL SIGNORE
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"
(Mt 28, 20)
"Ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza"[66]
42. La celebrazione della Santa Messa ha inizio dal riconoscimento che
Dio è presente dove due o più sono riuniti nel suo nome
e che noi siamo dinanzi a lui. Quando partecipiamo alla Messa dobbiamo
saperci vicini alla fonte della grazia: "I nostri inni di benedizione
non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva".[67]
Nella liturgia l'uomo non guarda a sé, ma a Dio.
Non è la nostra lode, ma la sua azione che fa l'Eucaristia. L'Eucaristia
è centro della liturgia cosmica in cui è presente la Trinità,
eternamente adorata da Maria e dagli angeli che servono Dio, offrendoci
un modello del servizio. Il Dio uno e Trino viene adorato anche dai santi
e dai giusti che godono la sua visione beata e intercedono per noi, come
pure dalle anime dei fedeli che si purificano in attesa di vedere Dio.
E' qui che la Chiesa si manifesta come famiglia di Dio, come insegna il
Concilio Vaticano II e recentemente l'Esortazione Apostolica post-sinodale
Ecclesia in Africa.[68]
Il culto reso al Signore e ai santi ha il centro nel mistero pasquale:
"Nel giorno natalizio dei santi,... la chiesa predica il mistero
pasquale nei santi che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati".[69]
Questa liturgia di comunione, che unisce il cielo e la terra, è
celebrata per la salvezza di tutti, anche di quelli che non credono. Richiamare
la liturgia celeste non significa estraniarsi dalla liturgia terrena,
ma voler cogliere di questa la dimensione pellegrinante ed escatologica.
43. La celebrazione dell'Eucaristia ha struttura propria e propri elementi
esposti nell'Ordinamento generale del Messale romano e nell'Istruzione
per l'applicazione delle prescrizioni liturgiche del Codice dei canoni
delle Chiese orientali, in specie nella tradizione bizantina, la più
diffusa nelle Chiese orientali cattoliche, ma anche nelle altre tradizioni.
Va riaffermato che la celebrazione dell'Eucaristia richiede l'obbedienza
umile del sacerdote e dei ministri a queste norme canoniche.
Per favorire il dovuto rispetto e venerazione per l'Eucaristia, è
auspicabile che soprattutto i ministri sacri si preparino con la preghiera
alla celebrazione del Sacrificio eucaristico, in cui il Signore si fa
presente nelle loro mani, e che, dopo, rendano grazie a Dio.[70]
Purtroppo, come segnalano alcune risposte, non sempre si osservano questi
tempi dedicati alla preparazione e al rendimento di grazie. Eppure, è
doveroso riconoscere che molti, sia vescovi, sacerdoti e diaconi che laici,
compiono tale azione di lode e di ringraziamento con notevole profitto
spirituale. A questo riguardo, è da non trascurare il forte appello
proveniente da molte risposte a prepararsi alla celebrazione con il silenzio
e la preghiera, attingendo alle venerande tradizioni del culto.
44. A creare questo spirito di preghiera aiuterà non solo la consapevolezza
nel celebrante del grande mistero che va a compiere, ma anche l'uso di
certi segni, come l'incenso, che è simbolo della preghiera che
si eleva a Dio, secondo le parole del salmo: "Come incenso salga
a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera"(Sal
140,2).
Anche un minimo di assistenza e collaborazione da parte dei laici per
celebrare degnamente i santi misteri contribuisce a creare un clima di
serenità adatto alla liturgia eucaristica. Talvolta, i celebranti
fanno pure la parte di cerimonieri, ammoniscono la gente, danno ordini,
si preoccupano di tutto, pur preparando precedentemente la celebrazione
eucaristica. Il sacerdote avrebbe invece bisogno dell'assistenza di lettori,
accoliti, ministranti, laici, in modo che egli possa concentrarsi sui
sacri misteri che sta celebrando, trasmettendo tale attitudine di pace
e di raccoglimento a tutta l'assemblea radunata intorno alla mensa del
Signore. Perciò, in molte risposte si propone di potenziare la
collaborazione dei laici adeguatamente preparati e di ripristinare il
servizio degli ostiari, laici ben disposti soprattutto ad accogliere le
persone in chiesa, per mantenere l'ordine nella celebrazione liturgica
e per vigilare affinché la comunione non sia distribuita a persone
estranee.
Riti d'introduzione
45. Il canto d'ingresso, il segno di croce, il saluto, l'inno del Gloria
quando è previsto, nel rito romano; le antifone, le litanie, l'inno
Unigenito, in quello bizantino e in altri riti come l'ambrosiano, il mozarabico
e gli antichi orientali, servono a disporre i fedeli alla consapevolezza
di stare alla presenza di Dio, prima di ascoltare la sua Parola e rendergli
grazie con l'Eucaristia. In particolare l'atto penitenziale richiama l'atteggiamento
necessario per celebrare i santi misteri: quello del pubblicano che riconosce
umilmente di essere peccatore. Pur non avendo il valore di sacramento,
ricorda il collegamento indissolubile tra Penitenza ed Eucaristia; questo
legame è particolarmente osservato nelle chiese orientali cattoliche.
Quando poi è sostituito dall'aspersione dell'acqua benedetta rimanda
al battesimo, principio di vita nuova, nel quale abbiamo rinunciato alle
opere del maligno. Dunque, sin dall'inizio ci viene ricordato che per
accostarsi all'Eucaristia bisogna essere purificati dalla penitenza, liberi
da liti e separazioni, opposte al segno dell'unità che è
l'Eucaristia. Nella catechesi è importante illustrare tali aspetti
e, in particolare, chiarire che l'atto penitenziale non rimette i peccati
gravi, per i quali è necessario accedere al sacramento della riconciliazione.
