il portale congregazione pp.oo.mm. collegio urbano urbaniana fides santa sede
testata banner mongolia
 
 HOME ITALIANO ESPAÑOL ENGLISH FRANÇAIS PORTUGUÉS DEUTSCH CHINESE
Attualità
360° News
Approfondimenti
Dossier
Vita della Chiesa
Statistiche
 
Opinioni
Block Notes
Interviste
Recensioni
 
Multimedia
RadioFides
Fotografie
 
In primo piano
Da non perdere
Le sfide della missione
 
 
Comunicati
Bollettino
 
Eucaristia fonte e culmine dell'Evangelizzazione
torna all'inizio della sezione
François Xavier Van Thuan

GESÙ NELL'EUCARISTIA MI HA AIUTATO A SUPERARE QUESTI ANNI DIFFICILI

Eminenze, eccellenze, cari confratelli sacerdoti, care suore, carissimi fratelli e sorelle in Cristo, siamo stamattina due francofoni a parlare l'italiano! Mons. Nosiglia mi ha chiamato per dare testimonianza. Io sono pronto a farlo in quanto parrocchiano di Roma, ma non praticante, perché non vengo spesso alla cattedrale. Vorrei condividere con voi tutti la mia esperienza n anni di prigione e anche di altre cose che ho vissuto nel mio impegno come presidente di "Iustitia et Pax" attraverso il mondo. Ho passato, come voi sapete, più di tredici anni in prigione, di cui nove in isolamento, senza mai una visita neanche dalla famiglia, sempre con due poliziotti che non mi parlavano, senza radio, giornale, telefono, televisione. È una cultura di morte. Dico subito come ho passato questi anni e come specialmente Gesù nell'Eucaristia mi ha aiutato a superare questi anni difficili. Momenti di disperazione, di rivolta: perché il Signore mi manda in prigione quando sono ancora un giovane vescovo, dopo otto anni di esperienza? Tutta la prigione senza sentenza e senza giudizio. Il primo giorno ho dovuto partire a mani vuote. Il secondo giorno mi è stato permesso di scrivere alcune righe per domandare vestiti o dentifricio. Ho scritto di mandarmi un po' di vino e delle medicine contro il mal di stomaco. La gente fuori ha il dono dello Spirito Santo, capisce subito. Il direttore della prigione mi chiama: "Signor Van Thuan, lei ha male allo stomaco?". "Sì, signore!". "Lei ha bisogno di medicine?". "Ogni mattino". "Allora eccole un flacone con l'etichetta "medicina contro il mal di stomaco"". Con mia grandissima gioia sono le più belle messe della mia vita: offro il sacrificio ogni giorno nel palmo della mia mano con tre gocce di vino e una di acqua. Ma ogni giorno posso così dire al Signore la mia nuova ed eterna alleanza come sacerdote.
E l'Eucaristia è una forza per me e per gli altri prigionieri. Sono vicini a me perché dormiamo tutti insieme su di un letto comune, 25 da ogni parte, testa contro testa e i piedi fuori. La sera alle nove e mezzo, nell'oscurità mi curvo per celebrare a memoria la messa, poi passo sotto la zanzariera la comunione agli altri cinque cattolici vicino a me. Ma la presenza di Gesù Eucaristia ci conforta. L'indomani andiamo tutti a raccogliere la carta dei pacchetti di sigarette con la quale fabbrichiamo pacchettini per mettervi dentro il Santissimo. Ogni settimana, il venerdì c'è una sessione di indottrinamento. Tutta la prigione va a studiare. Al momento della pausa passiamo a dare ad ogni gruppo di 50 persone un sacchettino con Gesù dentro. Ciascuno del gruppo porta Gesù nella sua tasca e nella prova, nell'ansietà, nella tristezza, nella tribolazione sentono sempre Gesù eucaristico con loro; pregano la notte, fanno l'ora santa e grazie all'adorazione di Gesù Cristo e la comunione, questa gente che talvolta ha abbandonato la fede diventa veramente cristiana. Non potrò mai dimenticare come ci sia stato utile il canto liturgico lasciatoci da san Tommaso nella celebrazione della festa del Corpus Domini, dove viene affermata tutta la teologia in parole così semplici. Permettetemi di cantare per farvi capire quello che proviamo quando cantiamo a bassa voce insieme la sera nella prigione, per vedere quanto il Signore ci ha promesso attraverso le figure dell'Antico Testamento1: "In figuris praesignatur / cum Isaac immolatur / Agnus Paschae deputatur / datur manna patribus". Oppure sentiamo il profilo mariano dell'Eucaristia: quando la celebriamo siamo veramente figli di Maria: "Ave verum corpus, natum de Maria virgine". Questi canti che sentiremo di nuovo stasera ha aiutato tanti di noi in prigione. Questi laici diventano così coraggiosi, sereni nella tristezza e servono tutti gli altri con carità, e la loro testimonianza ha affascinato altri non cattolici, talvolta fanatici e loro chiedono di conoscere la religione, Gesù; questi laici diventano catechisti, poi battezzano altri compagni prigionieri e diventano loro padrini. Con l'Eucaristia la prigione è cambiata: diventa una scuola di fede e di catechesi.