Liturgia della Parola
46. Le letture bibliche, il salmo responsoriale, l'acclamazione prima
del Vangelo, l'omelia, la professione di fede costituiscono la Liturgia
della Parola. Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio, la sua Parola
fatta carne. La Parola divina è una sola e, poiché compie
quello che dice, essa nello stesso tempo diventa Pane di vita, segno che
Gesù Cristo ha compiuto. Il Papa Giovanni Paolo II richiamando
il racconto di Emmaus (cf. Lc 24) mostrava la relazione inscindibile tra
la mensa della Parola e quella dell'Eucaristia.[71] Per questo la liturgia
della Parola, in unità con la liturgia Eucaristica, qualifica la
celebrazione come un unico atto di culto, che non ammette fratture.
La liturgia della Parola ci collega con la rivelazione che Dio ha fatto
nell'Antico Testamento. La grande ricchezza della potente presenza di
Dio, che fu la gloria del Popolo eletto d'Israele, è diventata
parte della liturgia cattolica, illuminata dalla luce del Verbo fatto
carne, morto e risorto per tutti.
Inoltre, come ricorda il Concilio Vaticano II, la rivelazione di Gesù
va oltre la codificazione del testo della Scrittura che non la esprime
totalmente.[72] La sua parola rimane viva nella vita della Chiesa, che
la trasmette nel corso dei secoli, rendendola accessibile nel segno sacramentale.
L'annuncio che Gesù compie non è separato dalla sua presenza
nel sacramento, creando una unità mai avvenuta in precedenza, mai
più ripetibile successivamente.
La sua incarnazione, passione, morte e risurrezione sono parola e avvenimento
da vedere e contemplare. La parola rinvia all'avvenimento. Il mistero
eucaristico si accompagnerà per sempre alla vita della Chiesa come
sintesi di parola ed evento, provocando la contemplazione. Nel rito romano
e nel Piccolo ingresso bizantino tutto questo è richiamato dalla
venerazione e dall'onore di cui è fatto oggetto l'evangeliario,
come mistica entrata del Verbo incarnato e sua presenza in mezzo all'assemblea
dei credenti.
47. Al riguardo, è stato rilevato che non sempre si cura in modo
adeguato la proclamazione della Parola di Dio. Occorrerebbe migliorare
il servizio dei lettori nel trasmettere ai fedeli la bellezza del contenuto
e della forma della Parola che Dio rivolge al suo popolo. In alcuni luoghi,
dove è prevalsa l'abitudine di leggere solamente due letture nelle
domeniche e feste di precetto, si lamenta la mancanza di conoscenza delle
Lettere e degli Atti degli Apostoli. Pertanto è opportuno ricordare
di non escludere tali letture, che riferiscono sull'azione di Dio nella
comunità primitiva.
Una parte importante della liturgia della Parola è l'omelia, tenuta
dal ministro sacro con la finalità di aiutare i fedeli ad aderire
con la mente e con il cuore alla Parola di Dio. Per raggiungere tale scopo,
molti consigliano omelie mistagogiche, che permettono di introdurre i
fedeli nei sacri misteri che si stanno celebrando, secondo le letture
proclamate, per illuminare con la luce di Gesù Cristo la vita di
ognuno, evitando comunque accenni e riferimenti impropri o profani.
Tenendo ben presente i brani delle Sacre Scritture, bisognerebbe pensare
pure a omelie tematiche che nel corso di un anno liturgico possano ripresentare
i grandi temi della fede cristiana: il Credo; il Padre nostro; la struttura
della Santa Messa; i 10 comandamenti, e altri. Al riguardo, sarebbero
utili materiali elaborati da competenti commissioni delle Conferenze Episcopali
o dei Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris o
da altri enti specializzati nella pastorale. Nelle Chiese Orientali Cattoliche
si lamentano omelie non connesse con le letture della liturgia, dato che
ogni anno si ripetono le medesime letture negli stessi giorni.
Liturgia eucaristica
48. Le risposte ai Lineamenta raccomandano che la Presentazione dei Doni
serva soprattutto a richiamare l'attenzione sul pane e sul vino, che diverranno
il Corpo e il Sangue del Signore. È ad essi che va dato risalto,
prima che agli altri doni per il culto e la carità, in quanto è
per essi che avviene la preparazione e la presentazione all'altare. Inoltre,
tali Doni rimandano al grande Dono di amore, l'Eucaristia, che dà
impulso alla carità verso i più poveri e bisognosi.
In relazione a questo argomento, è necessario spiegare attraverso
un'adeguata catechesi l'importanza dell'elemosina durante le celebrazioni
eucaristiche, destinata ai poveri e alle necessità della Chiesa.
Così si verrebbe a creare e a sviluppare la coscienza della dimensione
sociale dell'Eucaristia. Occorre potenziare tale coscienza soprattutto
nei paesi dove la Chiesa non può svolgere liberamente l'attività
caritatevole. I fedeli devono essere esortati ad aiutare coloro che sono
in necessità.
49. Alla Presentazione dei Doni segue la Preghiera eucaristica, che nelle
varie forme esistenti in oriente e in occidente vede la Chiesa nella luce
del mistero della Trinità, con il suo inizio nella creazione, il
suo culmine nel mistero pasquale, il suo fine nella ricapitolazione di
tutto in Cristo alla consumazione dei tempi. Per questo ha inizio con
l'invito del c |