In tutto il mondo l'Eucaristia ha fatto santi di ogni tribù, lingua e nazione, e la storia della chiesa è piena di santi e soprattutto martiri che hanno superato tutto, persino la morte, grazie a Gesù Eucaristia. Ricordo insieme a voi i trappisti francesi in Algeria, monaci e missionari. I superiori avevano detto loro di partire dato il pericolo e la minaccia per la loro stessa vita, ma tutti hanno deciso di rimanere sul posto e sono morti per la fede in Gesù Cristo che amavano tanto. In Africa ci sono guerre etniche, ma tanti nostri fratelli africani hanno sofferto con coraggio. Posso parlare di preti che hanno dato la vita. Uno, per esempio, all'arrivo dei soldati ha indossato i paramenti sacerdotali. Gli hanno domandato: "Sei hutu o tuzi?". Lui ha risposto: "Sono prete". Per la seconda volta: "Sei hutu o tuzi?". "Sono prete". Terza volta: "Sei hutu o prete?". "Sono prete". Lo ammazzano. Ma è morto da sacerdote. E il sacerdote non ha frontiere: è per la chiesa universale. Un altro, un monsignore di nome Laroussette, si mette in ginocchio e l'hanno abbattuto con il gladio, ma ad ogni colpo grida: "Gloria a te, Signore!", fino alla morte. Sono testimoni della fede grazie a Gesù che celebrano ogni giorno nell'Eucaristia. Ci sono anche delle suore, martiri della carità. Ricordiamo le Suore delle Poverelle di Bergamo contagiate dal virus Ebola: molti sono partiti, le suore sono rimaste, anzi altre nuove suore sono venute. I giornalisti hanno chiesto a suor Dinarosa Merelli: "Perché viene qui? Deve andarsene, è molto contagioso!". "Rimango per servire la gente anche a prezzo della mia vita". Tutte sono morte in quel paese, ma sono seme di nuovi cristiani. In un seminario i guerrieri hutu sono andati ad arrestare 40 seminaristi hutu e tuzi chiedendo di dividersi, gli hutu da una parte, i tuzi dall'altra: "Se siete hutu vivrete, se siete tuzi morirete!". Tutti e 40 sono uniti come fratelli nella vita e nella morte. Vengono uccisi tutti. Sono martiri dell'unità, quella che Gesù ci domanda: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, che siano tutti uno".
Ciò di cui abbiamo bisogno ce lo dà Gesù nell'Eucaristia: l'amore, l'arte di amare: amare sempre, amare con il sorriso, amare subito e amare i nemici, amare perdonando, dimenticando di aver perdonato. Penso che Gesù nell'Eucaritia possa insegnarci sette aspetti di questo amore. Nel cenacolo Gesù ci manifesta l'amore sacrificato: "Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi". Quando, dopo la cena, va nel Getsemani è un amore abbandonato: Gesù si sente abbandonato dal Padre, ma invece lui si abbandona completamente e totalmente nelle mani del Padre: "Non sicut ego volo sed sicut tu". Sulla croce Gesù ha manifestato l'amore consumato perché ci ha amati sino alla fine e ha detto: "Tutto è compiuto". Non rimane niente che egli non abbia fatto per noi. E quando da risorto accompagna i due discepoli a Emmaus e parla con loro spiegando le Scritture e nella frazione del pane si rivela loro come Eucaristia, è un amore intimo. Nella Messa Gesù si offre nelle nostre mani ogni giorno; il suo sacrifico per noi, il suo sangue versato per noi e per tutti è un amore immolato, un amore manducato, come diceva il curato d'Ars: "Il sacerdote, e tutti i cristiani, sono dei manducati". Nel tabernacolo Gesù ci manifesta l'amore nascosto nel silenzio e nell'orazione. Nell'ostensorio Gesù ci mostra l'amore radiante e noi siamo tutti un raggio di Gesù, dobbiamo essere luce come lui ci vuole.
Quando stavo in prigione i poliziotti non mi parlavano, ma ad un certo punto mi hanno detto che quando i capi me li avevano mandati dissero loro: "Dal momento che andrete a tenere sotto controllo un vescovo molto pericoloso, vi cambierò ogni due settimane con un altro gruppo, altrimenti lui vi contaminerà". Dopo averli seguiti, i capi li hanno chiamati dicendo loro: "Ormai non vi cambio più, altrimenti questo cattivissimo vescovo contaminerà tutta la polizia". Ma con quale veleno li ha contaminati: il veleno dell'amore di Gesù. Un giorno dovevo tagliare legna. Ho chiesto a uno che mi era diventato amico: "Mi lasci tagliare un pezzo di legno a forma di croce". "È molto pericoloso, è vietato. Lei ora è mio amico e io sarò in prigione come lei". "Ma no, chiudi gli occhi e lasciami fare". Lui non può resistere e va via. Io ho tagliato un pezzo di legno a forma di croce e l'ho nascosto nel sapone fino alla liberazione e ho fatto questa croce con il legno nero della prigione2.
In un'altra prigione vicino ad Hanoi un giorno ho chiesto a un poliziotto un altro favore: tagliarmi un pezzo di filo elettrico. "Lei vuole suicidarsi!". "Ma no!". "Ma cosa può fare con del filo elettrico?". "Voglio fare una catena per poter portare la mia croce". "Ma io non posso capire come si possa fare una catena con del filo elettrico!". "Mi presti due piccole tenaglie e glielo mostrerò: è difficile". Tre giorni dopo torna dicendomi: "Io non posso rifiutare, è un peccato contro la sicurezza; ma lei è mio amico: domani porterò le cose e dobbiamo fare tutto tra le 7 e le 11, altrimenti se qualcuno vede ci denuncerà". E in quattro ore lui mi ha aiutato a fabbricare questa catena di filo elettrico3 che porto sempre con me perché non è solo un ricordo, ma una chiamata ad amare come Gesù ci ha amato. Più volte i poliziotti mi hanno domandato: "Lei ci ama?". "Ma sì, io vi amo". "È impossibile! Noi la teniamo qui da più di dieci anni, senza giudizio, senza sentenza, e lei ci ama!". "Io continuo ad amarvi e voi vedete come siamo amici. È bello ma incomprensibile come si possa amare un nemico". "Ma perché lei ci ama?". "Perché Gesù me lo ha insegnato e se io non vi amo non son più degno di portare il nome cristiano. Il cristiano deve amare come Gesù". In questo modo abbiamo vissuto prigione fino alla fine
Per concludere, un aneddoto vero che non ho mai raccontato. L'anno scorso, in occasione della festa del Corpus Domini il papa mi aveva chiamato dicendomi di andare subito come Consiglio "Iustitia et Pax" nel Kosovo. Bisognava essere lì per il giorno della festa, ma avevamo soltanto tre giorni per prepararci. Il Santo Padre ci ha detto: "Vorrei che voi in Kosovo preghiate e facciate pregare la gente con me quando celebrerò la festa del Corpus Domini a San Giovanni in Laterano con la processione. Dite loro che il papa prega per la pace in Kosovo". Siamo andati tutti e tre: io in Serbia, a Belgrado, mons. Martin in Macedonia e mons. Trepaldi in Albania, per mostrare che il papa ama tutti i popoli. Quando sono arrivato la vigilia della festa senza acqua, la città senza luce erano rimasti sei ambasciatori. Tutti sono stati invitati a pranzo alla nunziatura. "Ma come mai Milosevic non ha accettato la proposta dell'America, la delegazione russa è tornata a Mosca e tutti sono tornati a casa?". Ad ogni modo ho celebrato la messa in cattedrale l'indomani con tutto il popolo. Quando ho letto il telegramma del Santo Padre tutti piangevano perché è un popolo in minoranza dove tutti sono musulmani e sentono che il papa pensa a loro e alla pace nella loro regione. Dopo la messa gli ambasciatori sono venuti a congedarsi in sagrestia. Nello stesso momento i loro segretari sono arrivati di corsa in sagrestia con l'ultima notizia: hanno accettato di ritornare per la Conferenza. Quando a mezzogiorno sono tornato in nunziatura una telefonata da Roma: "Come avete fatto? Avete celebrato la messa o no?". "Sì, abbiamo celebrato e annunciato che tutti torneranno di nuovo per la riunione. E da Roma si risponde: "Il Santo Padre l'ha detto poi a Kofi Annan quando lo ha ricevuto a mezzogiorno". La preghiera a Gesù nell'Eucaristia porta la pace nell'amore a tutto il mondo come Gesù ha detto: "La mia carne è per la vita del mondo. Caro mea est pro mundi vita". E quest'anno per la festa del Corpus Domini sono sicuro che ci sono altre grazie grandissime che il Signore ci riserba.

Mons. François Xavier Van Thuan
Arcivescovo vietnamita
Presidente del Pontificio Consiglio "Iustitia et Pax"

Basilica di San Giovanni in Laterano - Giovedì, 22 Giugno 2000


Note

1. Qui Mons. Van Thuan si mette a cantare.
2. Mons. Van Thuan mostra la croce pettorale che indossa.
3. Mostra la catena della sua croce pettorale.

torna all'inizio della sezione
 
Indice
Palazzo "de Propaganda Fide" - 00120 - Città del Vaticano Tel. +39-06-69880115 - Fax. +39-06-69880107 - e-mail: fides@fides.va © AGENZIA FIDES